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La prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici nel settore edile

La prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici nel settore edile
13/01/2021: La prevalenza dei disturbi muscoloscheletrici (DMS) nel settore edile a livello dell’UE e dell’Italia in particolare, soffermandosi sulle mansioni che comportano rischi per i lavoratori, come sollevare pesi e adottare posture disagevoli.

Spostare carichi, assumere posture disagevoli ed essere esposti a vibrazioni prodotte da macchine sono attività che comportano danni fisici: non sorprende quindi che i lavoratori del settore edile siano soggetti a un maggiore rischio di disturbi muscoloscheletrici.

Un nuovo documento di discussione esamina la questione soffermandosi sull’importanza di un’efficace valutazione dei rischi.

Fa inoltre luce sui progressi che l’Italia sta facendo grazie al regime di incentivi che l’ INAIL  sta mettendo in atto per la meccanizzazione delle operazioni manuali e l’ammodernamento dell’attrezzatura, con conseguente riduzione dei fattori di rischio in termini di DMS a livello del settore.

 

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Prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici nel settore edile: esempi tratti dai regimi di incentivi dell’INAIL

Il presente documento di discussione esamina la prevalenza dei disturbi muscoloscheletrici (DMS) nel settore edile a livello dell’UE e dell’Italia in particolare, soffermandosi sulle mansioni che comportano rischi per i lavoratori, come sollevare pesi e adottare posture disagevoli.

 

Il documento si concentra sulle vibrazioni quale fattore concreto di rischio, in particolare quelle trasmesse da strumenti e macchine al sistema mano-braccio o al corpo intero dei lavoratori.

 

Il documento contiene informazioni sui metodi standardizzati per la valutazione dei rischi connessi al sovraccarico biomeccanico ed esempi di progetti finanziati dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), intesi ad aiutare le imprese edili a ridurre i rischi di DMS.

  

Le conclusioni presenti nel documento

Le attività di costruzione possono comportare rischi biomeccanici per i lavoratori, come dimostrato dai dati statistici, sia europei che italiani.

 

Molte delle mansioni tipiche del settore edile, infatti, vengono svolte manualmente e lo sono caratterizzate da diversi fattori di rischio. Tuttavia, la valutazione del rischio biomeccanico può essere complessa, a causa dell'ampia tipologia di cantieri e delle mansioni e della difficoltà di standardizzare le condizioni di lavoro.

 

Sono stati sviluppati i metodi di valutazione previsti dalle norme tecniche internazionali per le attività e i compiti ben definiti: tuttavia la loro applicazione nel settore edile non è facile o alla portata delle piccole aziende.

 

Il risultato potrebbe essere una sottostima del rischio e il mancato obiettivo di identificare l'entità di alcuni fattori di rischio.

 

Per affrontare questo rischio professionale, le imprese di costruzione possono implementare strategie che includono:

  • la corretta pianificazione delle attività che comportano rischi biomeccanici per garantire un adeguato recupero dei periodi ed evitare l'esposizione prolungata dei lavoratori;
  • la meccanizzazione delle attività manuali utilizzando strumenti e macchine ergonomiche.

 

Nell'ambito delle attività manuali di meccanizzazione, particolare attenzione deve essere posta all'HAV derivante dall'utilizzo di apparecchiature elettriche manuali, mentre nel caso di macchine con operatore a bordo, è richiesta un'attenta valutazione dei rischi di esposizione a WBV.

Inoltre, macchinari e strumenti possono causare rischi dovuti a rumore, urti, cadute dall'alto o ribaltamento.

Per questi motivi, qualsiasi cambiamento nel metodo di funzionamento dovrebbero essere accompagnato da un'adeguata valutazione del rischio, che permetta di determinarne l’efficacia.

 

A tal proposito, gli schemi ISI attuati in Italia prevedono finanziamenti per progetti di riduzione del rischio biomeccanico che soddisfano diversi requisiti. Questi progetti:

  1. riguardano attività caratterizzate da un elevato rischio biomeccanico;
  2. consentono una riduzione del rischio, valutata attraverso metodi standard che consentono un confronto delle condizioni di rischio prima e dopo l'implementazione del progetto;
  3. si basano in alternativa su:

            a. la sostituzione delle macchine (il processo produttivo rimane invariato, le macchine acquistate sono più sicure di quelle sostituite);

            b. la meccanizzazione del processo produttivo attraverso l'acquisto di alcune specifiche tipologie di macchine ritenute più adatte a ridurre i rischi biomeccanici, senza                        introdurne contemporaneamente altri più seri (es. alimentazione automatica sistemi o manipolatori di robot).

 

In tal modo, gli schemi ISI supportano le aziende nell'adozione delle misure di riduzione più efficaci rischio biomeccanico

 

Prevention of musculoskeletal disorders in the construction sector: examples from the inail incentive schemes (pdf)

 

Vai su OSHwiki per maggiori informazioni sui  rischi per la sicurezza nei cantieri edili e relativa prevenzione 

 

Visita il sito  Ambienti di lavoro sani e sicuri. Alleggeriamo il carico!  e la  sezione dedicata ai DMS



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