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Rischio aggressioni nei servizi sanitari e socio-sanitari Inail: survey 2026
Roma, 5 Ott – Da alcuni anni è aumentata l’attenzione sul rischio aggressioni e violenze perpetrate nei confronti degli operatori della salute, un problema che non solo interessa la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, ma può incidere anche sugli assetti organizzativi, sui processi assistenziali e sugli esiti delle cure.
L’attenzione a questo tema si è poi progressivamente consolidata anche in relazione:
- all’evoluzione del quadro normativo ( legge 14 agosto 2020, n. 113; Legge 15 gennaio 2021, n.4; Decreto legge 30 marzo 2023, n.34; Decreto legge 1 ottobre 2024, n. 137; Legge 18 novembre 2024, n. 171),
- alle indicazioni fornite dal Ministero della Salute (Raccomandazione n. 8 Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari, edizione 2007),
- alle attività di analisi, monitoraggio e indirizzo promosse dall’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Socio-sanitarie (ONSEPS), cui abbiamo parlato anche nei nostri articoli;
- alle misure di prevenzione adottate dalle aziende sanitarie (come indicato nelle relazioni annuali ONSEPS).
L’Inail, componente dell’ONSEPS, ha sviluppato “nel tempo specifiche attività di studio e monitoraggio del fenomeno sia con riguardo agli eventi nazionali denunciati come infortuni sul lavoro sia a quelli relativi alla propria popolazione sanitaria e socio-sanitaria”. E nel 2019 una rilevazione rivolta agli operatori delle strutture Inail aveva già fornito prime evidenze sulla diffusione delle violenze, sui contesti più esposti e sui principali fattori associati.
Una nuova indagine – una survey del 2026 - aggiorna queste conoscenze e vuole supportare le future strategie di prevenzione. Anche perché, nel contesto Inail, alle attività di assistenza sanitaria si affiancano “quelle a finalità medico-legale indennitaria, correlate sia alle prestazioni sanitarie erogate dall’Istituto sia a quelle propedeutiche all’erogazione delle prestazioni economiche”.
A ricordarlo è un nuovo documento Inail della collana “I fact sheet della Sovrintendenza sanitaria”, dal titolo “Rischio aggressioni nei servizi sanitari e socio-sanitari Inail: risultati della survey nazionale 2026” e a cura di P. Rossi, C. Biasco, F.E.E. Borromeo, A. Punziano, A. Rosano e D.R. Vantaggiato.
Questi gli argomenti affrontati nell’articolo di presentazione del fact sheet:
- Rischio aggressioni e survey 2026: diffusione, caratteristiche e contesti
- Rischio aggressioni e survey 2026: profili, fattori associati e confronto
- Rischio aggressioni e survey 2026: violenze, formazione e monitoraggio
Rischio aggressioni e survey 2026: diffusione, caratteristiche e contesti
Tra i 1.145 operatori sanitari e socio-sanitari che hanno partecipato all’indagine, “527 (46%) hanno dichiarato di aver subito almeno un episodio di violenza nel corso degli ultimi cinque anni di attività lavorativa”. E dunque il dato evidenzia “come le aggressioni rappresentino un fenomeno rilevante nei servizi sanitari dell’Istituto e interessino trasversalmente i diversi contesti operativi, compresi quelli caratterizzati da attività di accertamento e valutazione medico-legale”.
Si indica poi che la violenza riferita dagli operatori “assume prevalentemente una connotazione verbale e relazionale. Le aggressioni verbali rappresentano il 98% degli episodi dichiarati e si manifestano principalmente attraverso insulti, offese, minacce e molestie verbali. Le aggressioni fisiche e quelle perpetrate mediante strumenti digitali o attraverso il web risultano invece numericamente contenute”.
Interessanti sono anche i contesti di accadimento.
Gli episodi di violenza “si verificano prevalentemente all’interno delle strutture sanitarie dell’Istituto e nei contesti caratterizzati da interazione diretta con l’utenza. Gli ambulatori costituiscono il principale luogo di accadimento degli eventi segnalati (327 episodi; 62%), seguiti dagli spazi comuni interni, quali aree di accoglienza, sale di attesa e uffici (166 episodi; 31%). Quote più contenute interessano gli uffici del servizio sociale (19 episodi; 4%) e i centri di riabilitazione (12 episodi; 2%)”.
Se poi il riferimento è alle attività svolte al momento dell’evento, “oltre la metà delle aggressioni segnalate (294 casi; 56%) si verifica nel corso delle attività di accertamento medico-legale. Un ulteriore 32% degli episodi (167 casi) si concentra nelle fasi di accoglienza dell’utenza, mentre quote minori riguardano la fornitura di ausili e protesi, i colloqui di servizio sociale e le attività terapeutiche o riabilitative”.
Rischio aggressioni e survey 2026: profili, fattori associati e confronto
Veniamo al profilo dell’aggressore.
Si indica che nell’87% dei casi “l’autore dell’episodio aggressivo è il lavoratore che accede agli ambulatori Inail per controlli e accertamento del danno indennizzabile”. Mentre una quota minore “riguarda i familiari, caregiver o accompagnatori, mentre rari episodi sono riconducibili a soggetti estranei ai percorsi assistenziali”.
Pensando ai fattori associati al rischio si può segnalare che “tra gli aspetti che maggiormente determinano gli episodi di violenza sono annoverabili:
- le aspettative economiche dell’utenza (29,5%),
- l’insufficiente conoscenza delle finalità della tutela assicurativa e delle procedure istituzionali (24,6%),
- i tempi di attesa all’interno degli ambulatori Inail (22,2%),
- le modalità di comunicazione tra i sanitari dell’Istituto e il lavoratore (20,4%)”.
Volendo fare poi un confronto 2019-2026 si evidenzia “un incremento della quota di operatori che dichiara di aver subito comportamenti violenti nell’ambito dell’attività lavorativa, passata dal 39% al 46% nel 2026”.
Si conferma, inoltre, la “netta prevalenza delle aggressioni verbali, contestualmente a una riduzione delle manifestazioni a carattere fisico. Restano sostanzialmente invariati sia il profilo dell’autore dell’aggressione sia i principali contesti organizzativi e operativi nei quali gli episodi si verificano”.
Rischio aggressioni e survey 2026: violenze, formazione e monitoraggio
In definitiva l’indagine ha fornito “un quadro aggiornato degli episodi di violenza verso gli operatori sanitari e socio-sanitari Inail, consentendo di valutarne l’evoluzione rispetto alla precedente rilevazione e di individuare elementi utili alla definizione di interventi preventivi mirati”.
Merita, ad esempio, attenzione la “riduzione delle aggressioni fisiche segnalate che, rispetto alla precedente indagine del 2019, diminuiscono da 28 episodi (6% del totale) a 7 episodi (1%)”. E questo andamento potrebbe “riflettere, almeno in parte, gli effetti delle iniziative di prevenzione, formazione e sensibilizzazione promosse dall’Istituto, suggerendo un possibile miglioramento nella capacità di contenimento degli eventi più gravi”.
I risultati dell’indagine – continua il fact sheet - devono “essere interpretati anche alla luce delle attività formative specifiche avviate dall’Istituto nel periodo antecedente alla somministrazione della survey”.
Al di là delle future campagne di rilevazione della verifica dell’efficacia di tali interventi, i risultati confermano “il valore strategico delle attività di analisi e monitoraggio del fenomeno quali presupposti essenziali per orientare gli interventi di prevenzione, supportare i processi di valutazione e gestione del rischio e promuovere ambienti di lavoro sempre più sicuri per il personale sanitario e socio-sanitario dell’Inail”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del fact sheet che riporta molti altri dati e dettagli con il supporto di tabelle e grafici.
RTM
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Sovrintendenza sanitaria centrale Inail, “ Rischio aggressioni nei servizi sanitari e socio-sanitari Inail: risultati della survey nazionale 2026”, a cura di P. Rossi, C. Biasco, F.E.E. Borromeo, A. Punziano, A. Rosano e D.R. Vantaggiato - documento della collana “I fact sheet della Sovrintendenza sanitaria”, edizione 2026 (formato PDF, 270 kB).
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