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Le buone pratiche per la sicurezza nel comparto della pesca

12/05/2008: L’ISPESL ha recentemente aggiornato il proprio spazio web dedicato al comparto pesca: aggiunti le nuove convenzioni ILO, i dati statistici aggiornati e le soluzioni per diminuire i rischi delle cadute a bordo e fuori bordo.
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Le rilevazioni a livello europeo hanno evidenziato che la pesca è uno dei mestieri più pericolosi.
Orari di lavoro lunghi, presenza di macchinari pericolosi, spazi di lavoro ristretti e impervi, condizioni meteorologiche difficili: sono tutti fattori che aumentano il rischio di incidenti e di malattie professionali tra i lavoratori del settore.
 
Per fornire uno strumento di informazione sulla salute e sicurezza nel comparto pesca, da qualche anno l’ISPESL ha messo a disposizione - sia degli operatori dei servizi di prevenzione delle ASL di porto, sia delle figure con compiti specifici in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori del mare (armatore/comandante, RSPP, medico competente, RLS, pescatori,...) – un’idonea area sul proprio sito web.
Un’area che mette a disposizione, aggiornandoli costantemente, diversi documenti inerenti la legislazione, i dati statistici raccolti, i rapporti pubblicati, la valutazione dei rischi e la formazione nel comparto pesca.
 

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Durante un recente aggiornamento sono stati aggiunti alcuni documenti nella sezione dedicata alla legislazione:
 
- Convenzione ILO (International Labour Organization) C188 relativa alla salute e sicurezza dei pescatori: una convenzione che raccoglie, aggiorna ed integra tutte le precedenti convenzioni relative alla salute e sicurezza del lavoro a bordo dei pescherecci;
- Raccomandazione ILO R199 relativa alla salute e sicurezza dei pescatori che rinforza i principi contenuti nella convenzione C188;
- Convenzione ILO salute e sicurezza dei marittimi : una convenzione che raccoglie, aggiorna ed integra tutti gli standard internazionali esistenti sul lavoro marittimo.
 
Sono stati inoltre aggiunti, nella parte dedicata ai dati statistici, le elaborazioni su:
- flusso infortuni Capitanerie di porto 2004-2005;
- flusso infortuni Capitanerie di porto 2006-2007 (elaborazioni parziali).
 
Nella sezione Valutazione dei rischi e riguardo alle Buone Pratiche sono state aggiornate, invece, le soluzioni relative alle “cadute a bordo e fuori bordo”.
 
Il rischio di caduta è molto alto perché spesso i marinai, per il vento o le correnti, si spingono “in modo eccessivo al di fuori del parapetto per agganciare e recuperare le boe e/o i segnali” o, in condizioni meteo avverse, devono “effettuare sforzi eccessivi per liberare reti o nasse impigliate sul fondo.
Causa di cadute può essere anche “una cattiva disposizione delle apparecchiature” o il non tener conto, in fase di progettazione dell’imbarcazione, “delle regole elementari dell’ergonomia, relative in particolare alle zone di prensione”.
Inoltre non bisogna dimenticare che è proprio “durante la cala delle reti che i rischi sono più importanti” e che “le imbarcazioni da pesca inferiori a 12 m presentano una certa specificità legata al fatto che il lavoro vi viene svolto in uno spazio limitato e su una piattaforma in movimento. La perdita di equilibrio di un marinaio potrebbe determinarne la caduta in mare”.
 
Tra le soluzioni indicate l’installazione di una scala fuoribordo che, nelle piccole imbarcazioni da pesca, “può costituire un elemento di salvataggio decisivo per la vita di un pescatore caduto in mare; infatti, una semplice scala, sospesa al livello del mare, avrebbe reso meno tragico l’esito di molte cadute fuori bordo”.
 

 
Nei piccoli pescherecci, con equipaggi di una o due persone al massimo, per prevenire le cadute in mare può essere utile anche “la realizzazione di un sistema che tenga l’operatore costantemente ancorato all’imbarcazione, pur consentendogli ampia libertà di manovra.
I diversi accorgimenti, atti a realizzare un tale ancoraggio, consistono essenzialmente in un cavo di acciaio inossidabile che collega costantemente il pescatore con un punto fisso della sua imbarcazione, consentendogli libertà di azione”.
 
Nel sistema con cavo di scorrimento, “il pescatore è collegato alla nave da un lungo cavo a sua volta connesso con un dispositivo che, in caso di caduta fuori bordo, provoca il disinnesto dell’elica dal motore, la nave si ferma e quindi il pescatore sarà in grado di risalirvi mediante la scala di salvataggio”.
 
Infine, per diminuire i pericoli di una caduta in mare, i nuovi documenti dell’Ispesl consigliano un “sistema di abbigliamento di sicurezza, impermeabile all’acqua, dedicato agli operatori della pesca industriale, che coniuga efficienza e comodità d’uso alla sicurezza personale, in caso di caduta accidentale in mare”.
 

 
Questo abbigliamento è composto da tute che proteggono l’operatore dall’ambiente esterno ma gli permettono, contemporaneamente, le normali operazioni di lavoro.
Una tuta di questo tipo, in caso di caduta in acqua, provvede “al galleggiamento e all’isolamento termico prevenendo il rischio di shock termico con possibile conseguente ipotermia”.
 
 
Tiziano Menduto



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Rispondi Autore: giancarlo matteucci - likes: 0
25/10/2019 (00:11:44)
negl'ambienti marini ,pesca e mercati di vendita occorre rispettare le norme igieniche perchè tendono a proliferare batteri e malattie virali , la maggior parte dei produttori e acquirenti hanno problemi a bronchi e pleuri

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