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Immagini per l'informazione nel cantiere multietnico

28/04/2010: Un progetto di comunicazione innovativa: immagini e vignette per favorire la conoscenza delle norme di sicurezza nei cantieri con lavoratori di diverse nazionalità. Due esempi: il rischio seppellimento e il rischio movimentazione.
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Nel comparto edile l'ambiente di lavoro ha subito in questi anni notevoli trasformazioni per la presenza contemporanea di lavoratori di diverse nazionalità, culture, linguaggi con una comunicazione non sempre chiara ed agevole. Tuttavia la sicurezza richiede una corretta e costante comunicazione tra gli diversi attori del processo lavorativo. Inoltre i lavoratori stranieri, non conoscendo la nostra lingua, si trovano spesso in una situazione di svantaggio nella comprensione delle norme di sicurezza.
Per facilitare la comprensione di queste norme l’Inail porta avanti un progetto presentato nel documento “Audio-visivi per l'informazione nel cantiere multietnico”, una pubblicazione realizzata dalla Consulenza Tecnica per l’Edilizia dell’INAIL, con testi di Giuseppe Cardoselli e Paolo Meschino.


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Il documento raccoglie una serie di vignette estratte da spot audio-visivi informativi prodotti all’interno di una particolare sperimentazione attuata in un cantiere di Foligno.
Si vogliono proporre e ricercare modalità formative e informative adatte ad una “nuova organizzazione di cantiere basata su una metodologia di comunicazione” che utilizzi spot animati, cartellonistica multilingua e segnaletica gestuale evoluta.
Le immagini rendono infatti il contenuto del documento - dedicato ad illustrare diversi rischi che si incontrano nei cantieri - facilmente comprensibile per i lavoratori di ogni lingua e cultura: dalle vignette “emerge concretamente l'esatto comportamento da adottare in condizione di rischio”.

Rimandando il lettore alla visione delle efficaci immagini contenute nel documento, proviamo a presentare, a titolo esemplificativo, due dei temi trattati.

Rischio seppellimento
Nel documento c’è una premessa testuale che ricorda come le attività di scavo e le relative strutture di sostegno delle pareti dello scavo siano “spesso considerate con una attenzione non adeguata al tipo di conseguenze che il verificarsi di incidenti può produrre”.
In particolare si nota che gli infortuni avvenuti in seguito a cadute in buche, scavi o fosse, nella maggior parte dei casi “sono avvenuti per carenza delle più normali opere di protezione”.
E infatti il racconto per immagini che viene proposto “evidenzia e sottolinea l’importanza dei sistemi di prevenzione da adottare prima, durante e dopo le normali operazioni di scavo, per cercare di eliminare o ridurre al minimo l’esposizione degli operatori ai rischi connessi a tali attività”. E gli operatori addetti ad un scavo “devono sapere e rispettare scrupolosamente le procedure indicate per la corretta esecuzione di tali lavorazioni in sicurezza”.
Il documento raccoglie alcune raccomandazioni:
- “lo scavo propone per l’operatore una condizione di rischio molto rilevante che va ridotta e controllata mediante la predisposizione di tutte le misure di protezione necessarie dato che nessuno può stabilire con assoluta certezza che uno scavo sia sicuro e che non occorra predisporre nessun tipo di protezione;
- infortuni mortali o estremamente gravi si possono verificare anche se il lavoratore non è completamente sommerso dal terreno;
- la presenza di acqua aumenta la possibilità che lo scavo possa franare;
- le strutture di sostegno degli scavi devono sempre tener conto dei carichi addizionali determinati dal peso del materiale accumulato ai bordi della trincea;
- le opere di sostegno vanno sempre realizzate secondo gli schemi di montaggio forniti”.
 
Veniamo al racconto delle vignette.
Nel cantiere una macchina escavatrice inizia ad approfondire lo scavo in senso longitudinale senza che l’area di scavo sia delimitata in alcun modo e in una zona del cantiere in cui vi è passaggio di maestranze. Tuttavia dai mucchi di terra ai bordi dello scavo comincia a cadere all’interno dello scavo parte del materiale di risulta.
A questo punto un camion giunge all’estremità della trincea di scavo, comincia a traballare, come se non poggiasse più sul terreno con tutte le ruote, per poco non avviene un incidente.
Anche un operaio, all’estremità opposta dello scavo, cammina “con una tavola di legno in spalla, condizione che gli limita la visuale da un lato”: rischia di cadere nel dislivello.
A questo punto il capocantiere risolve il problema transennando l’area di scavo e segnalando il pericolo con un cartello.

Rischio movimentazione carichi in cantiere
Il documento ricorda che malgrado le nuove tecnologie, “il lavoro nei cantieri è ancora spesso faticoso, specie per i muratori e i carpentieri” e che il Decreto legislativo 81/2008 “prevede l’obbligo di una valutazione del rischio particolare per la movimentazione dei carichi sia manuale che meccanica”.
Infatti le “operazioni di sollevamento, spostamento e trasporto manuale di pesi possono causare danni muscolari (strappi) ed alla colonna vertebrale (discopatie)”, danni che si verificano, ad esempio, “se i carichi sono troppo pesanti e/o se le operazioni comportano flessione, inarcamento o torsione del tronco”.
Se la movimentazione manuale dei carichi “non può essere evitata mediante l’uso di mezzi meccanici di sollevamento e di trasporto”, è tuttavia possibile prevenire danni muscolari e vertebrali “intervenendo sul peso del carico, sulle modalità di movimentazione e soprattutto con una corretta formazione degli addetti”.
Un problema diverso è invece relativo alla movimentazione meccanica dei carichi.
Infatti spesso nei cantieri - “a causa di una cattiva organizzazione” - la movimentazione meccanica dei carichi “avviene in contemporanea con altre lavorazioni, con il determinarsi di pericolose condizioni di interferenza talvolta completamente non gestite”.
Ad esempio può succedere che i carichi sospesi, trasportati mediante gru, vengano “fatti passare sopra zone dove si stanno eseguendo altre lavorazioni determinando un serio rischio per gli operai”.
Dunque l’obiettivo delle immagini è quello di evidenziare l’esigenza di:
- “un’adeguata formazione degli operai circa la corretta movimentazione manuale dei carichi;
- un’idonea organizzazione del cantiere con il coordinamento delle varie attività presenti.
Infine si ricorda che “movimentare i carichi con mezzi meccanici deve essere fatto correttamente: il carico deve essere accatastato in maniera corretta, devono essere controllati gli ancoraggi e le imbracature, durante le operazioni di movimentazione vanno attivati i segnalatori acustici e luminosi che avvertono dello svolgimento della manovra di movimentazione dei carichi”.

Veniamo, anche in questo caso, al racconto proposto per immagini.
Viene messo in evidenza “l’errato comportamento di due operai nell’eseguire la movimentazione manuale dei carichi dei sacchi di calce e di sabbia”: sollevano in modo scorretto i carichi al punto da avere dolori alla schiena e produrre “sollecitazioni che nel tempo potranno portare danni seri e irreversibili all’apparato muscoloscheletrico”.
Inoltre si vede un “un carico di forati movimentato con un’autogru che viene sollevato in maniera errata, in particolare senza essere inserito nelle apposite gabbie e per giunta spostato sopra una zona in cui sono al lavoro alcuni operai”. 
Anche in questo caso si sfiora l’incidente: il carico cade, ma fortunatamente gli operai sono riparati da una tettoia di protezione.
Il racconto si conclude con immagini del carico sospeso trasportato idoneamente entro gabbie metalliche e degli operai che alzano i pesi in maniera corretta.
 


Inail, “Audio-visivi per l'informazione nel cantiere multietnico”, pubblicazione realizzata dalla Consulenza Tecnica per l’Edilizia dell’INAIL con testi di Giuseppe Cardoselli e Paolo Meschino, versione marzo 2010 (formato PDF, 10.88 MB).


Tiziano Menduto



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