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Inail: la sicurezza nella coltivazione e produzione delle olive

Inail: la sicurezza nella coltivazione e produzione delle olive
Redazione
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 Agricoltura
10/07/2018: Un nuovo documento Inail sui rischi per i lavoratori nella coltivazione dell’olivo e la produzione delle olive. Il progetto per “oleare la sicurezza”, la sicurezza nell’impianto dell’oliveto e nella fase di concimazione.
 

Roma, 10 Lug – In agricoltura, uno degli ambiti lavorativi, insieme all’edilizia, tra i più rischiosi per frequenza e gravità di infortuni, il settore olivicolo rappresenta un importante comparto produttivo con una produzione, di circa 484.000 tonnellate di olive, che avviene in gran parte in micro e piccolissime aziende. E la Regione Campania è tra le cinque regioni italiane a maggior produzione di olio di oliva.


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Partendo da questi dati nelle aziende delle province di Benevento ed Avellino è stata condotta un’indagine per conoscere la situazione della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

Un’indagine da cui “è emerso chiaramente che in tutte le fasi della coltivazione dell’olivo sono presenti rischi per la sicurezza dei lavoratori. La conduzione di tipo familiare, in molti casi, non favorisce l’applicazione delle principali misure di prevenzione ed è quindi alto il rischio di incidenti”.

Inoltre spesso le lavorazioni necessarie alla coltivazione dell’olivo “sono rese ancor più difficili dalle condizioni climatiche e dalle caratteristiche orografiche dei terreni, che sono difficilmente accessibili ai mezzi meccanici”. E nelle piccole aziende, “la percezione del rischio è scarsa e l’attività formativa è data per scontata, mentre è facile che le cattive prassi siano frutto di abitudini pluriennali tramandate da generazioni e quindi difficili da sradicare”.

 

I rischi nella coltivazione dell’olivo e la produzione delle olive

In relazione all’importanza del patrimonio olivicolo campano (oltre 8,5 milioni di piante) e ai risultati dell’indagine, la Direzione regionale Inail Campania ha condiviso e cofinanziato un progetto che ha portato alla recente pubblicazione del documento “Oleare la sicurezza. I rischi per i lavoratori nella coltivazione dell’olivo e la produzione delle olive”.

 

 

L’obiettivo del progetto è quello di fornire, ad una vasta platea di lavoratori, proprio grazie alla partnership con le associazioni di olivicoltori, “strumenti di facile interpretazione per correggere atteggiamenti e pratiche consolidate pericolose per la sicurezza dei lavoratori”.

 

E la pubblicazione di un manuale di rapida consultazione - realizzato in collaborazione con vari associazioni e a cura di Michele Del Gaudio (Inail, Direzione regionale Campania), Pino Mauriello e Aniello Troiano (I.R.Fo.M. - Istituto di Ricerca e Formazione per il Mezzogiorno) - ha lo scopo di “informare in modo rapido e diretto quei soggetti che difficilmente si riuscirebbe a riunire in un’aula di formazione”.

Nel documento per ogni fase di lavorazione sono redatte delle schede sintetiche di valutazione dei rischi “proponendo, per ciascuna fase, le misure di prevenzione e protezione più idonee per lavorare in sicurezza”.

 

La sicurezza nell’impianto dell’oliveto

Ricordando che la gran parte degli oliveti, soprattutto in Campania, “sono ubicati in zone collinari e aride, comunque senza impianti irrigui”, ci soffermiamo sull’indicazione dei principali rischi per i lavoratori in alcune fasi della coltivazione dell’olivo.

 

Partiamo dall’impianto dell’oliveto, le cui modalità “non differiscono in sostanza dalle tradizionali operazioni di messa a coltura di un terreno da destinare ad un impianto arboreo”.

Si rileva tuttavia, dalle osservazioni svolte durante le attività progettuali, che “particolare attenzione viene riservata al livellamento dell’appezzamento del terreno, per salvaguardare la sostanza organica del suolo attraverso la riduzione al minimo dei movimenti di terra. Ciò si rende necessario per eliminare dossi e avvallamenti, per dare al terreno la pendenza desiderata e l’opportuno livellamento volto alla riduzione dell’erosione, per eliminare i ristagni idrici, per favorire la meccanizzazione e consentire, laddove previsto, l’adozione di metodi irrigui che sfruttano la gravità per la movimentazione dell’acqua”.

 

In particolare i rischi connessi a questa fase lavorativa sono quelli generati dall’ uso della trattrice e delle macchine, in particolare per:

  • “l’accoppiamento alla motrice;
  • l’instabilità dell’accoppiata motrice/operatrice (portata o semiportata);
  • il ribaltamento e l’impennamento;
  • l’instabilità a riposo delle operatrici;
  • scarsa manutenzione;
  • l’utilizzo di dispositivi elettrici o elettronici;
  • gli impianti oleoidraulici o pneumatici;
  • inalazione dei gas di scarico prodotti dalle motrici;
  • esposizione a rumore e vibrazioni;
  • esposizione all’inalazione di polveri;
  • esposizione ad agenti biologici”.

E nella scheda “Lavorazione mediante trattrice con attrezzi”, con particolare attenzione alla lavorazione che consiste nello “scasso” e che ha lo scopo di preparare adeguatamente il terreno, sono riportate le misure di prevenzione per i rischi di ribaltamento, meccanici, di caduta, fisici, di movimentazione manuale e chimici.

 

Queste le misure di prevenzione indicate per il rischio di ribaltamento:

  • “valutare la natura e le condizioni del terreno;
  • operare in situazioni di stabilità della trattrice;
  • evitare le manovre brusche e le curve strette;
  • evitare, per quanto possibile, la marcia in pendenza trasversale;
  • mantenere adeguate distanze da cigli e scarpate;
  • effettuare la manutenzione periodica dell'intero macchinario;
  • effettuare pause di riposo;
  • formazione specifica per la conduzione del mezzo”.

 

La sicurezza nella concimazione

Riportiamo poi alcune indicazioni per la fase di “concimazione di fondo” che ha lo scopo di “garantire al terreno una riserva di elementi minerali che, lentamente ceduti, consentano un aumento del livello di fertilità del suolo”. La concimazione di fondo generalmente viene eseguita “prima dello scasso, intervento cui sarà demandato il compito di distribuire lungo tutto il profilo i fertilizzanti”.

 

Anche i rischi legati alla concimazione sono per lo più quelli relativi all’impiego delle macchine, ovvero ad:

  • “accoppiamento alla motrice;
  • instabilità dell’accoppiata motrice/operatrice (portata o semiportata);
  • ribaltamento e l’impennamento;
  • instabilità a riposo delle operatrici;
  • non corretta manutenzione;
  • utilizzo di dispositivi elettrici o elettronici;
  • impianti oleoidraulici o pneumatici;
  • gas di scarico prodotti dalle motrici;
  • trasmissione del moto rotatorio dalla motrice alle operatrici;
  • contatto con gli organi di trasmissione del moto (afferramento, avvolgimento e trascinamento);
  • contatto con gli organi lavoranti;
  • azionamento accidentale dei comandi;
  • perdita o rottura degli spinotti di sicurezza;
  • utilizzo di dispositivi elettrici od elettronici;
  • proiezione di materiali”.

I rischi sono poi correlati anche al contatto ed esposizione ad agenti chimici e biologici.

 

Riprendiamo dalla scheda “Concimazione organica e chimica” le misure di prevenzione per il rischio biologico:

  • “evitare il contatto con i concimi organici;
  • evitare di consumare alimenti durante le operazioni;
  • al termine dei lavori procedere correttamente con adeguate operazioni di igiene delle parti a contatto con i concimi organici”.

E per il rischio chimico:

  • “valutare se le sostanze contenute nei concimi sono pericolose;
  • leggere le schede di sicurezza;
  • evitare il contatto coi concimi chimici;
  • evitare di fumare e consumare alimenti durante le operazioni;
  • posizionare correttamente i dispositivi di orientamento dello scarico del concime;
  • procedere con corrette operazioni di igiene”.

 

Concludiamo rimandando alla lettura integrale del documento e segnalando che in ogni scheda sono riportati anche:

  • i fattori che influenzano il rischio;
  • i possibili danni per la salute;
  • le misure di protezione (ad esempio con riferimento ai dispositivi di protezione individuali utilizzabili).

 

L’indice del documento:

 

Introduzione

 

1. Analisi del contesto e dimensione del settore olivicolo in Campania

1.1 Contesto territoriale e socio-economico

1.2 Mercato regionale campano

1.3 La realtà dei frantoi

 

2. La coltivazione dell’olivo e i rischi per i lavoratori

2.1 L’impianto dell’oliveto

2.2 Messa a dimora delle piante

2.3 Concimazione di fondo

2.4 La gestione del terreno e le lavorazioni ordinarie

2.5 Potatura e allevamento dell’olivo

2.6 Difesa dai fitofagi

2.7 La raccolta delle olive

 

3. Conclusioni

 

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Inail, Direzione regionale Campania, “ Oleare la sicurezza. I rischi per i lavoratori nella coltivazione dell’olivo e la produzione delle olive”, pubblicazione realizzata in collaborazione con Confederazione Italiana Agricoltori Campania, Associazione Olivicoltori Sanniti soc. coop., Associazione Irpina Produttori Olive soc. coop., I.R.Fo.M. - Istituto di Ricerca e Formazione per il Mezzogiorno, a cura di di Michele Del Gaudio (Inail, Direzione regionale Campania), Pino Mauriello e Aniello Troiano (I.R.Fo.M.), edizione 2018 (formato PDF, 2.03 MB).

 

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Rispondi Autore: Andrea Decorato10/07/2018 (10:54:35)
Buongiorno, in merito a quanto letto ritengo necessario redigere sempre il DVR in quanto il cambiamento del clima influisce sulle colture. Ciò comporta sempre un'attenzione particolare per far fronte al periodo di raccolta. Promuovere, sempre, le attività di formazione, informazione e addestramento. Assicurarsi della condizione di salute dei lavoratori e obbligare sempre l'utilizzo dei D.P.I. Valutare sempre tutti i rischi nel luogo di lavoro. Adottare le misure di Prevenzione e Protezione a seconda del livello di rischio. Tenere conto della capacità e della condizione dei lavoratori.

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