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PUBBLIREDAZIONALE - La valutazione del rischio da illuminamento

Redazione
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 RSPP, ASPP
18/01/2011: Cosa deve garantire un’adeguata illuminazione? E come si interviene ai fini di prevenire i danni causati alla salute imputabili all’illuminazione?

Per far fronte a quel che prevede l’assetto normativo in materia, ossia, che, come previsto dal DLgs 81/08, il datore di lavoro debba provvedere a valutare tutti i rischi presenti negli ambienti di lavoro, e che, come prescritto dal comma 1 dell’allegato IV questi debba garantire un’adeguata illuminazione degli stessi, Polistudio ha elaborato un modello di valutazione del rischio illuminamento. Quale vantaggio può portare? Cosa deve garantire un’adeguata illuminazione? E come si interviene ai fini di prevenire i danni causati alla salute imputabili all’illuminazione?
 
 

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 “Il modello di valutazione del rischio derivante dall’illuminamento – spiega Luca Boarolo, tecnico di Polistudio – risponde all’esigenza di creare un vademecum che chiarisca un metodo di verifica dell’adeguatezza o meno dell’illuminamento nelle postazioni e nei luoghi di lavoro occupati dal personale operativo di un’azienda, con particolare riferimento all’illuminazione artificiale. E’ un modello che semplifica il lavoro di valutazione perché in grado di indirizzare passo per passo. ”
 
In cosa consiste il metodo di valutazione?
“E’ caratterizzato da un foglio di acquisizione dati che consente di raccogliere elementi utili – continua Boarolo – e una prevalutazione che aiuta a focalizzare le situazioni che possono nascondere un problema. Il valutatore è seguito punto per punto e guidato dalla prevalutazione all’esecuzione delle misure, fino all’elaborazione dei dati e alla stesura della valutazione stessa.”
Si parte quindi dalla misurazione dei parametri descrittori del rischio, ossia di quei valori effettivamente misurabili a livello strumentale, che vengono elaborati e confrontati con i requisisti di illuminamento richiesti dalla norma UNI 12464-1 del 2004.
 
Cosa deve garantire l’illuminazione?
“Su suggerimento anche del buon senso e non solo della normativa – chiarisce Boarolo – le condizioni ottimali al fine dello svolgimento del compito visivo richiesto sono quelle che fanno sentire il lavoratore a proprio agio. Quelle che consentono una visione chiara e nitida dell’oggetto su cui si lavora e permettono di distinguere i colori; quelle che garantiscono una certa uniformità di illuminazione; quelle che consentono una luce adeguata allo specifico compito visivo; quelle che prevedono un’adeguata collocazione delle fonti.”
 
Cosa può causare una cattiva illuminazione?
“Sfavorevoli condizioni di illuminazione possono esporre a rischi per la sicurezza per effetto di scarsa visibilità e/o al contrario per abbagli incontrollati; inoltre una non corretta illuminazione potrebbe costringere il lavoratore ad assumere una scorretta postura atta a compensare le insufficienze visive.”
 
Come si interviene in caso di rischio?
“Le misure di prevenzione e protezione vanno dallo studio dei punti luce all’uso di schermature e tendaggi, dal corretto posizionamento della postazione di lavoro rispetto alle fonti di illuminazione all’adeguamento dell’intensità fino alla costante manutenzione e pulizia delle superfici vetrate o illuminanti.”
 
 
 
 


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