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Radiazioni ottiche: la carenza di valutazione, controllo e prevenzione

Radiazioni ottiche: la carenza di valutazione, controllo e prevenzione
18/10/2017: Nelle aziende non c’è ancora una sufficiente attenzione alla valutazione e prevenzione del rischio da radiazioni ottiche artificiali e naturali. Ne parliamo con Iole Pinto, responsabile scientifica del Portale Agenti Fisici.
 
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Modena, 18 Ott – Malgrado i tanti seminari dedicati al tema e l’attività costante e puntuale del Portale Agenti Fisici (PAF), nelle aziende manca ancora una sufficiente attenzione verso due rischi che possono avere anche rilevanti conseguenze sulla salute dei lavoratori: il rischio da radiazioni ottiche artificiali (ROA) e il rischio da radiazioni ottiche naturali (RON).

E sappiamo, anche attraverso una nostra recente intervista sui rischi naturali, come siano sempre più frequenti eventi climatici estremi, anche correlati ad un aumento delle temperature per i cosiddetti lavoratori “outdoor”.

 

Proprio per aumentare la consapevolezza di questi rischi e offrire ai nostri lettori informazioni non solo sugli obblighi, a partire dalla valutazione dei rischi, ma anche sugli strumenti disponibili, abbiamo realizzato un’intervista, durante la manifestazione “ Ambiente Lavoro Convention” (Modena, 13/14 settembre 2017), a Iole Pinto, coordinatrice del Laboratorio di Sanità Pubblica, Usl Toscana Sud-Est e responsabile scientifica del Portale Agenti Fisici, realizzato dal Laboratorio di Sanità Pubblica dell'Azienda Sanitaria USL Toscana Sud Est con la collaborazione dell’INAIL e dell’Azienda USL di Modena. E da breve tempo la Dott. Pinto è anche coordinatrice del gruppo di lavoro interregionale tematico sugli agenti fisici con l’obiettivo di offrire strumenti per facilitare il lavoro di valutazione delle aziende.

 

A Iole Pinto - relatrice al convegno Inail “Radiazioni ottiche artificiali e naturali: il punto sulla valutazione e protezione” con due diverse relazioni sulla valutazione e prevenzione del rischio RON e sulla valutazione ed il controllo del rischio ROA, con riferimento anche all’uso del portale PAF – abbiamo posto diverse domande sulla prevenzione dell’esposizione a radiazioni ottiche.

 

Si tiene conto nelle aziende dei rischi delle radiazioni ottiche artificiali? E quali sono le criticità più riscontrate nelle valutazioni? Cosa deve fare innanzitutto un’azienda?

 

C’è sufficiente considerazione per le radiazioni ottiche naturali?

Come può essere utile il portale agenti fisici per le aziende e gli operatori che devono valutare i rischi? Ci sono modalità per avvisare le aziende, i lavoratori che lavorano in esterno dell’eventuale incremento delle temperature e del rischio di eventuali colpi di calore?

 

Come utilizzare il portale agenti fisici? Ci sono nuovi strumenti che possano guidare le aziende nella valutazione dei rischi?

 

E le risposte di Iole Pinto fanno emergere sicuramente delle evidenti criticità.

Riguardo alla saldatura si rileva che anche in importanti realtà industriali spesso “le misure di tutela sono quelle del secolo scorso”. Insomma “coloro che operano nella saldatura non sono protetti sufficientemente”, e spesso “le valutazioni del rischio talvolta ci sono, ma sono tenute in un cassetto. Non c'è un trasferimento di conoscenza. A chi? Soprattutto i lavoratori che sono i primi che devono essere consapevole di questo rischio e capire come prevenirlo in maniera semplice”.

E c’è una “grossa sottostima delle patologie occupazionali legate all'esposizione proprio perché non c'è sufficiente valutazione, controllo e prevenzione”. E questo anche riguardo alle radiazioni ottiche naturali, dove spesso “la percezione del rischio è zero”.

 

Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di seguire integralmente la video intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.

 

 

 

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

Partiamo dai rischi delle radiazioni ottiche artificiali… Quali sono le criticità più riscontrate nelle valutazioni? Se ne tiene conto nelle aziende? Le aziende conoscono le fonti da valutare? Qual è la situazione attuale?

 

Iole Pinto: “Paradossalmente si tratta di un rischio molto antico. La cataratta dei fonditori e del vetraio è codificata nella letteratura dal 1903. E che le saldature emettano radiazioni ottiche veramente importanti, come è proprio esperienza comune di chi abbia saldato una volta nella sua vita senza protezione, è noto. Però la cosa paradossale è che a sette anni dall'entrata in vigore del testo unico titolo VIII capo V sulle ottiche artificiali ancora le essenziali misure di tutela da mettere in atto per i lavoratori – ad esempio che la delimitazione dell'area di saldatura con schemi opachi in maniera che la radiazione ottica artificiale, che è fortissima (…), non vada al di là dell'area di saldatura - non sono messe spesso in atto.

Il saldatore spesso punta ancora a occhio nudo. Noi vediamo anche importanti realtà industriali in cui le misure di tutela sono quelle del secolo scorso. Ormai esistono schermi elettronici che facilitano enormemente la protezione, queste misure non sono attuate. Ma la cosa ancora più grave è che coloro che, per esempio, operano nell'area di saldatura non hanno alcuna protezione.

 

Sul nostro portale abbiamo dato degli strumenti, proprio per semplificare il calcolo e il dimensionamento dei DPI di quelli che operano nella zona di saldatura che non devono proteggersi come un saldatore.

Spesso nelle aziende il concetto è questo: “tanto il saldatore si protegge, noi non dobbiamo fare nient'altro”. Non è vero. E spesso il saldatore non si protegge in maniera sufficiente. Punta a occhio nudo e questo comunque accumula una dose (…) che diventa una esposizione rilevante a un rischio che, quello della luce blu e dell’ultravioletto, che può essere molto ma molto invalidante o portare a infortuni. Ce ne sono tanti.

Coloro che operano nella saldatura non sono protetti sufficientemente. Comunque ciò significa che spesso le valutazioni del rischio talvolta ci sono, ma sono tenute in un cassetto. Non c'è un trasferimento di conoscenza. A chi? Soprattutto i lavoratori che sono i primi che devono essere consapevole di questo rischio e capire come prevenirlo in maniera semplice. Spesso sono operazioni semplici.

 

L'altra nota veramente critica che noi riscontriamo è relativa all'obbligo del controllo sanitario di coloro che sono esposti.

Purtroppo i controlli sanitari non sono mirati al rischio specifico. Abbiamo ancora situazioni in cui per il controllo degli occhi controllano, ad esempio, l'acuità visiva, mentre il controllo deve essere specifico e relativo alla radiazione. (…)

Per non parlare poi del fatto che l’ultravioletto è un cancerogeno, in classe 1. E quindi ci deve essere attenzione alla pelle. È vero che il saldatore si protegge. Ma quanti ancora operano a petto nudo? E comunque è il medico competente il primo che deve essere attento a una valutazione legata e mirata al rischio, ultravioletto, luce blu, (…)

Paradossalmente si controllano molto di più i videoterminalisti, il cui rischio (…) è sicuramente un rischio molto più limitato, rispetto a un rischio quale quello delle esposizioni ottiche. E secondo me c'è anche una grossa sottostima delle patologie occupazionali legate all'esposizione proprio perché non c'è sufficiente valutazione, controllo e prevenzione”.

 

Partendo dalla constatazione che sono molti i lavoratori outdoor che sono soggetti alle conseguenze delle radiazioni solari, veniamo ora ai rischi correlati alle radiazioni ottiche naturali. C’è attenzione nelle aziende?

 

Iole Pinto:Anche qui si parla di un rischio che è estremamente noto e conosciuto in ambito scientifico internazionale. Basti pensare che lo IARC, che è l'agenzia internazionale di ricerca sul cancro, pone l'ultravioletto, sia solare che artificiale, nella classe 1. (…)

Quindi è un cancerogeno certo per l'uomo. Per che cosa? Per il tumore alla pelle e anche per alcuni tipi di tumore oculare. E lo IARC è arrivato alla classificazione dell’ultravioletto come cancerogeno certo sull'uomo proprio sulla base delle evidenze epidemiologiche sulla pelle dei lavoratori esposti al sole. Poi si sono sommate altre evidenze, ad esempio i saldatori - tanto che l’operazione di saldatura è in sé ritenuta cancerogena dallo IARC sempre per questo tipo di esposizione - e altre cose, come l’utilizzo di lampade abbronzanti (…).

Questa è dunque la prima fonte di indagini epidemiologiche consolidate che ha portato all’evidenza di cancerogenicità certa per i lavoratori outdoor, quindi quelli che lavorano esposti al sole. Poi ci sono dei fattori di suscettibilità, i fototipi, le pelli chiare, (…) ma nessuno è esente. (…) Quindi il problema è consolidato a livello scientifico. Ma il problema è che però la percezione del rischio è zero.

 

L'Inail, il nostro ente assicuratore, pone le patologie di tipo tumorale della pelle, quindi tutto ciò che è tumori cutanei, per i lavoratori outdoor, come patologie riconosciute nelle tabelle di riconoscimento. Quindi c'è solo da denunciarla la patologia.

Eppure le denunce di questo tipo di patologia, da parte anche dei medici competenti, è a macchia di leopardo. In alcune città, in alcune province, ce ne sono di più, in altre zero. Ma non perché lì ci sia meno sole o ci siano meno lavoratori in agricoltura o pescatori, bagnini… I lavoratori outdoor sono tanti, pensiamo all'edilizia, pensiamo all'agricoltura, pensiamo a tutte le attività a bordo di pescherecci, le attività balneari, … Ma anche le attività svolte all'aperto.

 

Il problema di fondo è che malgrado il fatto che sia non ci sia un titolo specifico (nel Testo Unico, ndr), il rischio è da valutare secondo le buone prassi. E sul portale noi abbiamo inserito proprio una sessione specifica che facilita la valutazione del rischio con l'adozione poi di semplice misure di tutela che però vanno poi condivise con i lavoratori che devono essere consapevoli del rischio a cui sono esposti”.

 

Ci sono modalità per avvisare le aziende, i lavoratori che lavorano in esterno dell’eventuale incremento delle temperature e del rischio di eventuali colpi di calore?

 

Iole Pinto: “Uno degli sviluppi previsti del portale è creare delle App, in maniera da poter dare questa segnalazione di “allerta”, soprattutto legata a mettere in atto delle semplici misure di tutela, misure di tutela che negli ambienti in cui abbiamo microclima severo caldo, già ci sono. Per dire, la pausa fresca, cosiddetta fresca, nelle vetrerie è consolidata da ormai 60 anni. Cioè coloro che lavorano all'interno in microclima caldo, sanno come comportarsi, alternare periodi di disposizione a periodi in cui possono bere e reidratarsi. (…)

 

Diamo, infine, qualche informazioni sui nuovi strumenti per supportare le valutazioni…

 

Iole Pinto: “Sostanzialmente quello che stiamo cercando di fare è creare delle procedure guidate in maniera da arrivare subito ad attuare le misure di tutela necessarie per quel comparto. Le procedure guidate, per le radiazioni ottiche naturali, esistono già. Abbiamo un piccolo calcolatore basato sulle raccomandazioni internazionali dell’ICNIRP - l’organizzazione internazionale che fissa linee guida e criteri protezionistici sulle (radiazioni) non ionizzanti - che si basa su semplice algoritmo (…): ‘dimmi dove lavori, in che condizioni, come ti sei vestito, le condizioni ambientali e condizioni individuali e ti dico cosa devi fare’. (…) E poi indichiamo che tipo di DPI utilizzare. Più che DPI, si tratta di indumenti di lavoro.

Il classico cappello a falde larghe, il “sombrero”, è una delle cose semplici da mettere in atto che previene tutta una serie di situazioni di foto-esposizione estrema che poi può sfociare in lesioni cancerose. (…)



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Commenti:


Rispondi Autore: carlo tadini18/10/2017 (08:53:30)
buongiorno, confermo questa tendenza di una bassa percezione del rischio ROA ( a differenza di altri rischi). Minore nei giovani ma tendenzialmente presente. Ho notato che ai lavoratori quando si mostra lo spettro misurato della radiazione ottica con , ad esempio, lo spettroradiometro esplicando la presenza di UV etc., si ottiene l'effetto ansia - formativo (come quando ti misuri la pressione arteriosa dopo aver bevuto troppi caffe.. devi berne di meno.). Probabilmente la formazione migliore e' sicuramente quella in sito che riguarda il proprio posto di lavoro. Buona giornata .

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