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Novità, obiettivi e risultati del Piano Nazionale per l’Edilizia

Novità, obiettivi e risultati del Piano Nazionale per l’Edilizia
23/11/2018: Come si articola il Piano Nazionale Edilizia? Che risultati ha avuto? Quali sono le future attività di supporto per le aziende? Ne parliamo con Antonio Leonardi, coordinatore del Gruppo Tecnico Interregionale SSL in materia di edilizia.
 

Bologna, 23 Nov – In questi anni abbiamo più volte parlato del Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 (prorogato al 2019), un piano di portata quinquennale che intende delineare un sistema di azioni di promozione della salute e di prevenzione in grado di accompagnare il cittadino in tutte le fasi della vita, nei luoghi di vita e di lavoro. Tuttavia al di là delle informazioni sul piano di prevenzione, sui suoi obiettivi e sulle figure istituzionali coinvolte non sempre è facile comprendere come questo Piano nazionale, considerato a “elevata valenza strategica”, riesca ad avere ripercussioni pratiche sulle aziende e sugli operatori.

 

Conoscere il Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia

Per cercare di approfondire le conseguenze pratiche di queste politiche di prevenzione e con riferimento specifico ad uno dei settori lavorativi a maggior rischio, il comparto edile, abbiamo intervistato, durante la manifestazione “ Ambiente Lavoro” (Bologna, 17-19 ottobre 2018), Antonio Leonardi sul Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia.


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Antonio Leonardi - Coordinatore, insieme a Irene Chirizzi, del Gruppo Tecnico Interregionale SSL in materia di edilizia - partecipava a Bologna come relatore e referente scientifico del seminario Inail “Il Nuovo Piano Nazionale per l’Edilizia”. Il seminario intendeva lanciare alcune nuove attività connesse al Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia, un concorso nazionale e una campagna informativa riguardante i rischi particolari del settore, con l’obiettivo di creare e diffondere una banca dati delle migliori soluzioni e procedure di sicurezza in edilizia, di tipo tecnico-organizzativo-procedurale, di facile consultazione e semplice applicazione, al fine di migliorare la sicurezza nei cantieri edili. Buone pratiche che assumono sempre di più, come ricordava anche in una recente intervista al nostro giornale Lorenzo Fantini, un ruolo strategico per promuovere la salute e la sicurezza e contribuire in modo significativo alla riduzione di infortuni e malattie professionali.

 

Cosa è un Piano Nazionale di Prevenzione? Come si sviluppa? Chi lo coordina e chi coinvolge? Quali sono gli obiettivi e i risultati del Piano Nazionale per l’Edilizia?

Cosa sta cambiando e cosa cambierà riguardo alla vigilanza nei cantieri? A chi compete?

Come affrontare il tema e i problemi del lavoro autonomo in edilizia?

Quali sono gli obiettivi del piano nazionale in materia di formazione?

Come si svilupperà il concorso “Archivio delle Buone Soluzioni e Procedure per la salute e la sicurezza nei cantieri”?

 

Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di seguire integralmente la video intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.

 

L’intervista di PuntoSicuro a Antonio Leonardi

 

 

Vediamo di parlare del Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia e, tenendo conto che parliamo di un Piano già attivo da qualche anno, degli eventuali risultati concreti della sua applicazione…

 

Antonio Leonardi: “Il Piano nazionale della prevenzione in edilizia rientra nell'ambito del Piano Nazionale della Prevenzione per la materia della prevenzione infortuni e malattie professionali. Ovviamente riguarda e detta delle linee strategiche, in particolare per le aziende sanitarie, ma anche per tutti gli attori della prevenzione, che possono collaborare con le aziende sanitarie e con tutte le altre istituzioni, le parti sociali, le parti datoriali degli organismi paritetici (…).

Il Piano detta degli indirizzi, degli obiettivi, delle azioni e degli indicatori per quanto riguarda la vigilanza e controlli, che nel mondo dei cantieri edili riguarda sia l'azienda sanitaria provinciale che anche, come noto, l'altro ente che è l'ispettorato Nazionale del Lavoro, come adesso è stato nuovamente denominato. (…) Detta degli obiettivi precisi che ogni Regione, e quindi ogni azienda sanitaria, deve raggiungere. Ma detta anche delle linee guida, degli obiettivi, anche essi precisi, per l'altra attività dell’informazione, formazione, assistenza e comunicazione.

Sono i due lati della medaglia del nostro Piano Nazionale della Prevenzione: da una parte la vigilanza e controllo - intesa come strumento di prevenzione, quindi non come strumento di repressione ma soprattutto come strumento di prevenzione - per l'abbattimento gli infortuni e le malattie professionali e dall'altra tutta l’attività che va a supporto di questo: la formazione, l'informazione, l'assistenza, la comunicazione. In entrambi abbiamo degli obiettivi e abbiamo degli indirizzi che stiamo già perseguendo, nell'ambito di questo quadriennio. In realtà il Piano Nazionale Prevenzione si chiama 2014-2018 ma è partito a livello nazionale attorno al 2016, di fatto con azioni concrete. Adesso è certamente in fase di avvio con alcune attività che sono già state fatte e che riguardano i singoli obiettivi del piano”.

 

Ci sono dei risultati che permettono di verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti?

 

A.L.: “Certamente, sì. Ovviamente ogni anno noi dobbiamo dimostrare di avere raggiunto degli obiettivi che sono, per esempio, (…) il numero dei cantieri che dobbiamo sottoporre a controllo. Noi abbiamo come obiettivo nazionale quello del 16%, ovvero non meno del 15% (…). Quindi ogni anno dobbiamo sottoporre a controllo almeno il 15% dei cantieri che hanno trasmesso le notifiche preliminari agli organi di vigilanza nelle aziende sanitarie. Ma poi dobbiamo anche fare dei controlli per quel che riguarda i cantieri “sotto il minimo etico”. (…) Dove per “minimo etico” intendiamo quei cantieri che sono particolarmente a rischio, dove ci sono particolari violazioni in materia di sicurezza (…). Sono cantieri che hanno delle violazioni gravi e che noi consideriamo, in questo senso, sotto il minimo etico e che quindi dobbiamo controllare in maniera particolare.

Alla fine dell'anno dobbiamo raggiungere, anche per questi cantieri, gli obiettivi. Così come dobbiamo monitorare anche quali violazioni ci sono state dal punto di vista della organizzazione e gestione del cantiere, cioè le violazioni del capo I del titolo IV (del D.Lgs. 81/2008, ndr), cioè quelle più relative all’organizzazione del cantiere, alla pianificazione del cantiere, quindi agli strumenti di pianificazione, PSC, POS e tutti gli altri strumenti che il titolo IV detta (…).

Abbiamo anche l’obiettivo di aumentare la notifica preliminare online, cioè la spedizione agli organi di vigilanza delle notifiche preliminari previste dall'81 in maniera digitale, online appunto. L'obiettivo non è solo l'eliminazione, la dematerializzazione - certamente anche - ma è anche quello di consentire tramite questi software, queste piattaforme che consentono l'invio della notifica online, di poter individuare i cantieri con criteri di intelligence, cioè con criteri di indicazione di priorità, di intervento sui cantieri per tipologie di rischio, per particolari situazioni e condizioni del cantiere. Cantieri in cui l’organo di vigilanza deve intervenire prioritariamente rispetto ad altri.

Questo meccanismo della notifica online sta andando avanti. Ci auguravamo che si raggiungesse una sorta di piattaforma nazionale unica per questa notifica (…) e stiamo lavorando proprio in questi giorni in questa direzione con un tavolo congiunto Conferenza delle Regioni/Ministeri per raggiungere questo obiettivo. Che potrà essere una piattaforma unica per tutti gli organi di vigilanza nel settore dei cantieri che utilizzano a livello nazionale la stessa piattaforma. Speriamo di arrivarci. Nel frattempo diverse Regioni si sono già dotate di un sistema di notifica online”.

 

Parliamo ancora del tema della vigilanza. Come migliorarne efficacia ed efficienza? State lavorando anche sull’aspetto qualitativo dei controlli?

 

A.L.: “Di fatto il Piano Nazionale è uno strumento che deve migliorare la qualità. Uno degli obiettivi, per esempio, per migliorare la qualità di queste attività di vigilanza, è quello di garantire una sorta di omogeneità e uniformità dei comportamenti ispettivi nel territorio nazionale. Proprio perché le regioni sono tante, sono 21, e a volte ci sono delle differenze tra Regione e Regione e a volte anche tra Provincia e Provincia, tra azienda sanitaria e azienda sanitaria. Avevamo un obiettivo, che abbiamo già raggiunto, di redigere delle linee guida per l'attività di vigilanza nei cantieri edili. Linee guida che abbiamo già pubblicata da quasi un anno sul nostro sito, sul sito del Piano Nazionale Edilizia e quindi sono consultabili. (…).

 

Un altro obiettivo importante, già presentato in passato dal nostro giornale, è relativo al tentativo di proporre incontri strategici per i lavoratori autonomi. Il problema del lavoro autonomo in edilizia è un problema importante in quanto a volte i lavoratori autonomi possono essere dei dipendenti di fatto nelle imprese… Come state affrontando queste problematiche nel vostro Coordinamento?

 

A.L.: “Questo è un problema importante nell'ambito della prevenzione e nei cantieri edili perché ormai è da un po' di anni che sempre più spesso si fa uso di forza lavoro con lavoratori autonomi o a partita Iva, eccetera. Anzi si dice che quasi il 50% della forza lavoro nei cantieri sia dettata proprio da lavoratori autonomi o, in qualche modo, a partita Iva e magari sono fittiziamente autonomi (…).

Perché abbiamo previsto questa attività nel nostro Piano Nazionale della Prevenzione?

Lo abbiamo previsto proprio perché ci siamo accorti che sempre più ci si sta spostando verso questo tipo di manovalanza (…). E il lavoratore autonomo non ha quegli obblighi, per la salute e la sicurezza, che hanno le imprese e i datori di lavoro. In realtà quando facemmo il decreto 81, 10 anni fa, (…) avevamo previsto delle sanzioni per quel che riguarda i lavoratori autonomi nei cantieri: se il lavoratore non rispetta alcune delle norme, se non usa macchine e attrezzature a norma o non usa i dispositivi di protezione individuale, …. Ci sono delle sanzioni, ma certamente in numero limitato e specifico.

Quindi sui lavoratori autonomi bisogna lavorare anche con attività di sensibilizzazione e di informazione e di formazione. È uno degli obiettivi più difficili da realizzare perché chiaramente il lavoratore autonomo non ha organizzazioni datoriali e sindacali (…). Quindi è più impegnativo, ma su questo dobbiamo lavorare perché, probabilmente nel futuro, sempre più si farà uso di lavoratori autonomi, di lavoratori con partita Iva. Sempre ammesso, appunto, che siano a tutti gli effetti lavoratori autonomi. Se invece dietro questo si nasconde un uso fittizio di lavoratori dipendenti, l’organo deputato [per prendere provvedimenti] è l’Ispettorato Nazionale del Lavoro perché è l’organo di vigilanza per la regolarità del rapporto di lavoro (…). Certamente noi ci dovremo interfacciare con loro, se riscontriamo delle attività di questo di questo genere”.

 

A questo punto veniamo agli altri obiettivi relativi ad assistenza, informazione, comunicazione e formazione. Presentiamo anche il concorso “Archivio delle Buone Soluzioni e Procedure per la salute e la sicurezza nei cantieri”. Come si articola? A chi è rivolto?

 

A.L.: “Gli obiettivi di assistenza, di informazione, di comunicazione e di formazione sono obiettivi che hanno la stessa importanza degli obiettivi di vigilanza e a cui il nostro piano dedica spazio analogamente agli obiettivi che abbiamo già detto precedentemente.

Questi obiettivi (…) riguardano anche l'attività di collaborazione con gli altri soggetti attori della prevenzione, in particolare o con altre istituzioni o con parti sociali e parti datoriali. In questo abbiamo già qualche esperienza. Abbiamo per esempio stipulato, un anno e mezzo fa circa, un protocollo d'Intesa tra Coordinamento delle Regioni (…) e i comitati paritetici territoriali per l'edilizia e le scuole edili che afferiscono a Formedil. Questo è un protocollo per avviare iniziative di formazione, sia per gli operatori di questi enti, sia di formazione ed informazione dei lavoratori o anche per i nostri stessi ispettori. Poi ci sono iniziative congiunte di divulgazione della cultura della sicurezza e quant'altro rientra nell'ambito degli obiettivi (…).

Inoltre un rapporto istituzionale (…) che si è avviato è quello con INAIL che rientra poi nell'ambito di un protocollo d'Intesa di carattere generale che è stato stipulato 3 anni fa circa dal Ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e da Inail sull’intero Piano Nazionale della prevenzione per la salute la sicurezza sul lavoro ed in particolare sull'edilizia.

E in questo senso abbiamo avviato questo percorso con Inail attraverso un paio di iniziative. Una riguarda proprio quella a cui lei aveva accennato. Cioè l’archivio delle buone procedure, delle buone soluzioni.

In realtà è uno degli obiettivi fondamentali del nostro Piano Nazionale Edilizia a cui crediamo molto, cioè quello di creare un archivio delle buone procedure. Le avevamo chiamato inizialmente (…) Buone Prassi, ma abbiamo modificato leggermente il nome perché diventeranno Buone Prassi quando verranno approvate dalla Commissione Consultiva Permanente. (…) La buona prassi ha una valenza normativa.(…)

Inail e Coordinamento delle Regioni insieme lanceranno questo concorso per raccogliere buone soluzioni di sicurezza, buone procedure che vengono utilizzate nei cantieri per realizzare solai, per realizzare fondazioni, per realizzare attività tipiche dei cantieri con delle procedure che sono procedure di sicurezza. Anche per uso delle sostanze, per l'abbattimento del rumore, per la caduta dall’alto e così via.

Vogliamo raccogliere queste buone procedure e per raccoglierle abbiamo pensato di fare un concorso nazionale di idee. Lo lanceremo nei prossimi mesi e gli interlocutori saranno sostanzialmente, in particolare, i professionisti, i coordinatori per la sicurezza nei cantieri che saranno chiamati a proporre queste procedure e a trasmetterle insieme. Ovviamente interlocutori possono essere le imprese, ma anche altre istituzioni, possono essere le Università o altri enti di ricerca. Ci possono essere ovviamente procedure di carattere innovativo, originali, però replicabili, attuabili e concretamente realizzabili. Questo perché noi crediamo in un concetto fondamentale: se vogliamo abbattere gli infortuni e le malattie professionali il grimaldello è proprio la realizzazione, definizione e attuazione di procedure di sicurezza. Cioè procedure comportamentali che devono essere seguite e rispettate anche dai lavoratori, non solo dai datori di lavoro. Perché se si segue una procedura di sicurezza correttamente, la probabilità di infortunarsi o la probabilità di contrarre una malattia professionale si abbassa radicalmente. Ecco perché lanciamo questo concorso di idee insieme all’INAIL nella speranza di raccogliere il più possibile queste procedure. (…)

Però non è solo questa l’iniziativa di informazione a cui stiamo pensando.

Per esempio insieme ad Inail stiamo pianificando, probabilmente per il 2019, una campagna informativa di comunicazione per la sicurezza nei cantieri che avrà delle linee guida. Una di queste, in particolare, quella che avvierà subito perché è più semplice, prevede le “giornate della sicurezza nei cantieri” che saranno organizzate sul territorio nazionale. (…) Giornate nelle quali ci auguriamo anche di poter diffondere le procedure e soluzioni di sicurezza che ci sono pervenute tramite il concorso”.

 

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto



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