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Cambiare la formazione: quali sono le proposte del coordinamento interregionale?

Cambiare la formazione: quali sono le proposte del coordinamento interregionale?
07/02/2020: Il sistema formativo creato con il Testo Unico sta dando i suoi frutti? Quali sono le criticità e le cose da cambiare? Quali sono le proposte del Gruppo Tecnico Interregionale? Ne parliamo con Antonio Leonardi componente del Gruppo Tecnico.

Bologna, 7 Feb – Al di là degli aspetti tecnici correlati ai rischi, dei dati sugli infortuni, dell’evoluzione del mondo del lavoro, della normativa è evidente che per incidere sulla efficacia della prevenzione realizzata a livello aziendale, locale o nazionale è necessario migliorare la qualità e l’efficacia della formazione in materia di salute e sicurezza.

E su questo tema il nostro giornale ha insistito più volte, anche attraverso specifiche interviste, evidenziando, ad esempio, le problematiche del “ discount della formazione” e alcune criticità dei percorsi formativi erogati nel nostro Paese.

 

Da un po’ di anni si continua a parlare, purtroppo senza risultati concreti, di rivoluzioni, di miglioramenti normativi in materia di formazione alla sicurezza, e abbiamo pensato possa essere utile ai nostri lettori conoscere alcune delle opinioni e delle proposte di cambiamento di cui si sta discutendo in alcune sedi istituzionali.

 

E per farlo abbiamo intervistato Antonio Leonardi (Componente Gruppo Tecnico Interregionale della Prevenzione nei luoghi di Lavoro e Direttore Dipartimento Prevenzione ASP Catania) che, durante la manifestazione “ Ambiente Lavoro”, che si è tenuta a Bologna dal 15 al 17 ottobre 2019, era relatore al convegno Inail “La formazione su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Analisi e prospettive per azioni di sistema”. Leonardi ci fornisce utili informazioni su alcune proposte del Coordinamento Interregionale riguardo alla formazione con particolare attenzione agli aspetti normativi e all’esigenza di raccogliere gli obblighi formativi “in un unico sistema che sia omogeneo”.

 

Prima di presentare l’intervista, realizzata a Bologna lo scorso 16 ottobre 2019, ricordiamo che il Gruppo Tecnico Interregionale per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori ha proposto un documento che segue quattro linee direttrici:

  • impegnare il sistema della pubblica istruzione e della formazione professionale
  • uniformare il sistema dei soggetti formatori
  • semplificare ed uniformare i requisiti generali dei percorsi formativi
  • porre la verifica degli adempimenti quale elemento qualificante della formazione.

Antonio Leonardi, durante l’intervista, si sofferma su vari aspetti: efficacia della formazione, farraginosità normativa, requisiti dei soggetti formatori, verifiche di apprendimento, modalità didattiche, progettazione, vigilanza, …

 

Quando la formazione in materia di salute e sicurezza si può definire efficace?

Quanto è importante la progettazione dei percorsi formativi?

Quali sono le criticità che sono state riscontrate?

Come potrebbe essere resa più omogenea la normativa?

Quali sono le proposte del Coordinamento Interregionale riguardo alla formazione?

 

L’intervista si sofferma su vari argomenti:



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Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di visualizzare integralmente l’intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.

 

L’intervista di PuntoSicuro ad Antonio Leonardi

 

 

L’efficacia della formazione e le criticità dell’offerta formativa

Prima di entrare nel merito delle criticità rilevate in materia di formazione, e delle proposte del Gruppo Tecnico Interregionale, vediamo di soffermarci sul concetto di efficacia. Quando la formazione in materia di salute e sicurezza si può definire efficace?

 

Antonio Leonardi: “Il concetto di efficacia direi che è un concetto fondamentale per la formazione, un concetto su cui ci stiamo proprio interrogando in questi giorni in cui stiamo discutendo delle criticità del sistema della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Quando una formazione diventa efficace? Una formazione diventa efficace quando incide significativamente sui comportamenti dei partecipanti, in questo caso dei lavoratori, dei dirigenti, dei preposti o delle figure professionali; quindi quando incide sui comportamenti, sul loro agire, sul loro saper fare. È efficace quando genera cambiamenti nelle procedure lavorative, nelle modalità e nelle abilità con cui il lavoratore approccia ogni giorno la sua attività lavorativa. Se la formazione non riesce a incidere sui comportamenti, non riesce a cambiare le modalità lavorative, non riesce a creare un cambiamento nelle procedure che vengono seguite, la formazione risulta assolutamente inefficace e significa avere fatto solamente carta. Questa è una delle criticità fondamentali (…).

 

Noi abbiamo avuto un'esplosione dell'offerta formativa, con un'esplosione – a seguito del Decreto 81 soprattutto - di corsi di formazione anche obbligatori. Abbiamo ormai corsi di formazione per quasi tutte le figure: RSPP, ASPP, primo soccorso, antincendio, coordinatori dirigenti, lavoratori, preposti, datori di lavoro e quant'altro… E sicuramente ne abbiamo dimenticati tanti altri.

A seguito di questa offerta formativa così incrementata però non si produce quel cambiamento anche nelle statistiche infortunistiche che, ahimè, non accennano a diminuire come vorremmo. Quindi la formazione sta dando i suoi frutti?Il sistema formativo - che abbiamo, in qualche modo, creato con il decreto 81 - sta dando i suoi frutti? O probabilmente stanno manifestandosi delle criticità su cui dobbiamo intervenire? E certamente dalla formazione efficace dobbiamo partire.

 

Siamo probabilmente in un periodo in cui sono nati una serie di sistemi che hanno prodotto attestati e sono nati degli attestatifici che hanno generato pezzi di carta dietro i quali probabilmente non si riesce a nascondere un vero risultato dell'approccio formativo… Ad esempio quando (…) dietro questo attestato ci sia una modalità di corso che lascia molto a desiderare nella didattica, nella progettazione, (…) e nella organizzazione della formazione.

 

Il nuovo accordo atteso e la progettazione della formazione

Noi l'abbiamo intervistata anche perché il Coordinamento Interregionale ha fatto delle proposte e immagino che queste partano anche da alcune criticità che avete trovato nel sistema della formazione alla sicurezza in Italia, a partire anche dai problemi normativi. Cosa possiamo dire su questo aspetto?

 

A.L.: Le criticità sono diverse (…) partendo intanto dall'apparato normativo che è certamente un po’ farraginoso e un po' articolato. Noi abbiamo obblighi formativi previsti dall'81 - con anche modalità di organizzazione di corsi – abbiamo poi gli accordi Stato-Regioni e anche altre disposizioni di altri decreti. Questo crea una complessità, anche per i datori di lavoro, nell’organizzare i corsi di formazione.  

Gli accordi Stato-Regioni, le disposizioni di cui parlavamo, spesso sono diversi uno dall'altro e questo crea una farraginosità. Necessita (…) quello che volgarmente noi chiamiamo in questi giorni un “Accordone”, cioè un unico Accordo Stato Regioni che metta insieme tutti questi obblighi formativi, tutti questi corsi di formazione, in un unico sistema che sia omogeneo. Per far sì che questa formazione sia - oltre che efficace, come abbiamo detto - omogenea su tutto il territorio nazionale e incisiva nel cambiare i comportamenti.

 

Questa è la prima criticità, ma ne abbiamo tantissime altre.

Ad esempio i requisiti dei soggetti formatori.

Certamente hanno lasciato molto a desiderare i soggetti formatori. Abbiamo un po’ una giungla di soggetti formatori, in questo momento, più o meno rispondente ai requisiti di soggetto formatore. Se non si stabiliscono criteri chiari su chi può essere soggetto formatore, ci sarà sempre, appunto, una giungla (…).

 

È necessario avere un repertorio degli organismi paritetici. Molti soggetti formatori sono organismi paritetici o sono associazioni di categoria per i quali bisogna stabilire dei requisiti chiari per poter erogare questa formazione. Si sta discutendo di individuare dei requisiti dei soggetti formatori a carattere nazionale.

Ma poi abbiamo anche delle criticità dovute al sistema di qualificazione dei docenti formatori. Dopo tanti anni abbiamo prodotto il decreto 6 marzo 2013 - frutto del lavoro in Commissione Consultiva Permanente. Però questo sistema di individuazione di docenti formatori, di qualificazione dei docenti formatori probabilmente ha manifestato delle criticità. Perché chi è rispondente ai requisiti di questo decreto in realtà non ha poi quelle qualità e capacità didattiche che dovrebbe avere. Quindi questo decreto probabilmente necessità di un intervento, di un miglioramento.

 

(…)

 

Se la formazione è realizzata e progettata in modo qualitativamente idoneo è possibile fare formazione efficace anche con le nuove tecnologie? Quanto è importante la progettazione?

 

A.L.: Assolutamente sì. Le nuove tecnologie vanno utilizzate e probabilmente nei prossimi anni il corso di formazione, come lo conosciamo noi, scomparirà perché, ormai, le nuove tecnologie avanzano e forniscono strumenti straordinari. Purché questi strumenti siano fatti con delle regole chiare, con delle procedure chiare e facendo sì che il soggetto formatore si assuma delle responsabilità sulla qualità, sull'efficacia e anche sulla serietà dell’organizzazione dei corsi di formazione.

Non possiamo più permettere che possano esserci dei corsi di formazione dietro i quali non ci sia un vero proprio approccio formativo, un approccio di qualità.

 

Quello che manca è la progettazione della formazione. Perché la formazione va progettata, così come noi progettiamo un edificio o un processo lavorativo o una struttura. Va progettata anche la formazione e i pilastri della progettazione della formazione ci sono, esistono (…) Tra l'altro, riguardo a questo, quando abbiamo fatto l' Accordo Stato Regioni 2016 sull’RSPP abbiamo introdotto l'Allegato 4 che è un allegato straordinariamente innovativo perché prevedeva proprio dei concetti di progettazione della sicurezza, come si progetta un corso di formazione, quali sono i pilastri. Ed è inserito nell'accordo Stato Regioni. Il problema qual è? Che questo allegato non è un obbligo cogente. Quindi diciamo che è stato pressoché dimenticato. invece è uno strumento fondamentale proprio per la progettazione del corso di formazione.

Dalla progettazione deriva l'efficacia della formazione. Se manca la progettazione in termini di analisi dei bisogni formativi, in termini di modalità didattiche, in termini di verifica dell'apprendimento, in termini di qualità dei docenti, in termini di contenuti che non possono essere sempre gli stessi, … se manca questa progettazione, la formazione non potrà mai diventare formazione efficace.

 

Le proposte del Coordinamento interregionale in materia di formazione

Veniamo alle proposte del Coordinamento interregionale che mi pare seguissero quattro diverse direttrici. Le può raccontare brevemente ai nostri microfoni?

 

A.L.: Ci sono diverse direttrici. Noi abbiamo realizzato un documento che deve servire più che altro per far decollare il dibattito. Perché per troppi anni si dice che il sistema della formazione va modificato, però finora non si è mosso nulla.

Noi abbiamo lanciato una pietra, abbiamo realizzato un documento che deve veramente servire a dare delle direttrici. All'interno di queste direttrici si possono ancora, e si dovranno fare, inserire modifiche, aggiornamenti e anche trovare il concerto con le altre parti istituzionali, quindi con i ministeri, con l’Inail ma anche soprattutto con le parti sociali.

Abbiamo lanciato questo prima proposta in sede di Commissione Consultiva Permanente (…) e abbiamo avviato una discussione.

 

Queste direttrici partono dal primo punto, quello della riforma dei requisiti dei soggetti formatori. Vanno riformati. Abbiamo introdotto anche delle possibili modalità che però vanno certamente ancora concordate, è solamente una proposta.

Si parte per separare la formazione generale da quella specifica facendo sì che la formazione di carattere generale, per come la possiamo intendere, sia più che altro fatta all'interno delle scuole. Cioè c'è in questo documento una proposta, direi abbastanza innovativa, benché già sperimentata, (…) di introdurre il concetto che la diffusione della cultura dell'insegnamento della sicurezza parta già dai banchi di scuola (…). E fare sì che quella formazione di carattere generale avvenga già all'interno della scuola, lasciando la formazione specifica al mondo delle aziende, al datore di lavoro che la fa dentro l'azienda. E che sempre più ci si debba avvicinare a un addestramento, cioè sempre più deve essere fatta in termini di vicinanza con la macchina, col cantiere, con l'attrezzatura o comunque con il luogo di lavoro (…). E invece bisogna fare una formazione di carattere diverso, professionalizzante, per creare ad esempio (….) una professione come quella dell’RSPP o del coordinatore, che sono due professionalità importanti, che sono due professionalità che hanno un ruolo straordinario nella prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e nello scenario della sicurezza, e che necessitano di una formazione specifica orientata per creare una vera e propria professione dell’RSPP e una vera e propria professione del coordinatore.

 

Nella nostra proposta ovviamente prevediamo anche una introduzione di un sistema dei controlli, perché una delle grandi criticità del sistema della formazione è la mancanza di un sistema vero e proprio di vigilanza. Manca non per colpa degli enti di vigilanza che non la fanno - anzi cercano di farla ugualmente nel territorio magari con modalità diverse - ma manca un obbligo chiaro di legge; perché il decreto 81 prevede la sanzione a carico del datore di lavoro e magari gli ispettori che vanno sul territorio a riscontrare delle carenze sugli attestati o comunque della modalità formativa vanno a sanzionare il datore di lavoro e non si riesce, in qualche modo, a intervenire direttamente sul soggetto erogatore della formazione.

Ecco bisogna individuare un sistema di controllo, di vigilanza, di monitoraggio che consenta anche di fare un’attività di vigilanza e di controllo sui soggetti formatori. Un sistema che, tra l'altro, abbia anche l’obiettivo di premiare i soggetti formatori che sono perfettamente in grado di effettuare una formazione di qualità, efficiente, efficace e di rispettare le regole. Ce ne sono tanti di questi soggetti formatori (…)

E poi c’è la proposta di modifica, di aggiornamento del decreto sui requisiti del docente formatore del 6 marzo 2013, che è necessario che venga, in qualche modo, modificato perché ormai ha prestato il fianco ad alcune criticità.

 

(…)

 

Queste sono alcune delle direttrici dalle quali partire in questo nostro documento che getta le basi di un possibile confronto. Confronto che sta avvenendo. Presso il Ministero del Lavoro c’è un gruppo di lavoro che è nato come appendice della Commissione Consultiva Permanente e che mette allo stesso tavolo i ministeri del Lavoro e della Salute, le parti sociali e anche le Regioni. E speriamo che all'interno di questo tavolo si possa trovare una quadra. Non sarà semplice perché chiaramente poi le opinioni e i pareri sono diversi. Non sarà semplice però se si riesce a trovare una quadra per riformare il sistema della formazione, sarà un grande risultato, un grande risultato veramente.

 

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

 

Scarica la normativa di riferimento:

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Ministero della Salute – Decreto interministeriale del 6 marzo 2013 - criteri di qualificazione della figura del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro (articolo 6, comma 8, lett. m-bis), del Decreto Legislativo n. 81/2008 e s.m.i.).

 

Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano - Accordo 7 luglio 2016 - Accordo finalizzato alla individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi per i responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione, ai sensi dell'articolo 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni.

 



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Rispondi Autore: Sergio Misuri - likes: 0
07/02/2020 (10:14:33)
Si dice: "Una formazione diventa efficace quando incide significativamente sui comportamenti dei lavoratori, dei dirigenti, dei preposti; quindi quando incide sui comportamenti, sul loro agire, sul loro saper fare."
Perfetto!
Ma allora bisogna anche suggerire gli argomenti, le prassi, i protocolli che possano incidere positivamente sui comportamenti e che siano immediatamente attivabili.
Altrimenti le generazioni che seguiranno saranno ancora alle prese con lo stesso quesito: "che fare?".
Qualche idea esiste già in giro.
S. Misuri / T Prisma
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
07/02/2020 (13:55:20)
Bravo Antonio Leonardi quando dice la cosa fondamentale che può mettere mano a tutte le criticità: "Necessita (…) quello che volgarmente noi chiamiamo in questi giorni un “Accordone”, cioè un unico Accordo Stato Regioni che metta insieme tutti questi obblighi formativi, tutti questi corsi di formazione, in un unico sistema che sia omogeneo. Per far sì che questa formazione sia - oltre che efficace, come abbiamo detto - omogenea su tutto il territorio nazionale e incisiva nel cambiare i comportamenti".
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
08/02/2020 (11:50:06)
Diciamo che stiamo scoprendo l'acqua calda.

Dovrebbe essere noto a tutti gli addetti ai lavori e non solo che la formazione per essere efficace deve provocare un cambiamento stabile degli atteggiamenti per favorire la concreta adozione di comportamenti sicuri.

Questo ce l'hanno detto, rimanendo in Italia, già 60 anni fa Marcello Cesa Bianchi e Enzo Spaltro (letture a cui si rimanda).

Quindi, invece di riproporre la solita minestra con i soliti ingredienti di circostanza, domandiamoci che cosa non ha funzionato in questi 60 anni e, soprattutto, cosa fare in concreto per cambiare la situazione le cui cause non sono solo "dentro" le aziende ma anche e soprattutto nel contesto socio-economico e politico di questo Paese.

Poi possiamo pure fare formazione e addestramento con simulatori e realtà virtuale.
Rispondi Autore: Piero - likes: 0
09/02/2020 (18:40:05)
La priorità è sconfiggere i pezzotti. Si necessita di un sistema telematico dove si comunica al ministero del lavoro l’inizio dei corsi con tanto di discenti e con annesso elenco delle persone formate. No su portali privati. Si deve mettere fine ai networks dellla formazione. Il D.Lgs. 81/08 e gli accordi stato regione abilitano opes Legis le associazioni di categoria a formare i propri soci. Invece, molti network di associazioni associano i formatori che erogano poi formazione ai non soci dell’associazione (il99% dei lavoratori delle aziende clienti).
I requisiti dei formatori devono essere più restrittivi ed i programmi dei corsi più fluidi e vari, nel senso che per alcune aziende di rischio basso alcuni corsi hanno un monte ore troppo elevato, viceversa per alcune di alto rischio.
La FAD? Come si fa a sapere che chi ha frequentato il corso è davvero colui che si è iscritto. Se è stato al pc o ha fatto soltanto scorrere le slide/video?
Si necessita di sistemi che riescano a comprovare l’effettiva formazione. Parliamo di sicurezza sul lavoro non di altra formazione. Parliamo di prevenzione.
Anche la formazione nell’orario di lavoro è impossibile da attuare nelle aziende con pochi lavoratori.
Enti di formazione regionale e scuole ?
Non sempre questi enti sono virtuosi, troppo spesso i docenti delle scuole non sono abbastanza preparati nella materia della sicurezza sul lavoro.
Ahimè è così.

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