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Imparare dagli errori: quando a cadere è un lavoratore anziano

Imparare dagli errori: quando a cadere è un lavoratore anziano
14/06/2018: Esempi di infortuni correlati all’attività di lavoratori anziani e al rischio di caduta dall’alto. Infortuni in smontaggi di ponteggi, nella pavimentazione di una villa e nella potatura. Valutazione dei rischi e misure di prevenzione generali.

 

Brescia, 14 Giu – In buona parte dei paesi europei, anche per le modifiche apportate alle politiche pensionistiche, il numero dei lavoratori ultracinquantenni è destinato ad aumentare. E i lavoratori più “anziani” diventeranno, in parte lo sono già ora, un segmento ancora sempre più rilevante della forza lavoro.

 

Proprio in relazione a questa situazione, sottolineata anche dalle recente campagna europea 2016-2017 “ Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età”, la nostra rubrica “ Imparare dagli errori”, dedicata al racconto degli infortuni professionali, ha intrapreso un breve viaggio attraverso alcuni infortuni di cui sono vittima i lavoratori anziani, benché spesso per fattori causali non dipendenti o non direttamente dipendenti dall’età.


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Dopo aver parlato, in una scorsa puntata, degli infortuni nel comparto agricolo, ci soffermiamo oggi su alcuni infortuni correlati al rischio di caduta dall’alto.

 

Per la raccolta delle dinamiche di infortunio utilizziamo le schede di INFOR.MO., un importante strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.

 

I casi di infortunio tra i lavoratori anziani

Il primo caso riguarda un infortunio in attività di smontaggio di un ponteggio all'altezza del quarto piano di una palazzina.

Gli elementi smontati venivano poggiati su forche sospese collegate alla gru per la movimentazione. E un lavoratore anziano, risultato pensionato, si trovava su una pedana in lamiera zincata senza alcuna protezione verso il vuoto (montanti, correnti e parapetti).

In tale situazione di equilibrio precario ed instabile, “in quanto la pedana è risultata sganciata dai cavalletti e pertanto pronta per essere rimossa, l'assenza di protezioni ha fatto sì che lo stesso perdeva l'equilibrio perché la pedana su cui sostava era traballante, precipitando sul castelletto posizionato al secondo piano da un'altezza di circa sette metri. Nella caduta urtava violentemente su un tubo in ferro, a sostegno del castelletto, che lo lacerava all'altezza dell'addome”.

 

I fattori causali rilevati dalle schede:

  • “errato smontaggio ponteggio;
  • “mancato uso di cintura di sicurezza collegata a fune di trattenuta”;
  • “pedana in lamiera traballante e priva di protezioni”.

 

Il secondo caso è relativo ad un infortunio avvenuto nella pavimentazione di una villa in ristrutturazione.

Un imprenditore edile in pensione è assunto da tre giorni per effettuare la pavimentazione. Alle otto di mattina si reca in cantiere e sale al primo piano dell'edificio, posizionandosi su uno dei balconi, forse per spostare del materiale con la gru, forse per i tombini posti sotto al balcone o le guaine da collocare sul tetto.

È ipotizzabile che avendo avuto un colpo di tosse molto forte (come riportato dai testimoni) “si sia sporto troppo dal balcone e poiché le assi messe a protezione non erano state ancora fissate coi morsetti, non lo hanno trattenuto ed egli è caduto da un’altezza di circa 2,7 metri”. A causa della caduta “ha riportato una frattura della teca cranica e diversi traumi (rottura del bacino e ematomi interni); i danni riportati sono risultati più gravi perché l'infortunato è caduto su una pila di tombini accatastati sotto il balcone. Lo stoccaggio del materiale in cantiere è risultato al momento del sopralluogo molto confusionario”.

 

I fattori causali individuati:

  • “attrezzatura anticaduta mal sistemata;
  • tombini stoccati sotto l'impalcato”.

 

Il terzo caso è relativo ad un infortunio in agricoltura.

Un anziano agricoltore va nel suo campo dove sono presenti solo vecchie piante di melo e sale su una scala per tagliare in alto alcuni rami di un melo.

Improvvisamente si rompe il ramo dove la scala è appoggiata e sia la scala che l'infortunato cadono al suolo da un'altezza di circa 2 o 3 metri.

Nell'impatto l'agricoltore riporta fratture alle costole e alle vertebre cervicali in seguito alle quali, per sopraggiunte complicazioni, muore qualche tempo dopo.

 

Il fattore causale rilevato è l’errore di posizionamento della scala: l'agricoltore aveva appoggiato la scala contro un ramo e non contro il tronco dell'albero.

 

Valutazione dei rischi e prevenzione

Questo breve viaggio tra gli infortuni gravi e mortali di lavoratori anziani ci permette di soffermarci ancora una volta su elementi e aspetti generali utili al miglioramento della gestione della salute e sicurezza dei lavoratori ad ogni età.

 

Riprendiamo alcune indicazioni dal libro “ Aging E-book, il Libro d'argento su invecchiamento e lavoro” curato dal gruppo “Invecchiamento e lavoro” della Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione ( CIIP) e ricco di spunti per l’identificazione e valutazione dei rischi correlati all’età dei lavoratori.

 

Nel libro si fa riferimento ad una serie di indicazioni fornite dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA) per una valutazione dei rischi attenta all’inclusione’. Sono forniti, ad esempio, alcuni esempi di misure di prevenzione che “potrebbero avvantaggiare l’intera forza lavoro: 

  • adeguamenti dei locali o delle postazioni di lavoro (per accogliere lavoratori disabili, anziani ecc.), per esempio installando rampe di accesso, ascensori, interruttori di illuminazione e scalini bordati di una vernice chiara ecc.; 
  • adozione di strumenti più ergonomici (adattabili alle specificità di ciascun lavoratore). In tal modo il lavoro o il compito possono essere svolti da una gamma più ampia di lavoratori (donne, lavoratori anziani, persone di bassa statura ecc.), per esempio rendendo necessaria una minore forza fisica; 
  • fornitura di tutte le informazioni in materia di salute e di sicurezza in formati accessibili (allo scopo di renderle più comprensibili ai lavoratori immigrati);
  • elaborazione di metodi e di strategie per mantenere in attività in particolare i turnisti anziani; tali strategie avvantaggeranno tutti i lavoratori (indipendentemente dall’età) e renderanno il lavoro a turni più accettabile per i nuovi dipendenti”.

 

Questi, invece, utili suggerimenti e orientamenti preventivi e relativi a vari rischi da ambienti di lavoro:

  • “eliminare o ridurre l’esposizione ad ambienti troppo caldi o freddi, preferibilmente al di sotto dei livelli di attenzione;
  • in caso di riduzione di acuità visiva, della percezione della distanza degli oggetti, della distinzione tra colori scuri molto simili e maggior sensibilità agli abbagliamenti: miglioramento della illuminazione, applicare contrasti di colore ed illuminazione supplementare radente e/o localizzata, eliminazione di abbagliamenti e riflessi; 
  • in caso di difficoltà di accomodazione, riduzione del 20-30% del campo visivo: caratteri o schermi più grandi, per i VDT generalmente è preferita una collocazione dello schermo più bassa (è opportuno un braccio regolabile);
  • attenzione alle lenti progressive sulle scale; importante per alcune attività specchi retrovisori multipli, anche per l’artrosi cervicale che limita la rotazione della testa;
  • eliminare o ridurre l’esposizione a sostanze tossiche, preferibilmente al di sotto dei livelli di attenzione;
  • in caso di difficoltà a percepire o comprendere suoni soprattutto in ambienti rumorosi: riduzione dell'esposizione a rumore sin dall’inizio dell’attività onde evitare la sommazione di effetti con la presbiacusia. Amplificazione di allarmi sonori e/o segnalazioni luminose supplementari. Cura nella scelta di otoprotettori non eccessivamente attenuanti per non isolare completamente il lavoratore da allarmi e comunicazioni;
  • eliminare o ridurre l’esposizione a vibrazioni, preferibilmente al di sotto dei livelli di attenzione;
  • in caso di segnalazioni sonore non udibili: amplificazione di allarmi sonori e/o segnalazioni luminose supplementari”. 

 

Facciamo, in conclusione, riferimento al documento Inail dal titolo “ Lavorare negli anni della maturità - Invecchiamento attivo, salute e sicurezza dei lavoratori ultracinquantenni”, a cura di Valeria Rey, Giancarlo Sozi e Maria Castriotta.

 

Nel documento si ricorda che, riguardo agli infortuni professionali, gli studi indicano che sebbene i lavoratori più anziani incorrano in un minor numero di infortuni, “i danni riportati sono generalmente più gravi e richiedono un maggior tempo di recupero. Inoltre, anche la tipologia di danno risulta differente a seconda dell’età: i più giovani tendono a ferirsi più alle mani o agli occhi, mentre la schiena è il punto più debole dei lavoratori in età avanzata. Per tutti, invece, scivolate, inciampi e cadute restano le cause più comuni di infortunio in tutti i settori, dal lavoro pesante a quello di ufficio”.

 

Questi, infine, i danni e le malattie tipicamente riportate dai lavoratori anziani:

  • “cadute, dovute a scarso equilibrio, tempi di reazione ridotti, problemi di vista o mancanza di concentrazione;
  • storte e strappi dovuti alla perdita di forza, resistenza e flessibilità;
  • danni cardiopolmonari dovuti a sovrasforzo, perdita di tolleranza agli sbalzi di temperatura, lavori svolti ad elevate altitudini o all’interno di spazi angusti;
  • patologie quali diabete, cancro, osteoporosi, problemi alle coronarie e ipertensione;
  • effetti dell’accumulo di vari danni subiti nel corso degli anni”.

 

 

Tiziano Menduto

 

 

Sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede numero 6064, 5920 e 3201 (archivio incidenti 2002/2015).

 

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