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Imparare dagli errori: il lavoro flessibile e l’insicurezza sul lavoro

Imparare dagli errori: il lavoro flessibile e l’insicurezza sul lavoro
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Imparare dagli errori

18/03/2021

Esempi di infortuni di lavoro avvenuti a lavoratori con tipologie contrattuali flessibili e/o atipiche. La guida di una pala gommata, il ribaltamento di un carrello e la caduta da un ponteggio. le criticità nel lavoro flessibile.

Brescia, 18 Mar – Le puntate di “Imparare dagli errori”, rubrica dedicata al racconto degli infortuni professionali, si occupano generalmente sia di specifiche attività lavorative/luoghi di lavoro – nelle ultime puntate abbiamo parlato ad esempio di incidenti che avvengono della riparazione di autoveicoli – sia di particolari attrezzature o dispositivi di protezione, come ad esempio le macchine movimento terra o l’uso di idonei DPI nelle tante attività in cui possono essere necessari.

 

Tuttavia qualche volta la rubrica prende spunto da alcuni incidenti, che non sono correlati ad una singola mansione o ad una singola attrezzatura, per raccontare un problema, una criticità generale, qualcosa che generalmente non viviamo, a torto, come un elemento di cui tener conto nell’analisi dei rischi o nelle strategie di prevenzione.

 

E cominciamo, con questa puntata della rubrica, un breve viaggio attraverso diversissimi incidenti che hanno però un punto in comune: gli infortunati hanno contratti di lavoro atipico. Parliamo di persone che non sono lavoratori autonomi e hanno contratti diversi rispetto ai normali contratti di lavoro e generalmente caratterizzati da maggiore flessibilità lavorativa.

E queste tipologie contrattuali flessibili e/o atipiche, come ricordava un contributo presentato dal nostro giornale e dal titolo esplicativo (“ Sicurezza sul lavoro, sicurezza del lavoro”, a cura di Annalisa Tonarelli), presentano “rischi più elevati di marginalizzazione, nocività e pericolosità” e richiedono, come evidenziato a livello comunitario, “un’individuazione attenta e puntuale di specifiche misure di protezione attraverso una normativa complementare particolare”.

 

Le dinamiche infortunistiche che presentiamo sono tratte dall’archivio di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.

 

Questi gli argomenti trattati:


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Gli infortuni professionali e i contratti di lavoro atipici

Nel primo caso l’incidente avviene ad un lavoratore, con rapporto di lavoro atipico, che si trova alla guida di una pala gommata per movimento terra e sta percorrendo una rampa del cantiere in cui opera.

Ad un certo punto il mezzo esce dalla carreggiata e si capovolge sul fianco destro, facendo una rotazione di 270° lungo la scarpata adiacente alla rampa. Nella rotazione del mezzo, il lavoratore che non ha allacciato la cintura di sicurezza e ha lo sportello della cabina aperto, viene sbalzato dal posto di guida all’esterno del mezzo e rimane schiacciato sotto al mezzo stesso, riportando lo schiacciamento all’addome e del torace, lesioni che provocano il suo decesso.

 

I fattori causali diretti rilevati:

  • “errore nella guida con uscita dalla careggiata della pala gommata”
  • l’infortunato “non usa le cinture di sicurezza in dotazione del mezzo”
  • l'infortunato “lasciava lo sportello della cabina aperto durante la marcia”.

 

Il secondo caso riguarda l’attività di lavoratore alla guida di un carrello elevatore.

Il Sig YY alla guida del carrello deve caricare sul camion un pallet, un imballo con dimensioni di 2,45 m di larghezza x 1,1 m di base con una altezza alle testate di 2,25m. Il peso dell'attrezzatura per impianti avicoli è di circa 800 Kg. L'imballo è solidale al pallet per assicurarne la stabilità in piano.

Il sig. YY allarga completamente le forche del carrello elevatore a 1,7 e inforca il pallet dal lato corto. In considerazione della ristrettezza dell'area di manovra, il sig. YY deve eseguire alcune manovre di avanzamento e retromarcia per potersi spostare lateralmente di alcuni metri per effettuare il carico nel camion.

Il sig. XX, lavoratore con rapporto di lavoro non tipico, è a terra e dà indicazioni sulle manovre che devono essere eseguite. Durante l'inizio della terza manovra, con il carrello in retromarcia, il sig. YY vede il carico cadere a terra dall'altezza di circa 40 cm. Il ribaltamento è causato dalla rottura degli assi inferiori del pallet. Il carico, cadendo, travolge il sig. XX che decede per schiacciamento torace. La pavimentazione sulla quale si stava facendo manovra era in leggera pendenza.

 

I fattori causali rilevati:

  • l'infortunato “si posiziona davanti al carico in movimento”
  • “il carico era posizionato sul pallet in posizione di scarso equilibrio”.

 

Il terzo caso riguarda lavori di completamento di un edificio.

Un lavoratore, anche in questo caso con rapporto di lavoro atipico, mentre esegue questi lavori precipita da un ponteggio da un'altezza di circa 2 metri. Decede a causa di una frattura in sedi multiple. Il lavoratore si trovava su un'impalcatura senza alcun dispositivo di ancoraggio (cintura di sicurezza).

  

I fattori causali:

  • “il lavoratore si trovava su un'impalcatura senza alcun dispositivo di ancoraggio”
  • “il lavoratore si trovava su un'impalcatura senza alcuna protezione”.

 

Le conseguenze dei contratti atipici e dei lavori flessibili

Come abbiamo già indicato in premessa utilizziamo questo elemento comune tra gli incidenti, l’atipicità del contratto di lavoro (senza dimenticare che ancora oggi molti lavoratori lavorano senza alcun contratto) come uno spunto per parlare di sicurezza e precariato e senza dunque voler indicare un nesso diretto con gli infortuni mostrati.

 

Tuttavia in assenza di nessi diretti, come ricordato anche in molti nostri articoli e come segnalato anche nel contributo di Annalisa Tonarelli (Università degli Studi di Firenze) presentato nell’articolo “ Il lavoro flessibile, lo stress e le dimensioni dell’insicurezza”, lo stress lavoro-correlato e i rischi psicosociali a cui può essere soggetto un lavoratore possono dipendere “da un’organizzazione e una gestione inadeguate del lavoro, nonché da un contesto sociale inappropriato sul lavoro”.

 

La relatrice riporta alcuni esempi:

  • “lavoro eccessivamente impegnativo e/o tempo a disposizione non sufficiente per portare a termine le mansioni;
  • richieste contrastanti e ruolo del lavoratore non definito con chiarezza;
  • discrepanze tra le esigenze del lavoro e la competenza del lavoratore; il sottoutilizzo delle competenze di un lavoratore può essere una fonte di stress tanto quanto l’impegno eccessivo;
  • mancato coinvolgimento nelle decisioni che riguardano il lavoratore e sulla modalità di svolgimento del lavoro;
  • lavorare da soli, in particolar modo quando ci si relaziona con il pubblico e con i clienti, e/o essere oggetto di violenza da parte di terzi, che può assumere la forma di aggressione verbale, attenzioni sessuali indesiderate e minaccia di violenza fisica o violenza fisica perpetrata;
  • mancanza di sostegno da parte della dirigenza e dei colleghi e scarse relazioni interpersonali;
  • molestie psicologiche o sessuali nel luogo di lavoro; atteggiamento persecutorio, umiliante, intimidatorio o minaccioso da parte di superiori o colleghi ai danni di un lavoratore o di un gruppo di lavoratori;
  • ripartizione ingiusta del lavoro, dei premi economici, delle promozioni o delle opportunità di carriera;
  • comunicazione inefficace, cambiamento mal gestito a livello organizzativo e precarietà del lavoro;
  • difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con quelli privati”.

Se infatti sono molti fattori che contribuiscono alla salute mentale e al benessere di un lavoratore, “è comprovato che l’ambiente di lavoro svolge un ruolo significativo”.

 

In particolare la relatrice ricorda che l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul lavoro (EU-OSHA) evidenzia come “i soggetti coinvolti da rapporti di lavoro flessibile, e quindi destinati a svolgere una prestazione soltanto per un determinato periodo di tempo, siano soggetti a frequenti variazioni di ambiente e condizioni di lavoro, con conseguente mutamento di mansioni e maggiori difficoltà ad adottare comportamenti standardizzati e virtuosi volti a minimizzare i pericoli correlati al lavoro”. Ed è il caso, ad esempio, dei lavoratori somministrati “che spesso ricoprono il profilo di operai comuni adibiti a mansioni manuali ad alto rischio di infortunio nel settore edile, dei trasporti, manifatturiero e del commercio. In virtù della temporaneità, spesso estrema, del loro contratto, questi lavoratori rivestono un ruolo marginale all’interno delle organizzazioni e sono soggetti ad un minore coinvolgimento nelle attività sindacali”. Inoltre, partendo da una condizione di debolezza che li rende “spesso poco propensi a denunciare fattori di rischio/infortuni, soffrono anche di una maggiore preoccupazione per la propria incolumità psicofisica durante l’attività lavorativa”.

 

La relazione ricorda tuttavia che anche altre tipologie di lavoratori, ad esempio i lavoratori intermittenti e i “voucheristi”, spesso “non vengono adeguatamente informati sulla complessiva organizzazione del lavoro e sui rischi presenti in azienda”. E l’assenza di un contatto costante con il personale dell’azienda, “causa, inoltre spesso un forte senso di isolamento che aumenta il disagio dei lavoratori e li rende più vulnerabili rispetto alle eventuali violazioni in materia di salvaguardia della salute e sicurezza”.

 

Concludiamo rimandando alla lettura di alcuni dei tanti articoli del nostro giornale sui rischi correlati al lavoro precario:

 

 

Tiziano Menduto

 

 

Sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede numero 10145, 10257 e 10311 (archivio incidenti 2002/2016).

 


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