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Vaccino contro il Covid-19 sul lavoro: può esserci un problema di religione?

Vaccino contro il Covid-19 sul lavoro: può esserci un problema di religione?
Redazione
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 Coronavirus-Covid19
26/03/2021: Come le diverse religioni stanno affrontando il tema della vaccinazione contro il Sars-Cov-2 nei luoghi di lavoro. A cura di Martina Zuliani.
Con l’inizio delle vaccinazioni in Italia e l’avvicinarsi del momento in cui i lavoratori dei settori non-sanitari saranno vaccinati, possiamo chiederci se vi siano ritrosie verso l’uso dei vaccini da parte di alcune comunità straniere. Difatti, in questi mesi le vaccinazioni sono diventate fonte di dibattito, per motivi etici o morali, in molte comunità, soprattutto religiose.
 

Il peso dei lavoratori stranieri

Il rapporto ISMU del settembre 2020 sulle religioni praticate dagli stranieri presenti in Italia, ci mostra come il 29,2% di essi sia di religione musulmana, il 29,3% di confessione cristiano ortodossa e il 20,2% di confessione cristiano cattolica. Induisti e Sikh, spesso impiegati nelle manifatture e nel settore agricolo del Nord Italia, sono rispettivamente l’1,8% e l’1% della popolazione straniera.
Risultano questi i gruppi maggiormente presenti tra i lavoratori del primo e del secondo settore. Può risultare dunque interessante, per i datori di lavoro, capire se vi possano essere opposizioni all’uso dei vaccini tra i propri dipendenti e, qualora esse si presentino, come superarle nel rispetto della cultura dell’individuo.
 
 

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Il dibattito sui vaccini

I credi religiosi si sono trovati a dibattere sull’eticità dei vaccini ben prima di questa pandemia. L’hanno fatto a causa di diversi fattori. Le diverse confessioni Cristiane si sono trovate a dibattere sulla questione aborto e cellule staminali umane utilizzate, in passato, per produrre alcuni vaccini. Le comunità ebraiche e musulmane si sono confrontate con l’uso di prodotti derivati dal maiale contenuti in diversi farmaci. Infine, comunità quali quelle Induista, Buddhista e Jainista, hanno dovuto scegliere se praticare o meno la nonviolenza su virus e batteri.
 

Il vaccino contro il coronavirus

Le diverse confessioni Cristiane hanno già promosso l’uso dei vaccini contro il SARSCOV-2, ritenendo che essi rientrino nel dovere cristiano di proteggere i propri fratelli. Qualora vi siano preoccupazioni legate all’uso, nel passato, di staminali umane che renderebbero la persona “complice” dell’aborto, si può rispondere evidenziando come la Chiesa abbia supportato il passaggio all’uso di fonti animali proprio per rimuovere il problema etico di partenza. I vaccini odierni sono, perciò, considerati privi di ostacoli morali per la comunità Cristiana.
 
La religione musulmana si è invece interrogata sull’ammissibilità di ingredienti di origine suina contenuti nei vaccini. Nel 1995, l’Organizzazione Islamica per le Scienze Mediche ha stabilito che tali ingredienti fossero talmente alterati durante il processo di fabbricazione dei farmaci in generale, da non essere più considerati come contenenti maiale. Nel caso specifico del SARS-COV-2, vi è stata una convergenza di opinioni tra i diversi consigli dei sapienti musulmani (le loro sentenze hanno un forte valore legale e teologico per tutti i musulmani) nel decretare il dovere dei credenti di proteggere la comunità mantenendo il distanziamento sociale e, appena possibile, vaccinandosi.
 
Infine, risulta interessante comprendere l’opinione delle diverse religioni nate nel subcontinente Indiano. Esse sono minoritarie in Italia, ma fortemente presenti in alcuni settori industriali e agricoli. Queste religioni cercano di praticare il principio di non-violenza applicato a tutte le creature viventi. Vi è stato perciò un dibattito, all’interno di esse, sulla possibilità o meno di togliere la vita ai microrganismi responsabili di malattie. Il dibattito è stato risolto applicando il concetto di violenza perpetrata per scopi di difesa contro virus e batteri. Nello specifico caso delle persone di religione Induista, possono comunque insorgere opposizioni legate alla presenza di ingredienti di origine bovina in alcuni vaccini. Tali dubbi possono essere discussi utilizzando la regola della priorità del bene comune.
 

Conclusioni

In conclusione, nessuna comunità religiosa si oppone, al giorno d’oggi, all’uso dei vaccini. I singoli individui, soprattutto se poco informati, possono comunque presentare i propri dubbi etici e morali legandoli alla sfera del religioso.
Le persone migranti possono trovarsi a non aver accesso ad alcune informazioni riguardo ai dibattiti in corso nelle loro comunità d’origine, soprattutto quando il loro processo migratorio non è recente. Possono dunque trovarsi ad avere dubbi sull’uso dei vaccini, dubbi che non sussistono nel Paese o nella comunità di appartenenza.
 
Conoscere i risultati dei dibattiti eticomorali delle diverse comunità religiose ci viene dunque incontro nello spiegare l’importanza e la necessità dei vaccini agli individui di diverse provenienze. Mostrarci interessanti e coscienti del dibattito eticoreligioso delle diverse comunità può, inoltre, migliorare la comunicazione col lavoratore, portandolo, anche in seguito, a esprimere i propri dubbi su questioni legate alla sicurezza, piuttosto che a nasconderli e a violare le norme.
 
 
Martina Zuliani
 
 
Fonte: PDE, n. 59
 
 

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