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Valutare la cultura della sicurezza nelle piccole e medie aziende

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Rischio psicosociale e stress

07/01/2010

Come valutare la cultura della sicurezza nelle piccole e medie aziende? Un progetto per sviluppare uno strumento di natura organizzativa: problemi gestionali, psicosociali e l’individuazione dei rischi professionali.

Valutare la cultura della sicurezza nelle piccole e medie aziende

Come valutare la cultura della sicurezza nelle piccole e medie aziende? Un progetto per sviluppare uno strumento di natura organizzativa: problemi gestionali, psicosociali e l’individuazione dei rischi professionali.

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PuntoSicuro ha già presentato diversi approfondimenti tratti dagli interventi che si sono tenuti al sesto seminario di aggiornamento dei professionisti Contarp (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione), interventi che hanno spaziato dalla valutazione del rischio associato a particolari agenti, ai sistemi per la gestione della sicurezza sul lavoro, alla consulenza alle aziende in tema di prevenzione.



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L’intervento di cui ci occupiamo oggi - pubblicato dall’Inail insieme agli altri atti del convegno – si intitola “Sviluppo di uno strumento di valutazione della cultura della sicurezza nelle PMI ai fini della prevenzione dei rischi legati all’organizzazione” ed è stato presentato da R. Luzzi, G. Fois, M. Demichela e N. Piccinini.

Il progetto di ricerca descritto nell’intervento ha l’obiettivo di realizzare “un modello per la valutazione quantitativa della cultura della sicurezza nelle piccole e medie imprese, prendendo in considerazione tutti i fattori, interni ed esterni ad un ambiente di lavoro, che possano determinare le condizioni favorevoli per il verificarsi di incidenti, quasi incidenti e infortuni”. Dunque uno strumento di natura organizzativa e gestionale che, ispirato ai principi di responsabilità sociale delle imprese, “permetta di definire misure preventive mirate”.

Il documento ricorda che la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è oggetto di studi multidisciplinari e le soluzioni alle diverse problematiche sono “ricercate seguendo percorsi nuovi”. Infatti gli approcci tecnologici, “rivolti alla riduzione dei rischi agendo sui processi produttivi, considerando gli impianti, i macchinari, i materiali e le sostanze”, sono oggi spesso affiancati da approcci innovativi che considerano “gli aspetti organizzativi ed i fattori umani, ispirati ad una concezione sempre più ampia dell’ergonomia quale scienza che non esamina solo l’interazione fisica uomo-macchina-ambiente di lavoro, ma che include anche aspetti psicologici e comportamentali”.
In questo senso ci si rende conto che la centralità della persona è “uno dei presupposti necessari per il benessere non solo dell’individuo, ma anche dell’organizzazione” e viene sottolineata “l’importanza dei fattori psicosociali nella determinazione dei rischi nei contesti lavorativi”.
Seguendo questi percorsi la tutela della salute del lavoratore si potrà raggiungere nella misura in cui la cultura della sicurezza aziendale riuscirà a incidere sulle modalità in cui il lavoratore si relaziona al compito ed all’ambiente lavorativo.
La diffusione di modelli organizzativi ispirati ai principi della responsabilità sociale delle imprese o dei sistemi di gestione, ha aumentato la richiesta di “strumenti di natura organizzativa e gestionale che permettano di monitorare i fattori di rischio relativi agli aspetti comportamentali”.
Il percorso di ricerca descritto nel documento procede attraverso l’osservazione, la descrizione ed il monitoraggio di tutti i fattori, interni ed esterni ad un ambiente di lavoro, potenzialmente in grado di scatenare incidenti, quasi incidenti e infortuni.

Dalle ricerche relative al fenomeno infortunistico e condotte in collaborazione con l’INAIL è emerso come:
- “per un gran numero di incidenti e infortuni la relazione causa - conseguenza sia dinamica e non lineare;
- questa non linearità sembri dipendente da fattori organizzativi e gestionali, quali il livello di cultura della sicurezza, la presenza di rischi sfumati, come i rischi psicosociali (condizioni contrattuali precarie, turni di lavoro stressanti, ecc.), la gestione stessa della sicurezza in azienda, formalizzata in un SGSL o meno;
- le informazioni relative ai suddetti fattori siano spesso qualitative, imprecise e perfino contraddittorie;
- siano ancora carenti le procedure sia di raccolta di dati relativi ai fattori organizzativi e gestionali”;
- “manchi uno strumento di valutazione dei rischi organizzativi e gestionali”.
L’intervento sottolinea come “l’evidenza finalmente posta sui rischi psicosociali rappresenta un cambiamento di approccio alla gestione della sicurezza in azienda”; in particolare i rischi psicosociali o trasversali - rischi derivanti da una “disfunzione nelle interazioni di tipo ergonomico, organizzativo e psicologico” - possono provocare danni sia per la sicurezza che per la salute dei lavoratori.
In questo senso la fase di identificazione dei rischi deve riguardare “sia le fonti di pericolo sia le persone o classi di persone esposte, con l’obiettivo di identificare i fattori di rischio di tipo tecnico (macchine, processi, impianti, agenti nocivi, ecc.), di tipo organizzativo (struttura delle postazioni, interazione uomo-macchina, ecc.) e gestionale (risorse umane, leadership, comunicazione)”. Per questo momento possono essere “utilizzate tecniche di indagine i cui elementi fondamentali riguardano:
- la raccolta organizzata e strutturata di tutte le informazioni utili;
- l’analisi e le ispezioni delle macchine, dei processi, delle postazioni di lavoro e dell’organizzazione del lavoro;
- le interviste a tutti i lavoratori per raccogliere informazioni utili e mirate sulla realtà produttiva”.
E il progetto di ricerca prevede la messa a punto di un sistema di raccolta di informazioni per:
- “l'approfondimento delle dinamiche infortunistiche, con lo scopo di evidenziare i fattori organizzativi e gestionali che hanno contribuito all’incidente;
- un modello di valutazione quantitativa dei suddetti fattori di semplice utilizzo;
- un sistema di supporto alle decisioni in seguito alle valutazioni effettate con lo strumento sopra descritto, a fini preventivi”.
 
In particolare gli autori individuano tre aree che, tratte dalla letteratura sull’argomento, possono essere utilizzate come base del nuovo strumento:
- “sviluppo di strumenti di misura dello stress individuale accreditati da modelli scientifici”;
- “individuazione delle cause dello stress lavorativo/organizzativo con una metodologia d’indagine specifica: un esempio può derivare dalla definizione del fenomeno del burnout, che rappresenta una specifica sindrome da stress cronico”;
- sviluppo di un approccio multidimensionale per l’analisi del contesto organizzativo, che consente di individuare e definire lo stato di benessere dell’organizzazione: ne derivano strumenti il cui oggetto è l’individuazione di un ampio raggio di dimensioni lavorative e di fonti di pericolo per la salute dei lavoratori”.

Rimandando alla lettura del documento originale, che fornisce utili esempi e indicazioni, gli autori concludono che un approccio globale a questi temi richiede “sia un profondo consenso costruito e condiviso tra i vari protagonisti del processo, sia cambiamenti nelle culture organizzative, fra i partner sociali, le aziende e i lavoratori stessi”.
Il risultato atteso da questo studio è quindi uno strumento metodologico (concretizzabile in un software applicativo informatico) che consenta agli ispettori del lavoro, ma anche alle aziende che vorranno utilizzarlo a fini preventivi, di:
-  “valutare il livello di cultura della sicurezza nell’ambiente di lavoro;
-  valutare il livello della gestione della sicurezza, formalizzata o meno in un SGSL;
-  individuare gli interventi migliorativi sia della cultura della sicurezza (ambiente, formazione e informazione) che di gestione utili a ridurre il livello di rischio lavorativo;
-  valutare l’effettiva efficacia di tali interventi”.



“Sviluppo di uno strumento di valutazione della cultura della sicurezza nelle PMI ai fini della prevenzione dei rischi legati all’organizzazione”, a cura di R. Luzzi, G. Fois (INAIL - Direzione Regionale Piemonte - Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione),  M. Demichela e N. Piccinini (SAfeR- Centro Studi su Sicurezza, Affidabilità e Rischi - Dip. Scienza dei Materiali e Ingegneria Chimica - Politecnico di Torino), tratto dagli atti del sesto seminario di aggiornamento dei professionisti Contarp (formato PDF, 141 kB).



Tiziano Menduto
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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