Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Logo PuntoSicuro
  • Iscriviti
  • Abbonati ora
  • Accedi
Il quotidiano sulla sicurezza
  • Home
  • Articoli
    • Sicurezza sul lavoro
    • Incendio, emergenza e primo soccorso
    • Security
    • Ambiente
    • Sicurezza
    • Tutti gli articoli
  • Documenti
  • Banca Dati
    • Banca Dati PuntoSicuro
    • Servizio di attestazione
    • Servizio I tuoi preferiti
  • Approfondimenti
    • Normativa sicurezza sul lavoro: D. Lgs. 81/2008
    • Normativa antincendio: D.M. 10 marzo 1998
    • Normativa primo soccorso: D.M. 388/2003
    • Protezione Dati Personali: GDPR 2016/679
    • Normativa Accordi Stato Regioni
    • Normativa Coronavirus
  • FORUM
  • PUBBLICITÀ

Area riservata:

Password dimenticata?
Username dimenticato?

Per utilizzare questa funzionalità di condivisione sui social network è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'.

Accetta i cookie


Crea PDF

Lavorare da casa: solo benefici?

Lavorare da casa: solo benefici?
Massimo Servadio

Autore: Massimo Servadio

Categoria: Rischio psicosociale e stress

30/09/2020

Lo smartworking è una buona soluzione, ma si corre il rischio di sviluppare una sindrome da Workaholism: cos’è e quali sono i sintomi più ricorrenti?

Lavorare da casa: solo benefici?

Lo smartworking è una buona soluzione, ma si corre il rischio di sviluppare una sindrome da Workaholism: cos’è e quali sono i sintomi più ricorrenti?

Prima dell’emergenza Coronavirus a lavorare da casa in Italia si contavano circa 570 mila persone, corrispondenti al 2% dei dipendenti, contro il 20,2 % del Regno Unito, il 16,6% della Francia e l’8,6% della Germania.

 

Dopo l’esplosione della pandemia, nel giro di due settimane, il Ministero del Lavoro ci comunica che 554.754 lavoratori sono stati mandati a lavorare da casa: ad oggi, questo risulta essere il più grande esperimento di lavoro a distanza mai attuato nel nostro Paese!

 

Si è trattata di una situazione senza precedenti, che ha “obbligato” buona parte dei lavoratori a riadattare il proprio stile di vita e di lavoro, talvolta anche con risvolti positivi. Infatti, lavorare da casa ha comportato una serie di vantaggi sia per l’azienda che per i dipendenti, tradotti concretamente in minori giorni di assenza, minori costi, maggiore rispetto delle scadenze e maggiore efficienza sul lavoro. Altre conseguenze, non di meno conto, hanno riguardato la possibilità per i lavoratori di trascorrere più tempo con le rispettive famiglie, mangiare in maniera più sana e praticare esercizio fisico. Situazione che, almeno all’apparenza, sembra  sottolineare un migliore livello di soddisfazione generale.

 

Per avere però un quadro chiaro e omnicomprensivo della situazione, è necessario analizzare anche l’altra faccia della medaglia. Infatti, alcune ricerche recenti hanno messo in luce come il periodo di lockdown che ci ha costretto ad abbandonare la nostra usuale postazione di lavoro non sia stato tutto rose e fiori. Le analisi hanno rilevato come questa nuova tipologia di lavoro tenda a diminuire lo spazio fisico e psicologico tra vita privata e lavorativa, rendendo di fatto il lavoratore iperconnesso (e non solo per l’utilizzo delle piattaforme digitali quali Zoom, Microsoft Teams, Google Meet e altre). Questo può avere effetti positivi (in termini di mobilità, produttività e multitasking), ma fa diventare più evidenti anche le negatività legate all’aumento dello stress lavoro-correlato e delle patologie ad esso connesse.

 

Pubblicità
Lavoratori - Aggiornamento - Lo stress da pandemia - 1 ora
Lavoratori - Lavoratori - Aggiornamento - Lo stress da pandemia - 1 ora
Corso online di aggiornamento per lavoratori che si trovano a gestire situazioni di stress in emergenza. Costituisce quota dell'aggiornamento quinquennale di 6 ore.
 

Alcune interviste effettuate a campioni di lavoratori hanno evidenziato come molti di questi:

  • Abbiano lavorato almeno un’ora in più al giorno: ossia circa 20 ore (quasi 3 giorni) in più al mese;
  • Abbiano iniziato le giornate in anticipo per terminarle più tardi, andando oltre le canoniche 8 ore;
  • Si siano sentiti spinti a rispondere più rapidamente e ad essere disponibili online più a lungo del normale;

 

Ancora e più in generale:

  • Si siano sentiti più ansiosi e stressati per il proprio lavoro rispetto a prima;
  • Abbiano avuto difficoltà a staccare la spina a fine giornata.

 

Tutti segnali, questi, che evidenziano come si possa incorrere nel rischio di sviluppare una sindrome da Workaholism.

 

Il termine è stato coniato da Oates, come unione delle parole “work” (lavoro) e “alcoholism” (alcolismo) e si riferisce a persone la cui necessità di lavoro è diventata così forte che può costituire un pericolo per la loro salute, la felicità personale, le relazioni interpersonali e il funzionamento sociale. Nonostante la sindrome venga definita anche “work addiction” (letteralmente “dipendenza da lavoro”), essa si differenzia dalle classiche dipendenze comportamentali, poiché non si riferisce, come per l’uso di sostanze, al ricorso ad un agente esterno per l’ottenimento diretto di un appagamento istantaneo, bensì ad un’attività che richiede uno sforzo finalizzato alla produzione di un lavoro o di un servizio, per il quale si prevede una remunerazione.

 

I sintomi più ricorrenti nel Workaholism sono:

  • Tempo eccessivo dedicato volontariamente e consapevolmente al lavoro (più di 12 ore al giorno, compresi week end e vacanze) non dovuto a esigenze economiche o a richieste lavorative;
  • Pensieri ossessivi e preoccupazioni collegati al lavoro (scadenze, appuntamenti, timore di perdere il lavoro);
  • Poche ore dedicate al sonno notturno con conseguenti irritabilità, aumento di peso, disturbi psicofisici;
  • Impoverimento emotivo, sbalzi di umore e facile irritabilità;
  • Sintomi di astinenza in assenza di lavoro (ansia e panico);
  • Abuso di sostanze stimolanti come la caffeina.

 

È interessante notare come, al di là delle differenze individuali che contribuiscono a definire un identikit di lavoratore workaholic, ci sono anche aspetti culturali. Nella “Società della Rete”, infatti, che ha costruito la cultura della connessione, il lavoro può seguire la risorsa umana in qualsiasi luogo. La tecnologia, quindi, diventa un mezzo che (col)lega all’ufficio. Negli ultimi decenni, la tecnologia ha reso il Workaholism più diffuso che mai. Questo accade anche perché, culturalmente, essere “occupati” è un distintivo di onore.

 

Si intuisce, allora, come questo fenomeno, seppur messo in evidenza da una situazione di emergenza, non sia legato solo alla modalità con cui si lavora: viviamo infatti nell’epoca del 24/7, cioè siamo vigili e in una modalità “always on” 24 giorni su 24 e 7 giorni su 7.

 

Questa problematica risulta ancora in buona parte sconosciuta sul territorio italiano, anche se in altri Paesi il fenomeno è diffuso da diversi decenni. In Giappone ad esempio, anni di studi hanno portato a identificare il fenomeno con il nome di “Karōshi” (morte da superlavoro): è largamente diffuso ed è causa di decessi a seguito di infarti cardiaci e ischemici, dovuti alle eccessive ore di lavoro e alle condizioni lavorative stressanti.

 

Risulta evidente come l’era digitale e le caratteristiche e le modalità del lavoro odierno comportino “nuovi” rischi per il lavoratore, a maggior ragione in questo momento dove si stanno sviluppando delle problematiche connesse a questi rischi e sembra che molte realtà stiano ricorrendo ad una modalità di lavoro “ibrida” (facendo i dovuti scongiuri di un nuovo lockdown): metà lavoro a casa, metà in ufficio.

 

In conclusione, lavorare da casa sembra un’ottima strategia per fronteggiare una crisi di qualsiasi natura (dalla pandemia alla crisi economica) agevolando l’azienda, ma anche il lavoratore. Non bisogna, però, dimenticare di supportare e porre la giusta attenzione alle “vulnerabilità” lavorative.

 

Massimo Servadio

Psicoterapeuta Sistemico Relazionale e Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni

 




Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

I contenuti presenti sul sito PuntoSicuro non possono essere utilizzati al fine di addestrare sistemi di intelligenza artificiale.

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'


Pubblica un commento

Rispondi Autore: Anna Guardavilla immagine like - likes: 0
30/09/2020 (09:06:04)
Complimenti Massimo. Come sempre ritrovo nei tuoi scritti la lucidità e la saggezza di chi sa che ogni fenomeno ha tanti risvolti diversi e sa metterlo in luce con equilibrio ed efficacia.
Un caro saluto. Anna
Autore: massimo servadio
03/10/2020 (07:22:48)
Grazie Anna!
Cari saluti
Massimo
Rispondi Autore: Ricky immagine like - likes: 0
04/10/2020 (09:59:35)
Articolo molto interessante, tanti di questi “sintomi” si possono ritrovare nelle grandi città . Ad es. si parla per ridere del “milanese imbruttito”, ma c’è davvero un problema di fondo reale : tante persone sembra non riescano mai a vedere una fine della giornata lavorativa e quindi smanettando continuamente con smartphone ecc anche se palesemente inutile ... sicuramente aziende e la società in genere spingono perché sia così ...
Rispondi Autore: Khlifi fathi immagine like - likes: 0
19/10/2024 (22:34:26)
Cerco lavoro qualsiasi
Rispondi Autore: Khlifi fathi immagine like - likes: 0
19/10/2024 (22:35:23)
Cerco lavoro mascherina fare a casa

Pubblica un commento

Banca Dati di PuntoSicuro

Banca dati, normativa sulla sicurezza

Altri articoli sullo stesso argomento:

Sul reato di epidemia dolosa o colposa: due casi esemplari

Covid-19: nei primi 10 mesi del 2022 denunciate oltre 100mila infezioni

Sulle conseguenze per il rifiuto di indossare la mascherina protettiva

Cosa ci ha insegnato la pandemia: l’importanza della sanificazione


Forum di PuntoSicuro Entra

FORUM di PuntoSicuro

Quesiti o discussioni? Proponili nel FORUM!

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Notizie FLASH

17APR

Stop al riconoscimento facciale nella formazione online

15APR

Riduzione delle emissioni negli edifici in Europa e ruolo dell’ETS2

14APR

PFAS e malformazioni congenite

Consulta gli ultimi documenti della Banca Dati

Banca dati, normativa sulla sicurezza
17/04/2026: Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro - Guidance for the health surveillance and biomonitoring of workers exposed to lead and its compounds – 2026
17/04/2026: ENISA - The ENISA Cybersecurity Exercise Methodology - End-to-end guide on how to plan, run and evaluate an exercise
16/04/2026: Impatti del progetto Worklimate 2.0 per le attività di prevenzione e regolazione - Worklimate 2.0 – Temperature estreme e impatti su salute, sicurezza e produttività aziendale - Strategie di intervento e soluzioni tecnologiche, informative e formative- Giovanna Bianco e Andrea Bogi
16/04/2026: PARLAMENTO EUROPEO E CONSIGLIO - REGOLAMENTO (UE) 2024/1252 dell’11 aprile 2024 che istituisce un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche e che modifica i regolamenti (UE) n. 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1724 e (UE) 2019/1020. Critical Raw Materials Act (CRM Act).
ACCEDIABBONATI ORA

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

Articoli per categorie


ALCOL E DROGHE

Alcol e lavoro: costruzioni e trasporti tra i settori più a rischio


DUVRI

L’importanza di valutare le interferenze nei contratti di appalto


MOVIMENTAZIONE CARICHI

Movimentazione manuale dei carichi durante l'attività lavorativa


RISCHIO ELETTRICO

Linee elettriche aeree: infortuni gravi e prevenzione sul lavoro


TUTTE LE CATEGORIE

Per visualizzare questo banner informativo è necessario accettare i cookie della categoria 'Marketing'

PuntoSicuro Media Partner

PuntoSicuro Media Partner Healthy Workplaces

REDAZIONE DI PUNTOSICURO

  • Direttore: Luigi Meroni

  • Redazione: Federica Gozzini e Tiziano Menduto

CONTATTI

  • redazione@puntosicuro.it

  • (+39) 030.5531825

CHI SIAMO

  • Cos'è PuntoSicuro
  • Newsletter
  • FAQ Newsletter
  • Forum
  • Video PuntoSicuro
  • Fai pubblicità su PuntoSicuro

PUNTOSICURO È UN SERVIZIO

Logo Mega Italia Media

SEGUICI SUI SOCIAL

FacebookTwitterLinkedInInstagramYouTubeFeed RSS

PuntoSicuro è la testata giornalistica di Mega Italia Media. Registrazione presso il Tribunale di Brescia, n. 56/2000 del 14.11.2000 - Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n. 16562. ISSN 2612-2804. È sito segnalato dal servizio di documentazione INAIL come fonte di informazioni di particolare interesse/attualità, è media partner della Agenzia Europea per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro EU-OSHA per le campagne di sensibilizzazione su salute e sicurezza.
I contenuti degli articoli possono contenere pareri personali degli autori. Non si risponde per interpretazioni che dovessero risultare inesatte o erronee.
I documenti della Banca dati di PuntoSicuro non possono essere considerati testi ufficiali: una norma con valore di legge può essere ricavata solo da fonti ufficiali (es. Gazzetta Ufficiale). Per informazioni su copyright e modalità di consultazione: Condizioni di abbonamento.
I prodotti e i servizi pubblicitari sono commercializzati da Punto Sicuro con queste Condizioni di vendita.

Mega Italia Media S.p.A. | Via Roncadelle, 70A - 25030 Castel Mella (BS) - Italia
Tel. (+39) 030.2650661 | E-Mail: info@megaitaliamedia.it | PEC: megaitaliamedia@legalmail.it
C.F./P.Iva 03556360174 | Numero REA BS-418630 | Capitale Sociale € 500.000 | Codice destinatario SUBM70N | Codice PEPPOL 0211:IT03556360174

Privacy Policy | Cookie Policy | Dichiarazione di accessibilità