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Imparare dagli errori: infortuni lavorativi e attività di pesca professionale
Brescia, 19 Feb – Con oltre 8.300 km di costa, nel nostro Paese la pesca è ancora un comparto lavorativo molto importante. Un comparto che, con più di 20.000 persone occupate, contribuisce significativamente al PIL nazionale.
Purtroppo il settore presenta anche rischi elevati per la salute e la sicurezza degli operatori e diversi documenti pubblicati in questi anni ricordano che si registra una forte sotto-denuncia dei danni sul lavoro, a causa dei contratti generalmente utilizzati e delle carenze normative attuali.
Proprio in considerazione dell’alto tasso di infortuni nel settore, iniziamo oggi un brevissimo viaggio di approfondimento con la nostra rubrica “ Imparare dagli errori”, dedicata al racconto delle dinamiche degli infortuni professionali.
Ci soffermeremo, in questa prima puntata, non solo su alcuni eventi incidentali, ma anche su alcune analisi e dati, relativi alla situazione dei lavoratori del mare, presentati in documenti e rapporti prodotti dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro ( Inail).
Questi gli argomenti affrontati nell’articolo:
- Esempi di infortuni lavorativi nelle attività sui motopescherecci
- Attività di pesca professionale: criticità e prospettive future
Esempi di infortuni lavorativi nelle attività sui motopescherecci
Per raccogliere alcuni esempi di infortuni facciamo riferimento all’ebook CIIP “ Oltre la rete. Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca professionale” che, come raccontato nei nostri articoli, offre molti spunti per migliorare la prevenzione di infortuni e malattie professionali nel settore.
In particolare, ci soffermiamo sul capitolo 8, a cura di Alessandro Giomarelli (Direttore UOP Tecnici PISLL Asl Toscana sud est, area Grosseto), dal titolo “Il motopeschereccio: un ambiente a rischio”, un capitolo che oltre a descrivere i tanti rischi presenti sui motopescherecci si sofferma anche su alcune specifiche tipologie di incidenti, anche non connessi direttamente con le attività di pesca.
Il primo caso raccontato riguarda lo “scivolamento fuori bordo per lavori di piccola manutenzione dell'attrezzatura di pesca durante la fase di trasferimento del peschereccio sul luogo di pesca”.
In questo caso il lavoratore “stava lavorando sul divergente di dritta” (il divergente è un’attrezzatura da pesca) “appoggiato in maniera orizzontale sulla murata dell'imbarcazione. Il marinaio aveva i piedi sulla coperta del motopesca” (imbarcazione a motore progettata per l'attività di pesca professionale), “appoggiato con la pancia sul divergente”.
Il documento indica che il lavoratore “era privo dei DPI” e “va inoltre fatto presente che i cavi di acciaio collegati al divergente e comandati da verricello in quel momento erano privi di freno. Durante questa attività di lavorazione sul divergente, lo stesso si è rivoltato provocando la caduta in mare del marittimo”.
A questo punto “il comandante del peschereccio tentava di afferrare per le gambe l’infortunato con l’intento di evitargli di cadere in mare, ma nello stesso tempo veniva investito dalle catene di ritenuta del divergente nelle quali rimaneva intrappolato finendo anch’egli fuori bordo. Dopo vari tentativi, il comandante riusciva a liberarsi dalle catene e a raggiungere a nuoto il marinaio del quale sentiva la voce e che si trovava a circa 20/30 metri da lui. Raggiunto l’infortunato, ha cercato di calmarne il forte stato di agitazione e lo ha alleggerito togliendogli i vestiti. In seguito, appoggiandolo al proprio corpo, ha iniziato a nuotare verso l’imbarcazione che, nel frattempo, aveva arrestato il proprio moto grazie all'intervento di altri marinai. L'imbarcazione era ben visibile perché aveva tutte le luci accese. Raggiunto il natante, il comandante si faceva passare dal mozzo la cima denominata Ghia per legarla al corpo dell’infortunato. Il comandante saliva a bordo e iniziava, tramite l’aiuto del verricello, a issare a bordo il corpo del lavoratore ormai privo di conoscenza”.
Il quarto caso presentato nel documento riguarda, invece, un incidente molto diverso, un “infortunio mortale per esplosione durante operazioni di manutenzione in porto”.
Si indica che “alle 13,30 il responsabile del cantiere e persona che si occupava delle operazioni di coibentazione avevano ripreso i lavori avviati dalla mattinata riguardanti la coibentazione della cella congelatore di un motopesca. Il lavoro consisteva nel fissare sulle pareti alcune lastre lisce in vetroresina semitrasparente. Dopo il fissaggio, venivano praticati dei buchi sulla lastra attraverso i quali veniva iniettata schiuma poliuretanica monocomponente espansa. L’operazione avveniva con l’ausilio di una bomboletta spray da 750 ml. che conteneva il prodotto, dotata di tubicino erogatore necessario per riempire e coibentare gli spazi tra la lastra e la paratia metallica”.
Alle ore 14,30 – continua il racconto della dinamica dell’infortunio – “mentre il responsabile del cantiere era impegnato nella cella congelatore, giungeva sulla motobarca l’armatore dell’imbarcazione, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori. Dopo poco, mentre il responsabile del cantiere si recava negli uffici della Società per prendere un caffè gli si avvicendava nella cella frigo suo figlio per eseguire lavori di carpenteria (doveva procedere nella cella congelatore a installare in un apposito alloggiamento al centro del pavimento un pozzetto in acciaio inox per la raccolta e convogliamento delle acque di scolo all’esterno della motobarca)”.
In particolare “nell’eseguire l’inserimento di questo pozzetto metallico da fissare nel pavimento, secondo quanto dichiarato dall’armatore presente al momento dell’incidente, notava qualche imperfezione nell’alloggiamento che impediva alla cassetta di entrare nello stesso. Per questo chiedeva all’armatore, una mola angolare per procedere probabilmente ad un lavoro di smerigliatura sulle parti metalliche che impedivano l’alloggiamento del pozzetto. Mola che l’armatore non trovava in coperta, ma che lo stesso operaio trovava nella cella congelatore lasciata probabilmente dal padre. Dopo quest’ultimo contatto, l’armatore che era in coperta ha sentito in sequenza prima il rumore di avvio di una mola angolare e a seguire una violenta esplosione (che investiva l’operaio, causandone il decesso). Lo stesso armatore veniva investito da un nugolo di detriti e da una fiammata, riportando ferite e ustioni in più punti del corpo”.
Attività di pesca professionale: criticità e prospettive future
Dopo aver raccontato due incidenti molto diversi avvenuti nell’ambito di attività su motopescherecci e prima di soffermarci, lo faremo in una prossima puntata, su alcuni suggerimenti per la prevenzione, raccogliamo alcuni spunti di analisi che riguardano i lavoratori del mare.
Lo facciamo, ad esempio, attraverso quanto indicato nel documento Inail “ Gli infortuni dei lavoratori del mare”, pubblicazione a cura di Antonio Leva, Diego De Merich, Mauro Pellicci, Daniele De Santis, Alessandro Di Francesco, Giulia Forte, Claudio Scarici, Rita Vallerotonda, Giuseppe Campo.
Si indica che alcuni dati di contesto evidenziano che la pesca non solo è riuscita a fronteggiare meno di altri comparti le crisi economiche di questi decenni ma sono presenti una “serie di criticità che rallentano la modernizzazione delle imprese ed il derivante miglioramento organizzativo e delle condizioni di sicurezza e salute sul lavoro”. E tali criticità coinvolgono i seguenti aspetti:
- l’età media dei lavoratori del settore, “dovuta ad un limitato ricambio generazionale, peraltro comune anche ad altri due settori (costruzioni ed agricoltura), e ad una perdita di immagine del profilo professionale tra le giovani generazioni;
- la scarsa inclinazione delle imprese all’innovazione tecnico-organizzativa, evidenziata dai bassi investimenti per posto di lavoro;
- gli eccessivi oneri burocratici ed economici per adeguarsi agli obblighi legislativi;
- i livelli insufficienti di formazione e informazione fra gli operatori;
- le caratteristiche strutturali delle imprese (piccole o piccolissime dimensioni, con frammentazione territoriale e modelli organizzativi fragili);
- la difficoltà di dialogo tra le istituzioni e il mondo imprenditoriale;
- il declino del settore (diminuzione della produzione, delle imbarcazioni e degli addetti), dovuto alla competizione dei mercati asiatici, alla diminuzione degli stock ittici nazionali, all’aumento del prezzo dei combustibili ed al rialzo dei costi di distribuzione;
- l’insufficiente attenzione alle variabili macroeconomiche in grado di influenzare le performance gestionali delle imprese sia a livello di produttività sia a livello di gestione della sicurezza e salute a bordo”.
Veniamo poi ad un documento Inail più recente, del 2024, il documento “ Secondo rapporto sui lavoratori marittimi. Attività e fattori di rischio dei lavoratori del mare”, a cura di Giuseppe Campo, Mauro Pellicci, Diego de Merich, Antonio Leva, Daniele De Santis, Rita Vallerotonda, Giulia Forte, Claudio Scarici, Giorgio Di Leone, Saverio Falco e Lorenza Fiumi.
Questo rapporto sui lavoratori marittimi, che offre una panoramica globale della sicurezza e della salute nel settore, riporta alcuni messaggi chiave che si soffermano su diversi aspetti salienti che emergono dallo studio dell’Istituto.
Ad esempio, si indica che se l’analisi del contesto può fornire elementi utili per identificare i fattori esterni che possono favorire il miglioramento della prevenzione, “fra i meccanismi considerati dalle imprese come più efficaci per stimolare i cambiamenti sul lavoro si individuano la conformità legislativa, gli incentivi economici e la informazione/formazione su buone pratiche procedurali, tecniche ed organizzative. Tali considerazioni aprono una riflessione sui modelli sistemici applicabili al complesso settore marittimo-portuale per definire il collegamento tra i fattori di contesto e le azioni e i meccanismi realizzabili negli interventi di prevenzione per ottenere benefici sostenibili in tema di salute e sicurezza dei lavoratori”.
Si indica poi che per una riflessione a tutto campo sulla sicurezza del cosiddetto ciclo nave, che riguardi le interferenze tra i lavoratori marittimi e le altre occupazioni, “bisognerebbe analizzare le informazioni concernenti gli infortuni che, benché riconducibili ad altre attività economiche, derivano da compiti che si frappongono alle azioni dei lavoratori marittimi, ad esempio vari infortuni nei settori del Movimento merci relativo a trasporti marittimi e fluviali, della Riparazione e manutenzione di navi e imbarcazioni e dei Servizi connessi al trasporto marittimo e per vie d'acqua”.
Inoltre si segnala che le informazioni riguardanti le malattie professionali dei lavoratori marittimi risentono della circostanza che, sul versante assicurativo, esse sono registrate su due diversi archivi: quello della gestione ‘Industria e Servizi’ e quello ‘ex Ipsema’”. E si ricorda che i sistemi di sorveglianza Malprof e Marel di Inail Ricerca “offrono elementi integrativi per lo studio del fenomeno: il primo raccoglie le segnalazioni di presunta patologia professionale che pervengono ai Servizi di prevenzione delle Asl e le rapporta alla storia lavorativa del soggetto, il secondo registra gli agenti ed i fattori di rischio delle malattie segnalati dagli ambulatori di medicina del lavoro”. Mentre un ulteriore contributo conoscitivo può derivare dalla integrazione informativa con altre fonti “quali la banca-dati AMINAVI dell’Istituto di ingegneria del mare del Cnr. Essa, infatti, contiene notizie sulle unità navali, sulla presenza di amianto a bordo e sui casi di malattia subiti dai lavoratori dell’equipaggio”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale di tutti i documenti citati che riportano ulteriori informazioni utili ad approfondire la situazione infortunistica e le possibili strategie per migliorare la prevenzione, e che riportiamo di seguito.
Scarica i documenti da cui è tratto l'articolo:
- Inail, “ Gli infortuni dei lavoratori del mare”, a cura di Antonio Leva, Diego De Merich, Mauro Pellicci, Daniele De Santis, Giulia Forte, Claudio Scarici, Rita Vallerotonda, Giuseppe Campo (Inail - Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale) e Alessandro Di Francesco (Inail - Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici) - edizione 2018 (formato PDF, 1.19 MB).
Vai all’area riservata agli abbonati dedicata a “ Sicurezza e infortuni dei lavoratori del mare”. - CIIP, “ Oltre la rete. Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca professionale”, eBook curato da Giorgio Di Leone, Susanna Cantoni ed Enrico Cigada, con la collaborazione di Lalla Bodini, Alberto Baldasseroni, Francesco Carnevale, Francesca Biondo, Diego De Merich, Alessandro Piacquadio, Angelo Delogu, Saverio Falco, Alessandro Giomarelli, Mauro Pellicci, Elio Munafò, Francesco Draicchio, Alessio Silvetti, Eugenio Padalino, Pietro Masia, Daniela Colombini, edizione 2023 (formato PDF, 7.59 MB).
- Inail, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, “ Secondo rapporto sui lavoratori marittimi. Attività e fattori di rischio dei lavoratori del mare”, a cura di Giuseppe Campo, Mauro Pellicci, Diego de Merich, Antonio Leva, Daniele De Santis, Rita Vallerotonda, Giulia Forte e Claudio Scarici (Inail, Dimeiula), Giorgio Di Leone e Saverio Falco (Asl Bari - Spesal area nord) e Lorenza Fiumi (Cnr - Istituto ingegneria del mare) - edizione 2024 (formato PDF, 4.19 MB).
Vai all’area riservata agli abbonati dedicata a “ Secondo rapporto sulla sicurezza e infortuni dei lavoratori del mare”.
Tiziano Menduto
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