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Strategia nazionale SSL: come affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro
Roma, 25 Feb – L’approvazione della Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, come ricordato nei nostri articoli rappresenta sicuramente un passaggio importante per il sistema italiano della prevenzione.
Tuttavia per giudicare e commentare il documento relativo alla Strategia nazionale, approvato nel mese di dicembre 2025 nel corso di una riunione del Comitato per l’indirizzo e il coordinamento della vigilanza (ex art. 5 del D.lgs. 81/2008), presieduto dal Ministro della Salute, è necessario fare alcuni approfondimenti.
In precedenti articoli abbiamo cominciato a presentare brevemente gli assi strategici e a riprendere informazioni sul sistema istituzionale per la prevenzione, oggi ci soffermiamo sul primo asse, dedicato ai cambiamenti del mondo del lavoro.
L’articolo affronta i seguenti argomenti:
- Strategia Nazionale SSL: i cambiamenti del mondo del lavoro
- Strategia Nazionale SSL: anticipare e gestire i rischi
- Strategia Nazionale SSL: fronteggiare i rischi tradizionali
Strategia Nazionale SSL: i cambiamenti del mondo del lavoro
Nella presentazione del primo Asse strategico, la Strategia nazionale ricorda la profonda evoluzione che sta avvenendo nei sistemi produttivi, legata all’innovazione, all’automazione e alla digitalizzazione, e che sta mutando gli scenari di rischio. A questo si associano “i cambiamenti sempre più rapidi dell'economia, della demografia e della società in generale, che hanno un impatto anche sul mondo del lavoro”.
Inoltre, con l'emergere di nuove forme organizzative, modelli aziendali e industrie, “per una parte dei lavoratori il concetto di luogo di lavoro sta diventando più fluido, ma anche più complesso”. E la natura “di molte mansioni, dei ritmi e dei luoghi di lavoro sta cambiando”. Ad esempio, sulla spinta delle transizioni verde e digitale, “sono nati lavori che non esistevano dieci anni fa, che comporteranno un rilevante cambiamento delle competenze richieste sul mercato del lavoro ed in particolare richiederanno sempre più competenze trasversali, quali quelle cognitive e sociali, in affiancamento a quelle tecniche”.
Anche i cambiamenti demografici, ad esempio connessi all' invecchiamento della forza lavoro, “richiedono di adattare l'ambiente di lavoro e le mansioni alle esigenze specifiche, al fine di ridurre al minimo i rischi di salute e sicurezza”. E il coinvolgimento e la produttività dei lavoratori in età avanzata, “dovrebbe essere favorita l’implementazione del concetto di ‘productive ageing’ del National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH), in raccordo all’approccio TWH, enfatizzando gli aspetti positivi dell’invecchiamento e supportando le organizzazioni nella creazione di contesti di lavoro sani e sicuri che favoriscano il funzionamento ottimale dei lavoratori a tutte le età”.
Si indica anche che i cambiamenti climatici possono “incidere sulla sicurezza e la salute dei lavoratori, ad esempio con le ondate di calore e le altre condizioni metereologiche estreme, l’inquinamento atmosferico e la potenziale diffusione di malattie trasmesse da vettori”.
I progressi tecnologici possono poi offrire ai lavoratori nuove opportunità e mettere “a disposizione dei datori di lavoro e dei lavoratori, compresi quelli anziani o con disabilità, soluzioni digitali per sostenere la salute e il benessere”. Tali progressi “possono offrire maggiori opportunità di migliorare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata sia per le donne, sia per gli uomini e sostenere l'attuazione della tutela della SSL attraverso strumenti accessibili, campagne di sensibilizzazione e ispezioni più efficienti ed efficaci”.
Tuttavia, come abbiamo visto con la campagna europea “ Lavoro sano e sicuro nell’era digitale”, le nuove tecnologie pongono anche una serie di sfide dovute alla crescente variabilità rispetto al momento e al luogo in cui viene svolto il lavoro e ai rischi connessi ai nuovi strumenti e macchinari”.
Ad esempio, si segnala che i rischi derivanti dalla digitalizzazione e dall'uso di macchine “sono rilevanti anche per la salute psicofisica dei lavoratori. L’introduzione di nuove tecnologie in un ambiente in continua evoluzione richiede il continuo adattamento dei lavoratori con conseguente impatto sull’organizzazione del lavoro e, quindi, un potenziale aumento di fattori di rischio di natura psicosociale. L’utilizzo nei luoghi di lavoro di macchine autonome, anche con algoritmi adattivi, immettono nuovi pericoli come quelli di interazione e stress lavoro-correlato derivanti dalle diverse forme di controllo”.
Inoltre, le nuove forme di lavoro e i nuovi modelli aziendali, in particolare quelli connessi all'economia su richiesta (on demand) basata su internet, “richiedono attenzione specifica alle condizioni di lavoro e di SSL di coloro che lavorano per le piattaforme digitali. Sono emergenti nuove professioni, la cui organizzazione dipende da piattaforme digitali (ad esempio i cosiddetti “riders”), rispetto alle quali è necessario approfondire l’analisi del rischio e le conseguenti misure di tutela, alla luce di un quadro normativo che presenta ancora incertezze applicative e tenendo conto di una forte presenza di lavoratori stranieri.
In ogni caso, nell’ambito dell’attuale trasformazione del mondo del lavoro, “risulta comunque imprescindibile mantenere un alto livello di attenzione anche nei confronti dei rischi tradizionali per la salute e la sicurezza sul lavoro la cui rilevanza rimane tuttora elevata, anche se l’introduzione di tecnologie avanzate, l’automazione e la robotizzazione dei processi li abbia parzialmente mitigati, specie in contesti ad alta specializzazione industriale”.
Strategia Nazionale SSL: anticipare e gestire i rischi
In coerenza con il primo obiettivo trasversale delineato dal “ Quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027” – ‘anticipare e gestire il cambiamento nel nuovo mondo del lavoro determinato dalla transizione verde, digitale e demografica’ – si sviluppa, dunque, il primo Asse strategico della Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, dal titolo “Affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro”.
E in ogni Asse strategico convergono poi specifici obiettivi e relative azioni.
Vediamo le azioni connesse all’obiettivo (1.1.) di “Anticipare e gestire i rischi nuovi ed emergenti”:
- “Analizzare il quadro normativo per adattarlo alle nuove forme di lavoro, ai cambiamenti demografici, alle innovazioni tecnologiche e alle transizioni digitale e verde, nonché predisporre e adottare i decreti previsti dal D.lgs. 81/08.
- Individuare le nuove priorità e rafforzare la ricerca nell’area della SSL per una migliore comprensione dell’impatto dei cambiamenti tecnologici (inclusi quelli connessi con l’introduzione dell’utilizzo degli strumenti di Intelligenza artificiale), ecologici, climatici e demografici e delle nuove modalità di lavoro, anticipare l’individuazione e l’attuazione delle azioni preventive, promuovere la multidisciplinarietà e l’implementazione di reti anche internazionali, ottimizzare la trasferibilità dei risultati realizzando una sempre maggiore circolarità tra ricerca e prevenzione.
- Monitorare la qualità delle condizioni di lavoro e la percezione del rischio – a partire dall’implementazione di indagini nazionali periodiche (ad es. Insula, INAIL) - al fine di evidenziare gli aspetti chiave per una gestione efficace della SSL nelle aziende italiane e per promuovere il benessere dei lavoratori, anche alla luce delle condizioni di lavoro e dei cambiamenti intervenuti nel tempo.
- Rafforzare la qualità e l’efficacia della sorveglianza sanitaria anche nell’ottica di genere, dell’inclusività, dell’invecchiamento della popolazione lavorativa, dell’evoluzione del mondo del lavoro, dei rischi, favorendo altresì l’integrazione degli aspetti di SSL con le previsioni di cui al Decreto Ministero della salute del 23 maggio 2022, n. 77.
- Implementare, anche in ottica di genere e di età, la prevenzione dei rischi psicosociali emergenti e specifici di alcuni contesti e tipologie di lavoro particolarmente a rischio, integrandone specifici aspetti nelle prestazioni ospedaliere LEA a vantaggio dei cittadini/lavoratori.
- Integrare i percorsi informativi/formativi con aspetti volti a rafforzare la conoscenza sul fenomeno della violenza e molestie sul lavoro e identificare e programmare misure di prevenzione, anche in ottica di genere e di età, dei comportamenti che possano favorire l’estrinsecazione del fenomeno ed in coerenza con quanto alla L. 4/2021
- Applicare i principi di salute e sicurezza a partire dalla progettazione di nuovi prodotti e tecnologie (Prevention-through-design), anticipandone i rischi e sfruttando le proprietà innovative dei nuovi materiali intelligenti.
- Implementare l’integrazione dell’ambito della tutela della SSL con quello della promozione della salute – nella logica della TWH – anche nell’ottica del rafforzamento dei servizi territoriali e dell’approccio di prevenzione primaria, aspetto strategico e sinergico per il miglioramento della salute pubblica.
- Promuovere l’ampiamento delle misure di flessibilità lavorativa e degli strumenti di conciliazione vita-lavoro come motore di sviluppo e valorizzazione delle aziende.
- Favorire l’approccio One Health, supportato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nella SSL, in ottica di una maggiore visione integrata tra i rischi occupazionali e i rischi da impatto ambientale, ad es. le zone a maggior rischio come i siti di interesse nazionale (SIN).
- Implementare le attività di preparedness volte a individuare – nei diversi contesti lavorativi - procedure, strategie e strumenti che favoriscano un approccio tempestivo, integrato e partecipato da parte delle figure della prevenzione aziendale e extra-aziendale alla valutazione e gestione del rischio in caso di crisi sanitarie future, potenziando il ruolo della SSL nell’ambito della salute pubblica, in coerenza con il Piano nazionale pandemico”.
Strategia Nazionale SSL: fronteggiare i rischi tradizionali
L’Asse Strategico 1 si sofferma poi su un secondo obiettivo (1.2.): “Fronteggiare i rischi tradizionali”.
Queste le azioni indicate:
- “Analizzare i rischi tradizionali alla luce delle nuove conoscenze di danno, dell’evoluzione dei processi lavorativi, della trasformazione degli ambienti di lavoro, della revisione dei limiti di esposizione professionale e in ottica di genere, al fine di individuare adeguate metodologie e strumenti di valutazione e gestione del rischio e per la definizione di efficaci e specifici protocolli di sorveglianza sanitaria.
- Rafforzare le conoscenze sulla modalità di accadimento degli infortuni, specie quelli gravi e mortali, includendo lo studio dei “ near miss”, in particolare nei settori ad elevato e medio impatto infortunistico, anche con riguardo all’utilizzo di macchine e attrezzature di lavoro, quali ad esempio le costruzioni, l’agricoltura, gli ambienti confinati, la logistica, altresì in riferimento al genere, all’età e all’anzianità lavorativa, anche al fine di individuare nuove soluzioni finalizzate alla prevenzione.
- Promuovere un approccio integrato per la prevenzione degli infortuni su strada in occasione di lavoro e in itinere, attraverso: iniziative di informazione e sensibilizzazione sul rischio stradale, rivolte anche agli studenti; percorsi formativi mirati a riconoscere e gestire i fattori di rischio legati alla mobilità lavorativa; criteri di premialità per sostenere interventi volti a mitigare il rischio stradale.
- Garantire l’implementazione dei Piani nazionali edilizia e agricoltura e quelli per la prevenzione dell’esposizione a cancerogeni professionali e sostanze tossiche per la riproduzione, stress lavoro-correlato e patologie muscolo-scheletriche, previsti dal PNP.
- Prevenire, secondo i principi dell’ergonomia, i rischi biomeccanici e muscoloscheletrici anche attraverso la progettazione adeguata della postazione di lavoro e tenendo in considerazione l’interazione uomo-macchina.
- Promuovere l’utilizzo sicuro e responsabile di materiali e sostanze pericolose, agenti cancerogeni e sostanze tossiche per la riproduzione, nelle lavorazioni che comportano una esposizione non evitabile, anche rafforzando la formazione e informazione dei lavoratori.
- Approfondire l’analisi degli eventi infortunistici per comprendere nel dettaglio le criticità e indirizzare in maniera più specifica l’attività di sostegno economico, ricerca, informazione, formazione e addestramento, nonché assistenza mediante i Piani Mirati di Prevenzione.
- Promuovere e rafforzare il sostegno al sistema della pariteticità per potenziare l’attività di sensibilizzazione di tutti i soggetti coinvolti (datori di lavoro, preposti, lavoratori e loro rappresentanti, committenti, ecc.) nonché la capacità di individuare e adottare “soluzioni” finalizzata in particolare alla riduzione del fenomeno infortunistico.
- Continuare a garantire gli strumenti di sostegno alle imprese in materia di salute e sicurezza (bandi Isi e riduzione dei premi), rilevanti opportunità di supporto al sistema produttivo nazionale, considerando anche ulteriori ipotesi di intervento, coerentemente con le azioni del PNP” (il piano nazionale di prevenzione).
Rimandiamo, infine, alla lettura integrale della strategia nazionale che, per quanto riguarda il primo asse strategico, riporta anche le azioni per l’obiettivo 1.3. (Introdurre strategie, strumenti e tecnologie innovative per la prevenzione e la vigilanza a tutela delle situazioni di vulnerabilità).
Ricordiamo, in conclusione, i cinque Assi strategici della Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030:
- Asse Strategico 1: Affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro
- Asse Strategico 2: Rafforzare e incrementare la resilienza del sistema istituzionale
- Asse Strategico 3: Potenziare l’efficacia delle tutele
- Asse Strategico 4: Supportare le micro, piccole e medie imprese
- Asse Strategico 5: Diffondere la cultura della prevenzione
Tiziano Menduto
Scarica il documento di riferimento:
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