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Valutazione del rischio chimico: il rapporto tecnico UNI/TR 11707:2018

Valutazione del rischio chimico: il rapporto tecnico UNI/TR 11707:2018
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Interviste e inchieste

09/11/2018

Pubblicato il nuovo Rapporto Tecnico UNI/TR 11707:2018 che descrive la struttura e le applicazioni pratiche di alcuni modelli di calcolo. Ne parliamo con Elisabetta Barbassa della Contarp Lombardia dell’Inail.

 
Bologna, 9 Nov – Come indicato nel Titolo IX del D.Lgs. 81/2008 la valutazione del rischio chimico va predisposta all’avvio di ogni attività in cui vi sia eventuale presenza di agenti chimici pericolosi e occorre aggiornarla periodicamente. E deve essere realizzata nuovamente in occasione di notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata o, comunque, quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne mostrino la necessità.

 

Il nuovo rapporto tecnico UNI/TR 11707:2018

E per favorire un’idonea valutazione del rischio è stato recentemente elaborato il Rapporto tecnicoDeterminazione dell’esposizione dei lavoratori agli agenti chimici - Analisi di modelli di calcolo ai fini della valutazione del rischio occupazionale da agenti chimici”, pubblicato il 26 aprile 2018, con la denominazione UNI/TR 11707:2018, e che descrive la struttura e le applicazioni pratiche di alcuni modelli.

 

Per presentare questa interessante novità, anche in relazione alla campagna europea 2018-2019 « Salute e sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose», di cui PuntoSicuro è media partner, abbiamo intervistato alla manifestazione “ Ambiente Lavoro” (Bologna, 17-19 ottobre 2018) Elisabetta Barbassa (Contarp Lombardia, Inail) responsabile scientifica a Bologna del workshop Inail “La valutazione del rischio chimico occupazionale alla luce di quanto previsto dal d. lgs. 81/2008: analisi di modelli di calcolo utilizzabili a tal fine”.



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Il rischio chimico
Materiale didattico per la formazione sui rischi specifici dei lavoratori che utilizzano sostanze chimiche (Art. 37 D.Lgs. 81/08)
 

Cosa descrive il nuovo Rapporto tecnico? Effettua una disamina di tutti i modelli disponibili per la valutazione del rischio chimico?

Che valore ha per le aziende? È qualcosa che diventerà una futura norma tecnica?

Qual è la differenza tra modelli di calcolo e valutazione dei rischi? L’applicazione di un modello di calcolo corrisponde ad una valutazione?

Come il Rapporto Tecnico come può essere di supporto per le aziende?

 

Sempre in materia di rischio chimico segnaliamo che questa conversazione con Elisabetta Barbassa segue l’intervista, recentemente pubblicata, a Maria Ilaria Barra (Contarp, Inail) sul tema della nuova versione della norma UNI EN 689:2018Atmosfera nell'ambiente di lavoro – Misura dell'esposizione per inalazione agli agenti chimici – Strategia per la verifica della conformità coi valori limite di esposizione occupazionale”.

 

Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di seguire integralmente la video intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.

 

 

L’intervista di PuntoSicuro a Elisabetta Barbassa

 

 

Raccontiamo di cosa parla questo rapporto tecnico e ricordiamo l’importanza di valutare il rischio chimico nelle aziende…

 

Elisabetta Barbassa:Sì, la valutazione del rischio chimico è una valutazione un po' particolare rispetto ad altri rischi in quanto richiede che all'avvio di una nuova attività deve essere fatta preventivamente e non solo la valutazione ma anche l'attuazione delle misure di prevenzione. (…) E la valutazione del rischio chimico può essere effettuata sia attraverso misurazioni, ma anche attraverso metodi alternativi alle misurazioni. Sto parlando di agenti chimici pericolosi, non di cancerogeni e mutageni, perché nel caso dei cancerogeni e mutageni va sempre fatto una valutazione approfondita del rischio, quindi non si possono utilizzare i modelli di calcolo.

 

Anche la nuova norma UNI EN 689 prevede che si possano utilizzare dei metodi alternativi alle misurazioni che non possono sempre essere effettuate, perché talora non sono disponibili metodiche ufficiali validate per la determinazione delle esposizioni alle sostanze o anche per i costi troppo alti in termini di tempo e di risorse; soprattutto per le piccole medie imprese, per le industrie artigiane in cui c'è una grande variabilità di lavorazioni e anche quindi di modalità di utilizzo dei prodotti chimici. E se bisogna (…) spesso effettuare misurazioni sono previsti diversi metodi alternativi alle misurazioni, tra cui anche i modelli di calcolo, gli approcci delle fasce di rischio o anche l'applicazione di buone pratiche o anche controlli di efficienza sugli impianti …”.

 

Veniamo al rapporto tecnico che mi pare che venga incontro a queste esigenze …

 

E.B.: “Il Rapporto Tecnico - UNI/TR 11707:2018 – è stato pubblicato il 26 aprile del 2018 e descrive la struttura e le applicazioni pratiche di alcuni modelli (Al.Pi.Ris.Ch., Stoffenmanager®, Cheope CLP e Linea Guida Federchimica) che sono stati scelti sia per il differente livello di complessità sia perché sono tutti comunque utilizzabili per effettuare la valutazione del rischio chimico ai sensi del decreto legislativo 81. Quindi tengono in considerazione i modelli previsti dall'articolo 223 del decreto 81”.

 

Cerchiamo di capire cos'è un rapporto tecnico. Che valenza ha? Diventerà una norma tecnica?

 

E.B.: “È un documento tecnico orientativo che ha finalità esclusivamente informative/descrittive e la cui applicazione è solo su base volontaria. (…) Il l rapporto tecnico può anche rimanere come tale, dipende dall'interesse o meno degli stakeholder, quindi di chi ha collaborato alla stesura del rapporto”.

 

(…)

 

Cerchiamo di comprendere la differenza che c'è tra un modello di calcolo e la valutazione dei rischi...

 

E.B.: “Spesso si tende erroneamente a confonderli. Perché i modelli di calcolo sono solo degli strumenti o dei percorsi di facilitazione che sono a disposizione del datore di lavoro per effettuare la valutazione dei rischi, ma i risultati non rappresentano da soli la valutazione dei rischi e non possono in alcun modo sostituire il processo di valutazione del rischio”.

 

Stiamo parlando, dunque, di un supporto, di uno strumento per la valutazione…

 

E.B.: “Anche i modelli più sofisticati rappresentano delle semplificazioni rispetto alle reali situazioni lavorative e non possono essere utilizzati in modo acritico, ma è sempre necessario fare un'analisi accurata, ad esempio dei cicli di lavoro, del posto di lavoro, delle modalità di utilizzo, degli agenti, … Bisogna fare un censimento di tutti gli agenti chimici presenti e poi è anche opportuno che l'utilizzatore faccia dei controlli per verificare la validità del modello facendo confronti tra i risultati ottenuti con il modello e quelli, ad esempio, relativi a situazioni analoghe, a dati di letteratura e a risultati di monitoraggi ambientali disponibili”.

 

Se il rapporto tecnico non fatto una disamina di tutti i modelli disponibili, perché sono stati scelti i quattro che lei ha indicato?

 

E.B.: “Il rapporto tecnico non vuole effettuare una disamina esaustiva di tutti i modelli disponibili. Non sono presenti alcuni modelli anche molto utilizzati e comuni come il MoVaRisCh o l’Archimede e sono stati scelti solo alcuni modelli per fare questa valutazione comparata.

Ma la finalità del rapporto tecnico è quella di indirizzare i datori di lavoro - e comunque RSPP, medici competenti, eccetera - ad utilizzare correttamente i modelli, a capire quali sono i parametri che prendono in considerazione i modelli, il fatto che non sono tutti equivalenti e che, quindi, è importante utilizzarli in maniera corretta. E permette, insomma, di scegliere quello più adatto alla realtà lavorativa che si prende in considerazione”.

 

Concludiamo l'intervista parlando di aspetti operativi. Un’azienda come deve utilizzare questo rapporto tecnico?

 

E.B.: “Il rapporto tecnico fornisce all'azienda delle indicazioni pratiche sia sul corretto utilizzo dei modelli, quindi facendo presente che non tutti i modelli sono equivalenti.

Nel rapporto tecnico c'è anche un'appendice con degli esempi pratici applicati ad alcune situazioni lavorative. Ci sono degli esempi e anche da questi si vede, comunque, che la scelta del modello è fondamentale, perché anche partendo dalla stessa situazione lavorativa non si ottengono risultati sempre equivalenti, sempre perfettamente sovrapponibili in dipendenza dal tipo di modello che si utilizza.

Quindi è importante prima di tutto scegliere il modello più adatto per la propria realtà, ad esempio se si tratta di un sito industriale oppure di un'azienda artigiano o anche di un laboratorio chimico. Ci sono ovviamente modelli che vanno infatti meglio a seconda del tipo di realtà.

Ovviamente poi i modelli vanno utilizzati non in modo acritico. È importante effettuare il processo di valutazione del rischio nell'applicazione del modello, perché il modello richiede di inserire una serie di parametri, però è il valutatore che nella scelta deve sapere come inserirli e cosa è più opportuno fare”.

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto



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