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Come organizzare la prevenzione incendi in ambito portuale?
Brescia, DATA – I porti, da sempre importanti fonti di scambi commerciali e crocevia di comunicazioni, non sono ambienti semplici in cui gestire la prevenzione incendi.
La complessità è data dal continuo mutamento, con “traffici di merci deperibili, prodotti forestali, merci rinfuse liquide, solide, merci pericolose, prodotti petroliferi e container”.
La gestione delle emergenze per incendi è “un sistema complesso caratterizzato da:
- aperture in continuo scambio con l’esterno e con altri sistemi
- poca consapevolezza di ogni componente del comportamento del sistema e scarsa conoscenza degli effetti delle proprie azioni sul sistema stesso
- complessità come proprietà emergente del sistema e non delle sue parti”.
E le sue attività connesse alla risoluzione di eventi incidentali complessi “risultano difficili anche in considerazione dell’immaginazione necessaria per anticipare e visualizzare i rischi potenziali di incendio o di esplosione avendo a che fare con informazioni carenti, mutevoli e dinamiche non lineari”.
A segnalarlo, in questi termini, è l’intervento “Gestione del rischio nell’ambito portuale” - a cura di C. Piccolo, M.M. La Veglia, N.N. Pagano, M. Affinita, J. Pardi e D. Salzano – presentato alla decima edizione del convegno SAFAP (Sicurezza ed affidabilità delle attrezzature a pressione) che si è tenuto a Brescia dal 22 al 24 novembre 2023 e che è stato raccolto, insieme alle altre relazioni, nel documento Inail “ SAFAP 2023 - Sicurezza e affidabilità delle attrezzature a pressione e degli impianti di processo”.
L’intervento, oltre a soffermarsi sul quadro normativo in ambito portuale, analizza - “sulla base degli eventi incidentali e delle statistiche su eventi che hanno visto il coinvolgimento di strutture portuali” - alcuni rischi e propone alcune soluzioni per la protezione delle strutture e la definizione di idonee attività di controllo e gestione dei movimenti portuali (con particolare attenzione alla Darsena Petroli del porto di Napoli).
Uno degli aspetti affrontati dagli autori riguarda proprio l’organizzazione della prevenzione incendi in ambito portuale.
L’articolo, partendo dallo studio presentato a Brescia, affronta i seguenti argomenti:
- La gestione delle emergenze per incendi e l’applicazione di un piano
- La gestione delle emergenze per incendi e le macro-zone omogenee
- La gestione delle emergenze per incendi: le risorse, i livelli e la flessibilità
La gestione delle emergenze per incendi e l’applicazione di un piano
Riguardo al tema della prevenzione incendi, negli atti relativi all’intervento si indica che la gestione delle emergenze incendi, per le caratteristiche indicate sopra, viene considerata “un’attività ad alto rischio caratterizzata da elevati livelli di connessione e bassa controllabilità: ciò individua un sistema poco gestibile con necessità di un alto grado di aggiustamento delle prestazioni”.
Lo strumento per attuare una “tempestiva ed efficace gestione della situazione di emergenza è rappresentato dall’applicazione di un piano, il quale dovrà porsi l’obiettivo di consentire agli attori presenti sulla scena portuale di reperire rapidamente informazioni, risorse e procedure”. Un piano che dovrà essere “uno strumento dinamico soprattutto nell’assecondare le evoluzioni e modifiche degli assetti portuali”.
Le informazioni contenute, ad esempio con riferimento agli “elementi che consentono agli operatori impegnati nella gestione dell’emergenza di conoscere le caratteristiche e le peculiarità dell’area interessata dall’evento”, devono “definire un completo quadro conoscitivo dell’area portuale in ambito generale e di dettaglio”.
Si ricorda poi che, più in generale, la prevenzione incendi nel porto deve “coordinarsi con gli altri strumenti di pianificazione inerenti la struttura portuale e le realtà industriali ivi insediate, come:
- Piani di protezione civile a livello locale;
- Rapporto Integrato di Sicurezza Portuale;
- Piano di sicurezza portuale (security plan);
- Piani di emergenza esterna per gli stabilimenti a rischio d’incidente rilevante;
- Piani antinquinamento;
- Disposizioni emanate dall’autorità competente - ordinanze della Capitaneria di Porto e dell’Autorità Portuale (es. ordinanze relative alle merci pericolose);
- Piani di emergenza interni predisposti dai singoli terminalisti, aerostazioni, stazioni marittime, cantieri e/o navigli”.
E i piani devono individuare “le strutture, gli enti, le amministrazioni, le organizzazioni e i gestori dei servizi pubblici e privati che partecipano alla gestione delle emergenze e citare le normative nazionali e locali di riferimento”.
La gestione delle emergenze per incendi e le macro-zone omogenee
Si segnala poi che un’ottima soluzione per l’individuazione delle informazioni di dettaglio è la suddivisione dei bacini portuali in “macro-zone omogenee” dal punto di visto del rischio incendio “in base alle caratteristiche funzionali che a loro volta sono successivamente suddivise in zone minori. Questo processo è facilitato dal normale lay-out caratteristico dei porti distribuito in base ai ponti e alle calate e alla tendenza gestionale ad assegnare aree limitrofe a concessionari con caratteristiche simili”.
E per ciascuna zona sarà necessario “predisporre una mappa e una scheda informativa contenente i dati di rilievo relativi come per esempio:
- accessi e le loro caratteristiche
- tipologia di ormeggi
- ubicazione
- tipologia di unità che scalano le banchine
- piazzali e fabbricati retrostanti
- impianti tecnologici presenti in zona
- natura prevalente dei traffici marittimi
- presenza e collocazione di dotazioni antincendio pubbliche e private
- mezzi operativi
- presenza di merci classificate pericolose
- aree e depositi sensibili
- concessionari presenti, nonché le persone ed enti chiave che possono fornire informazioni utili in merito a ciascuno degli aspetti evidenziati”.
La gestione delle emergenze per incendi: le risorse, i livelli e la flessibilità
Si indica poi che “le tipologie di scenari incidentali ipotizzabili nell’ area portuale risultano riconducibili a:
- eventi in porto
- eventi a bordo (nave ormeggiata, in navigazione o in rada)”.
Riguardo poi ad altre tipologie di scenari, “contestualizzate alle specifiche prerogative del porto, risulta sicuramente utile considerare anche gli scenari incidentali relativi alla movimentazione di merci pericolose”.
E sarà proprio attraverso gli scenari di riferimento che si potrà procedere “all’individuazione del modello d’intervento adeguato”.
Si segnala anche che un altro aspetto da evidenziare riguarda le risorse disponibili, “in termini di uomini, materiali e mezzi, sia riconducibili ad autorità ed enti di rilevanza pubblica, sia a soggetti privati che, seppur con diverso grado di specializzazione, possono fornire un utile e qualificato contributo nella gestione delle diverse situazioni di emergenza”.
Si può parlare di:
- risorse primarie che “comprendono enti ed autorità pubbliche aventi finalità di rilievo nella gestione e risoluzione dell’emergenza (Capitaneria di Porto/Guardia Costiera, Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, Aziende Sanitarie Local - Servizio Emergenza Sanitaria Territoriale, Prefetture/Uffici Territoriali del Governo)”;
- risorse secondarie che “risultano composte da tutti i soggetti che a vario titolo assumono particolare rilevanza ed utilità alla risoluzione della situazione (dall’Autorità Portuale, alla Sanità Marittima)”.
E per la catena di comando, la legge 690/1940 “attribuisce la direzione dei soccorsi ed il coordinamento delle risorse disponibili al Comandante del Porto, mentre affida al Comandante Provinciale dei Vigili del fuoco, la direzione e la responsabilità tecnica dell’impiego dei mezzi e degli uomini delle squadre di intervento”.
Si indica poi che l’esperienza sino ad oggi maturata “porta a considerare che la struttura di gestione da adottare è evento-dipendente, dovrà cioè essere flessibile per adattarsi alla situazione contingente (lieve, grave, gravissima), per la cui risoluzione, soprattutto in caso di eventi incidentali complessi, risulta necessario il contributo di molteplici e differenti risorse”. E il sistema deve riguardare tre livelli di gestione:
- livello strategico, “a cui faranno capo le risorse primarie integrate secondo le specifiche necessità, avrà il compito di individuare la strategia per fronteggiare l’evento”;
- livello tattico, “situato nei pressi dell’evento, ha invece lo scopo di pianificare al meglio le singole azioni dei Vigili del Fuoco”;
- livello operativo “vedrà gli operatori impegnati nello svolgimento delle azioni secondo le procedure stabilite e/o elaborate, e nell’ambito della propria competenza”.
Per ciascun possibile evento incidentale individuato – continuano gli autori – “dovranno essere predisposte delle procedure operative con l’obiettivo principale di pianificare preventivamente la successione delle azioni ed interventi tecnici e di soccorso che devono essere intrapresi per far fronte all’evento, sulla base della catena di comando e del sistema di allertamento adottati”.
Si segnala anche che è possibile, attraverso le procedure, “volgere a proprio favore le peculiari risorse dell’area portuale”. E sotto questo aspetto, “è risultata efficace nei principali porti una procedura per l’accompagnamento dei mezzi di soccorso diretti in ambito portuale, basata sulla presenza 24 ore su 24 del personale del Servizio di Vigilanza presente ai varchi, il quale scorta i mezzi di soccorso sul luogo dell’evento. Ciò consente di usufruire della capillare conoscenza degli ambiti portuali del personale del servizio di vigilanza sopperendo ad eventuali variazioni degli elementi informativi presenti nel piano”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del testo dell’intervento che, con riferimento anche ad altre tipologie di rischio, come il rischio da urti nelle strutture portuali, riporta, in conclusione, ulteriori riflessioni e considerazioni per migliorare la prevenzione e gestione degli eventi infortunistici nei porti.
RTM
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail, Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, “ SAFAP 2023 - Sicurezza e affidabilità delle attrezzature a pressione e degli impianti di processo”, atti del convegno SAFAP 2023, editing di Francesca Ceruti e Daniela Gaetana Cogliani, edizione 2023 (formato PDF, 32.18 MB).
Vai all’area riservata agli abbonati dedicata a “ 2023: le novità sulla sicurezza e affidabilità di attrezzature a pressione e impianti di processo”.
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