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Imparare dagli errori: quando mancano le reti di sicurezza
Brescia, 14 Mag – In edilizia le reti di sicurezza rappresentano un importante sistema di protezione collettiva contro le cadute dall’alto che, a differenza dei dispositivi di protezione individuale, intervengono proteggendo simultaneamente più lavoratori e riducendo il rischio alla fonte.
Tuttavia, la loro efficacia dipende anche da una corretta installazione, da ancoraggi adeguati e da idonee attività di verifica e manutenzione.
Per conoscere alcuni dei tanti infortuni che possono avvenire nei cantieri edili in assenza di reti di sicurezza, o, come vedremo, di altri idonei dispositivi di sicurezza, presentiamo una nuova puntata della rubrica " Imparare dagli errori" dedicata in particolare a questi dispositivi.
I casi presentati nell’articolo sono tratti dalle schede di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
Questi gli argomenti trattati nell’articolo:
- Infortuni nei cantieri in assenza di idonei sistemi di protezione
- Reti di sicurezza in edilizia: scelta e valutazione dei rischi
Infortuni nei cantieri in assenza di idonei sistemi di protezione
Il primo caso riguarda un infortunio avvenuto ad un lavoratore, dipendente da una ditta bulgara e giunto dall'estero il giorno prima dell'infortunio con la propria squadra.
Il lavoratore è impegnato con altri due lavoratori sulla copertura di un capannone industriale costituita da travi a Y intervallate da cupolini in fibrocemento. La copertura è stata precedentemente danneggiata a seguito di eventi atmosferici e i tre devono ricoprire i cupolini in fibrocemento, forati dalla grandine, con una guaina bituminosa.
Nel corso delle lavorazioni, transitando sulla copertura, il lavoratore sfonda uno dei cupolini precipitando all'interno del capannone dove impatta dapprima su una scaffalatura posta sulla traiettoria di caduta per poi precipitare a terra da un'altezza di circa 8 metri procurandosi una frattura del torace.
Le indagini hanno appurato che sulla copertura “non erano stati predisposti dispositivi di protezione collettiva (impalcati, sottoponti, reti di sicurezza o simili) contro il rischio di caduta dall'alto”. E dall'esame della documentazione di cantiere “è risultato che il rischio di caduta non era stato preso in considerazione nel Piano Operativo di Sicurezza”.
Questi i fattori causali presenti nella scheda:
- “l'infortunato transitava in quota su superficie in fibrocemento, non portante”;
- “assenza di dispositivi di protezione collettiva (camminamenti, impalcati, sottoponti, reti di sicurezza o simili) contro le cadute dall'alto”.
Il secondo caso di infortunio riguarda dei lavori di rimozione sulla copertura che avvengono mediante l’utilizzo di una piattaforma aerea mobile a forbice.
Sotto la copertura non sono installate reti di sicurezza né sottoponti o altre opere provvisionali. Alle ore 10,00 dopo aver rimosso una lastra grande insieme ad un collega, e averla collocata nel pacco di nylon, sul bancale, un lavoratore torna nella zona di rimozione per togliere dalla propria sede una lastra piccola. Egli si trova sulla falda di tetto in cui è già stata completata la sostituzione delle lastre con pannelli di lamiera, pedonabili. Un altro collega vede il lavoratore posare un piede sulla lastra in cemento-amianto piccola. Questa cede e il lavoratore precipita a terra da un’altezza di 11 metri decedendo per contusioni al cuore ed organi mediastinici.
I fattori causali:
- l'infortunato “transita su una copertura non pedonabile”;
- “non erano installate reti di sicurezza né sottoponti o altre opere provvisionali”
Reti di sicurezza in edilizia: scelta e valutazione dei rischi
Un documento che può fornire utili informazioni sulle reti di sicurezza in edilizia è il “ Vademecum tecnico – Lavori in quota” che, presentato nel 2023 dalla Regione Liguria, riporta standard tecnici e buone pratiche in relazione alle più diffuse misure di sicurezza contro la caduta dall’alto.
Ad esempio, riguardo alla scelta delle reti di sicurezza il vademecum ricorda che questi dispositivi di protezione collettiva (DPC) “non rientrano in direttive o regolamenti comunitari di prodotto”, perciò le reti di sicurezza non sono marcate CE.
E la norma tecnica volontaria di riferimento per la fabbricazione di reti di sicurezza è la UNI EN 1263-1, che “stabilisce, fra l'altro:
- una classificazione secondo quattro classi (A1, A2, B1, B2), in ragione della massima dimensione della maglia e dei valori caratteristici dell'energia che può agire sulle stesse;
- una classificazione secondo quattro sistemi, in ragione della tipologia del supporto e della modalità d'impiego: due sistemi (S, T) prevedono l'impiego orizzontale; due sistemi (U, V) prevedono l'impiego verticale”.
In particolare, il fabbricante che costruisce una rete di sicurezza secondo la norma UNI EN 1263-1 “deve provvedere ad una marcatura, con la quale siano indicate: denominazione, norma di riferimento, sistema, classe, tipologia e dimensioni della maglia, dimensioni della rete, modalità di controllo della produzione”.
Il vademecum sottolinea poi che l'utilizzo di reti di sicurezza quali DPC contro la caduta dall'alto nei lavori in quota “discende da una valutazione dei rischi condotta nel rispetto delle previsioni” dell'art. 111 Decreto legislativo 81/2008, che tenga conto “anche della tipologia di lavori da eseguirsi e delle attrezzature impiegate (ad es. rischio di proiezione di materiale incandescente o tagliente che potrebbe danneggiare la rete, ecc.)”.
Inoltre si indica che le reti a posa orizzontale “possono essere impiegate efficacemente al di sotto di solai e coperture per i quali sussista il pericolo di caduta verso l'interno (ad es. fase di costruzione o demolizione; presenza di aperture; superfici non praticabili; ecc.). Parimenti, poste oltre il perimetro di superfici in quota, possono arrestare la caduta verso l'esterno”.
Mentre le reti a posa verticale “possono essere impiegate efficacemente per proteggere i lavoratori dai rischi derivanti dalla caduta verso l'esterno di solai e coperture”.
In definitiva per la scelta della rete adatta, “il datore di lavoro, deve considerare:
- lo stato dei luoghi, con particolare riguardo alle condizioni delle strutture che possono costituire il vincolo per il fissaggio delle reti ed alla relativa accessibilità;
- l'altezza di caduta (verso l'interno o verso l'esterno della superficie in quota), fermo restando che la rete deve essere installata il più vicino possibile al piano di lavoro;
- la profondità di raccolta;
- l'inclinazione del piano di lavoro;
- la presenza di ostacoli che impediscano la trattenuta della rete (spazio vuoto al di sotto della rete che ne permetta la deformazione)”.
Rimandiamo alla lettura integrale del documento regionale che riporta anche precise informazioni sulla installazione e sulla manutenzione delle reti di sicurezza.
Tiziano Menduto
Sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede di Infor.mo. 7390 e 18453 (archivio incidenti 2002/2023).
Scarica le schede e il documento presentati nell’articolo:
Imparare dagli errori – Quando mancano le reti di sicurezza – le schede di Infor.mo. 7390 e 18453.
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