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Imparare dagli errori: quando il problema sono le alte temperature estive
Brescia, 30 Lug – Le alte temperature estive (e pre-estive) e le corrispondenti ondate di calore hanno avuto in questi mesi, in diversi Paesi europei, impatti significativi sulla salute.
Impatti significativi che, come sappiamo dopo i tanti articoli prodotti sull’argomento, possono avere gravi conseguenze anche sui lavoratori ad esempio, ma non solo, nelle attività con esposizione diretta al sole, con ritmi di lavoro intensi, con pause di recupero insufficienti e scarso consumo di liquidi.
Per migliorare la prevenzione delle conseguenze delle alte temperature nel mondo del lavoro abbiamo spesso accennato al progetto WORKLIMATE che punta ad accrescere la consapevolezza, la capacità di adattamento e la gestione efficace dei rischi climatici nei diversi contesti occupazionali.
Collegati al progetto sono anche alcuni rapporti che rientrano tra le attività previste e che permettono di creare una sorta di osservatorio di eventi attribuibili a condizioni termiche critiche in ambito occupazionale raccolti da articoli provenienti da organi di stampa (nazionale e locale). Informazioni che mostrano malori, ricoveri e anche decessi di lavoratori in contesti esposti a temperature elevate.
Torniamo dunque a parlare, nella nostra rubrica “ Imparare dagli errori”, di stress termico legato alle temperature estive partendo da alcuni casi segnalati da Worklimate e raccogliendo, in conclusione e sempre con riferimento ai documenti presentati nel portale Worklimate, alcuni aspetti relativi alla prevenzione.
Questi gli argomenti trattati nell’articolo:
- Il progetto Worklimate e gli esempi di malori e decessi per il caldo
- Il progetto Worklimate e la prevenzione nei luoghi di lavoro
Il progetto Worklimate e gli esempi di malori e decessi per il caldo
Riprendiamo due casi presentati nel “Report Caldo e lavoro n°6” pubblicato nel portale Worklimate. Ricordiamo che sono casi di cronaca tratti dai media e che riportano solo ipotesi sulle possibili cause degli infortuni.
Nel primo caso si parla di un malore avvenuto in Piemonte e pubblicato sul giornale locale “La Provincia di Biella”.
Una operaia in un’azienda tessile si sente male al lavoro per colpa del caldo e viene ricoverata in ospedale.
L’episodio si è verificato poco dopo le 16. La lavoratrice, impegnata nel turno pomeridiano, accusa un improvviso malore all’interno dello stabilimento. Le probabili cause sono le elevate temperature registrate negli ultimi giorni, rese ancora più difficili da sopportare negli ambienti produttivi. Le colleghe e il personale presente sono intervenuti immediatamente per prestare i primi soccorsi, mentre la direzione aziendale ha allertato il servizio di emergenza sanitaria 118.
Dopo una prima valutazione, l’operaia è stata trasferita al Pronto Soccorso per ulteriori accertamenti.
Il secondo caso riguarda un decesso avvenuto in Veneto, all'interno dell'azienda agricola, e pubblicato sul giornale locale “Treviso today”.
Nel pomeriggio un lavoratore ha da poco concluso l'attività di scarico di un automezzo ed era presente in un'area ombreggiata dello stabilimento mentre conversava con un collega. Ad un certo punto il lavoratore perde coscienza.
Il collega immediatamente allerta il servizio di emergenza sanitaria 118 e avvia le manovre di rianimazione cardiopolmonare, seguendo le indicazioni fornite da una Centrale Operativa. Sul posto intervengono personale medico e infermieristico mediante ambulanza, automedica ed elisoccorso. Nonostante il protrarsi delle manovre rianimatorie, il lavoratore muore.
È stato fatto un sopralluogo finalizzato alla ricostruzione delle circostanze dell'evento e alla verifica di eventuali fattori contributivi e tra gli elementi oggetto di approfondimento vi è l'eventuale correlazione tra l'evento e le condizioni di esposizione al calore, anche in relazione ad una ordinanza regionale che prevedeva limitazioni alle attività lavorative all'aperto durante le ore caratterizzate da maggiore stress termico.
Il progetto Worklimate e la prevenzione nei luoghi di lavoro
Sono tante le indicazioni relative alla prevenzione che si possono trarre dalla brochure Worklimate dal titolo “ Decalogo per la prevenzione delle patologie da calore nei luoghi di lavoro - informativa per i datori di lavoro”.
Ad esempio, il decalogo al punto 5 (Riorganizzazione dei turni di lavoro) ricorda che la modifica degli orari di lavoro “può ridurre l'esposizione dei lavoratori al calore”.
In particolare, la riorganizzazione del lavoro può riguardare:
- “la riprogrammazione delle attività che non sono prioritarie e che sono da condursi all'aperto in giorni con condizioni meteoclimatiche più favorevoli;
- la pianificazione delle attività che richiedono un maggiore sforzo fisico durante i momenti più freschi della giornata;
- l’alternanza dei turni tra i lavoratori in modo da minimizzare l’esposizione individuale al caldo o al sole diretto;
- l’interruzione del lavoro in casi estremi quando il rischio di patologie da calore è molto alto”.
Un altro aspetto importante (punto 6) è il rendere disponibili e accessibili aree ombreggiate per le pause.
Infatti per quanto possibile bisogna assicurare “la disponibilità di aree completamente ombreggiate o climatizzate per le pause e il raffreddamento”.
Non bisogna dimenticare che pianificare pause brevi ma frequenti in luoghi ombreggiati “non causa perdite di produttività, ma anzi, ci sono evidenze che in assenza di pause pianificate il ritmo di lavoro si rallenta e aumenta il rischio di errore umano”.
Alcune indicazioni:
- “si raccomanda, compatibilmente con l’attività lavorativa svolta, di utilizzare segnali acustici, messaggi audio, qualsiasi tipo di comunicazione efficace per ricordare ai lavoratori di effettuare pause al fresco per la reidratazione e il rinfrescamento;
- i pasti dovranno essere consumati sempre in aree ombreggiate (ove applicabile, si consiglia di fornire ai lavoratori pasti adeguati ricchi in frutta e verdura, evitando cibi ricchi di grassi e sale che rallentano la digestione e predispongono allo stress da caldo)”.
Il punto 7 riguarda il “favorire l’acclimatazione dei lavoratori”.
Infatti l'acclimatazione “consiste in una serie di modificazioni fisiologiche che consentono all’organismo di tollerare la conduzione di mansioni lavorative in condizioni di esposizione a temperature elevate”. E si ottiene “aumentando gradualmente i carichi di lavoro e l'esposizione al calore dei lavoratori e favorendo l’effettuazione di frequenti pause per l'approvvigionamento di acqua e il riposo all'ombra”. E si ricorda che sono necessari “dai 7 ai 14 giorni per raggiungere uno stato di acclimatazione (di più nel caso in cui il lavoratore stia assumendo determinati farmaci o sia affetto da patologie croniche)”.
Inoltre, in linea con quanto raccomandato dagli organismi internazionali per la protezione della salute occupazionale, “si consiglia che, in caso di ondata di calore i lavoratori neo-assunti e quelli che riprendono il lavoro dopo un'assenza prolungata inizino con il 20% del carico di lavoro il primo giorno e aumentino gradualmente il carico ogni giorno successivo; i lavoratori esperti dovrebbero iniziare il primo giorno al 50% del carico normale, e anch’essi aumentare gradualmente il carico nei giorni successivi”.
Inoltre bisogna “tenere presente che:
- l'acclimatazione si mantiene solo per alcuni giorni se si interrompe l’attività lavorativa
- i disturbi da caldo si verificano spesso durante i primi giorni di attività lavorativa e/o nei primi giorni di un’ondata di calore o in concomitanza con le prime esposizioni stagionali a temperature particolarmente elevate;
- particolare attenzione va prestata ai lavoratori neo-assunti, ovvero lavoratori giovani e in ottime condizioni di salute ma con meno esperienza lavorativa alle spalle”.
Ricordiamo anche il punto 8 che è relativo, invece, alla realizzazione del “sistema del compagno”. Infatti è utile promuovere il “reciproco controllo dei lavoratori soprattutto in momenti della giornata caratterizzati da temperature particolarmente elevate o, in generale, durante le ondate di calore. In caso di insorgenza di segni e sintomi di patologie da calore, un compagno vicino potrà chiamare il 118 (o il numero unico 112) e prestare il primo soccorso nel rispetto delle norme anti Covid-19, indicando il luogo esatto in cui vengono svolte le lavorazioni.
Rimandiamo in conclusione alla lettura integrale del decalogo Worklimate che si sofferma anche su vari altri temi molto rilevanti per la prevenzione dello stress termico ambientale:
- piano di sorveglianza
- identificazione dei pericoli e valutazione del rischio
- formazione
- strategie di prevenzione e protezioni individuali
Scarica i documenti citati nell'articolo:
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