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Imparare dagli errori: ancora sulle aggressioni agli operatori sanitari
Brescia, 13 Feb – L’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Socio-sanitarie (ONSEPS), istituito dalla legge 14 agosto 2020, n. 113 “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni”, ha sottolineato nelle sue relazioni un problema di sottonotifica e sottovalutazione degli episodi di aggressione e violenza in sanità.
Ad esempio nella “ Relazione sulle attività” presentata nel 2023 ha indicato che i dati riportati dagli studi risentono di una “riconosciuta condizione di sottostima connessa ad una minimizzazione e sottovalutazione anche da parte degli stessi operatori sanitari, vittime delle aggressioni e delle violenze”.
Proprio per aumentare la consapevolezza e l’attenzione su questi episodi, con la rubrica “ Imparare dagli errori”, abbiamo iniziato un breve viaggio attraverso vari casi di aggressioni in sanità.
Facciamo riferimento, in particolare, al contenuto delle slide di una relazione al convegno nazionale OspedaleSicuroDuemila22 (Napoli, 11 e 12 ottobre 2022). Relazione dal titolo “La prevenzione e la gestione delle aggressioni a danno degli operatori sanitari: nuovo rischio occupazionale” e a cura di Annalisa Lama (nel 2022 presidente della Società Italiana di Ergonomia - SIE Sez. Campania e ora segretaria nazionale).
Questi gli argomenti trattati nell’articolo:
- Ancora esempi di aggressioni a danno di operatori sanitari
- Strategie di gestione e mitigazione del fenomeno
Ancora esempi di aggressioni a danno di operatori sanitari
Ci soffermiamo su tre episodi, segnalati nella relazione, come riportati dai media.
Il primo caso presentato riguarda un episodio avvenuto in Campania nel mese di settembre 2021, durante l’emergenza pandemica.
Decine di persone hanno preso d'assalto il cortile del pronto soccorso di un ospedale di Napoli e un carabiniere è stato aggredito.
Da una prima ricostruzione, da parte delle forze dell'ordine, pare che “i parenti di un uomo ucciso in un agguato di camorra volessero fare irruzione all'interno della struttura ospedaliera. Impossibilitati a fare ingresso nell'ospedale per le restrizioni contro il Covid, i parenti sono andati in escandescenze, scambiando un carabiniere per un giornalista. Sono stati minuti di gran confusione, che hanno spaventato i pazienti ricoverati e i sanitari, che purtroppo vivono queste situazioni con troppa frequenza”.
Il secondo caso riguarda un episodio avvenuto nella Regione Puglia, sempre nel mese di settembre 2021.
Si parla di un’aggressione ai danni del personale sanitario in servizio presso il Pronto Soccorso di un Presidio Ospedaliero dell'ASL Foggia. L'autore dell'aggressione è un uomo al quale i sanitari stavano prestando assistenza. “Da una prima ricostruzione dell'accaduto, improvvisamente e senza alcuna motivazione, l'assistito in stato di semi-incoscienza, dopo essere stato soccorso e rianimato, ha rimosso concitatamente tutti i dispositivi medici a cui era collegato e ha aggredito i sette operatori sanitari presenti, provocando anche ingenti danni alla struttura.
Il terzo caso, sempre avvenuto nel mese di settembre 2021, è avvenuto, invece, in Sicilia.
In base a quanto ricostruito, due persone, armate di ascia, “hanno bussato con forza alla porta della guardia medica, pretendendo una visita immediata per il padre. Il medico di guardia ha immediatamente contattato i carabinieri, ma prima dell'arrivo dei militari” i due hanno “sfondato la porta di ingresso della guardia medica, messo a soqquadro parte dei locali e aggredito il medico e il padre di quest'ultimo, presente nella struttura in quel momento”.
Strategie di gestione e mitigazione del fenomeno
Per fornire qualche informazione sul rischio connesso alle violenze/aggressioni nelle attività sanitarie e sociosanitarie possiamo fare riferimento alla relazione ONSEPS, presentata il 20 marzo 2023, a cui abbiamo già fatto riferimento in apertura di articolo.
La relazione si sofferma sulle strategie di gestione delle conseguenze degli atti di violenza.
Si indica che in un’ottica di approccio reattivo all’ evento di violenza a danno dell’operatore sanitario, “si stanno studiando e rappresentando quali siano i fattori che possono agire positivamente sull’instaurazione di disturbi e danni determinati dalle conseguenze dell’evento soprattutto a livello psicologico”. E tra questi, “i fattori che si sono dimostrati favorenti la correlazione tra violenza e burnout sono di carattere strutturale/organizzativo (supporto sociale, qualità dell’ambiente di lavoro, leadership autoritaria, basso livello di autonomia, lunghe giornate di lavoro) e tipo di personale (età, genere, nazionalità e laurea). Fattori invece che sono risultati protettivi sono la qualità dell’ambiente di lavoro, rete di mutuo supporto e strategie di adattamento (Giménez Lozano et al., 2021)”.
Si segnala anche che la disponibilità di un supporto di counseling “attenua la relazione tra l’aggressione fisica e le tre dimensioni caratterizzanti il burnout (esaurimento emotivo, spersonalizzazione e realizzazione personale) in maniera meno rilevante in relazione a un’aggressione verbale. In generale, la disponibilità di un intervento di counseling può aiutare a minimizzare l’impatto negativo dell’esposizione ad una aggressione sulla salute mentale (Vincent-Hoper et al., 2020; Di Prinzio et al., 2022)”.
Riguardo poi alla mitigazione del fenomeno si indica che dovrebbero essere attuate strategie di prevenzione per ridurre gli attacchi contro i professionisti sanitari, soprattutto di coloro che lavorano nei dipartimenti di emergenza (Bilici et al., 2016).
In particolare, è importante “potenziare il personale di sicurezza e la formazione per mitigare la violenza sul luogo di lavoro in contesto sanitario”. E sono diversi gli studi che mettono in evidenza “il ruolo centrale della formazione degli operatori anche per promuovere la comprensione del fenomeno, e la necessità di supervisione clinica (Geoffrion et al., 2020; Ashton et al., 2018; Kynoch et al., 2011)”.
Inoltre un tema chiave ai fini della prevenzione “è costituito dalla definizione di strategie di comunicazione così come dalla organizzazione e conduzione di campagne informative e di sensibilizzazione pubbliche sul fenomeno, altamente raccomandate per annullare carenze di comunicazione (Davey et al., 2020)”.
Altre misure di prevenzione sono poi costituite “dall’avere con sé un telefono, conoscere e praticare tecniche di autodifesa e inerenti alla capacità di dissuadere possibili aggressori invitandoli in maniera efficace ad evitare di essere violenti, avere capacità di auto supporto e ricevere supporto sociale e limitare le interazioni con potenziali o conosciuti aggressori (Gillespie et al., 2010)”.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura dell’intera relazione che affronta anche le varie possibili conseguenze degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari e socio-sanitari.
Tiziano Menduto
Scarica i documenti citati nell’articolo:
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