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Imparare dagli errori: gli infortuni di lavoratori anziani in agricoltura

Imparare dagli errori: gli infortuni di lavoratori anziani in agricoltura
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Differenze di genere, età, cultura

31/05/2018

Esempi di infortuni correlati all’attività di lavoratori anziani in agricoltura. Infortuni nel taglio di piante e nella conduzione di trattori. L’invecchiamento in agricoltura e l’importanza di valutare l’eventuale cambiamento delle capacità funzionali.

Imparare dagli errori: gli infortuni di lavoratori anziani in agricoltura

Esempi di infortuni correlati all’attività di lavoratori anziani in agricoltura. Infortuni nel taglio di piante e nella conduzione di trattori. L’invecchiamento in agricoltura e l’importanza di valutare l’eventuale cambiamento delle capacità funzionali.

 

Brescia, 31 Mag – Se attraverso la passata campagna europea 2016-2017 “ Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età” è aumentata l’attenzione per le conseguenze dell’invecchiamento della forza lavoro, è necessario che un organo di informazione come il nostro continui a ricordare le problematiche aperte e le eventuali soluzioni in materia di tutela di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Per questo motivo iniziamo oggi, con la nostra rubrica “Imparare dagli errori”, dedicata al racconto degli infortuni professionali, un breve viaggio attraverso alcuni infortuni di cui sono vittima i lavoratori anziani. Chiaramente sarà un viaggio generale dove i fattori causali non saranno riconducibili direttamente all’invecchiamento dei lavoratori, ma che ci permetterà di ricordare alcuni aspetti utili per il miglioramento della gestione della salute e sicurezza dei lavoratori ad ogni età.


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Come sempre per la raccolta delle dinamiche di infortunio utilizziamo le schede di INFOR.MO., un importante strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.

 

I casi di infortunio tra i lavoratori anziani

Il primo caso riguarda un infortunio in un’azienda agricola.

Un lavoratore - socio anziano di un'azienda Agricola composta da tre fratelli, con alle spalle vari corsi sulla sicurezza sul lavoro – sta procedendo al taglio di una pianta in collaborazione con uno dei fratelli.

Il lavoratore ha scelto in prima persona le modalità operative per procedere al taglio della pianta. Infatti effettua un taglio netto alla base con l'utilizzo di una motosega, non predisponendo però nessun invito o taglio di direzione e nemmeno realizzando la cerniera (margine di tronco che normalmente guida la caduta).

Durante la fase di caduta la pianta da abbattere si appoggia ad un'altra pianta vicina che la fa rimbalzare sull'infortunato procurandogli lesioni mortali.

L'infortunato non è dotato di DPI (casco e visiera protettiva) che comunque non lo avrebbero protetto dal rischio di urto mortale nelle modalità in cui si è verificato l'evento.

 

I fattori causali rilevati dalle schede:

  • “l'infortunato procede al taglio di una pianta (robinia) senza realizzare l'invito;
  • il percorso di caduta della robinia è deviato da una pianta vicina”.

 

Il secondo caso è relativo ad un infortunio avvenuto alla guida di un trattore.

Un anziano coltivatore al termine della giornata lavorativa percorre una strada poderale alla guida del suo trattore appesantito da una fresa per erba assicurata al mezzo.

Su un lato della strada c’è un corso d’acqua situato a circa 2 metri dal livello stradale.

Probabilmente a causa del franare del bordo della strada, il trattore si ribalta nel fossato e schiaccia il guidatore.

Il trattore “mancava di gabbia di protezione (rops) e di cintura di sicurezza”.

 

I fattori causali individuati:

  • “il bordo della strada è franato;
  • “trattore con posto di guida non protetto (privo di rops e cinture)”.

 

La gestione della sicurezza ad ogni età

Riguardo al tema dell’invecchiamento ricordiamo che l’agricoltura italiana ha non solo una prevalenza di lavoratori autonomi e una forte componente di lavoratori anziani, ma è anche caratterizzata da un grande frazionamento delle imprese e da carenze in materia di sorveglianza sanitaria.

Tuttavia, come segnalato nell’intervento “PNPAS 2014-2018: priorità e prospettive”, a cura del Dr. Eugenio Ariano, relatore al convegno “Salute e sicurezza in agricoltura e selvicoltura. Le prospettive. Il piano 2014-2018”, le strategie europee 2014 – 2020 hanno tra gli obiettivi strategici:

  • “agevolazione adempimenti per micro-piccole imprese;
  • migliore applicazione legislazione da stati membri;
  • semplificazione della legislazione;
  • invecchiamento, rischi emergenti, malattie professionali;
  • migliorare la raccolta dei dati statistici;
  • migliore coordinamento nell’UE e internazionale “.

 

Ci soffermiamo poi sul documento Inail “ Lavorare negli anni della maturità - Invecchiamento attivo, salute e sicurezza dei lavoratori ultracinquantenni”, a cura di Valeria Rey, Giancarlo Sozi e Maria Castriotta, che sottolinea come una “valutazione dei rischi sensibile all’evoluzione demografica dovrebbe tener conto degli aspetti legati all’età dei vari gruppi dei lavoratori, fra cui i possibili cambiamenti delle capacità funzionali e dello stato di salute nel caso degli appartenenti alla fascia con più di 50 anni. Ad esempio, per questi ultimi dovrebbe essere prestata maggiore attenzione ai requisiti di capacità fisica in relazione lavoro svolto, ai pericoli connessi al lavoro a turnazione, al lavoro in condizioni di temperatura elevata, al rumore ecc.”.

 

Si indica poi che se la grande maggioranza degli over 50 gode di buona salute fisica e mentale e può svolgere “un’ottima attività fino a 65-70 anni”, bisogna tuttavia tener conto più che della salute, delle “capacità di svolgere il lavoro che cambia con l’età”.

 

Se, ad esempio, i cambiamenti fisiologici legati all’invecchiamento riguardano principalmente i sistemi cardiovascolare e muscolo-scheletrico, esiste il rischio reale di mettere il lavoratore over 50 “in situazioni di sovraccarico durante lo svolgimento di lavoro fisico, come ad esempio la movimentazione o il sollevamento di carichi pesanti, oppure nello svolgimento di compiti fisici in posture non idonee”. Inoltre i lavoratori più anziani “possono anche soffrire dei cambiamenti nelle capacità visive, riscontrando una perdita di diottrie, o una incapacità di mettere a fuoco a distanza o la modifica del visivo periferico in particolare durante il lavoro in condizioni di scarsa illuminazione o in prossimità di fonti di luce abbagliante. Molte attività lavorative prevedono la presenza di oggetti in movimento, sforzando sulla cosiddetta acuità visiva dinamica che è la capacità di mettere a fuoco oggetti in movimento. A partire dai 65 anni, si è meno capaci di vedere di notte, quando la leggibilità a distanza si riduce del 35%”.

 

E, in definitiva, per alcune attività dove le capacità visive possono essere importanti, è necessario “verificare il livello di acuità visiva dinamica per garantire il livello di sicurezza delle operazioni”.

 

 

Tiziano Menduto

 

 

Sito web di INFOR.MO.: nell’articolo abbiamo presentato le schede numero 2340 e 3189 (archivio incidenti 2002/2015).

 

Leggi gli altri articoli di PuntoSicuro sulle differenze di genere, età, cultura



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