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Videoterminali: effetti sulla salute e misure di prevenzione
I principali rischi per i lavoratori che operano con videoterminali. Gli effetti sulla salute, le ricerche relative ai disturbi, le radiazioni, le principali misure di prevenzione. Un approfondimento sull’idoneità dell’ambiente di lavoro.
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La presenza di computer e videoterminali (schermi, alfanumerici
o grafici) ha rivoluzionato molte attività lavorative e, considerata la loro
duttilità, queste attrezzature sono ormai presenti quasi in ogni posto di
lavoro.
Come per tutte le apparecchiature di lavoro anche in questo caso ci sono
avvertenze d’uso che, se non rispettate, possono determinare disturbi per la
salute. Specialmente per il videoterminalista
che il Testo Unico sulla sicurezza
individua come il lavoratore che utilizza un'attrezzatura munita di
videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali (dedotte
le interruzioni previste dal decreto)
Per migliorare l’informazione e la prevenzione dei disturbi correlati
all’uso
di videoterminali (VDT), presentiamo una scheda - aggiornata al Decreto
legislativo
81/2008 – presente sul sito dell’ Azienda
Ospedaliera S.Orsola Malpighi di
Bologna e curata dal Servizio Prevenzione e Protezione dell’Azienda.
Nella “Scheda
tecnica n°17: la postazione
di lavoro al videoterminale”, si ricorda che i principali
effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT sono:
- affaticamento
visivo (astenopia);
- disturbi
muscolo
– scheletrici;
- stress.
Problemi che si possono prevenire applicando principi
ergonomici nella progettazione dei posti di lavoro e
adottando comportamenti adeguati da parte dei lavoratori.
In particolare si indica che l’incidenza
dei disturbi, visivi e non, tra gli operatori che utilizzano il VDT
“è
stata evidenziata in un’indagine italiana che ha valutato oltre 30.000
lavoratori di cui 20.000 adibiti a lavoro con VDT
per almeno quattro ore al giorno”. E confrontando i lavoratori addetti a VDTcon i lavoratori che non ne fanno uso, sono emerse importanti
differenze: “tra
gli operatori a VDT i disturbi
oculari sono stati segnalati da più della metà dei lavoratori,
mentre gli
stessi disturbi erano segnalati solo dal 30% circa dell’altro gruppo di
lavoratori”. Inoltre si sono rilevate “differenze di incidenza tra i due
gruppi
attorno al 15% per disturbi alla schiena, al collo, mal di testa,
ansia”.
Il documento indica poi che in passato “sono state diffuse
preoccupazioni per
la presenza di radiazioni nei posti
di
lavoro con VDT e per i conseguenti possibili effetti sulla
gravidanza
(aborti, parti prematuri, malformazioni congenite) e sull’apparato
visivo
(cataratta)”.
Tuttavia la revisione degli studi qualificati sull’argomento “non ha confermato la presenza di tali
rischi”. E in particolare:
- “nei posti attrezzati con VDT
le radiazioni ionizzanti (raggi X) si mantengono allo stesso livello
dell’ambiente esterno;
- nei posti di lavoro con VDT più recenti le radiazioni non ionizzanti
(campi
elettromagnetici) si mantengono al di sotto dei limiti raccomandati;
- negli operatori a VDT non è stato registrato alcun significativo
aumento per
la salute e la funzione
riproduttiva dovuta alle radiazioni”.
Affaticamento visivo – Astenopia Dopo aver ricordato i sintomi (bruciore, bulbi oculari pesanti,
fastidio
alla luce, visione annebbiata, visione sfuocata, lacrimazione, …), il
documento
ricorda che le principali cause
della sindrome da fatica visiva ( astenopia)
sono:
- condizioni sfavorevoli di
illuminazione (“luce diretta proveniente dalle finestre o da fonti
artificiali
non adeguatamente schermate; eccesso o insufficienza di illuminazione
generale;
presenza di riflessi da superfici lucide; presenza di superfici di
colore
estremo”);
- impegno visivo ravvicinato e protratto (“distanza dagli occhi
dell’oggetto
inferiore ad un metro; oggetto fissato per lungo tempo”);
- condizioni ambientali sfavorevoli (“inquinamento dell’aria indoor:
fumo,
polveri, emissioni da fotocopiatrici, emissioni di sostanze da
rivestimenti ed
arredi; secchezza dell’aria”);
- “utilizzo di schermi con caratteri poco
nitidi, sfarfallanti e con contrasti troppo o poco marcati;
- difetti visivi non corretti o mal corretti; strabismi manifesti o
latenti”.
I disturbi muscolo – scheletrici Spesso conseguenza della degenerazione dei dischi della colonna
vertebrale,
dell’affaticamento muscolare o dell’infiammazione delle strutture
tendinee,
questi disturbi possono dipendere da diverse cause. Ad
esempio:
- “posizioni di lavoro inadeguate per l’errata scelta e disposizione
degli
arredi e del VDT;
- posizioni di lavoro fisse e mantenute per tempi prolungati anche in
presenza
di posti di lavoro ben strutturati;
- movimenti rapidi e ripetitivi delle mani: digitazione o uso del mouse
per
lunghi periodi”.
Ricordando che il prolungato mantenimento di posizioni
fisse, determina una serie di disturbi che possono essere prevenuti
con i
seguenti accorgimenti:
- “tenere una corretta posizione del corpo;
- evitare di rimanere per lunghi tempi nella medesima posizione;
- alternare il lavoro al VDT con altri lavori”.
Stress Lo stress
lavorativo si determina “quando le capacità
di una persona non sono adeguate al tipo e al livello delle richieste
lavorative”. All’insorgenza dei disturbi, di tipo psicologico
e psicosomatico, correlati allo stress
possono contribuire:
- “fattori dipendenti dal lavoro: organizzazione
del
lavoro, rapporti conflittuali con colleghi o superiori, complessità
e
responsabilità del lavoro, monotonia e ripetitività, rumori disturbanti;
- fattori indipendenti dal lavoro: comuni preoccupazioni legate alla
vita
familiare e sociale”.
Rimandiamo alla lettura del documento per i suggerimenti, che
PuntoSicuro ha
più volte trattato, in merito alle:
- posizioni/ posture
corrette;
- alle varie componenti del posto di lavoro (sedile, tavolo, schermo,
attrezzature, …);
- al miglioramento della postazione di lavoro.
Ci soffermiamo brevemente invece sui consigli
relativi ai VDT e all’ambiente di lavoro.
Intanto il posto
di
lavoro “deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia
spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e di
movimenti”.
Tuttavia “il rapporto fra posto di
lavoro e ambiente per VDT è condizionato principalmente da problemi di
corretta
illuminazione”.
Ad esempio le condizioni di illuminazione sono sfavorevoli quando:
- “sono presenti abbagliamenti diretti, riflessi o contrasti eccessivi;
- sono assenti schermature alle finestre e alle fonti di luce
artificiale;
- il monitor è disposto con la finestra di fronte o di spalle;
- si usano arredi con superfici lucide e con colori estremi (bianche e/o
nere);
- le pareti sono troppo chiare o troppo scure”.
Mentre un ambiente risulta adeguato per
il lavoro al VDT quando:
- “gli schermi sono posti a 90° rispetto alle finestre (finestra sul
fianco);
- le finestre sono munite di un opportuno dispositivo di copertura
regolabile
per attenuare all’occorrenza la luce diurna (es.: “veneziane”);
- l’ illuminazione
artificiale è schermata, in buono stato di manutenzione, adeguatamente
collocata, modulabile, con un buon grado di uniformità e con luce
neutra;
- l’illuminazione generale è sufficientemente contenuta, ma non
insufficiente e
con un contrasto tra schermo ed ambiente consono alle caratteristiche
del
lavoro ed alle esigenze visive dell’utilizzatore;
- le pareti sono tinteggiate in colore chiaro non bianco e non
riflettenti;
- lo spazio di lavoro al VDT consente all’operatore di alzarsi
agevolmente dal
sedile e di transitare lateralmente;
- il rumore
è contenuto e non disturba l’attenzione e la comunicazione verbale;
- la temperatura e l’umidità dell’aria sono confortevoli;
- lo spazio tra la schiena dell’operatore e l’eventuale VDT di un’altra
postazione posta alle sue spalle è di almeno 50 cm”.