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Anno 12 - numero 2434 di mercoledì 07 luglio 2010
Stress lavoro correlato: valutazione e gestione del rischio Le norme sullo stress lavoro correlato con particolare riferimento a quanto indicato nella guida operativa proposta dal Coordinamento tecnico interregionale. Contenuti della valutazione, misure di prevenzione e attività a rischio.
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Se non interverranno modifiche,
una delle prossime importanti scadenze relativa alla valutazione
dei rischi è quella del primo agosto 2010: entro quella data tutte le
aziende – ricordiamo il rinvio al 31 dicembre 2010 per le Amministrazioni
Pubbliche, inserito nel decreto legge
78/2010 – dovranno effettuare la valutazione
dello stress lavoro correlato.

Pensiamo di fare cosa gradita ai
nostri lettori presentando materiali che
possano facilitare questo adempimento.
Ad esempio sul sito del Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza negli
Ambienti
di Lavoro (Spisal) dell’ULSS 6 di Vicenza
è presente
un documento - diviso in due parti e presentato in occasione di una
giornata di
formazione organizzata dal Collegio dei Periti Industriali – che:
- “riassume il percorso normativo delle problematiche legate allo stress
nel
mondo del lavoro”; - “presenta la guida operativa proposta dal
Coordinamento
tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro” e i
tratti
qualificanti della Legge della Regione Veneto n. 8 del 22 gennaio 2010.
Nella prima parte del documento, dal titolo “Il
ruolo degli SPISAL nella prevenzione e nell'accertamento di patologie
professionali legate allo stress” e a cura del dott. Pierantonio
Zanon,
viene fatto un breve “salto indietro” nel tempo.
Viene raccontato l’iter normativo sullo stress
lavoro
correlato, ad esempio con riferimento a quanto indicato nel D.Lgs.
626/94 o alla circolare INAIL n. 71/2003 relativa ai disturbi psichici
da
costrittività organizzativa sul lavoro. Circolare in seguito annullata
con sentenza
del
TAR del Lazio n. 5454 del 4 luglio 2005.
In questo percorso normativo il documento si sofferma poi sull’accordo
europeo
dell’8 ottobre 2004 dove si sottolinea
che “considerare il problema dello stress
sul
lavoro può voler dire una maggiore efficienza e un deciso
miglioramento
delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, con conseguenti
benefici
economici e sociali per le aziende, i lavoratori e la società nel suo
insieme”.
Successivamente vengono presentate alcune leggi regionali e le novità
del Decreto
legislativo
81/2008 – a cui PuntoSicuro ha dato molto spazio in passato -
fino ad arrivare alla guida operativa relativa alla “Valutazione
e
gestione del rischio da stress lavoro-correlato” presentato nel
marzo
2010 dal Coordinamento tecnico interregionale della prevenzione nei
luoghi di
lavoro.
Nella seconda
parte
del contributo del dott. Pierantonio Zanon, di questo importante
documento sono riportati diversi stralci.
Dopo aver parlato di azioni comunicative, informative, formative e di
analisi
documentale l’autore si sofferma sulla parte relativa alla valutazione
del
rischio e ricorda che l’intervento
di valutazione, preceduto dalle azioni sopra descritte, “comprende:
- una valutazione oggettiva tramite
metodi di osservazione diretta;
- una valutazione soggettiva tramite
l’analisi della percezione dei lavoratori;
- un report conclusivo con l’analisi dei
dati e la definizione dei livelli di rischio a cui collegare gli
interventi
preventivi/protettivi sullo stress
lavoro-correlato, che diventa parte integrante del documento
generale di valutazione
dei
rischi”.
In particolare “l’intento della valutazione
oggettiva dovrà essere quello di fare una ‘fotografia’ della realtà
organizzativa d’impresa” e per farlo è “possono essere utilizzati
strumenti
quali l’osservazione diretta con report, check-list, job analysis”.
Inoltre “questo primo momento di analisi oggettiva permetterà anche di
identificare gruppi omogenei di lavoratori ovvero partizioni
organizzative
aventi caratteristiche comuni in merito ai fattori di rischio
organizzativo.
Gli interventi successivi in merito al processo di valutazione
del
rischio potranno essere effettuati sui gruppi o sulle partizioni
così
identificati”.
Riguardo poi alla gestione del rischio
si ricorda che “sulla base dei risultati della valutazione del rischio
specifico, verranno programmati ed effettuati gli interventi di
prevenzione
e protezione. Qualora i risultati della valutazione
del
rischio identifichino in uno o più gruppi omogenei di lavoratori,
una
condizione accettabile (livello di rischio basso), si provvederà a
stabilire un
programma di rivalutazione periodica del rischio, secondo lo stesso
percorso
già indicato. Qualora si evidenzino aree/gruppi omogenei con rischio non
basso,
andranno adottati interventi correttivi”.
La guida operativa si sofferma poi sulle misure
di prevenzione.
Riportiamo a titolo esemplificativo alcune soluzioni di prevenzione
collettiva:
- “soluzioni che intervengono sull’organizzazione, attraverso misure
tecniche
(potenziamento degli automatismi tecnologici…), misure organizzative
sull’attività lavorativa (orario sostenibile, alternanza di mansioni nei
limiti
di legge e contratti, riprogrammazione attività…), misure procedurali
(definizione di procedure di lavoro…), misure ergonomiche (progettazione
ergonomica dell’ambiente e dei processi di lavoro) e misure di revisione
della
politica aziendale (azioni di miglioramento della comunicazione interna,
della
gestione, delle relazioni, ecc.);
- soluzioni di interfaccia con i gruppi di lavoratori (formazione
post-valutazione)”.
Sulla base poi dei risultati della valutazione
dei
rischi, “l’articolazione degli interventi seguirà l’evidenziazione
dei
singoli aspetti critici sia oggettivati che oggettivamente percepiti”.
Quali i contenuti del documento di
valutazione dei rischi?
Il DVR, riguardo allo stress
correlato, deve documentare l’effettuazione di questi interventi:
- “le azioni di sensibilizzazione ed informazione effettuate, i soggetti
coinvolti e gli strumenti adottati;
- l’analisi documentale in ordine alla descrizione dell’organizzazione
del
lavoro, della gestione del sistema di sicurezza e tutela della salute e
dei
flussi informativi inerenti gli indicatori aziendali di stress
lavoro-correlato;
- le azioni formative intraprese per le varie figure interne (strumenti
adottati e durata delle iniziative);
- il processo valutativo effettuato con gli strumenti di indagine
oggettiva /
soggettiva utilizzati ed il report di analisi dei dati con il livello di
rischio per aree/gruppi omogenei;
- il programma delle misure di prevenzione/protezione collettiva ed
individuale
da attivare con la tempistica di intervento ed il ruolo dei soggetti
aziendali
che vi devono provvedere; - l’eventuale
sorveglianza sanitaria mirata ai gruppi a rischio, implementata nel
piano
sanitario esistente, compresi i programmi di promozione della salute su
base
volontaria;
- il piano di monitoraggio/follow-up con relativa tempistica”.
Rimandandovi alla lettura esaustiva della guida,
presente nella Banca
dati di PuntoSicuro, facciamo un breve cenno alla Legge regionale
veneta 22
gennaio 2010, n. 8 “Prevenzione
e
contrasto dei fenomeni di mobbing e tutela della salute psicosociale
della
persona sul luogo di lavoro” con la quale la Regione Veneto
“promuove e
sostiene azioni ed iniziative volte a prevenire il disagio lavorativo, a
contrastare l’insorgenza e la diffusione di fenomeni di mobbing e di stress
psico-sociale e a disincentivare comportamenti discriminatori o
vessatori
correlati all’attività lavorativa promuovendo corretti stili di vita”.
Ad
esempio attraverso l’istituzione dei Centri
di
riferimento per il benessere organizzativo.
Riportiamo per concludere un breve elenco di alcune attività
considerate ad elevato rischio stress:
- secondo l’Università di Manchester (1987): minatori, agenti di
polizia,
agenti di custodia carceraria, lavoratori delle costruzioni;
- secondo la Società di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale
(SIMLII):
controllori del traffico aereo, guida di autobus, lavoratori a turni,
lavoratori della sanità, insegnanti, forze di polizia, pubblica
amministrazione, lavoratori atipici, addetti call center.
I documenti:
- “Il
ruolo
degli SPISAL nella prevenzione e nell'accertamento di patologie
professionali legate allo stress – parte prima”, a cura del dott.
Pierantonio Zanon - SPISAL ULSS N. 6 VICENZA (formato PDF, 1.05 MB);
- “Il
ruolo
degli SPISAL nella prevenzione e nell'accertamento di patologie
professionali legate allo stress – parte seconda”, a cura del dott.
Pierantonio Zanon - SPISAL ULSS N. 6 VICENZA (formato PDF, 1.54 MB).
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