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Roma,
26 Lug – PuntoSicuro ha approfondito più volte in questi anni il tema relativo
al consumo di alcol e droghe, un
fenomeno che ha una grande diffusione in tutte le fasce di età e in ogni
ambiente di vita. E nell’ambiente lavorativo sappiamo che un presupposto
necessario per la tutela della sicurezza sono proprio le idonee condizioni
psico-fisiche dei lavoratori.
In
particolare la
diagnosi di idoneità alla
guida in relazione all’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope è normata
in Italia dall’art. 119 (“Requisiti fisici e psichici per il conseguimento
della patente di guida”) del
Decreto
Legislativo n. 285 del 30 aprile 1992 (Nuovo Codice della Strada) e
successive modifiche e integrazioni, nonché dagli artt. 319 e 320 del relativo
Regolamento d’Attuazione (D.P.R. 495/1992 e successive modifiche e
integrazioni).
La
normativa vigente stabilisce che la patente di guida non deve essere rilasciata
né confermata a soggetti che si trovino
in stato di dipendenza attuale da alcool, stupefacenti o sostanze psicotrope né
a persone che comunque consumino abitualmente sostanze capaci di compromettere
la loro idoneità a guidare senza pericoli.
La
normativa prevede che la valutazione delle condizioni di consumo abituale e/o
di dipendenza da sostanze d’abuso sia affidata alle Commissioni Mediche Provinciali per le Patenti, che si avvalgono di
accertamenti chimico-tossicologici eseguiti sulle urine e/o sui capelli.
E
tra i soggetti che “sono tenuti a sottoporsi alla suddetta valutazione vi sono,
in particolare, i soggetti inviati dal
prefetto o dall’ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri,
e i soggetti per i quali gli esiti forniti a seguito di accertamenti clinici,
strumentali e di laboratorio pongono nel medico fondati dubbi circa l’idoneità
e pertanto la sicurezza della guida, nonché i soggetti risultati positivi
agli accertamenti per la guida sotto l’effetto di alcol e di sostanze
stupefacenti (art. 186 e 187 CdS).
Tra
l’altro una recentissima modifica dell’art. 119, entrata in vigore il 13 Agosto
2010 “impone inoltre, a scopo preventivo, che per
il primo rilascio della patente di guida di qualunque categoria, ovvero
di certificato di abilitazione professionale di tipo KA o KB, il soggetto
interessato esibisca apposita certificazione da cui risulti il non abuso di sostanze alcoliche e il non uso di sostanze stupefacenti o
psicotrope rilasciata sulla base di accertamenti clinico tossicologici.
Si
ricorda poi che per quanto attiene i
lavoratori
adibiti a
mansioni che comportano rischi per la sicurezza, l’incolumità e la
salute proprie e di terzi, la diagnosi di
tossicodipendenza
o di assunzione sporadica di sostanze stupefacenti è affidata, “in base a
quanto previsto dal Provvedimento 30 ottobre 2007 della Conferenza Unificata
Stato-Regioni e P.A. alla figura del
medico
competente che per tale diagnosi è tenuto ad avvalersi di un
accertamento
eseguito su campione urinario raccolto con preavviso al lavoratore non
superiore alle 24 ore. Tale
accertamento
deve essere obbligatoriamente eseguito a cura e spese del datore di lavoro,
dopo l’assunzione e prima dell’affidamento della mansione al lavoratore”.
Tuttavia si precisa che le modifiche
apportate al
Decreto
legislativo 81/2008 dal D.Lgs. 106/2009 “consentono,
nei casi e alle condizioni previste dall’ordinamento, su scelta del
datore di lavoro, l’effettuazione di visite mediche preventive in fase
preassuntiva da parte del medico competente o dai dipartimenti di prevenzione
delle ASL
finalizzate alla verifica di
assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze
psicotrope e stupefacenti.
Dopo
questo excursus necessario sulla normativa e sulle diverse casistiche, veniamo
allo studio oggetto dell’articolo
che presentiamo.
Lo
studio si è proposto di analizzare i risultati degli accertamenti
chimico-tossicologici effettuati, su richiesta della Commissione Medica
Locale Provinciale (C.M.L.), per le
patenti di Verona, dal laboratorio di Tossicologia Forense del Dipartimento di
Sanità Pubblica e Medicina di Comunità dell’Università di Verona “con
l’obiettivo di:
-
valutare frequenze relative di positività ed eventuali trend per le diverse
classi di sostanze d’abuso nel periodo 2003- 2008;
-
definire, nell’ambito della popolazione esaminata, i principali fattori di
rischio per la positività all’accertamento;
-
identificare l’approccio diagnostico più efficace per la valutazione di
idoneità alla guida in rapporto all’uso di droga”.
Tal
studio, che è relativo all’arco temporale 2003-2008, fa riferimento a 981
richieste pervenute dalla C.M.L.; richieste
che corrispondevano nella grandissima maggioranza dei casi “a una delle
seguenti tipologie:
- conducenti a cui era stata sospesa la patente
di guida perché risultati positivi agli accertamenti per uso di sostanze
psicoattive o d’abuso a seguito di un incidente stradale;
-
tossicodipendenti,
in carico a strutture pubbliche o private per la cura e riabilitazione degli
stati di tossicodipendenza;
- individui a cui la patente di guida era stata
sospesa a seguito di una segnalazione alla prefettura per uso o detenzione di
sostanze
stupefacenti”.
Vediamo alcuni dei risultati dello studio:
-
“degli utenti convocati nel periodo esaminato, oltre un quarto non si è
presentato”. “Tra i rimanenti, 231 utenti sono risultati positivi per una o più sostanze stupefacenti e psicotrope
nell’urina e/o nei capelli (24% del totale, 32% degli utenti presentati). Gli
utenti risultati negativi (n=483) sono stati pari al 49% del totale e al 68%
degli utenti che si sono sottoposti all’accertamento;
-
“durante il periodo esaminato la
cocaina
è stata in assoluto la
sostanza
stupefacente riscontrata più frequentemente. In particolare si sono avuti
124 casi di positività (17% degli accertamenti eseguiti nel periodo di tempo
considerato) per la
cocaina
(e/o suoi metaboliti), seguita da
cannabinoidi con il 12% e dalle benzodiazepine con il 6%. Percentuali di
positività inferiori al 5% sono state osservate per oppiacei (3%), amfetamine e
metilendiossiamfetamine (3%), metadone (2%) e barbiturici (1%). In “quasi un
terzo degli accertamenti (29%) si è trattato di positività per più classi di
sostanze d’abuso, una delle quali era generalmente costituita dalla cocaina e,
in particolare, la combinazione cocaina-cannabinoidi è stata la più frequente”;
-
il confronto tra l’analisi delle urine e
dei capelli “ha confermato la complementarietà delle due matrici biologiche
e, dunque, la necessità di effettuare entrambe le analisi al fine di massimizzare
la sensibilità epidemiologica dell’accertamento”;
- si rileva “come siano emerse diverse
associazioni tra possibili ‘
fattori
predittivi di positività’ e la generica positività al test”. Ad esempio
“BMI<18,5 (Body Mass Index, ndr),
tabagismo,
non consumo di caffè, ipertensione di grado lieve e, naturalmente, anamnesi
positiva per uso di sostanze stupefacenti) ovvero, in alcuni casi, la
positività a una o più classi di sostanze specifiche (es. giovane età e
amfetamine, ipertensione lieve e positività a cocaina, BMI e positività per
THC). Per alcuni di tali fattori la differenza osservata tra positivi e
negativi, pur approssimandosi alla significatività statistica, non la raggiunge
e sarà dunque interessante verificare su una maggiore mole di dati il loro
effettivo ruolo”;
Lo
studio ha infine dimostrato come “l’accertamento di idoneità alla guida
costituisca un
efficace deterrente
al
consumo
di droghe dal momento che soltanto circa un quarto dei soggetti positivi al
primo controllo risulta nuovamente positivo al secondo controllo”. Del resto è
evidente come la patente di guida “giochi un ruolo determinante sul piano sia
professionale, sia sociale e come il non dovervi rinunciare sia mediamente
considerata una valida contropartita all’astinenza dalle droghe”.