Uno dei motivi del nostro interesse si trova riassunto nella premessa della relazione.
“Nella società attuale, in tutto il mondo industrializzato, sono in diminuzione le malattie tipiche da lavoro un tempo particolarmente frequenti (silicosi, asbestosi, saturnismo, intossicazioni da mercurio, malattie da metalli, asma bronchiale allergico, ipoacusie da rumore ecc.), mentre si assiste all’evolversi della patologia professionale verso una sempre maggior visibilità delle malattie correlate al lavoro e, in particolare, di quelle legate a
movimenti ripetitivi, alla movimentazione dei carichi e a posture incongrue”.
“Tra le malattie suddette, - continua la relazione - “la patologia professionale dovuta a movimenti ripetitivi rappresenta la maggior causa di
lesioni muscolo-scheletriche e nervose periferiche, superando in alcuni ambiti la patologia traumatica da infortunio”
Già infatti il rapporto Eurostat 2004 evidenziava “come nel biennio ‘98-’99, a livello europeo, circa la metà delle patologie lavoro-correlate” era rappresentato da queste patologie (generalmente raccolte nell’acronimo inglese WMSD), con particolare diffusione in paesi europei come Belgio, Finlandia, Francia, Svezia e Spagna.
In Italia, sfogliando i dati dell’Inail, si può rilevare che, negli anni compresi fra il 1996 ed il 2002, il numero di queste malattie professionali ha avuto un significativo incremento.
Tra le patologie più riscontrate troviamo alcune forme di tendinopatia, l’epicondilite, l’epitrocleite, borsiti, tendinite, tenosinovite, sindromi da compressione dei nervi periferici e varie forme di artrosi. Queste patologie, “a differenza delle malattie professionali specifiche, per le quali è riscontrabile una relazione causa-effetto diretta tra un agente nocivo lavorativo e la malattia, sono ad eziopatogenesi multifattoriale e riscontrabili anche nella popolazione non esposta, ove sono causate dall’invecchiamento, da attività sportive e hobbistiche, da pregressi traumatismi, da patologie sistemiche, dismetaboliche e traumatiche”.
Le cause di queste affezioni sono riconducibili, “nella maggior parte delle loro manifestazioni, alla carente o nulla applicazione dei principi ergonomici alle attività lavorative”.
Un’altra patologia, più conosciuta ma “poco affrontata dal punto di vista valutativo e di ricerca delle possibili soluzioni, è costituita dalle affezioni discoarticolari della colonna lombare” dovute alla movimentazione manuale dei carichi. Queste affezioni “rappresentano uno dei principali problemi sanitari nel mondo del lavoro”, sia per la sofferenza provocata sia per i costi economici e sociali conseguenti. Il National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH USA) “pone tali patologie al secondo posto nella lista dei dieci problemi di salute più importanti nel luogo di lavoro”.
Anche in questo caso queste patologie sono difficilmente inquadrabili come malattie professionali: le lesioni acute e croniche delle strutture del rachide (discopatie, ernie, protusioni discali, artrosi,…) sono “del tutto indistinguibili dalla patologia degenerativa vertebrale riscontrabile nella popolazione generale, ove è legata ad una serie di fattori di ordine generale (predisposizione genetica, obesità, malattie endocrino-metaboliche) e distrettuali (scoliosi, osteocondrosi, dismorfismi congeniti)”.
L’idea di queste linee guida è nata all’interno di un gruppo di lavoro INAIL/Marche che voleva fornire un “indirizzo di metodo, uno strumento operativo ed un supporto” per il “riconoscimento ed il governo dei casi di malattia professionale certa o sospetta negli esposti a condizioni lavorative implicanti sovraccarico biomeccanico del rachide e degli arti superiori”.
Dunque questo documento vuole fornire, attraverso la realizzazione di un progetto di cui si parlerà tra poco, un “supporto al lavoratore malato, dalla valutazione del rischio presente nella mansione lavorativa svolta, alla diagnosi ed alla riammissione al lavoro”.