con
la collaborazione del Centro Studi Ambientali e Direzionali (CSAD), Obr Puglia
e il finanziamento di Fondimpresa.
Di questo convegno – di cui sono stati pubblicati gli
atti
sul sito del
Gruppo di Lavoro
indipendente per la sicurezza in ambienti a rischio di esplosione - abbiamo
presentato nei giorni scorsi
un
intervento
relativo alla marcatura
CE con specifico riferimento al
settore
agroalimentare.
Ci soffermiamo ora su un secondo contributo che entra nel vivo del rischio
esplosioni, con particolare riferimento alle polveri. Si tratta dell’intervento
“
Atex:
misure tecniche di prevenzione”, a cura del Dott. Oscar Serio e
dell’Ing. Alessandro Panico.
Il documento, dopo un introduzione sulla formazione del Gruppo di lavoro
indipendente per la sicurezza in ambienti a
rischio
di esplosione, indica che la
normativa
ATEX “fa riferimento a polveri e gas senza tener conto delle proprietà
chimico fisiche dei materiali”.
Tuttavia considerare “tutti gli scarti come materiale esplosivo è un
imprecisione qualora non si tenga conto della sua
granulometria”, cioè della misurazione della “ripartizione
percentuale delle particelle della polvere combustibile” in funzione del loro
diametro.
Infatti la
distribuzione granulometrica
di una polvere ha “un effetto critico sulla violenza dell’esplosione poiché
interviene principalmente sulla velocità di crescita della pressione e,
secondariamente, sulla pressione massima finale:
– la diminuzione delle dimensioni delle particelle favorisce sia la permanenza
in forma aero-dispersa, sia la propagazione della fiamma;
– al diminuire delle dimensioni granulometriche, diminuiscono l’energia minima di
accensione ed il Limite Inferiore di Esplosività”.
Gli autori sottolineano che
non è
possibile “tracciare una linea netta di demarcazione tra le polveri
esplosive e quelle non esplosive in relazione alla loro
granulometria”,
tuttavia “si ritiene che quelle con diametro superiore a 500 ?m” - micrometri,
cioè millesimi di millimetro - (420 ?m secondo le NFPA 651)”, presentino una
tendenza all’esplosione molto bassa.
Spesso tale valore viene assunto, come il limite oltre il quale una polvere
non può esplodere”.
Dunque anche le
polveri,
come gas e vapori infiammabili, sono dotate di Limite Superiore (
LSE) ed Inferiore (
LIE) di Infiammabilità, entro cui sussiste il
pericolo
di esplosione.
In particolare:
– “in una miscela di polvere con concentrazioni inferiori al campo di infiammabilità,
la eccessiva distanza tra le particelle ne evita la propagazione della
combustione tra le particelle stesse;
– per elevate concentrazioni, invece, le particelle sono così addossate le une
alle altre da ostacolare la presenza di ossigeno nella necessaria
quantità”.
Le
polveri
combustibili sono in grado di dar luogo a
due tipologie di pericolo:
- “in caso di dispersione in atmosfera posso causare delle
esplosioni;
- in caso di deposito su strati che producono calore possono dare origine ad
incendi”.
Tra l’altro
il pericolo di esplosioni
dovute a polveri combustibili “viene spesso sottovalutato rispetto a quello
dovuto ai liquidi e gas infiammabili, sebbene i danni causati possano essere
anche maggiori”. Infatti la “non omogenea distribuzione della polvere nell'ambiente
esplosivo può generare una
serie di
esplosioni a catena dovute al fatto che l'onda d'urto dell'esplosione
primaria genera turbolenze che creano ulteriori nubi di polvere che innescate
creano deflagrazioni secondarie”. E “a differenza delle esplosioni dovute a
gas, non è possibile simulare gli effetti della deflagrazione con conseguente
difficoltà nella progettazione dei sistemi di contenimento e di sfogo”.
Inoltre bisogna ricordarsi che “la concentrazione di
polvere
in aria non è spazialmente uniforme per cui è poco praticabile ritenere che sia
possibile impedire un esplosione rimanendo al di fuori dell’intervallo di
infiammabilità”.
Dopo essersi soffermati sulle sorgenti di emissione (formazione continua,
emissione di primo grado, emissione di secondo grado) e aver sottolineato che
il 70% delle polveri presenti in industria è infiammabile, gli autori
presentano gli
step fondamentali per la
prevenzione.
Quando i posti di lavoro sono zone pericolose, è necessario:
- “determinare e
valutare
i rischi;
- classificare le aree pericolose in zone;
- scegliere attrezzature progettate, operanti e revisionate tenendo conto della
sicurezza”.
In particolare la
valutazione del
rischio prevede che “in tutte le
zone
classificate ATEX vengano individuati tutti i possibili punti critici
tramite:
- un'analisi tecnica di tutte le apparecchiature attraversate da flussi (
elettriche, meccaniche, pneumatiche...);
- analisi chimico-fisica dei materiali utilizzati o prodotti;
- la valutazione delle lavorazioni effettuate dagli operatori;
- lo studio dei comportamenti negli ambienti di lavoro”;
- la valutazione delle “procedure di
manutenzione
e pulizia degli ambienti, delle apparecchiature presenti, e dei sistemi di
filtrazione”.
In queste zone
è necessario:
- “ridurre o eliminare il carico di carburante mediante buoni sistemi di
pulizia, ventilazione, estrazione e rimozione delle polveri pericolose”;
- utilizzare apparecchiature a prova di scintille ed a prova di esplosione –
Antideflagranti (aspiratori, altri macchinari elettrici);
- analizzare i Punti critici per eliminare le perdite minori del sistema;
- garantire una
manutenzione
ordinaria adeguata”.
Successivamente gli autori si soffermano sulla
percezione degli inneschi.
Infatti tra le principali sorgenti di ignizione, “alcune sono facilmente
rilevabili (ad es.: fiamme, materiali incandescenti, saldatura e taglio)”,
mentre per altre “il principio di pericolosità può non essere percepibile” (ad
es. elettricità statica, scintille, attrito e urto, superfici molto calde).
Gli autori affrontano anche le misure di “prevenzione dall’
accumulo di polvere esterno alle apparecchiature”:
- “l’impianto è costantemente controllato dal pattugliamento del personale in
turno;
- settimanalmente si effettuata la pulizia generale delle aree esterne
dell’impianto;
- i condotti di trasporto aria ad alta temperatura sono opportunamente
coibentati per evitare l’innesco della polvere su superfici calde;
- gli ambienti sono mantenuti in depressione mediante un ventilatore ATEX che
garantisce una portata d’aria costante ed evita il rilascio di polveri”.
Inoltre “nonostante il
rischio
di esplosione sia giudicato accettabile, si è tuttavia deciso di migliorare
il livello di sicurezza valutando l’adozione delle seguenti
misure tecniche:
- portelli di ispezione;
- condotti inclinati (> 50°) per evitare accumuli di polvere interni;
- barriere interne per evitare il
propagare dell’esplosione;
- portelli di scoppio in apparecchiature di contenimento;
- sistemi attivi di estinzione”.
Rimandando i nostri lettori al documento originale per le parti su cui non ci
soffermiamo (procedure di pulizie,
classificazione
delle zone pericolose, scelta della strumentazione, destinazione d’uso
degli apparecchi e
impiego
conforme), concludiamo con alcune riflessioni finali degli autori.
Alla luce di alcune esperienze in Nord America, OSHA (Occupational Safety and
Health Administration) “raccomanda l’
adozione
di metodologie appropriate di prevenzione ordinaria, che prevengono il
sollevamento della polvere od esalazione pericolosa in modo da non esporre gli
operatori ad elevati livelli di inalazione o assorbimento. L’acqua o il solvente utilizzati per la
pulizia dovranno essere trattati per lo smaltimento come sostanze pericolose”.
Secondo l’OSHA “più di 0,8 millimetri di polvere su di un’area equivalente al
5% della superficie di una stanza rappresenta una significativa fonte di
rischio
di esplosione”. “Similmente anche pulire con aria compressa è controproducente
e non raccomandabile”: “i metodi di pulizia originerebbero un aumento del
livello di esposizione delle polveri pericolose in sospensione nell’aria”.
“
Atex:
misure tecniche di prevenzione”, a cura del Dott. Oscar Serio e dell’Ing.
Alessandro Panico - Gruppo Tiger-Vac (che rappresenta l’Italia al IEC
SC61J/JWG1) - Membri CEI TC 61, TC 31 - Gruppo di lavoro per la sicurezza in
ambienti a rischio di esplosione , intervento al convegno “La direttiva ATEX ed
i rischi legati alle atmosfere esplosive”
(formato PDF, 874 kB).