Nei mesi scorsi PuntoSicuro ha presentato alcuni interventi che si sono tenuti
il 30 marzo 2010 a Lecce durante il convegno “
con la collaborazione del Gruppo di Lavoro per Ambienti a Rischio di
Esplosione.
In queste presentazioni abbiamo affrontato i rischi del
settore
agroalimentare, illustrato gli elementi rilevanti delle direttive ATEX,
parlato dei
problemi
relativi alla granulometria e dei pericoli di esplosione.
Ci soffermiamo ora su un intervento dal titolo “
Valutazione del rischio e misure
organizzative di prevenzione” e a cura del Dott. Ing. Giustiniano
Armenise.
L’intervento parte soffermandosi su alcuni articoli - relativi al rischio
esplosione - presenti nel
Decreto
legislativo 81/2008, sulla
classificazione
delle aree in zone (
direttiva
ATEX 99/92/CE) e sulla classificazione delle strumentazioni in categorie
(direttiva ATEX 94/9/CE): tutti temi già ampiamente trattati dal nostro
giornale in merito al
rischio
esplosione.
Terminata la “carrellata dei riferimenti normativi” necessari alla gestione di
ambienti di lavoro caratterizzati da “atmosfere esplosive”, il relatore
focalizza la sua attenzione sull’
analisi
del rischio.
Infatti “norme UNI, CEI, linee guida, D.Lgs. hanno una struttura di base che li
accomuna”: è bene analizzarla “per fare nostra la metodologia di
valutazione
del rischio”.
Il relatore ricorda ad esempio che l’art. 290 del Testo Unico “impone al datore
di lavoro una
valutazione che tenga
conto almeno dei seguenti elementi:
- probabilità e durata della presenza di
atmosfere
esplosive;
- probabilità che le fonti di accensione, comprese le scariche elettrostatiche,
siano presenti e divengano attive ed efficaci;
- caratteristiche dell'impianto, sostanze utilizzate, processi e loro possibili
interazioni;
- entità degli effetti prevedibili”.
Dunque “se si vuole analizzare un’attività sotto l’aspetto del
rischio
esplosione, tale valutazione dovrà essere svolta considerando la
probabilità di accadimento dell’evento esplosivo o la sua frequenza, e le
conseguenze dell’incidente prevedibile”.
Praticamente si dovrà considerare il
rischio
come una funzione dello scenario ipotizzato, delle conseguenze dell’incidente
prevedibile e della frequenza di accadimento (nel documento originale, che vi
invitiamo a visionare, è presente un diagramma a blocchi che rappresenta una
corretta analisi del rischio).
Da questa premessa si evince che la
valutazione
del rischio è un processo di analisi, all’interno del quale sono comprese
alcune fasi:
- la fase di
risk analysis:
“consiste nella
valutazione
‘pura’ del rischio riguardante le attività industriali nella loro realtà. In
questa fase l’analista definisce la sequenza dei potenziali eventi che possono
condurre agli incidenti, ne valuta le conseguenze, stima la frequenza
dell’incidente potenziale, valuta l’impatto che l’incidente potenziale può
avere sull’ambiente, le persone e la proprietà, definisce il rischio risultante”;
- la fase di
risk assessment:
“approccio che rivisita i risultati dell’analisi valutandone l’accettabilità in
funzione degli standard di rischio o dei criteri ammissibili, verificando
inoltre la possibilità di riduzione del rischio. In pratica in questa fase
l’analista identifica le maggiori sorgenti di rischio e individua l’esistenza
di possibilità per una mitigazione dello stesso. E’ un’operazione che può
essere condotta con mezzi semplici quali le normative di settore o le procedure
e le linee guida aziendali, o utilizzando criteri del tutto soggettivi e legati
alla sensibilità od esperienza dell’analista”;
- la fase
risk management: “verifica
delle misure di riduzione del rischio adottate e studio delle possibilità per
il loro continuo miglioramento durante la vita dell’attività”.
In relazione a queste fasi la
valutazione
può essere ricondotta alla “tripletta di combinazioni che si ricava dalla
norma, costituite da
evento (inteso
come presenza di atmosfere esplosive),
probabilità
(intesa come ‘probabilità e durata della presenza di
atmosfere
esplosive e ‘probabilità della presenza, dell’attivazione e dell’efficacia
di fonti di ignizione, scariche elettrostatiche comprese’) e
conseguenze (intese come ‘entità degli
effetti prevedibili’)”.
Il relatore indica allora i
passaggi per
l’effettuazione di una corretta valutazione dei rischi:
- definire scopi, valutazione, obiettivi, …
- descrivere il sistema (apparecchiature, chimica, termodinamica, procedure
operative, …);
- individuare i pericoli (esperienza, check list, …);
- enumerare gli incidenti (lista degli incidenti enumerati);
- scegliere gli incidenti (lista incidenti scelti, conseguenze incidentali, …);
- stimare le conseguenze;
- modificare il sistema per ridurre le conseguenze;
- stimare le frequenze;
- modificare il sistema per ridurre le frequenze;
- combinare frequenze e conseguenze per stimare il rischio;
- modificare il sistema per ridurre il rischio”.
Si sottolinea che la “descrizione del sistema da valutare e l’individuazione
dei pericoli connessi con il tipo di lavorazione sono due parti importanti della
valutazione: è bene che restino indipendenti, ad una descrizione oggettiva
dello stato dei luoghi corrisponde una realistica analisi del rischio da
esplosione”.
L’intervento si occupa poi del problema della presenza e del
controllo della polvere, individuando
alcune tipologie di interventi da porre in campo per evitare
esplosioni.
In particolare il controllo delle polveri è “indispensabile per evitare
accumulo di quantitativi che possono
essere la causa di fenomeni inaspettati detti
esplosioni
secondarie”: questi accumuli di
polveri
“si possono verificare anche al di fuori degli impianti di processo e delle
zone classificate, e si formano prevalentemente in corrispondenza di travi, pilastri,
intercapedini, angoli, solai leggermente inclinati, ecc”. La polvere si può
accumulare “anche accidentalmente o a seguito di particolari lavorazioni e
comunque solo per tempi molto limitati ma sufficienti a consentire il
verificarsi dell’evento accidentale”.
La norma CEI individua diversi
sistemi
di bonifica dalle polveri combustibili.
L’intervento si conclude affrontando in particolare:
- il
sistema di asportazione continua
con sistemi di ricambio dell’aria ambiente: generalmente utilizzato “per
proteggere le persone dalla presenza di sostanze disperse nell’aria”, è poco
efficace “per proteggere dalla presenza di
polveri
depositate”. Questi sistemi
“possono però essere adottati, se adeguatamente dimensionati, per escludere la
formazione di depositi di polvere, quando la presenza di polvere nell’ambiente
è ‘strutturale’, ovverosia quando vi è una emissione piccola ma continua nell’ambiente”;
- il
sistema di asportazione di polveri
combustibili emesse da singole sorgenti di emissione: è un sistema affiancato alla macchina
operatrice che produce la polvere. “Quelli veramente efficaci sono comunque i
sistemi di estrazione delle polveri che hanno le bocche di aspirazione molto
prossime” alla zona di emissione. “Sarà cura del datore di lavoro sottoporre a
controllo e monitoraggio il funzionamento di tali sistemi, così come prevede la
norma CEI, in quanto trattasi di sistemi di protezione contro le
esplosioni”;
- il
sistema di contenimento in
depressione: è un sistema chiuso, mantenuto in “depressione rispetto
all’atmosfera esterna evitando, in tal modo, l’emissione di polveri anche in
caso di non perfetta tenuta del sistema”;
- il
sistema di rimozione degli strati
di polvere combustibili presenti nell’ambiente: la formazione di pericolosi
strati di polveri combustibili all’esterno dei sistemi di contenimento “può
essere evitata assicurando il mantenimento della
pulizia”.
In particolare “oltre ai sistemi di eliminazione degli strati di polvere per
aspirazione, esistono procedimenti di pulizia per via umida, tenendo però in
debito conto i problemi di smaltimento o quelli legati allo sviluppo di
idrogeno nel caso di polveri di metalli leggeri”. Il relatore ricorda che “le
procedure di rimozione degli strati di polvere devono essere ben definite dal
datore di lavoro che deve emanare disposizioni aziendali in merito alla
manipolazione di sostanze infiammabili e delle sostanze che possono produrre
polveri
combustibili”.
“
Valutazione
del rischio e misure organizzative di prevenzione”, Dott. Ing. Giustiniano
Armenise, intervento al convegno “La direttiva ATEX ed i rischi legati alle
atmosfere esplosive” (formato PDF, 791 kB).