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Anno 12 - numero 2422 di lunedì 21 giugno 2010
CEM: effetti sulla salute e disturbi elettromagnetici Un opuscolo affronta gli effetti sull’uomo e sulle apparecchiature dei campi elettromagnetici. Gli effetti biologici e sanitari, i risultati delle ricerche, i limiti normativi e la compatibilità elettromagnetica.
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Parlare dei campi
elettromagnetici, le cui sorgenti
si moltiplicano sempre più, è necessario perché sono molti i dubbi che sorgono
in relazione alle conseguenze di questi campi. Da un lato i possibili effetti
sulla salute, dall’altro l’eventuale pericolosità dei fenomeni
d’interferenza o incompatibilità elettromagnetica.
Per affrontare questi due preoccupazioni diffuse tra la popolazione è sorta una
collaborazione tra ISPRA (Istituto Superiore per
la Protezione e la Ricerca Ambientale), ISS (Istituto
Superiore di Sanità) e ISCOM (Istituto
Superiore per le Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione. Una
collaborazione che ha portato alla predisposizione di un opuscolo informativo
che tratta in modo divulgativo, rispondendo a semplici domande, i diversi
aspetti legati ai campi elettromagnetici.
Il documento, dal
titolo “Campi
elettromagnetici:
effetti sull’uomo e sulle apparecchiature”, risponde
inizialmente alla domanda su cosa siano i campi elettromagnetici.
Non ci soffermiamo su questo aspetto già affrontato da PuntoSicuro in
diversi
articoli.
Andiamo invece direttamente al cuore del problema: i campi
elettromagnetici sono pericolosi per la salute?
L’opuscolo ricorda che un campo elettromagnetico (CEM)
“provoca sempre e comunque una risposta dell’organismo umano”, ma il
nostro
organismo risponde anche a qualunque stimolo ambientale (rumore, luce,
temperatura, …).
Per capire se queste risposte ai CEM possano costituire un pericolo per
la
salute, è importante distinguere tra:
- effetti biologici: si verificano
quando “l’esposizione provoca qualche variazione fisiologica notevole o
rilevabile in un sistema vivente”;
- effetti di danno alla salute (o
effetti sanitari): si verificano quando
“l’effetto biologico è al di fuori dell’intervallo in cui l’organismo
può normalmente compensarlo, e ciò porta a qualche condizione di
detrimento
della salute”.
La ricerca scientifica “ha individuato con chiarezza alcuni effetti
sanitari dei campi elettromagnetici, dovuti ad un
eccessivo aumento della
temperatura, superiore alle normali variazioni fisiologiche”: ma questi
effetti
si manifestano solo se l’intensità del campo “supera determinati livelli
di
soglia su cui si basano le norme di protezione”.
E questi livelli “sono superiori a
quelli che si incontrano normalmente nella vita quotidiana e molto
superiori,
in particolare, a quelli a cui si può essere esposti da parte di antenne
di
trasmissione radio o televisiva e, ancor più, da parte delle antenne
(dette
stazioni radio base) della telefonia cellulare e di altre tecnologie
emergenti,
come il WiFi
e il WiMax”.
Invece alte esposizioni possono
verificarsi “in specifiche situazioni lavorative in cui gli operatori
sono
vicini ad apparecchi
di
alta potenza”.
Sorge spontanea la domanda: è possibile
che un’esposizione anche a bassi livelli di campo elettromagnetico, ma
prolungata nel tempo, “possa dare luogo a malattie degenerative, ed in
modo
particolare al cancro”?
Questa ipotesi sembra avvalorata da “alcune indagini epidemiologiche che
riguardavano però i campi magnetici generati da linee
ad
alta tensione e dispositivi elettrici alla frequenza di rete (50
Hz)”.
In realtà i risultati di queste indagini “non possono essere estrapolati
ai
campi a radiofrequenza (RF) che, oscillando a milioni di hertz, hanno
caratteristiche fisiche e meccanismi di interazione del tutto diversi”.
Invece riguardo ai campi a
radiofrequenza “le ampie ricerche condotte da diversi decenni non hanno evidenziato effetti biologici di
rilievo, e a maggior ragione effetti di danno alla salute, ai
normali
livelli di esposizione del pubblico”.
Sono state pubblicate, a seguito della grande diffusione della telefonia
cellulare, molte ricerche sulle conseguenze dei CEM. “Anche se alcuni di
questi
studi hanno suggerito la possibilità di qualche effetto biologico,
peraltro da
verificare, una valutazione complessiva dei dati non indica rischi per
la salute,
confermando ulteriormente le valutazioni già espresse da diverse fonti”.
Ad esempio nei “Promemoria” per il
pubblico, prodotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), già nel 1998 si osservava che una revisione dei dati scientifici […] ha
concluso che, sulla base della
letteratura attuale, non c’è nessuna
evidenza convincente che l’esposizione a RF abbrevi la durata della vita
umana, né che induca o favorisca
il cancro.
Nel 2006 l’OMS confermava la propria valutazione e notava che negli ultimi 15 anni, sono stati pubblicati
vari studi che esaminavano una possibile relazione tra trasmettitori a
radiofrequenza e cancro. Questi non hanno fornito nessuna evidenza che
l’esposizione ai campi generati dai trasmettitori aumenti il rischio di
cancro.
Così pure, gli studi a lungo termine su animali non hanno accertato
aumenti nel
rischio di cancro dovuti all’esposizione a campi a radiofrequenza.
Esistono poi diverse norme per la
protezione della salute dai campi
elettromagnetici e numerosi paesi hanno adottato leggi o regolamenti
basati sulle raccomandazioni della Commissione Internazionale per la
Protezione
dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP),
un
“gruppo indipendente di esperti formalmente riconosciuto dai massimi
organismi internazionali tra cui l’OMS e l’Unione Europea”.
Se l’Unione Europea ha raccomandato agli stati membri di adottare un
quadro
comune e coerente di norme, basate sui limiti dell’ICNIRP, in Italia
abbiamo
una legge, la Legge quadro n. 36 del 22 febbraio 2001 che, “in nome del
principio di precauzione”, prevede limiti, da non superare in
corrispondenza di
luoghi abitati o intensamente frequentati, “sensibilmente inferiori a
quelli
raccomandati internazionalmente”.
Ricordando che per i lavoratori i limiti riguardo ai CEM
sono, ad esempio, contenuti nell’allegato XXXVI del Decreto
legislativo
81/2008, i limiti che
devono essere rispettati negli ambienti di vita sono fissati dal Decreto
del
Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2003; un decreto
“emanato
ai fini della protezione della popolazione dalle esposizioni a campi
elettrici,
magnetici ed elettromagnetici generati da sorgenti fisse operanti ad
alta
frequenza, comprendenti, ad esempio, gli impianti per telefonia mobile o
per
radiodiffusione televisiva o radiofonica”.
In questo decreto vengono fissati:
- limiti
di esposizione: “il valore di campo
elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di
immissione, definito ai fini della tutela della salute da effetti acuti,
che
non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della
popolazione”;
- valori di attenzione: “il valore
di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come
valore di
immissione, che non deve essere superato
negli ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze
prolungate”;
- obiettivi di qualità: “i valori di
campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, definiti dallo Stato
[…], ai
fini della progressiva minimizzazione dell’esposizione ai campi
medesimi.
Tali valori sono da ritenersi non
superabili all’aperto nelle aree intensamente frequentate, quali ad
esempio
strutture di carattere ricreativo”.
Ad esempio in casa l’intensità massima per il campo elettrico è di 6 V/m
(Volt/metro).
Parliamo infine di compatibilità elettromagnetica,
intesa come “idoneità di un apparecchio elettrico e/o elettronico, di
un’apparecchiatura e di un impianto contenenti componenti elettrici e/o
elettronici, a funzionare nel proprio ambiente elettromagnetico, senza
provocare disturbi elettromagnetici intollerabili in altre
apparecchiature
presenti nello stesso ambiente”.
I disturbi elettromagnetici o
perturbazioni sono “ogni fenomeno elettromagnetico che può alterare il
funzionamento di un’apparecchiatura” e può essere costituito da un
segnale non
desiderato o da una alterazione del mezzo stesso di propagazione.
I disturbi possono essere naturali (es. fulmini),
artificiali
intenzionali (es. emissioni radio-tv) o artificiali non voluti
(“ogni circuito elettrico percorso da corrente variabile nel tempo
emette
disturbi elettromagnetici”).
La compatibilità elettromagnetica è regolamentata a livello europeo con
una direttiva
che “si applica a tutti gli apparecchi elettrici che possono creare
perturbazioni elettromagnetiche o il cui funzionamento può essere
interessato
da tali perturbazioni e mira a garantire il funzionamento del mercato
interno
prescrivendo che le apparecchiature siano conformi ad un livello
adeguato di
compatibilità elettromagnetica”.
ISPRA, ISCOM, ISS, “Campi
elettromagnetici:
effetti sull’uomo e sulle apparecchiature”, a cura di
Roberto Lo Sterzo, Elia Marchetta, Paolo Vecchia, Salvatore Curcuruto e
Valeria
Canè (formato PDF, 889 kB).
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