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Medico Competente e formazione dei lavoratori


Quali sono le cause del mancato coinvolgimento del Medico Competente nella formazione in tema di salute e sicurezza sul lavoro? Cosa prevede il D.Lgs. 81/08? Quali sanzioni sono previste per il datore di lavoro?

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Rifletto sui motivi che escludono il medico competente dai programmi di formazione in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
 
Partiamo dalla normativa.
L'art. 25 del Testo Unico, al comma 1, lettera a) prevede che il medico competente partecipi alle attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza (articolo non sanzionato per il medico).
 
Articolo 25 - Obblighi del medico competente
1. Il medico competente:
a) collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro. Collabora inoltre alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di “promozione della salute”, secondo i principi della responsabilità sociale;
 
Tuttavia l'art. 18, comma 1, lettera g) del D.Lvo 81/08 prevede che il datore di lavoro richieda al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel presente decreto.
 
Articolo 18 - Obblighi del datore di lavoro e del dirigente
1. Il datore di lavoro, che esercita le attività di cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attività secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono:
[…]
g) inviare i lavoratori alla visita medica entro le scadenze previste dal programma di sorveglianza sanitaria e richiedere al medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel presente decreto;
 
Gli obblighi del medico competente sono quelli previsti dall'art. 25 che, al comma 1, lettera a) prevede appunto che il medico competente partecipi alle attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza.
L'inosservanza del citato comma dell'art. 18 comporta una sanzione, per il datore di lavoro, stabilita dall'art. 55, comma 5, lettera e): ammenda da 2.192,00 a 4.384,00 euro. 6-bis. In caso di violazione delle disposizioni previste dall’articolo 18, comma 1, lettera g, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori gli importi della sanzione sono raddoppiati, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori gli importi della sanzione sono triplicati (art. 55, comma 6-bis)
Quindi il mancato coinvolgimento del medico competente non prevede sanzioni per il medico quanto piuttosto per il datore di lavoro.
 


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Il motivo invece per il quale le aziende non coinvolgano il medico sono, a mio avviso, le seguenti.
1) la mancata conoscenza delle norme da parte dei datori di lavoro (e questo è comprensibile) e da parte di molti R.S.P.P. (e questo lo è un po' meno).
2) la scarsa attenzione degli R.S.P.P. sul fatto che debbono coinvolgere il medico anche per tutelare il datore di lavoro oltre che per il fatto che erogherebbero una formazione un po' più completa.
3) l'affidamento della formazione a società esterne che sono dotate di struttura propria e forniscono ore di formazione standard poco attinenti alla reale organizzazione aziendale e che quindi non hanno alcun interesse nel coinvolgere il medico. 
4) il fatto di dover retribuire il medico per la prestazione; questo ovviamente non succede se il medico assumesse solo incarichi con retribuzioni forfettarie in modo che siano inclusive tutte le attività che gli competono. Quindi se il contratto/lettera di incarico prevedesse tutti gli obblighi  come dovrebbe, ciò sarebbe una tutela per tutti.
5) l'assenza di audit interni in tema di qualità della formazione
6) l'assenza di controlli esterni
7) l'inerzia degli R.L.S. molto spesso passivi nel loro ruolo
8) l'inerzia dei medici che, privi di sanzione, non premono certamente fuori dalle porte delle aule per partecipare alla formazione.
9) la fornitura del medico competente alle azienda da parte di società intermediarie: poliambulatori, società di servizi che retribuiscono il medico a prestazione erogata e non per gli obblighi che gli competono 
 
E allora mi chiedo: ma cosa spiegheranno i formatori in tema di rischi per la salute, in tema di effetti su organi bersaglio, in tema di anatomia, fisiologia, patologie, risposte dell'organismo, prevenzione medica, malattie professionali, ecc.?
 
Quale sarebbe quindi l'iter corretto? Il servizio di prevenzione e  protezione, stabilendo il programma formativo dovrebbe condividere i contenuti con il medico competente, affidandogli un monte ore quale docente formatore.
 
Consiglio ai medici competenti: verbalizzate, nel corso dei sopralluoghi o altre relazioni la vostra disponibilità a partecipare ai programmi formativi aziendali.
Consiglio alle aziende e agli R.S.P.P.: considerata la pesante sanzione prevista qualora il datore di lavoro non richiami il medico competente agli obblighi previsti dal Testo Unico, richiedete in forma scritta al medico competente la partecipazione alla formazione.
 
Dott. Cristiano Ravalli
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 

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Rispondi Autore: Matteo25/11/2015 (08:49:08)
"... affidandogli un monte ore quale docente formatore."
...conclusione opinabile e senza particolari fondamenti
Rispondi Autore: Flavio Napolitano25/11/2015 (11:16:20)
In una realtà economica in cui si fa fatica a promuovere e incentivare anche la redazione di un DVR, è di difficile riscontro la realizzazione di quanto menzionato giustamente in questo articolo...
Pongo una ulteriore riflessione: Ma quanti medici competenti conoscete nella vostra attività che PARTECIPANO alla redazione del DVR? Certo tutti si fa... con i soldi... ma spiegarlo ai clienti e convincerli è molto piu difficile che redigere il DVR stesso
Rispondi Autore: pietro ferrari25/11/2015 (13:52:06)
Semplice e chiaro.
Sono completamente d'accordo con Ravalli.
cordialmente
Rispondi Autore: Luca Vannucchi25/11/2015 (15:55:11)
Faccio il mestiere di RSPP e Formatore EHS dal 1999, e vorrei proporre il punto 10.
Sarebbe opportuno che i medici seguissero dei corsi di formazione ai formatori come noi, cosa che pochissimi di quelli che consco fanno perchè non si sentono obbligati.
Inoltre coloro che veramente si propongono concretamente sulla progettazione della formazione posso contarli sulle dita di una mano, molti se coinvolti svicolano, altri conducono la lezione in modo unidirezionale come a un congresso, è dopo mezza ora hanno già perso l'atttenzione dell'aula.
Tutto ciò accade anche in aziende certificate OHSAS 18001 dove il datore di lavoro e il SPP sono molto attenti e sensibili sia per cultura che per cogenza legislativa. Concordo che sarebbe importantissimo formare da parte di specialisti quali sono i MC gli argomenti che avete enunciato, ma occorre che molti medici del lavoro prima imparino a fare i formatori.
Rispondi Autore: Giorgio Fiorentini25/11/2015 (16:19:46)
Condivido pienamente quanto riportato dal Dr Ravalli. Mi permetto di sottolineare 3 cose:
1- la sottovalutazione delle proprie responsabilità da parte dei DDL.
2-l'inadeguatezza numerica del SPP (art. 31 D.Lgs. 81/08)
3- la mancata nomina(ove richiesto) del Medico Competente Coordinatore (art. 39).
Purtroppo ciò avviene anche in Aziende pubbliche. La ASL di Lecce ne è un chiaro esempio.
Rispondi Autore: enzo raneri26/11/2015 (09:06:06)
L'articolo 33 del Decreto 81/2008 stabilisce che l'RSPP deve "proporre" la formazione da erogare ai Lavoratori: io faccio questo in un apposito capitolo del DVR.
Alla redazione del DVR deve collaborare il Medico Competente: io prevedo che il Medico rediga un apposito verbale di collaborazione (di cui fornisco un modulo di massima, in cui può proporre modifiche e/o integrazioni.
Quasi mai avviene che il Medico lo compili dettagliatamente e sopratutto... spontaneamente
Penso che basterebbe questo
Rispondi Autore: claudia scaccia26/11/2015 (16:20:48)
Credo sia opportuno evidenziare che per poter svolgere il ruolo di formatore in corsi per lavoratori anche il Medico, come ogni formatore, dovrebbe avere i requisiti richiesti dal Decreto Interministeriale in vigore dal marzo 2014. Se è ragionevole supporre che nella formazione di un RSPP ci siano con buona probabilità gli argomenti richiesti da tale decreto o che i requisiti siano raggiungibili con poche ore di approfondimenti mirati, altrettanto non credo sia per i Medici Competenti, che non potrebbero neanche, nella maggior parte dei casi, avvalersi del sesto criterio.
Rispondi Autore: Alessandro Claudio Orefice26/11/2015 (18:39:11)
Un grazie a Cristiano Ravalli, che in senso ostinato e contrario all’andazzo (p.e. vedasi l’interminabile discussione sull’obbligo o meno se registrare i near miss in azienda oppure rimuovere la riflessione su ciò che non è accaduto ma che avrebbe potuto essere), non smette di pungolare (laddove il dente duole). Personalmente ho iniziato una quindicina di anni fa, grazie alla condivisione del lavoro ed alla pazienza di RSPP come me interessati, a condividere il senso di progettazione ed erogazione della formazione HR, così da prevedere il coinvolgimento di MC nei momenti di formazione. Fare quello che qualcuno (solo perché comanda) vorrebbe per risparmiare sui costi, senza considerare quel che (anche a lui) serve sul piano dei risultati da raggiungere riguardo alle persone ed alla loro tutela, è una contraddizione che sul piano del service management (che oltre ad osservare in azienda, ho insegnato in università a tanti giovani), sarebbe particolarmente utile per la salute ed il benessere organizzativo, per le prestazioni, per assicurare la qualità delle relazioni di lavoro e finanche per i risultati dell’impresa. Non mi sono mai attenuto troppo nella mia esperienza professionale , né tanto meno oggi, a quel che era (o non era) obbligatorio. L’obbligo non è mai stato generatore di senso educativo (con i figli, poi), mentre la riflessione sul suo senso e “sul perché sì e perché no”, sì. Fare (o far fare le cose le cose) perché si è obbligati e, soprattutto, chiedere alle persone di eseguirle, ‘ste cose, per questo motivo, è una ‘contraddictio in adjecto’ che non c’entra un beneamato nulla di nulla con la formazione. Anzi nella mia esperienza di motivazione, ne è la fossa. Non ho mai visto nessuno fare bene qualcosa perché ne è obbligato, specie dopo che gli ho girato le spalle e l’ho lasciato solo. Evidentemente si preferisce essere schiavi della profezia che si autoavvera e ritenere che la formazione, come educazione a essere protagonisti attivi e consapevoli del proprio spazio nei contesti di azione in azienda, ancora oggi non sia un bene e che debba andare vada di pari passo con iniezioni da cavallo di fordismo. Nell’economia dei servizi questo atteggiamento manageriale è un disastro. Ma va bene, continuiamo così, facciamoci del male. Oppure coinvolgiamo i MC dei processi di formazione. Se sono buoni professionisti, ce ne saranno grati. Se storcono il naso e ti rispondono che vogliono fare i fornitori, ma a me non è mai accaduto di sentirmi rispondere così, meglio dare forfait e cercare partner altrove.

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