Se non tutti questi
lavoratori sono "a rischio" in termini di sicurezza e salute sul lavoro, è pur vero che è bene ricordare “tre aspetti particolarmente allarmanti dal punto di vista della salute e sicurezza sul lavoro”:
- “gli elevati tassi di occupazione dei lavoratori migranti nei settori ad alto rischio;
- le
barriere linguistiche e culturali che ostacolano la comunicazione e la
formazione in materia di SSL;
- il fatto che i lavoratori migranti spesso fanno molti straordinari e/o non sono in buone condizioni di salute e, pertanto, sono più esposti a infortuni e malattie professionali”.
In una recente relazione dell’OSHA, l’
Osservatorio europeo dei rischi (ERO) parla dei principali problemi riguardanti la sicurezza e salute professionale dei lavoratori migranti.
Spesso la migrazione, pur offrendo opportunità di migliorare il benessere generale dei lavoratori, “può anche comportare un certo grado di dequalificazione e di diminuzione della mobilità sociale, che a volte è accompagnato da problemi di salute e sicurezza”.
Intanto, come già indicato in precedenza, si assiste spesso a una concentrazione di lavoratori migranti in determinate occupazioni caratterizzate da “condizioni inadeguate in settori quali l’agricoltura e l’orticoltura, l’edilizia, la sanità, i lavori domestici, i trasporti e il settore alimentare”.
E la presenza dei lavoratori migranti in queste situazioni “può essere dovuta non soltanto a carenza di manodopera, ma anche a barriere linguistiche e legali insieme con forme di discriminazione più sottili”.
Presenza che molto probabilmente è ancora più marcata rispetto alle statistiche ufficiali, se al conteggio si aggiungessero “i
lavoratori temporanei o non dichiarati, che sembrano essere particolarmente numerosi nell’agricoltura” (si presume che nelle nove maggiori economie dell’Unione Europea tra 4,4 e 5,5 milioni di immigrati lavorino nella cosiddetta “
economia informale”).
È evidente che in questo mercato del lavoro per i lavoratori migranti spesso si prospettino una “retribuzione più bassa, orario di lavoro più lungo, instabilità occupazionale più alta, lavoro più faticoso fisicamente e più monotono e
più rischi di incidenti sul lavoro”.
Tiziano Menduto
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