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14 marzo 2012 - Cat: Lavoratori
  

Il ruolo degli RLS e l’adempimento solo formale delle norme


Una giornata di studio affronta responsabilità, priorità, sistemi di gestione e strumenti di certificazione in relazione ai temi della sicurezza sul lavoro. Il ruolo di RLS e sindacati di fronte all’adempimento solo formale della normativa.

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Bologna, 14 Mar – Il 22 novembre 2011 si è tenuta a Bologna, presso la sede della Camera del Lavoro, una giornata di studio e di aggiornamento in materia di salute e sicurezza promossa dalla Cgil Emilia Romagna.
Infatti le trasformazioni nel mondo del lavoro, in relazione alla crisi e alle nuove modalità di gestione della salute e della sicurezza, portano il sindacato a proporre continui e puntuali aggiornamenti dei funzionari, dei delegati sindacali e dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).


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Modello completo di Sistema di Gestione della Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (SGSL)

 
Il tema trattato da questo incontro, era relativo all’introduzione dei SGSSL  ( Sistemi di gestione salute e sicurezza sul lavoro) e dei Modelli di gestione (MOG).
 
Oggi ci soffermiamo – rimandando ulteriori approfondimenti a futuri articoli – sui contenuti della relazione introduttiva dal titolo “Il diritto alla salute e alla sicurezza sul lavoro, responsabilità, regole e strumenti di certificazione, quale ruolo per il sindacato” curata da Gino Rubini (Dip.to Contrattazione Cgil Emilia Romagna).
 
Il relatore indica che in questa fase di crisi c’è il rischio che le tematiche che riguardano la tutela e la promozione del patrimonio di salute delle persone che vivono del proprio lavoro possano “finire all'ultimo posto nelle priorità”.
 
Questi sono i pilastri su cui si regge un sistema di prevenzione efficace ed effettivo”:
- “piena responsabilità del datore di lavoro nella osservanza effettiva delle norme e nella gestione corretta dei rischi e tramite l'adozione di sistemi gestionali tracciabili e verificati;
- la partecipazione attiva del lavoratore che deve essere formato, informato ed addestrato con obblighi ben definiti; presenza proattiva Rls come rappresentante dei lavoratori;
- la presenza di un servizio di prevenzione e protezione con competenze adeguate”;
- lo Stato garante della salute dei lavoratori:  “promotore e controllore, sistemi premianti e sanzionatori efficaci tramite le norme. Un sistema di Servizi pubblici sul territorio omogenei su scala nazionale per le ispezioni e la vigilanza;
- un sistema ‘integrato e funzionale’ di competenze pubbliche e private in grado di supportare con la ricerca e con la consulenza il sistema delle imprese e i rappresentanti dei lavoratori  nella valutazione e gestione dei rischi”.
 
Se dal 1996 a oggi in Italia si è verificata una rivoluzione copernicana rispetto alla valutazione e gestione dei rischi, il calo atteso degli incidenti sul lavoro è un risultato positivo, ma non è  un risultato soddisfacente “anche perché non sappiamo quanto del calo dei morti e dei feriti sul lavoro sia la quota parte derivante dal calo della riduzione della esposizione ai rischi derivante dalla C.i.g. (cassa integrazione, ndr) e dalle cessazioni d'attività”. E in molte regioni si è registrata “una tendenza alla ripresa del fenomeno infortunistico nei settori più vulnerabili, edilizia, trasporti e agricoltura”.
Allora qual è il punto di debolezza “che ha reso meno efficace la introduzione di un metodo di lavoro come la valutazione e la gestione dei rischi da parte del datore di lavoro da più di un decennio”?
 
Il relatore condivide la tesi, sostenuta da diversi studi e ricerche, “secondo la quale la debolezza deriva dal fatto che in molte realtà, in particolare nelle piccole aziende la valutazione dei rischi si è fermata alla produzione di castelli di carte per dimostrare l'adempimento formale delle norme, senza predisporre gli interventi conseguenti, ovvero la predisposizione dei programmi di gestione dei rischi, la formazione dei lavoratori, in poche parole non si sono costruiti nella realtà effettivi sistemi di gestione della salute e della sicurezza”.
Il D.Lgs. 81/2008 e smi ha portato “in qualche misura ‘l'obbligo’ alla introduzione di SGSSL in scambio con l' esimenza dalle responsabilità degli AD prevista all'art.30 e ha previsto misure per la ‘qualificazione’ delle imprese”. Tutto ciò tuttavia “rischia di venire ‘metabolizzato’ ancora una volta come procedure separate dalla effettiva gestione della sicurezza”.
 
In questo senso l’intervento sottolinea che il ruolo del sindacato, il ruolo dei Rls è “quello di rompere questo processo di svuotamento che trasforma strumenti di lavoro come la individuazione dei rischi e la elaborazione del DVR, e la conseguente adozione di un Sistema di gestione salute e sicurezza sul lavoro, in atti formali, in castelli di carte utilizzati come ‘certificati’ per dimostrare l'adempimento”.
 
Il relatore riporta anche alcuni dati su quanto avviene nelle aziende rispetto alla adesione volontaria a sistemi di certificazione e all'adozione di sistemi gestionali.
Aumentano “le certificazioni ambientali di processo (+5% per EMAS e +15% per ISO 4001), le certificazioni ambientali di prodotto (+6% per le licenze Ecolabel, + 21% per le etichette EPD e +42% per le catene di custodia PEFC), le certificazioni di qualità (+ 12% per i certificati ISO 9001) e le certificazioni etiche (+19% i certificati SA8000). Soprattutto, sono in forte crescita le certificazioni per la tutela della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro (+137% per i certificati OHSAS 18001)”.
 
Si pone nella pratica reale il tema della “integrazione  dei linguaggi  tra i sistemi di norme come il d.lgs 81/2008 e i sistemi volontari certificati che rispondono a logiche assai diverse”.
Bisogna “imparare a maneggiare questi nuovi strumenti, altrimenti si rischia l'emarginazione e la irrilevanza del ruolo di Rls”.
Ad esempio all'interno di un sistema di gestione salute e sicurezza “possono essere sviluppati e applicati una serie di sottosistemi di gestione del rischio come OCRA per la prevenzione dei danni da movimenti ripetitivi, Niosh, nel caso Fiat Ergo Uas che vanno conosciuti nel merito e di cui va sorvegliata la corretta applicazione”.
E la partecipazione responsabile dei lavoratori richiede un clima reale di “democrazia della conoscenza” intesa come preparazione, informazione, formazione e conoscenza del significato e delle modalità di funzionamento anche di questi sistemi”.
 
La relazione si conclude ricordando che tutte queste argomentazioni rischiano di apparire “surreali” in ragione della crisi, delle preoccupazioni e delle paure che da essa hanno origine. In molte realtà i “lavoratori sono preoccupati e spaventati dal rischio di perdere il lavoro e hanno altro per la testa”. Tuttavia “se vogliamo presidiare una speranza di futuro vivibile dobbiamo avere chiare alcune grandi priorità”.
Infatti “patrimonio di salute della popolazione, formazione e scuola, gestione dell'ambiente sono i beni pubblici che non devono essere sacrificati sull'altare delle manovre di ‘risanamento’ pena una regressione dei fondamentali che sono indispensabili per una futura ripresa”.
 
 
Lerelazioni presentate:
 
 
- “ I Sistemi di gestione salute e sicurezza, Sgssl e Mog. Strumenti della gestione della sicurezza in alcuni settori”, Dott. Daniele Ganapini - responsabile del Dipartimento   "Qualificazione e sviluppo del costruire" di NuovaQuasco (formato PDF, 10.01 MB); Intervista Audio  30 minuti  (formato WMA, 16,7 MB);
 
 
RTM

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