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17 febbraio 2016 - Cat: Security
  

La rincorsa fra la tecnologia delle leggi


Credo che nessun lettore abbia dubbi circa il fatto che le leggi sono sempre in arretrato rispetto alla evoluzione tecnologica. Alcuni spunti su questo tema coinvolgente, che ha riflessi anche su impiantistiche di security. Di A. Biasiotti.

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A metà dicembre, un giudice brasiliano ha ordinato al servizio di messaggistica WhatsApp di chiudere l’attività per 24 ore.
All’origine di questo giudizio è un ricorso  presentato dalle società di gestione dei servizi di comunicazione, che vedevano il proprio traffico gravemente compromesso dallo sviluppo di questo sistema alternativo di comunicazione.
È ben vero che dopo solo 12 ore un altro giudice ha sbloccato nuovamente il servizio, ma la situazione si sta presentando in altri paesi. Ad esempio, in Egitto, Vodafone ha avanzato un formale reclamo circa la possibilità di fare chiamate gratuite con il servizio WhatsApp, e la stessa cosa si è verificata in India dove oltre a WhatsApp è disponibile Viber. All’inizio del 2015, gli emirati arabi uniti hanno bloccato anch’essi il servizio di chiamata gratuito di WhatsApp.
 
Non v’è dubbio che Internet ha scavalcato rapidamente tutte le disposizioni di legge esistenti, che fanno molta fatica a rincorrere l’evoluzione tecnologica.
Si pensi agli scioperi dei tassisti milanesi contro il servizio Uber, che rappresenta una nuova forma di offerta di trasporto alla popolazione, che toglie indubbiamente lavoro ai tassisti regolari, ma offre agli utenti un sistema economico ed evoluto di trasporto.
Alla stessa categoria di servizi appartiene certamente il servizio Airbnb, che permette di trovare appartamenti liberi in ogni parte del mondo, mettendo direttamente in contatto l’offerta e la richiesta.
Non v’è dubbio che le reti alberghiere siano profondamente infastidite, se non proprio danneggiate, da questo servizio e in più parti del mondo hanno cercato di attivare i legislatori, per bloccare il loro sviluppo e proteggere il monopolio esistente.

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Un’ultima novità, che risale a pochi giorni fa, è l’accordo stipulato fra Uber e il gigante aerospaziale Airbus per offrire un servizio di trasporto in elicottero, chiamato Uberchopper.
Infine, una interessante start up è  la americana Handy, che svolge un’attività, che può coinvolgere anche il mondo della security.
Questa azienda mette a disposizione degli esperti per interventi di manutenzione domestica, che vanno dalla riparazione di una serranda  alla sostituzione di una serratura, a interventi correttivi su impianti elettrici e di riscaldamento. La azienda garantisce che i soggetti che mette a disposizione hanno tutte le appropriate abilitazioni. A questo punto appare evidente che la disponibilità di lavoratori occasionali, che siano in grado di intervenire anche sull’impiantistica di allarme e di videosorveglianza, potrebbe offrire una nuova dimensione ai rapporti fra il proprietario  di sistemi di sicurezza e chi garantisce interventi di manutenzione, coperti da appropriata garanzia assicurativa e svolti con tempistiche, che sono ignote per le aziende che svolgono questi interventi come principale attività professionale.
Non v’è dubbio che lo sviluppo accelerato delle nuove tecnologie stia ampiamente superando la capacità dei legislatori di tenerle sotto controllo. Mentre una tecnologia può essere diffusa in tutto il mondo in un paio di mesi, i legislatori e la magistratura impiegano anni per elaborare leggi e interpretarle, grazie a specifiche sentenze.
Anche il diritto d’autore viene fortemente compromesso dalla disponibilità di libri on-line e di musica; da più parti si è cercato di trovare un accordo ma il problema sta nel fatto che in ogni paese bisogna trovare un accordo specifico, perché vi sono leggi specifiche.
V’è poi da trovare un equilibrio tra il diritto alla privacy e il diritto alla security, come dimostra il fatto che ancora oggi vi è un conflitto tra chi offre applicativi crittografici evoluti e chi vorrebbe che questi applicativi possono  essere violati, in caso di indagini da parte delle forze dell’ordine.
 
La diffusione esponenziale delle notizie, che è consentita da Internet, pone ulteriori difficoltà nell’attuazione dei sacrosanti diritti dei cittadini, come ad esempio il diritto all’oblio.
A questo proposito, ricordo che il nuovo regolamento generale europeo sulla protezione dei dati prevede esplicitamente, all’articolo 17, il diritto alla cancellazione dei dati, sia presso il titolare di questi dati, sia presso il gestore del servizio di ricerca via Internet.
Sono queste le conseguenze di una recente sentenza della corte di giustizia europea, che dovrà ora essere applicata praticamente. Secondo gli esperti, la pronunzia della corte di giustizia creerà indubbiamente un gigantesco contenzioso, perché le nuove tecnologie sono nate non per cancellare i dati, ma per distribuirli su base oltremodo allargata.
Esorto i lettori a monitorare questa situazione, per evitare di essere presi in contropiede dallo sviluppo di nuove tecnologie, che possono creare ben più problemi, di quante soluzioni non possano offrire.
 
Adalberto Biasiotti



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