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Movimentazione manuale dei pazienti: microergonomia e macroergonomia

Movimentazione manuale dei pazienti: microergonomia e macroergonomia
Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Movimenti ripetitivi e sovraccarico

18/02/2020

Un intervento ad un seminario sul rischio da movimentazione manuale dei pazienti permette di fare luce sulla possibile applicazione della micro e macroergonomia per la riduzione del rischio in una grande azienda ospedaliera.

Movimentazione manuale dei pazienti: microergonomia e macroergonomia

Un intervento ad un seminario sul rischio da movimentazione manuale dei pazienti permette di fare luce sulla possibile applicazione della micro e macroergonomia per la riduzione del rischio in una grande azienda ospedaliera.

 

Milano, 18 Feb – Sappiamo che nelle strutture sanitarie, anche con riferimento alle residenze sanitarie assistite (RSA), molti infortuni sono legati alla movimentazione manuale dei pazienti (MPP). E tale movimentazione, in assenza di idonei strumenti e buone prassi, può favorire negli operatori l’insorgenza di lesioni dorso-lombari.

A questo proposito cosa può fare l’ergonomia per la riduzione del rischio? E come è possibile applicare la micro e la macroergonomia in un’azienda ospedaliera?

 

Per fornire qualche risposta ci soffermiamo su un intervento al seminario “ Evoluzione del rischio da movimentazione pazienti dal 1999 al 2017: un nuovo dossier Ambiente e Lavoro” che si è tenuto a Milano il 15 febbraio 2019 e che ha ricordato non solo i fattori di rischio dell’ operatore sanitario ma anche alcuni aspetti correlati alla norma tecnica ISO 12296 “Ergonomics – Manual handling of people in the healthcare sector” del 2012.

 

Nell’articolo ci soffermiamo sui seguenti argomenti:

  • Cosa è la microergonomia e la macroergonomia
  • La microergonomia applicata alla riduzione del rischio da MMP
  • Dall’approccio micro all’approccio macroergonomico

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Rischio: MAPO (Movimentazione pazienti ospedalizzati) - La valutazione di tutti i rischi specifici in un unico software interfacciabile

 

Cosa è la microergonomia e la macroergonomia

L’intervento “ Micro e macroergonomia per la riduzione del rischio in una grande azienda ospedaliera”, a cura di Rosa Manno ( Fond. IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico - UOC Medicina del lavoro), ci permette di avere qualche utile indicazione sull’applicazione dell’ergonomia.

 

Nell’intervento si indica che la microergonomia riguarda la “progettazione e valutazione dell’interazione uomo-ambiente-prodotto all’interno di uno specifico contesto”.  E la macroergonomia riguarda l’interazione tra organizzazione e uomo.

In particolare Hendrick (IEA) “definisce la macroergonomia come approccio socio-tecnico al progetto organizzativo, ai sistemi di lavoro, ai rapporti uomo-macchina e uomo-ambiente”. Con la macroergonomia si mette “al centro dei processi di cambiamento i soggetti, sottolineando l’importanza dell’interrelazione tra tecnologia e aspetti sociali”. 

 

La microergonomia applicata alla riduzione del rischio da MMP

L’intervento si sofferma poi sulla microergonomia applicata alla riduzione del rischio da MMP in una grande azienda ospedaliera:

  • “Valutazione del rischio in una specifica realtà assistenziale
  • Identificare le criticità presenti
  • Formulare piani di intervento mirati nel breve-medio e lungo termine
  • Individuare le attrezzature necessarie tenendo presente le barriere all’utilizzo es.
    • Attrezzatura di difficile utilizzo
    • Avversione dei pazienti all’attrezzatura
    • Eccessivo tempo di utilizzo
    • Numericamente insufficienti
    • Carente formazione
    • Costi/Benefici”.

E, con riferimento anche alla ISO Technical Report 12296 del 2012, per la scelta della attrezzatura bisogna “tenere presente:

  • tipologia di paziente da movimentare
  • movimentazioni che vengono abitualmente effettuate
  • frequenza di movimentazione
  • organizzazione del lavoro
  • caratteristiche degli ambienti di lavoro”. 

 

Sono riportate nell’intervento diverse schede esemplificative (scheda scelta ausili, proposta di nuove attrezzature, approvvigionamento e formazione, …)

 

Il documento si sofferma poi sui “requisiti ergonomici di base di una attrezzatura:

  • Sicurezza per operatore e paziente
  • Basso sforzo fisico applicato
  • Confort per il paziente
  • Semplicità di utilizzo”.

Questo sono invece i requisiti ergonomici specifici:

  • “adeguatezza alla funzione da svolgere
  • adeguatezza ai pazienti abitualmente presenti
  • adeguatezza all’ambiente in cui si utilizza l’attrezzatura”.   

 

Sono poi riportate le fasi per approvvigionamento/utilizzo ausili attrezzature e alcune schede di valutazione dei requisiti ergonomici.

Riprendiamo dalle slide lo stralcio di un esempio di scheda di verifica dei requisiti ergonomici:

 

 

Sono poi riportati alcuni esempi di istruzioni operative che presentano una descrizione dettagliata della prassi dell’esecuzione di un’azione con i seguenti obiettivi:

  • “Standardizzare un comportamento in relazione ad un’attività evitando personalizzazioni
  • Chiarezza nella definizione del tipo di movimentazione e per quale tipologia di paziente viene utilizzata l’attrezzatura
  • Trasparenza dei ruoli degli attori a monte e a valle del processo (chi fa che cosa nelle diverse fasi)
  • Rende partecipe il gruppo di lavoro di quali siano le modalità operative meno sovraccaricanti
  • Efficienza: la conoscenza delle azioni permette di migliorare i processi
  • Efficacia: riduzione del sovraccarico biomeccanico per l’operatore
  • Sicurezza: migliora le condizioni di lavoro
  • Migliora la qualità dell’assistenza
  • Facilita l’inserimento dei nuovi assunti
  • è uno strumento importante per la gestione documentale e di comunicazione interna all’azienda”.

 

Rimandiamo alla lettura integrale delle slide che riportano ulteriori indicazioni e sottolineiamo che la relatrice ricorda che, tuttavia l’approccio microergonomico non è vincente.  Come passare ad un approccio macroergonomico?

 

Dall’approccio micro all’approccio macroergonomico

Una parte dell’intervento è dedicato al passaggio dalla microergonomia alla macroergonomia applicata alla riduzione del rischio da movimentazione manuale dei pazienti in una grande azienda ospedaliera:

  • “istituire un team di interlocutori per la gestione del rischio da MMP
  • programmare gli incontri del team a cadenze stabilite
  • conoscere i servizi e le strutture che si occupano del processo
  • conoscere le fasi da seguire nel tempo in relazione agli specifici
  • conoscere le modalità di comunicazione da mettere in atto”. 

 

E il team di interlocutori da istituire con atto formale è costituito da:

  • “Componente direzione strategica (Direttore Sanitario, Direttore delle Professioni Sanitarie)
  • RSPP
  • M.C.
  • Back Care Advisor
  • RLS
  • Responsabile/componente ufficio Approvvigionamento”.

 

Questi alcuni obiettivi da raggiungere indicati nella relazione:

  1. “Aggiornare il DVR rispetto alle azioni di miglioramento attuate”
  2. Completamento/ripristino/ forniture attrezzature
  3. Formazione permanente”
  4. Verifica degli interventi messi in atto:
    1. riduzione del rischio
    2. utilizzo attrezzature
    3. riduzione assenze per malattia specifica”.

 

In definitiva gestendo il rischio specifico e con un team attivo è possibile gestire meglio le risorse umane con ridotte capacità lavorative, recuperare professionalità, ridurre i giorni di assenza e gli infortuni, ridurre i costi e migliorare la qualità dell’assistenza.    

 

 

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

“ Micro e macroergonomia per la riduzione del rischio in una grande azienda ospedaliera”, a cura di Rosa Manno (Fond. IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico-UOC Medicina del lavoro), intervento al convegno “Evoluzione del rischio da movimentazione pazienti dal 1999 al 2017: un nuovo dossier Ambiente e Lavoro” (formato PDF, 1.09 MB).

 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: itaca immagine like - likes: 0
18/02/2020 (09:29:35)
Elementi, dalla mia esperienza in case di riposo, fondamentali, sono le indicazioni e l'attività dei fisioterapisti che lavorano nelle strutture e sono i titolati, almeno in fvg, a decidere per quali utenti utilizzare gli ausili per la mmp (sollevatori, telini, ecc..). Il loro focus è l'utente, che va movimentato in sicurezza ma soprattutto per il quale va mantenuta l'autonomia residua...mentre il focus del SPP è costituito dalla salute e dalla sicurezza del lavoratore. Le due cose non vanno sempre di pari in passo.
Di questa interazione non sempre lineare e concordante gli esperti, anche del gruppo di Milano dell'EPM, non parlano mai. E io trovo invece sia l'elemento più complicato... Per quanto ci riguarda i dirigenti sono disponibili all'acquisto di ausili, all'effettuazione della formazione, della verifica dell'efficacia, dell'addestramento, delle misure organizzative necessarie a limitare il rischio, a volte anche di investimenti importanti per la modifica degli spazi, ma la convergenza delle due logiche di cui sopra invece è ancora lontana. Nel team di interlocutori di cui parla l'articolo deve assolutamente far parte questa figura.

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