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I rischi professionali nel settore artigiano: l’ergonomia

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Valutazione del rischio incendio

01/02/2010

La valutazione del rischio e la mappatura dei rischi professionali nell'artigianato con particolare riferimento all’ergonomia. Le modalità operative, il software e i risultati in tre settori artigianali.

I rischi professionali nel settore artigiano: l’ergonomia

La valutazione del rischio e la mappatura dei rischi professionali nell'artigianato con particolare riferimento all’ergonomia. Le modalità operative, il software e i risultati in tre settori artigianali.

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Sul numero di Luglio/Settembre 2009 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia è presente un capitolo che può interessare i nostri lettori e che PuntoSicuro comincia ad approfondire con il presente articolo.
Il tema è relativo alla “Valutazione del rischio e sorveglianza sanitaria nell'artigianato e nella piccola impresa”, una piccola impresa che sappiamo rappresentare l’ossatura fondamentale del sistema produttivo del nostro paese: quasi il 95% delle imprese italiane ha infatti meno di 10 addetti. Alla fine del 2007 in questo comparto risultavano impiegati oltre un milione e mezzo di addetti.



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Fornendo questi dati siamo entrati nel vivo del primo intervento su cui ci soffermiamo oggi, dal titolo “Ipotesi di tecniche semplificate per la prima mappatura dei rischi professionali nel settore artigiano. Prima parte: rischi legati all’ergonomia” e scritto da D. Colombini, G. Di Leone, E. Occhipinti, L. Montomoli, A. Ruschioni, M. Giambartolomei, S. Ardissone, M. Fanti, S. Pressiani, M. Placci, M. Cerbai e S. Preite.

Nel documento si ricorda che recentemente la World Health Organization, per prevenire le patologie lavoro correlate, ha promosso la realizzazione di strumenti di lavoro (toolkit) per “l’identificazione rapida e complessiva della presenza di possibili induttori di rischio facilmente utilizzabili da una serie di eventuali fruitori, tra i quali: operatori della prevenzione, specialisti in medicina del lavoro, lavoratori e loro rappresentanti sindacali, imprenditori e operatori dei servizi di vigilanza”.
E durante il recente congresso IEA (International Ergonomics Association) di Pechino è stato istituito un gruppo di lavoro internazionale per la messa a punto di un modello capace di interpretare le interazioni tra fattori di diversa natura nel determinismo delle patologie muscolo scheletriche (WMSDs) e dall’altro lato per lo sviluppo di procedure pratiche “per lo studio, la prevenzione e la gestione dei disturbi muscolo scheletrici connessi al lavoro”. Ne è nato un progetto internazionale, “Toolkit for MSD prevention”, rivolto in particolare a “settori finora trascurati (es. agricoltura, pesca, artigianato, piccola edilizia, ecc.)” che, tra l’altro, ben si presta, come abbiamo visto in apertura dell’articolo, a offrire strumenti adatti - a partire da questo contributo sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia – alla grande maggioranza delle nostre imprese.

Al di là di alcune facilitazioni - presenti nella normativa nazionale sulla sicurezza sul lavoro - relative alla valutazione del rischio nelle piccole imprese, il contributo sottolinea come la valutazione non sia solo un atto formale, è “specchio del livello di consapevolezza che datore di lavoro e lavoratori hanno dei rischi presenti in azienda”. E “la delicatezza di questa impostazione è facilmente intuibile ed è ampiamente dimostrata anche dal fatto che il coinvolgimento di un medico competente (di supporto al datore di lavoro per i rischi di natura sanitaria) è rinviato alle sole situazioni per le quali sia già stata preventivamente definita la necessità di un suo intervento”. E la valutazione del rischio è comunque un’operazione complessa “che richiede un’adeguata professionalità” e l’attuazione di diverse operazioni tra loro conseguenti.
Le numerose checklist pubblicate per facilitare i datori di lavoro e consulenti tecnici si sono dimostrate spesso “scarsamente agevoli in quanto richiedono competenze tecniche già significativamente sviluppate e entrano da subito in una valutazione approfondita dei rischi presenti in azienda”.
Scopo del lavoro – continua l’intervento – è dunque quello di “offrire, in linea anche con il mandato del WHO IEA e con lo standard ISO 11228, una metodologia semplice che consenta, principalmente, ma non esclusivamente, ai datori di lavoro la redazione della prima mappatura dei disagi/pericoli (ovvero l’identificazione delle sorgenti di rischio presenti nel ciclo lavorativo) esistenti nell’impresa artigiana”. Non uno strumento sostitutivo del processo di valutazione dei rischi, ma un ausilio allo stesso per “individuare le situazioni di pericolo presenti nell’azienda per le quali occorra mettere in atto un processo valutativo più approfondito”.
 
La modalità operativa è suddivisa in tre livelli di intervento:

- un primo livello in cui “si effettua una identificazione rapida e complessiva di possibili induttori di rischio attraverso l’utilizzo di specifiche key enters”. Questo primo livello deve assicurare “una lettura del posto di lavoro globale e al contempo semplice” e viene diviso in differenti item per ciascuna delle principali tipologie di rischio (movimentazione dei carichi, movimenti ripetitivi, rumore, microclima, agenti chimici, …);

- un secondo livello di intervento in cui si procede “all’identificazione rapida della assenza di rischio (indicato, con il tradizionale sistema a semaforo, con il codice verde) o di condizioni critiche (rischio elevato, codice rosso) attraverso l’utilizzo di quick evaluation”. Il processo di valutazione potrebbe interrompersi a questo livello: o perché non risulta presente alcun rischio lavorativo o perché il rischio è “talmente evidente da richiedere subito un intervento di bonifica senza ulteriori approfondimenti valutativi”;

- il terzo livello parte quando, secondo la “quick evaluation”, la postazione “non risulta né a rischio assente né in condizioni evidentemente critiche” e si procede con la “valutazione analitica del rischio attraverso l’uso dei modelli di analisi” proposti dagli standard.

Vediamo ora alcuni risultati preliminari ottenuti applicando questa modalità operativa in tre realtà artigianali tipicamente italiane che sono state oggetto di prevalutazione. I risultati sono accompagnati nel documento originale – che vi invitiamo a visionare – da alcuni istogrammi (diagrammi) esplicativi.

Produzione manuale di tagliatelle
C’è una prevalenza di “problematiche legate ai movimenti ripetitivi degli arti superiori e all’esposizione ad inquinanti ambientali (farine vegetali). Significativi anche i problemi connessi al microclima, di minore rilevanza quelli legati a posture fisse o incongrue”. Non emergono altre problematiche.

Produzione fisarmoniche (parti meccaniche)
La prima problematica che emerge è relativa alla movimentazione manuale di carichi (le fisarmoniche vengono trasportate manualmente da un banco all’altro). “A seguire i movimenti ripetitivi degli arti superiori, il microclima e la presenza di inquinanti ambientali. Di minore rilevanza, ma comunque presenti, i problemi di natura organizzativa, il rumore, le vibrazioni, le posture incongrue, l’illuminazione, problematiche legate all’utilizzo di macchinari”.
In questo caso è evidente la necessità di una valutazione più approfondita, specialmente in merito ai rischi più significativi, “con l’opportunità di un coinvolgimento, da subito, anche di un medico competente”.

Produzione di Parmigiano reggiano
C’è una grande prevalenza di rischi da sovraccarico biomeccanico, ma sono presenti anche problematiche legate al microclima e alla presenza di inquinanti.

Questa prima proposta di metodologia di pre-mappatura si concretizza dunque in un modello di raccolta delle informazioni che “consente di ottenere una prima visione generale su tutti i principali descrittori di rischio che possono presentarsi nel lavoro artigianale e di dare una risposta concreta ai criteri base dell’ergonomia che propongono la lettura globale degli elementi di disagio”.
Il documento si conclude ricordando che tale metodo è facilmente utilizzabile perché già previsto su supporto informatico, supporto disponibile gratuitamente su alcuni siti.


“Ipotesi di tecniche semplificate per la prima mappatura dei rischi professionali nel settore artigiano. Prima parte: rischi legati all’ergonomia”, scritto da D. Colombini, G. Di Leone, E. Occhipinti, L. Montomoli, A. Ruschioni, M. Giambartolomei, S. Ardissone, M. Fanti, S. Pressiani, M. Placci, M. Cerbai e S. Preite, in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXI n°3, luglio-settembre 2009 (formato PDF, 115 kB).

EPM CEMOC (Clinica del lavoro di Milano) e gruppo A.P.E., Modello di raccolta per la pre-mappatura dei rischi e pericoli presenti nelle aziende artigiane (formato XLS, 967 kB).



Tiziano Menduto
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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