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Spazi confinati e UNI 11958: novità su classificazione e procedure operative

Bologna, 25 Lug – Con riferimento alla gravità dei tanti infortuni mortali, spesso anche plurimi, che in questi anni sono avvenuti nei cosiddetti ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento,durante la manifestazione bolognese Ambiente Lavoro 2025 abbiamo cercato di conoscere meglio le varie normative tecniche che, direttamene o indirettamente, possono favorire una migliore prevenzione.
Ad esempio, abbiamo intervistato l’ingegnere Adriano Paolo Bacchetta (“ APVR e spazi confinati: le novità normative e la formazione”) sul percorso di aggiornamento, non concluso, della norma UNI 11719 sulla scelta, uso e manutenzione degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Ma abbiamo anche deciso di approfondire i contenuti di una norma del 2024 – la UNI 11958:2024 (Ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento - Criteri per l'identificazione dei pericoli e la valutazione dei rischi) – che offre utili indicazioni e strumenti per evitare o ridurre il numero e la gravità degli infortuni negli spazi confinati.
Per avere qualche informazione su importanza e applicazione della norma UNI 11958 abbiamo intervistato Stefano Bergagnin e Fabiano Bondioli (Ordine degli Ingegneri di Bologna e membri del Gruppo di lavoro UNI dedicato alla norma 11958).
A Bologna i due ingegneri hanno partecipato al “XI° Convegno Nazionale sulle attività negli Spazi Confinati Attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati (DPR 177/2011): cosa cambia dopo la pubblicazione della norma UNI 11958:2024?” con una relazione su “Classificazione, valutazione dei rischi e procedure operative: l'applicazione sul campo”.
L’intervista è stata realizzata il 12 giugno 2025 a Bologna e le domande hanno riguardato i seguenti temi:
- di cosa parla e quali sono le novità della norma UNI 11958
- le novità della norma UNI 11958 sulla valutazione, classificazione e censimento degli spazi confinati
- gli strumenti nuovi per favorire la classificazione e censimento degli spazi confinati
- le procedure operative che devono essere elaborate sulla base della valutazione dei rischi
- i criteri per la stesura delle procedure operative
- le difficoltà nella stesura delle procedure e le novità della norma
- i suggerimenti che si possono dare alle aziende per migliorare le procedure e aumentare le tutele della salute e sicurezza negli spazi confinati
- oltre la norma: le novità sulla formazione e sui DPI
L’articolo di presentazione dell’intervista si sofferma su vari argomenti:
- La norma 11958 e gli spazi confinati: le novità e la classificazione
- La norma 11958 e gli spazi confinati: l’importanza delle procedure operative
- La norma 11958 e gli spazi confinati: i suggerimenti per operatori e aziende
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di visualizzare integralmente l’intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.
L’intervista di PuntoSicuro a Stefano Bergagnin e Fabiano Bondioli
La norma 11958 e gli spazi confinati: le novità e la classificazione
Prima di arrivare al tema della vostra relazione potete ricordarci di cosa parla la norma UNI 11958 e quali sono le novità?
Fabiano Bondioli: Allora, intanto diciamo che il tema è quello degli ambienti confinati, ma la cosa più importante da dire è che ci sono delle novità che vengono introdotte dalla norma UNI.
Queste novità sono, intanto, l'introduzione finalmente di una definizione di ambiente confinato o sospetto di inquinamento rispetto a quello che prima era un mero elenco, un elenco nominativo tipologico di quelli che sono gli ambienti confinati. E in più attraverso la definizione poi si introduce il concetto di ambienti assimilabili che è importante per andare ad allargare anche, senza in qualche modo coinvolgere quell'elenco che dicevamo, il campo di applicazione della norma a casistiche che sono comunque importanti da analizzare in quell'ottica.
Un'altra novità importante è la chiarezza di quello che è il processo da attivare da parte del datore di lavoro.
Quindi si parte (…) dalla classificazione e poi dal censimento degli ambienti di lavoro, passando attraverso una valutazione dei rischi degli stessi, fino ad arrivare alla redazione delle procedure operative sia di lavoro che di soccorso o, meglio, di emergenza.
Un'altra novità è quella di riportare al centro la valutazione dei rischi perché nell'ambito degli ambienti confinati tendenzialmente si stava “sproporzionando” l'attenzione che era dedicata al concetto di salvataggio, al tema del recupero. (…) E gli aspetti prevenzionistici comunque erano liquidati molto velocemente.
Poi un'altra novità importante, su cui magari approfondisce Stefano, è che finalmente si danno dei criteri sulla redazione delle procedure. Perché noi passavamo da contenuti da una pagina a contenuti di 100 pagine rispetto alle procedure operative. In questo caso il percorso che detta la norma Uni è virtuoso (…).
Entriamo nello specifico di alcune novità relative alla norma UNI 11958. Cosa possiamo dire, ad esempio, sulla valutazione, classificazione e censimento degli spazi confinati?
Fabiano Bondioli: Il tema della classificazione, censimento e valutazione del rischio degli ambienti, che vengono individuati di conseguenza, è il punto di partenza che rende il datore di lavoro consapevole, effettivamente consapevole di ciò che ha in casa, di ciò che ha in azienda. E questo, in particolare, sia riguardo l'attività che svolge direttamente con propri lavoratori - anche manutenzione ordinaria, non necessariamente il processo di attività produttive, eccetera - ma anche soprattutto riguardo alle lavorazioni che poi appalterà che però avvengono in ambienti confinati nell'ambito della sua azienda.
Sulla valutazione del rischio, diciamo che non è che ci sono delle novità. Diciamo che la parte 5 è sicuramente la parte cardine della norma UNI. In qualche modo sistematizza tutto ciò che era stato già detto, in questi termini, e però, secondo noi, costituisce effettivamente un percorso importante che, come dicevo prima, probabilmente era trascurato a fronte invece di una produzione eccessiva, magari un'attenzione eccessiva, poi alla proceduralizzazione. Ma se la valutazione dei rischi è sbagliata, diventa sbagliata anche la procedura, insomma.
Ci sono strumenti nuovi per la classificazione e censimento degli spazi confinati?
Fabiano Bondioli: Ci sono strumenti che sono stati prodotti, per esempio, dall'Università di Bologna, dal Dipartimento di Ingegneria Industriale, che sono molto utili a questo scopo. Perché poi uno degli obiettivi della classificazione è anche quello di capire se si può non entrare in ambiente confinato per svolgere quelle attività dirette o indirette che dicevamo prima.
E in questo senso è importante sottolineare che esiste la Banca delle Soluzioni che è un ottimo progetto portato avanti dall'università poi avviato, tra l'altro, da un finanziamento ASL tanti, tanti anni fa, a cui noi come Ordine di Bologna abbiamo partecipato. Qui abbiamo tutta una serie di casistiche interessanti che vanno a valutare strumenti o attrezzature, eccetera, che possono evitare l'ingresso dell'operatore all'interno dell'ambiente confinato. E questo può essere utilizzato dal datore di lavoro, così come dall'RSPP o dai professionisti consulenti esterni che si muovono in questo senso.
In più è stata prodotta anche una App che si chiama Confined Space App che ha proprio lo scopo dell'individuazione dell'ambiente confinato o assimilabile. Dà un indice che in qualche modo, attraverso un range e quindi l'individuazione di eventuali criticità, (…) consente di fare una prevalutazione a cui poi seguirà ovviamente una valutazione dei rischi, insomma una preindividuazione.
La norma 11958 e gli spazi confinati: l’importanza delle procedure operative
Parliamo di procedure operative che devono essere elaborate sulla base della valutazione dei rischi. Cosa indica la norma in questo caso? E quali devono essere i criteri per la stesura delle procedure operative?
Stefano Bergagnin: (…) È, diciamo, il punto chiave della norma. Questa parte è quella più voluminosa, perché è il paragrafo forse più vasto di tutta la norma. È frutto della valutazione dei rischi, ovviamente, e condensa in queste indicazioni tutto quello che si deve fare sia prima di entrare, che durante la lavorazione, che in caso di emergenza. E riguarda anche un po' quello che è tutto l'iter che va percorso per applicare tutte le misure necessarie in funzione della valutazione fatta preventivamente.
Quindi abbiamo una fase preliminare, abbiamo una fase di preparazione, prima dell'ingresso, una fase di lavorazione e poi ovviamente c'è una parte dedicata anche all'emergenza e non solo, alla conclusione di tutta la lavorazione. Perché vanno anche verificate poi quelle che sono le condizioni del luogo in cui si è fatta la lavorazione in ambiente confinato. Quindi, diciamo, un insieme di operazioni che non sono assolutamente ancora chiare, tant'è che - come giustamente diceva prima Fabiano - ci sono molte aziende che già si occupano della gestione degli ambienti confinati. Ma sinceramente, da quando è uscita la norma, andando a vedere quello che è stato prodotto in questi anni, si può dire che effettivamente la norma dà un contributo importante. Soprattutto perché è amplia la preparazione in sicurezza di una lavorazione che è molto pericolosa. Tant'è che poi, ce lo dicono purtroppo anche le statistiche, negli infortuni, anche mortali, purtroppo le vittime sono proprio persone che non dovevano entrare o comunque non avevano le condizioni giuste per poter andare anche in soccorso alle persone che ovviamente, purtroppo, erano quelle infortunate.
Quindi è una situazione sulla quale si è concentrata proprio anche la lavorazione della norma. Cioè cerchiamo di fare in modo che sia tutto preparato, tutto pronto e tutte le precauzioni siano dettagliate a seguito della valutazione del rischio proprio con le procedure, che è una delle parti più corpose di tutta la norma.
Per quanto riguarda il percorso che porta alla stesura delle procedure operative, quali sono le criticità che la norma riesce in qualche modo ad affrontare?
Stefano Bergagnin: Secondo me un passaggio molto importante è la preparazione delle procedure e l'autorizzazione all'ingresso.
Nel senso che prima c'è un confronto. Facciamo l'esempio che il lavoro lo debba fare un'impresa esterna. Prima c'è un confronto e un approfondimento di quello che è il contenuto della valutazione del rischio. Si coinvolge ovviamente l'impresa, che dovrà effettuare la lavorazione. E da quel momento si può fare quella che è l'autorizzazione all'ingresso che però prevede anche di raccogliere una serie di dati importanti per consentire alle imprese di entrare.
Questo era il passaggio, a mio avviso, più sottovalutato e sul quale ci siamo concentrati. Per cercare di ridurre un po' quelle che sono le “statistiche” che negli ultimi anni non sono state molto piacevoli, è importante avere un coinvolgimento preliminare che sia il più possibile operativo. E questo è un po' quello che la procedura deve riuscire a ottenere con questi confronti preliminari proprio con l'impresa. E questo anche se poi chi andrà a lavorare sono gli stessi dipendenti del committente, cioè dell'azienda entro la quale bisogna fare l'operazione.
La norma 11958 e gli spazi confinati: i suggerimenti per operatori e aziende
Quali sono i suggerimenti, infine, che si possono dare alle aziende per migliorare le procedure e aumentare le tutele della salute e sicurezza negli spazi confinati?
Stefano Bergagnin: La risposta, secondo me, è molto semplice: utilizzate la norma.
Sembra banale, però non è così banale, perché innanzitutto una notizia piacevole è che è stata molto scaricata. Nel senso che, da quello che mi risulta, ci sono stati circa un migliaio di persone che hanno comprato la norma (…) e questa è un po' diventata una guida che, secondo me, tutte le aziende dovrebbero utilizzare.
Speriamo che questo permetta un miglioramento, su un rischio che purtroppo è molto importante e va gestito. E la norma deve servire a questo.
Cioè, prepariamo le persone prima, rendiamo la lavorazione sicura. Questo era proprio l'obiettivo che aveva la norma e speriamo che la norma venga applicata il più possibile.
C'erano già, comunque, aziende che avevano preso precauzioni, avevano fatto procedure, eccetera. Io invito un po' tutte le aziende, tutti i luoghi di lavoro, a confrontare anche quanto già fatto con quello che la norma prevede. Perché, come diceva giustamente Fabiano prima, c'erano già procedure - da procedure super rapide, a procedure di decine e decine di pagine. Ma concentriamoci su quello che c'è veramente da fare. La norma su questo è chiarissima.
(…)
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
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Rispondi Autore: Carmelo Catanoso ![]() | 25/07/2025 (08:05:15) |
Per gli Spazi Confinati, una norma tecnica era assolutamente necessaria. Adesso, questa lacuna è stata colmata. Riguardo i contenuti, personalmente reputo si potesse fare di più ma tant'è.... Tempo fa avevo scritto un articolo sugli spazi confinati (Spazi confinati: necessaria una rivisitazione delle norme - Puntosicuro del 3 feb 2023) in cui evidenziato sia I "buchi" esistenti che la necessità di una serie interventi tra cui quello di prevedere uno specifico "Titolo" nell'81. Sembra che l'attuale Governo si stia muovendo in tal senso visto il DL in bozza diffuso poco tempo fa. Vedremo che succederà. |
Rispondi Autore: Michele Guerra ![]() | 25/07/2025 (14:47:24) |
Vorrei sapere come può fare un'azienda a mettersi in regola se decide di operare all'interno di ambienti confinati con la propria squadra di manutentori, se non ha al proprio interno del personale con più di tre anni di esperienza. Se non trova altro modo (personale esterno già qualificato, altre soluzioni) come può fare? I tre anni di esperienza si ritengono validi anche se gli operatori effettuavano attività all'interno di tali ambienti senza "abilitazione" (come del resto è avvenuto il "giorno dopo" la pubblicazione del DPR 177, quando nessuno era "abilitato"). Grazie. |