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Medici competenti: come promuovere la salute nei luoghi di lavoro

Medici competenti: come promuovere la salute nei luoghi di lavoro
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

23/05/2017

Un intervento si sofferma sulla promozione della salute nei luoghi di lavoro e sul ruolo del medico competente. Il piano nazionale per la prevenzione, l’importanza del lavoro e la riduzione delle disuguaglianze di salute.

Medici competenti: come promuovere la salute nei luoghi di lavoro

Un intervento si sofferma sulla promozione della salute nei luoghi di lavoro e sul ruolo del medico competente. Il piano nazionale per la prevenzione, l’importanza del lavoro e la riduzione delle disuguaglianze di salute.

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Bologna, 23 Mag – Abbiamo più volte presentato in questi mesi i vari macro obiettivi individuati dal Piano nazionale per la prevenzione per gli anni 2014-2018:

1. Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie non trasmissibili

2. Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali

3. Promuovere il benessere mentale nei bambini, adolescenti e giovani

4. Prevenire le dipendenze da sostanze e comportamenti

5. Prevenire gli incidenti stradali e ridurre la gravità dei loro esiti

6. Prevenire gli incidenti domestici e i loro esiti

7. Prevenire gli infortuni e le malattie professionali

8. Ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute

9. Ridurre la frequenza di infezioni/malattie infettive prioritarie

10. Attuare il Piano Nazionale Integrato dei Controlli per la prevenzione in sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria.

 

Le Regioni e le Province Autonome si sono soffermati e hanno integrato gli obiettivi esplicitamente richiamati al settimo macro obiettivo con gli altri macro obiettivi declinati dal Piano nazionale per la prevenzione (PNP), al fine di contribuire alla “realizzazione di un sistema diretto alla promozione ed alla tutela della salute che arricchisca il modello tradizionale di intervento, basato sull'obbligatorietà delle azioni, con azioni incentrate sulla volontarietà, in grado di realizzare un metodo di promozione della salute dei lavoratori che valorizzi il concorso e la collaborazione dei soggetti istituzionali, delle parti sociali, delle imprese e dei professionisti. Le strategie e le azioni, infatti, devono tenere conto non soltanto delle funzioni proprie ed esclusive del Servizio Sanitario, ma anche dell'integrazione con gli altri soggetti competenti in materia, al fine di assicurare ai cittadini una buona qualità della vita lavorativa, intesa come fonte di equilibrio per i singoli e la società”.

 

A parlare in questi termini della promozione e tutela della salute è un workshop, che si è tenuto il 21 ottobre 2016 a Bologna durante la manifestazione “ Ambiente Lavoro”, dal titolo “Costruire salute in azienda: i Piani della Prevenzione delle Regioni e delle Province Autonome fra tradizione e innovazione”.

 

Il workshop, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con altre realtà come il Coordinamento Tecnico Interregionale della Prevenzione nei Luoghi di Lavoro, il Ministero della Salute e il Ministero del Lavoro, ha preso l'avvio con le indicazioni fornite dal PNP e con il recepimento di strategie e obiettivi incorporandoli e armonizzandoli nelle pianificazioni delle Regioni e Province Autonome, che “mettono a confronto i loro Piani della Prevenzione per far emergere le azioni più positive in un'ottica di partecipazione, equità, lavoro di rete e intersettorialità, informazione, formazione e comunicazione ed efficacia”.

 

Ci soffermiamo oggi brevemente su un intervento che si è tenuto nella seconda sessione dell’incontro dedicata alla promozione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Nelle slide relative all’intervento “La promozione della salute nei luoghi di lavoro ed il ruolo del medico competente”, a cura di Francesco S. Violante e Stefano Mattioli, si sottolinea il rapporto tra lavoro e salute e si indica che:

- “il lavoro può avere sulla salute conseguenze sia negative che positive;

- le conseguenze negative sono infortuni e malattie da lavoro, riduzione della speranza di vita;

- il lavoro ‘sano’, tuttavia, è un importante fattore di promozione della salute”.

E lavorare fa bene alla salute, anche se “non sono noti con certezza i fattori collegati al lavoro che determinano un miglioramento dello stato di salute (reddito, rapporti sociali, identità, attività fisica, astensione dal fumo, controlli medici regolari, …).

 

Dopo aver riportato un’interessante tabella sul rapporto tra mortalità e lavoro, che vi invitiamo a visionare insieme al testo integrale delle slide relative all’intervento, la relazione ricorda che l’articolo 25, comma 1 del D. Lgs. 81/2008 indica che ‘Il medico competente … collabora inoltre alla attuazione e valorizzazione di programmi volontari di promozione della salute, secondo i principi della responsabilità sociale Medici competenti e promozione della salute’.

 

E se i medici competenti iscritti nell’elenco nazionale “sono circa 6.400 e le persone in età lavorativa sottoposte a sorveglianza sanitaria in un anno sono circa 10 milioni”, c’è un’ampia opportunità di “fornire ogni anno a questi milioni di persone una valutazione medica che vada al di là di quanto previsto obbligatoriamente per legge (idoneità alla mansione specifica)”.

 

Sono riportati approfondimenti riguardo a diversi aspetti rilevanti.

 

Ad esempio riguardo alla possibilità di operare per la riduzione delle disuguaglianze di salute anche in relazione allo “svantaggio in termini di speranza di vita di alcuni anni da parte di classi sociali a minor reddito”.

Le disuguaglianze sono riconducibili anche a tre condizioni:

- uso di tabacco e abuso di alcol: “il medico del lavoro si trova in una posizione privilegiata, visti i ripetuti contatti che ha con i soggetti sottoposti a sorveglianza sanitaria, per contribuire a promuovere l’astensione dal fumo e l’uso responsabile di bevande alcoliche, soprattutto da parte di quei soggetti che maggiormente avrebbero bisogno di correggere stili di vita potenzialmente pericolosi per la salute”;

- basso tasso di adesione alle attività di screening: “il medico del lavoro può svolgere una opera sussidiaria al servizio sanitario nazionale di incentivazione dell’adesione agli screening soprattutto nei confronti dei soggetti che appaiono partecipare in misura minore (classi sociali più basse) e che invece sarebbero le persone che potrebbero trarre maggiore beneficio dalla partecipazione agli screening”. A questo proposito si indica che la SIMLII (Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale) si farà “promotrice presso i suoi 2.000 soci affinché essi affianchino alla loro quotidiana opera professionale due azioni specifiche mirate ad ottenere l’astensione dal fumo e l’uso responsabile di bevande alcoliche e l’aumento della partecipazione agli screening, soprattutto nei confronti di quei soggetti che maggiormente ne beneficerebbero”. E la SIMLII nazionale si “attiverà nei confronti del Ministero della Salute e, attraverso le sue sezioni regionali, degli assessorati regionali alla salute, per promuovere specifici accordi che formalizzino le attività dei medici del lavoro suoi soci in questo ambito”;

- minore controllo di malattie potenzialmente trattabili: la relazione si sofferma su ipertensione (“le raccomandazioni internazionali richiedono lo screening di soggetti asintomatici già a partire dai 20 anni”), bronchite cronica (“le raccomandazioni puntano invece alla ricerca dei soggetti già sintomatici, ma che non danno peso a tale condizione”), diabete mellito (“raccomandato lo screening nei soggetti ipertesi, anche asintomatici”).

 

Si indica, infine, che è necessaria la creazione di una “larga rete di medici del lavoro italiani che si impegnino in un progetto, da affiancare alla quotidiana opera professionale, volto allo screening di:

-ipertensione arteriosa,

-diabete negli ipertesi,

-soggetti che soddisfino i requisiti diagnostici per la bronchite cronica, ma nei quali tale condizione sia misconosciuta”.

Questa rete di professionisti “invierà periodicamente dati raccolti in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale ad un centro di coordinamento della SIMLII che li elaborerà presentando poi i risultati ottenuti alla comunità nazionale e internazionale” E i benefici di queste azioni qualificate “saranno immediatamente evidenti per la popolazione”. E gli stessi professionisti potranno giovarsene in termini di “maggiore visibilità dei benefici della propria opera professionale” e “soddisfacimento di parte dei propri obblighi in termini di educazione continua”.

 

 

“ La promozione della salute nei luoghi di lavoro ed il ruolo del medico competente”, a cura di Francesco S. Violante e Stefano Mattioli, intervento al workshop “Costruire salute in azienda: i Piani della Prevenzione delle Regioni e delle Province Autonome fra tradizione e innovazione” (formato PDF, 437 kB).

 

 

 

 

Tiziano Menduto



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