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Emilia Romagna: in aumento le morti bianche, in calo le malattie professionali

Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

19/12/2006

La Regione è al secondo posto per numero di infortuni. I dati salienti del Rapporto Regionale Inail.

Emilia Romagna: in aumento le morti bianche, in calo le malattie professionali

La Regione è al secondo posto per numero di infortuni. I dati salienti del Rapporto Regionale Inail.

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Crescono le vittime del lavoro in Emilia Romagna; 136 nel corso del 2005, rispetto alle 129 dell’anno precedente (+5,4%). La strada è un comune denominatore della maggior parte degli infortuni mortali:  settantacinque (pari al 55% del totale) sono avvenuti a causa di incidenti stradali e 38 (pari al 28%) in itinere, ossia nel tragitto casa-lavoro e viceversa.

Accanto a questi dati negativi il Rapporto Regionale Inail, presentato ieri, mostra un calo delle malattie professionali pari al 16% e, in maniera meno marcata, degli infortuni sul lavoro (-2,4%). Tuttavia, con i suoi 135.549 infortuni di cui il 16% riguarda lavoratori extracomunitari, la regione occupa la parte alta “classifica” nazionale, seconda solo alla Lombardia.
“La diminuzione registrata è comunque significativa” – ha commentato Alessandro Crisci, vicario regionale INAIL - “soprattutto se rapportata all’andamento occupazionale, che in Emilia Romagna ha registrato nel 2005 un aumento del 1,4%”.

Settori. Il calo più consistente degli infortuni si è riscontrato nel settore dell’agricoltura (-2,9%), mentre l’attività economica con il maggior numero di infortuni (e in genere sono i più gravi) è rimasta quella delle costruzioni (13.355 casi denunciati, anche se in calo rispetto al 2004 del 5,1%).
Lavoratori immigrati. A fronte di un aumento del 5% del numero di persone extracomunitarie assicurate, il 2005 ha fatto registrare una diminuzione del 5% degli infortuni anche per questa categoria di lavoratori.
Malattie professionali. Da 3.804 del 2004 sono passate a 3.201 nel 2005. Il dato più evidente è che continua a diminuire l’incidenza delle malattie tabellate (e quindi subito indennizzabili) rispetto a quella delle malattie non tabellate, ossia quelle per cui spetta al lavoratore provare che la patologia deriva dall’attività lavorativa svolta, che nei settori nell’industria e dei servizi rappresentano il 90% del totale. Spiccano fra queste le tendiniti (30%) e la sindrome del tunnel carpale (11%), mentre tra le malattie tabellate la “parte del leone” la fanno la sordità (23%) e le neoplasie da asbesto (22%), cioè i tumori causati dall’esposizione all’amianto.

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