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Ambienti confinati: analisi degli infortuni e importanza della formazione

Ambienti confinati: analisi degli infortuni e importanza della formazione
 
 Spazi confinati
29/07/2020: Un contributo sulla valutazione dei rischi negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Terza parte: infortuni mortali ed esempi di corsi di formazione. A cura di Giuseppe Costa, Dirigente Vicario nel Comando dei Vigili del Fuoco di Venezia.
 

Concludiamo oggi la pubblicazione di un contributo di Giuseppe Costa, Dirigente Vicario nel Comando dei Vigili del Fuoco di Venezia, dal titolo “Valutazione dei rischi negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati”, che riporta utili informazioni per migliorare la prevenzione dei tanti infortuni che ancora avvengono negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati.

 

Riguardo al contributo, che abbiamo diviso in tre parti, nei giorni scorsi abbiamo pubblicato:

- la prima parte che fornisce indicazioni sulle tipologie di ambienti confinati e sulla valutazione dei rischi

- la seconda parte in cui l’autore si sofferma sui rischi negli ambienti confinati e sulle attività interessate.

 

Questa terza e ultima parte si sofferma sugli infortuni mortali e sulla formazione:


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Sicurezza Lavorazioni in Ambienti Confinati - Categoria Istat: C - Attività Manifatturiere

 

Valutazione dei rischi negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati (terza parte)

 

 

GLI INFORTUNI MORTALI IN AMBIENTI CONFINATI

 

Nell’ultimo decennio circa si sono susseguiti molteplici infortuni mortali in ambienti sospetti di inquinamento o confinati.

Questo dipende sia dalla natura ingannevole di determinati luoghi che appaiono come non pericolosi, ma che nella realtà, invece, si trasformano in trappole mortali per i lavoratori, sia dalla conduzione di tali attività da parte di piccole e medie imprese in cui la sicurezza, e i relativi adempimenti obbligatori, vengono ancora percepiti come inutile burocrazia e non come filo guida nella conduzione aziendale.

 

Le attività in ambienti confinati, come evidenziato precedentemente, sono attività che si svolgono trasversalmente in quasi tutti i settori, dall’industria chimica all’agricoltura, dall’edilizia ai servizi.

È notevole come dati statistici, non solo italiani, rivelano come il tasso di mortalità in tali ambienti a seguito di un evento critico sia circa del 50%, ovvero ogni due infortuni si registra almeno un evento mortale.

 

Un altro dato notevole, derivante da uno studio INAIL, condotto con riferimento al quinquennio 2005-2010, è l’alto numero di persone coinvolte per evento incidentale: gli eventi incidentali in spazi confinati registrati nel quinquennio sono 29, mentre il numero delle vittime ammonta a 43. Tale considerazione è da ricollegare alle dinamiche, spesso molto simili, con cui avvengono gli infortuni che presentano quasi sempre un fattore comune: il numero delle vittime aumenta drasticamente a causa della non previsione di procedure di emergenza, infatti, in proporzione al numero di lavoratori coinvolti, la maggior parte di essi ha trovato la morte nella veste di soccorritore e non in quella di lavoratore adibito all’interno dello spazio confinato. La dinamica classica degli infortuni in ambienti confinati è la dinamica a catena: il lavoratore adibito alle lavorazioni all’interno dell’ambiente confinato si sente male e poi, a cascata, i colleghi-soccorritori intervengono accedendo all’ambiente senza le adeguate misure protettive e si ritrovano anch’essi vittime.

 

Qui di seguito fornirò un’analisi di tre incidenti in ambienti confinati. Volutamente non ho scelto di analizzare l’ormai noto caso della Truck Center di Molfetta del 2008, ma ho preferito condurre la mia analisi con riferimento a due casi recenti, avvenuti nel 2013 e 2014, e un caso del 2001, che permette di comprendere come incidenti in ambienti confinati possano riguardare qualsiasi tipologia di aziende, sia per attività e dimensione.

 

L’analisi dei casi sarà così strutturata:

  • Descrizione dell’evento
  • Analisi delle criticità rilevate
  • Operatività corretta

 

ADRIA (Rovigo)-2014

 

DESCRIZIONE DELL’EVENTO: quattro morti ed un intossicato in uno stabilimento per il trattamento di rifiuti urbani e speciali a causa di una nube di anidride solforosa.

L’evento è avvenuto il 22 Settembre del 2014 in una frazione di Adria, nello stabilimento di una ditta specializzata nel trattamento di rifiuti urbani e speciali. La dinamica dell’incidente è particolarmente complessa: due operai della ditta e un autotrasportatore, da verificare se dipendente di una ditta esterna, nelle operazioni di pulizia di una cisterna di acido solforico, sversano il contenuto della cisterna direttamente in una vasca dei reflui, di notevoli dimensioni e posta all’aperto, contenente ammoniaca; all’istante si è sprigionata una nube di anidride solforosa che ha causato la morte dei tre operatori. Un quarto operaio della ditta, vedendo la dinamica di quanto avveniva dalle telecamere di sicurezza, si precipita all’esterno dell’ufficio per soccorrere i colleghi, ma trova la morte anch’egli. Un quinto operaio, cercando di soccorrere gli altri, sviene a causa delle esalazioni di anidride solforosa ma viene prontamente salvato da un sesto addetto, risultante poi il titolare della vasca dei reflui, che, dopo aver assistito alla scena si è dotato di maschera filtrante con filtro adeguato.

 

ANALISI DELLE CRITICITÀ: l’analisi delle possibili criticità che hanno causato l’evento è da ritenersi indicativa in quanto sono ancora in corso le indagini del PM, che ha sottolineato come la causa dell’incidente possa essere ricondotta ad un errore umano, ma allo stesso tempo ha dichiarato gravi carenze nel ciclo produttivo e nei sistemi di sicurezza dell’azienda

 

 

LAMEZIA TERME (Catanzaro)-2013

 

DESCRIZIONE DELL’EVENTO: tre lavoratori muoiono a seguito di un’esplosione verificatasi durante le attività di manutenzioni di un silos.

Il fatto è avvenuto il 12 Settembre 2013 in nella sede nella zona industriale di Lamezia Terme di un’azienda, con sede legale a Latina, che produce oli raffinati, biomasse, glicerina e biodiesel. I lavoratori si trovavano in un cestello sorretto da una gru presso la sommità della struttura e stavano compiendo lavorazioni di saldatura per trasformarla da silos di passaggio a silos di stoccaggio, quando sono stati investiti dall’esplosione probabilmente causata dal contatto tra residui gassosi degli oli e scintille derivanti dalla saldatura.

Gli operai erano due dipendenti della ditta a cui era affidata la realizzazione e la manutenzione degli impianti, mentre il terzo era dipendente dell’azienda principale con l’incarico di responsabile della produzione e controllava le operazioni.

 

ANALISI DELLE CRITICITÀ: l’analisi di questo caso è ipotetica in quanto le indagini preliminari del PM incaricato si sono concluse l’11 Giugno del 2016 con la richiesta del rinvio a giudizio per i reati di cooperazione per delitto colposo e di violazione delle misure di sicurezza per i 5 indagati.

 

 

AGEROLA (Napoli)-2001

 

DESCRIZIONE DELL’EVENTO: un lavoratore e due soccorritori muoiono asfissiati a causa delle esalazioni provenienti da un pozzo di letame e dalla carenza di ossigeno.

Il fatto è avvenuto il 30 Aprile del 2001 ad Agerola, in provincia di Napoli, presso una piccola azienda agricola a conduzione familiare ed ha coinvolto nel tragico evento figlio, padre e madre. Il figlio, di 24 anni, si è calato in un pozzo di raccolta del letame animale utilizzato per la concimazione, per effettuare una riparazione perdendo i sensi e cadendo nella vasca di liquami. Il padre, 70 anni, si è calato anch’egli nel pozzo per portare soccorso al figlio, rimanendo intossicato dalle esalazioni. A seguire la madre, di 59 anni, intervenendo in soccorso dei familiari, rimane anch’essa vittima a causa delle esalazioni e della carenza di ossigeno.

I corpi vengono ritrovati dal cognato della prima vittima, recatosi nei luoghi in quanto preoccupato per la mancanza di contatto con i familiari.

 

 

Dalla descrizione dell’evento incidentale, emerge come l’assenza di valutazione dei rischi, l’assenza di procedure operative e di emergenza, nonché la mancanza di competenze tecniche in materia, abbiano causato la morte di tre familiari.

In questo caso manca anche la gestione dell’aspetto emotivo: i soccorritori, genitori dell’infortunato, si sono precipitati senza cognizione di causa nell’ambiente confinato con il solo scopo di portare in salvo il figlio.

Alla luce di simili eventi avvenuti in passato, è stato posto l’obbligo di formazione anche per i lavoratori di imprese familiari con il DPR n.177/2011.

 

 

ESEMPIO DI CORSO DI FORMAZIONE IN AMBIENTI CONFINATI

Dall’analisi dei casi di incidenti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati sopra riportati, appare come la mancanza di informazione, formazione e addestramento dei lavoratori sia stata una causa comune determinante degli eventi incidentali.

 

Una formazione specifica per gli operatori in questi ambienti risulta quindi necessaria per una corretta conduzione delle lavorazioni. Di seguito si propone un esempio di corso di formazione in ambienti confinati proposto dall’Azienda Sanitaria di Milano per i lavoratori dei cantieri predisposti per EXPO 2015.

 

 

 

- fine della terza e ultima parte -

 

Il link alla prima parte: “ Ambienti sospetti di inquinamento o confinati: classificazione e valutazione”.

 

Il link alla seconda parte: “ Conoscere i rischi negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati”.

 

 

Giuseppe Costa

Dirigente Vicario nel Comando dei Vigili del Fuoco di Venezia

 

 

 

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