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L’impatto diseguale dei rischi legati ai cambiamenti climatici
Bilbao, 24 Set – Come indicato spesso dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA) i dati e le ricerche dimostrano come ormai i cambiamenti climatici stiano producendo effetti negativi sui luoghi di lavoro.
Circa un terzo dei lavoratori dell’Unione europea è esposto a rischi quali calore estremo, eventi meteorologici estremi o scarsa qualità dell’aria. E allo stesso tempo - come ricordato su uno spazio web dell’agenzia - il 31 % dei lavoratori è preoccupato per l’impatto dei rischi ambientali sulla propria sicurezza e salute sul lavoro (indagine OSH Pulse 2025).
Per approfondire gli effetti del cambiamento climatico sui lavoratori l’Agenzia europea EU-OSHA ha pubblicato un nuovo Discussion Paper, un documento che analizza i rischi per la salute e sicurezza sul lavoro legati ai cambiamenti climatici in 30 paesi europei.
Il documento “Climate change-related occupational risks in europe: unequal impacts on worker safety and health” (Rischi professionali legati ai cambiamenti climatici in Europa: impatti diseguali sulla sicurezza e salute delle persone che lavorano), a cura di Claire L Niedzwiedz and Evangelia Demou (School of Health and Wellbeing, University of Glasgow, UK) segnala che il caldo estremo è il fattore di esposizione più frequentemente segnalato, ad esempio nel settore agricolo, nei lavori outdoor e tra la forza lavoro migrante.
Tuttavia lo studio non solo esamina gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sicurezza sul lavoro (SSL), ma anche il loro impatto diseguale sui diversi gruppi della popolazione attiva.
Nel presentare il nuovo Discussion Paper ci soffermiamo sui seguenti argomenti:
- Cambiamenti climatici e impatti diseguali: dimensioni chiave e lacune
- Cambiamenti climatici e impatti diseguali: dimensioni di genere e status migratorio
- Cambiamenti climatici e impatti diseguali: età, status e condizioni di lavoro
Cambiamenti climatici e impatti diseguali: dimensioni chiave e lacune
Una parte importante del documento riguarda gli impatti differenziali dei rischi e degli esiti in materia di SSL legati al cambiamento climatico tra i vari gruppi sociali. E i risultati delle ricerche su questo tema mostrano che, sebbene siano state esaminate alcune dimensioni della disuguaglianza, permangono ancora notevoli lacune.
Gli studi esistenti suggeriscono, in particolare, che i rischi professionali legati al cambiamento climatico non sono distribuiti in modo uniforme tra la forza lavoro, ma risultano influenzati da una combinazione di caratteristiche demografiche, sociali e relative all’occupazione.
Comprendere queste differenze è essenziale per identificare possibili disuguaglianze, gruppi di lavoratori vulnerabili e progettare interventi mirati in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
La letteratura individua diverse dimensioni chiave relative alle differenze, ad esempio il genere, lo status migratorio, l’età e le caratteristiche socioeconomiche e occupazionali che potrebbero influenzare i rischi legati ai cambiamenti climatici.
Cambiamenti climatici e impatti diseguali: dimensioni di genere e status migratorio
Le differenze di genere negli esiti occupazionali legati al calore sono state esaminate in diversi studi, sebbene i risultati non siano sempre coerenti.
In studi epidemiologici italiani, ad esempio, è emerso che il rischio di lesioni legate al calore aumenta di circa il 14 % per gli uomini, rispetto a circa il 5 % per le donne (Marinaccio et al., 2025), e che i lavoratori di sesso maschile risultano più vulnerabili al calore, mentre le lavoratrici sono più vulnerabili al freddo (Marinaccio et al., 2019). Martínez-Solanas et al. (2018) hanno analogamente riscontrato che in Spagna le donne sono più vulnerabili al freddo e gli uomini al caldo. Tuttavia, Pogačar et al. (2018) hanno riferito che le donne in uno stabilimento manifatturiero sloveno erano più sensibili alle condizioni di caldo e segnalavano un maggior numero di sintomi legati al calore, mentre Morris et al. (2021) hanno osservato che le donne potrebbero essere maggiormente a rischio di disidratazione.
Questi e altri risultati contrastanti suggeriscono che le disuguaglianze di genere possano in parte riflettere la segregazione occupazionale, con gli uomini più frequentemente impiegati in lavori all’aperto o fisicamente impegnativi, mentre le donne possono sperimentare diverse forme di vulnerabilità all’interno di ambienti chiusi o nel settore dei servizi. La limitata attenzione dedicata alla dimensione di genere negli studi indica che le analisi sensibili al genere rimangono poco sviluppate nella letteratura sul clima e sulla salute sul lavoro.
Anche lo status migratorio può rappresentare una dimensione critica ma poco studiata.
Messeri et al. (2019) hanno riscontrato che i lavoratori migranti nei settori agricolo ed edile italiani riferivano che il lavoro richiedesse uno sforzo maggiore rispetto ai lavoratori non migranti, ma, paradossalmente, segnalavano un minore impatto del calore sulla produttività e un minore disagio termico, il che potrebbe riflettere differenze culturali nella percezione del rischio o anche solo differenze nella disponibilità ad accettare un maggiore disagio termico.
Errico & Di Nunzio (2026) hanno individuato i lavoratori migranti in settori agricolo e logistico pugliesi come particolarmente colpiti, in particolare quelli impiegati in aziende di piccole dimensioni prive di rappresentanza sindacale. De Sario et al. (2023) hanno evidenziato che i lavoratori agricoli migranti sono particolarmente vulnerabili a causa delle loro condizioni di lavoro.
Uno studio svizzero - Drescher & Janzen (2025) - ha incluso la nazionalità come variabile, ma non ha riscontrato alcun effetto differenziale significativo delle giornate calde tra i diversi gruppi di nazionalità.
Nel complesso, anche le evidenze sulle disuguaglianze legate alla migrazione rimangono limitate e frammentarie, evidenziando la necessità di analisi più sistematiche dell’esposizione e della vulnerabilità dei lavoratori migranti.
Cambiamenti climatici e impatti diseguali: età, status e condizioni di lavoro
Veniamo all’età.
Si indica che la vulnerabilità legata all’età è stata una delle dimensioni studiate con maggiore costanza. È emerso che i lavoratori giovani (di età inferiore ai 35 anni) sono esposti a un rischio maggiore di lesioni legate al calore in Italia (Marinaccio et al., 2019) (Marinaccio et al., 2025), in Spagna (Martínez-Solanas et al., 2018) e in una meta-analisi aggregata (Fatima, Rothmore, Giles, Varghese e Bi, 2021).
Questo andamento, continua il documento, potrebbe riflettere la concentrazione di giovani lavoratori in mansioni all’aperto fisicamente impegnative, nonché la loro relativa inesperienza.
Al contrario, i lavoratori più anziani hanno mostrato una maggiore vulnerabilità alle basse temperature (Marinaccio et al., 2019; Martínez-Solanas et al., 2018) e sono stati identificati come un gruppo ad alto rischio per gli effetti del calore a causa di condizioni di salute croniche (Morris et al., 2021; Tóth, 2026).
Queste ricerche suggeriscono che la vulnerabilità legata all’età possa manifestarsi attraverso diversi meccanismi, tra cui il tipo di lavoro, l’esperienza lavorativa e le condizioni di salute preesistenti.
Infine, anche lo status socio-economico e le condizioni di lavoro sono determinanti importanti dell’esposizione e della vulnerabilità dei lavoratori ai rischi professionali legati ai cambiamenti climatici.
Nella letteratura, i lavoratori delle piccole e medie imprese in Italia sono esposti a rischi più elevati di lesioni legate al calore (Marinaccio et al., 2019), e diversi studi qualitativi hanno sottolineato che i lavoratori delle aziende con scarsa presenza sindacale ricevevano meno protezione (Riesco-Sanz, 2026; Errico & Di Nunzio, 2026; Salas-Nicás & Laabbas-El-Guennouni, 2026).
Morris et al. (2021) hanno poi evidenziato che i sistemi di retribuzione a cottimo potrebbero aggravare l’esposizione al calore scoraggiando le pause di riposo.
Altre ricerche disponibili indicano poi che lo svantaggio socio-economico, la precarietà lavorativa e le protezioni sul posto di lavoro più deboli possono aggravare i rischi professionali associati al cambiamento climatico, compresi quelli legati al calore.
Concludiamo rimandando alla lettura integrale del documento EU-OSHA che riporta non solo molti altri dettagli e approfondimenti testuali sulle conseguenze dei cambiamenti climatici in Europa, ma anche molti interessanti grafici esplicativi.
RTM
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