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Come prevenire il rischio biologico negli ambulatori veterinari?

Come prevenire il rischio biologico negli ambulatori veterinari?
04/02/2020: Un documento si sofferma sulle misure di prevenzione e protezione per il rischio biologico negli ambulatori veterinari. Le possibili criticità riscontrabili nell’organizzazione, la valutazione del rischio e le tipologie di esposizione.
 

Roma, 4 Feb – È sempre più presente tra gli operatori sanitari la preoccupazione per il rischio di contrarre malattie infettive correlate alla propria attività lavorativa, ad esempio con riferimento all’attività veterinaria. E su questa preoccupazione, come ricorda la scheda che presentiamo oggi – “ha sicuramente influito la comparsa sulla scena mondiale dell’epidemia di AIDS, che ha destato non poco allarme anche in questo settore”.

 

A soffermarsi, in questi termini, sul tema del rischio biologico nelle attività degli ambulatori veterinari è una scheda presente, tra le “procedure di lavoro approvate”, nello spazio web del Servizio di Prevenzione e Protezione dell’ ASL di Viterbo (sistema sanitario regionale laziale). La scheda risale a circa dieci anni fa, ma rimane ancora utile, in assenza di specifici materiali per le attività che si svolgono in questi ambulatori, per migliorare la prevenzione degli operatori che vi lavorano.

 

L’articolo si sofferma sui seguenti argomenti:


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La scheda sul rischio biologico nell’ambulatorio veterinario

Nella scheda dal titolo “Rischio biologico nell’ambulatorio veterinario”, redatta da Sandro Capocecera e Claudio Celestini, si segnala che le procedure di controllo consigliate per ridurre il rischio di contrarre malattie infettive “non sempre eliminano il rischio derivante da un evento accidentale (puntura, taglio, schizzo, urina, sangue, feci, presenza di parassiti trasmettitori di zoonosi, allergie, etc), eventi molto spesso imputabili all’organizzazione del lavoro, rapidità di esecuzione, spazi non idonei, affollamento di animali, etc”.

 

Si indica poi, riguardo alla normativa di tutela dei lavoratori, che il D.Lgs. 81/2008 (Titolo X) “impone al Datore di lavoro di valutare il rischio derivante dall’esposizione ad agenti biologici, nonché di adottare tutte le misure tecniche, organizzative e procedurali, per evitare l’esposizione dei lavoratori”.

Pur “non riconoscendo a tutti gli operatori sanitari un rischio biologico diretto (escluse alcune specifiche mansioni)”, si ritiene opportuno – continua la scheda – “consigliare l’adozione delle misure precauzionali previste dalla normativa vigente”. E “quando le misure di controllo non sono sufficienti a ridurre il rischio è necessario progettare adeguatamente i processi operativi modificando, se necessario, l’organizzazione del lavoro”.

 

In particolare si indica che gli obiettivi specifici della scheda riguardano:

  • “Individuazione di rischi biologici durante l’attività svolta all’interno dell’ambulatorio veterinario della AUSL Viterbo;
  • Individuazione di procedure lavorative tecnicamente valide ed attuabili, che vadano ad integrare la necessaria professionalità ed esperienza degli operatori addetti, in presenza di soggetti (animali) contraddistinti da reazioni difficilmente prevedibili”. 

 

Si ricorda poi il campo specifico di applicazione delle indicazioni fornite riguardano - all’interno dell’AUSL Viterbo, Dipartimento di Prevenzione, Servizio Veterinario – “un ambulatorio veterinario utilizzato per visite cliniche ed attività chirurgiche relativamente ai cani e ai gatti”.

 

Il documento si sofferma anche sulle responsabilità e sui ruoli degli operatori addetti al servizio.

 

Riprendiamo dalla scheda una tabella relativa alle principali zoonosi che possono arrivare da cani e gatti:

 

 

Il contesto operativo e le possibili criticità

La scheda ricorda poi il contesto operativo riscontrato in tale ambulatorio, contesto che “si può suddividere nelle seguenti fasi:

  • accettazione e registrazione amministrativa;
  • visita;
  • eventuale preanestesia ed anestesia per intervento chirurgico;
  • intervento chirurgico;
  • pulizia e sanificazione (tra un intervento e l’altro e finale)”.

 

Queste invece le criticità riscontrabili nell’organizzazione.

Le criticità “possono essere:

  1. criticità d’equipe:
    • un non corretto utilizzo dei DPI degli Operatori Sanitari;
    • mancata osservanza delle procedure aziendali che possono comportare rischi alla ditta appaltatrice dei lavori di pulizia.
  1. criticità ditta appaltatrice addetta alle pulizie:
    • inidoneo utilizzo di camici e guanti per evitare contatti con materiali/rifiuti contaminati”.

 

È riportata anche una descrizione delle azioni svolte nel laboratorio.

Gli animali “vengono accettati, dopo una sosta nella sala di attesa, all’interno dell’ambulatorio. Dopo l’identificazione, e disbrigo di procedure amministrative, l’animale viene visitato, esclusivamente dal personale addetto e quindi in assenza di accompagnatori, per poi procedere alle cure del caso. La visita clinica precede l’intervento chirurgico sull’animale (potenziale serbatoio d’infezione e possibile rischio fisico), con strumentazione mono-uso”.

 

La valutazione dei rischi e le misure di prevenzione

La scheda descrive ulteriormente le azioni e presenta una valutazione dei rischi relativa a ciascuna fase indicando il tipo di esposizione e le misure di prevenzione e protezione correlate:

  • Fase 1: Accettazione animale – nessuna esposizione (“non è previsto contatto con l’animale”);
  • Fase 2: Visita – “esposizione a infezioni ed infestazioni, lesioni cutanee e percutanee (graffi, morsi…): Guanti di protezione da agenti biologici, quando possibile dispositivi di contenimento (es. museruola, etc), camice monouso di tipo chirurgico, soprascarpe monouso”.
  • Fase 3: Pre-anestesia e anestesia - esposizione a infezioni ed infestazioni, lesioni cutanee e percutanee (graffi, morsi…), rischio punture da ago, esposizione mucosa: Occhiali a mascherina o visiera, guanti, camice monouso di tipo chirurgico, soprascarpe monouso.
  • Fase 4: Intervento chirurgico - esposizione cutanea, percutanea e mucosa: Occhiali a mascherina o visiera, guanti, camice monouso di tipo chirurgico, soprascarpe monouso.
  • Fase 5: Pulizia e sanificazione (tra un intervento e l’altro e finale) - esposizione cutanea e percutanea: Guanti, camice. 

 

In conclusione, la scheda, che vi invitiamo a leggere integralmente e che riporta anche un utile glossario, sottolinea che una “corretta osservanza delle misure di prevenzione garantisce un minor rischio biologico sia per gli operatori sanitari, che per gli addetti alle pulizie (ditta esterna). In questo senso devono essere indirizzati i comportamenti di tutti gli addetti, tesi all’osservanza delle presenti procedure e di altre procedure aziendali ad esse correlate”.

 

 

RTM

 

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

ASL Viterbo, “ Rischio biologico nell’ambulatorio veterinario”, a cura di un gruppo di lavoro formato da Sandro Capocecera e Claudio Celestini, revisione 2010 (formato PDF, 43 kB).

 

 

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