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Valutazione dei rischi: come ridurre i rischi usando le matrici?

Valutazione dei rischi: come ridurre i rischi usando le matrici?
Redazione
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 Valutazione dei rischi
07/06/2019: Indicazioni sui concetti di rischio, danno e pericolo e sul processo di valutazione dei rischi. Focus sulle definizioni, sulle scale della probabilità e della magnitudo e sull’uso delle matrici per la riduzione del rischio.
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Siena, 7 Giu – Per cercare di stimolare strategie di prevenzione più efficaci è sempre utile riportare l’attenzione sul processo di valutazione dei rischi, un processo da cui discendono tutti gli interventi di prevenzione e protezione necessari ad una migliore tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Per questo motivo il nostro giornale in questi mesi sta raccogliendo alcune informazioni essenziali sulla valutazione dei rischi, facendo riferimento ad alcuni dei tanti documenti in materia presenti in rete.

 

Presentiamo oggi, in particolare, un materiale didattico tratto dal “Corso di formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro - area scientifica rischio alto (16 ore)” del Dipartimento di Scienze della vita dell’ Università di Siena.

 

Ci soffermeremo in particolare su questi temi:



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Il pericolo, il danno e i rischi

Nel materiale relativo ai “Concetti di rischio, danno e pericolo” si ricorda che il “pericolo” (proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni – D.Lgs. 81/2008) è:

  • Causa o origine di un danno o di una perdita potenziali (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Potenziale sorgente di danno (UNI EN ISO 12100-1)
  • Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore (sostanza, attrezzo, metodo di lavoro) avente la potenzialità di causare danni (Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi di lavoro)
  • Fonte di possibili lesioni o danni alla salute. Il termine pericolo è generalmente usato insieme ad altre parole che definiscono la sua origine o la natura della lesione o del danno alla salute previsti: pericolo di elettrocuzione, di schiacciamento, di intossicazione, ….(Norma Uni EN 292 parte I/1991 - ritirata)
  • Fonte o situazione potenzialmente dannosa in termini di lesioni o malattie, danni alle proprietà, all’ambiente di lavoro, all’ambiente circostante o una combinazione di questi. ( OHSAS 18001, 3.4)”.

Dunque il pericolo, che è cosa differente dal rischio, è “una proprietà intrinseca (della situazione, oggetto, sostanza, ecc.) non legata a fattori esterni; è una situazione, oggetto, sostanza, etc. che per le sue proprietà o caratteristiche ha la capacità di causare un danno alle persone.

 

Mentre il danno è:

  • “Qualunque conseguenza negativa derivante dal verificarsi dell’evento (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Lesione fisica o danno alla salute (UNI EN ISO 12100-1)
  • Gravità delle conseguenze che si verificano al concretizzarsi del pericolo”.

E la magnitudo delle conseguenze M “può essere espressa come una funzione del numero di soggetti coinvolti in quel tipo di pericolo e del livello di danno ad essi provocato”.

 

Veniamo ora al “rischio” partendo dalla definizione del D.Lgs. 81/2008: ‘probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione’:

  • “Insieme della possibilità di un evento e delle sue conseguenze sugli obiettivi (UNI 11230 – Gestione del rischio)
  • Combinazione della probabilità di accadimento di un danno e della gravità di quel danno (UNI EN ISO 12100-1)
  • Probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno (Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi di lavoro)
  • Combinazione della probabilità e della conseguenza del verificarsi di uno specifico evento pericoloso (OHSAS 18001, 3.4)”.

Il rischio è, dunque, un “concetto probabilistico, è la probabilità che accada un certo evento capace di causare un danno alle persone. La nozione di rischio implica l’esistenza di una sorgente di pericolo e delle possibilità che essa si trasformi in un danno”.

 

La valutazione dei rischi

Il materiale riporta uno schema sintetico per il processo di valutazione dei rischi:

 

 

E dopo aver accennato ai vari fattori di rischio (pericoli per la sicurezza, pericoli per la salute e pericoli trasversali) ricorda gli strumenti da considerare nella valutazione:

  • “Valutazione delle condizioni di esercizio ed in particolare: modi d’uso, caratteristiche costruttive, livelli di esposizione ecc… e le misure di prevenzione e protezione messe in atto per la riduzione di tale rischio
  • La scelta dei metodi deve prima considerare:
    • L’applicazione delle norme esistenti
    • Le norme tecniche nazionali e internazionali
    • Le linee guida e buone prassi emanate da organismi nazionali e internazionali”. 

 

E con riferimento alla UNI EN ISO 12100-1 si indica che la stima del rischio risulta essere la definizione della “probabile gravità del danno e della probabilità del suo accadimento”:

  • R = f (F, M):
    • R = rischio
    • P/F = probabilità o frequenza del verificarsi delle conseguenze
    • M = magnitudo (gravità) delle conseguenze (danno ai lavoratori) 

 

Dunque il Rischio è uguale alla Frequenza x Magnitudo e per quantificare (F) e (M) “sono state utilizzate due scale che prevedono 4 valori, ciascuno corrispondente ad un livello di probabilità più o meno alto e ad una gravità del danno più o meno importante”. 

 

Le scale della probabilità e della magnitudo

Veniamo alle due scale.

 

PROBABILITÀ

 

VALORE

LIVELLO

DEFINIZIONE/CRITERI

1

Improbabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno per la concomitanza di più eventi poco probabili e indipendenti;
  • non sono noti episodi già verificatisi;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe incredulità.

2

Poco probabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno solo in circostanze sfortunate di eventi;
  • sono noti solo rarissimi episodi già verificatisi;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe grande sorpresa.

 

3

Probabile

  • la mancanza rilevata può provocare un danno anche se non in modo automatico o diretto;
  • già noto, all'interno dell'unità produttiva, qualche episodio in cui la mancanza rilevata ha fatto seguito a un danno;
  • il verificarsi del danno ipotizzato, susciterebbe una moderata sorpresa.

 

4

Molto probabile

  • esiste una correlazione diretta tra la mancanza rilevata ed il verificarsi del danno ipotizzato per i lavoratori;
  • si sono già verificati danni per la stessa mancanza rilevata in situazioni simili;
  • il verificarsi del danno alla mancanza rilevata non susciterebbe alcun stupore (in altre parole l'evento sarebbe largamente atteso).

 

 

 

MAGNITUDO

 

VALORE

LIVELLO

DEFINIZIONE/CRITERI

1

Lieve

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di inabilita rapidamente reversibile;
  • esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili.

2

Medio

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di inabilita reversibile;
  • esposizione cronica con effetti reversibili.

3

Grave

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di
  • invalidita parziale;
  • esposizione cronica con effetti irreversibili e/o parzialmente invalidanti.

4

Gravissimo

  • infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti letali o di invalidita totale
  • esposizione cronica con effetti letali e/o totalmente invalidanti.

 

L’uso delle matrici per la valutazione dei rischi

In definitiva la valutazione numerica del Livello di Rischio “R” comporta l’attuazione di misure di prevenzione e protezione in relazione alla valutazione dei rischi e nel documento è presentata una matrice:

 

 

Si ricorda che gli interventi devono “ridurre il rischio fino a:

  • Rischio tollerabile: rischio accettato in seguito alla ponderazione del rischio. Il rischio tollerabile è anche detto ‘rischio non significativo’ o ‘rischio accettabile’. Il rischio tollerabile non dovrebbe richiedere ulteriore trattamento.
  • Rischio residuo: Rischio rimanente a seguito del trattamento del rischio. Il rischio residuo comprende anche i rischi non identificabili”.

 

Dunque, con riferimento al metodo della matrice, per ridurre il rischio occorre adottare misure che possono portare alla riduzione di una o di entrambi le variabili, ad esempio con interventi di protezione o effettuando interventi di prevenzione.

 

Il materiale didattico riporta poi alcune criticità del metodo e alcune specifiche matrici:

- matrici asimmetriche: “servono per eliminare le criticità dovute alla sottostima degli eventi molto probabili e particolarmente gravi introducendo un criterio di valutazione più sensibile pesando differentemente probabilità e gravità. In particolare attribuiscono maggior importanza al danno”;

- matrici doppie: “si utilizzano per evitare la sottovalutazione di rischi più importanti ed in particolare in caso di anomalie che alterino le condizioni rilevate. Si valuta il rischio anche in assenza di misure di prevenzione e protezione e sulla base di evidenze osservate”.

 

E si indica, infine, che è necessario “ricondurre la valutazione dei vari rischi specifici regolati da norme specifiche allo schema PxM adottato e definire criteri di conversione tra i limiti di esposizione o gli indici dettati dalle norme e i livelli di rischio”.

 

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del documento che si sofferma anche sugli strumenti utilizzati per la valutazione dei rischi e sulle misure generali di tutela.

 

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Concetti di rischio, danno e pericolo”, materiale didattico relativi al “Corso di formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro - area scientifica rischio alto (16 ore)”, Dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Siena, a.a. 2015/2016 (formato PDF, 427 kB).

 

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Rispondi Autore: Piergiorgio Brovedani07/06/2019 (06:05:39)
Secondo me i valori di probabilità di evento di ciascuna casella andrebbero calcolati attraverso una funzione e d in maniera multidimensionale considerando anche altre variabili come per esempio età, stato di salute, pregressi eventi, anni di lavoro.. si potrebbe estendere il procedimento al calcolo della probabilità globale di evento di malattia/infortunio, in modo da essere veramente efficaci nei confronti della salute dei lavoratori e della efficienza del sistema.
Rispondi Autore: Rodolfo Padovan07/06/2019 (09:27:21)
Un altro problema che ha questo tipo di matrice "simmetrica" 4x4 è quella di "spalmare" (statisticamente parlando) i rischi verso il centro nascondendo, a volte, le reali condizioni presenti in azienda.
Rispondi Autore: lino emilio ceruti07/06/2019 (10:32:49)
Questo metodo, ancora ampiamente diffuso, usato per effettuare l'analisi dei rischi aziendali (mi riferisco a quelli delle imprese edili) non ne azzecca uno durante il reale processo costruttivo di un'opera... in particolar modo in presenza di lavorazioni interferenziali che "ribaltano" completamente sia "probabilità" che "magnitudo".
i POS vengono inondati da queste tabelline copia-incollate dai DVR nonostante i PSC evidenzino (o dovrebbero evidenziare) quelle interferenze.
Rispondi Autore: Giuseppe Scarpino07/06/2019 (12:18:16)
Concordo con Ceruti.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo07/06/2019 (12:54:13)
Combatto da anni l'uso abnorme del metodo PxD in tutte le sue salse. Siamo nel 2019 e non siamo ancora capaci di guardare oltre questi meccanismi numerici che non aggiungono prevenzione, ma tanta tanta entropia.
Metodi errati concettualmente, specie in quegli ambiti ove una qualsiasi ponderazione del rischio, su rischi normati dalla legge e quindi scaturenti istantanee violazioni di norma, ne comporta l'accettazione stessa (es. valutare con PxD la caduta dall'alto per mancanza di parapetti).
Metodi svianti in quanto usano sempre lo stesso peso nel processo di valutazione (es. inserire danno 3 per una caduta da una sedia di ufficio o da una scala) e che non tengono conto di condizioni di rischio accettabile ove l'applicazione della norma non consente di fare altro (es. lavoro sotto tensione a contatto in BT: il danno è sempre il massimo valore possibile dalla scala in quanto la norma tecnica consente di ridurre solo la probabilità e non certamente il danno potenziale, ma il risultato numerico discosterebbe comunque da una condizione di accettabilità data dall'applicazione della CEI11-27).
Metodi pericolosi perché a fronte di un infortunio, un giudice ti chiederà perché hai scelto proprio quel P e quel D per ottenere quel valore da cui hai applicato specifiche misure, senza poter dare oggettive spiegazioni che non siano la "sensibilità" del tecnico (anche tutte le varianti di PxD con decine di variabili, alla fine sottendono ad una modellizzazione numerica che parte sempre da scelte soggettive e difficilmente oggettive).
Per me il PxD può essere usato solo per creare una sorta di prioritarizzazione delle cose da fare ma non come "metro" per valutare i rischi, infatti l'ho abbandonato oramai da quasi 10 anni preferendo un più ragionevole metodo relazionale senza prodotti e numeri inutili.
Rispondi Autore: Marco Braghini10/06/2019 (16:03:48)
Non posso che condividere il commento di Giorgio Gallo, il metodo PxD è assolutamente privo di qualsiasi oggettività.
Se si prova a far valutare il medesimo rischio a tecnici differenti, ciascuno formulerà un giudizio differente basato esclusivamente sulla propria esperienza. Di conseguenza anche gli interventi correttivi non potranno essere che "personalizzati" e privi di qualsiasi indirizzo univoco.
Unico vantaggio è quello del costo: permette una compilazione veloce dei rischi e quindi è perfetto per chi vuole produrre una valutazione dei rischi senza impegnarsi realmente in un progetto di miglioramento.
Rispondi Autore: Danilo Robotti11/06/2019 (16:57:06)
Il PxD è una Stima del Rischio, La valutazione del Rischio è successiva.
Con la stima si danno le priorità di intervento, valutando successivamente con metodi tipo Analisi Ambientale, Misurazioni scientifiche in Campo, etc il rischio.

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