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Rischio rumore: quali sono i settori lavorativi più a rischio?

Rischio rumore: quali sono i settori lavorativi più a rischio?
21/06/2019: Una scheda si sofferma sull’ipoacusia da rumore, un problema di salute che risulta ancora ancora attuale. I dati relativi al contesto italiano e internazionale, le associazioni tra ipoacusia e settori lavorativi e la valutazione dei rischi.
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Roma, 21 Giu – Secondo alcune ricerche la metà delle circa 360 milioni di persone che convivono in tutto il mondo con una riduzione dell’udito da moderata a grave, devono questa riduzione a fattori evitabili, come l’esposizione al rumore.

E l’effetto del rumore sul sistema uditivo (ipoacusia) è “in diretta relazione col livello sonoro e la durata dell’esposizione per cui, superati determinati limiti, c’è rischio di danno irreversibile all’ apparato uditivo il cui grado dipende anche da altri fattori come la suscettibilità individuale, la variabilità interpersonale, l’età del soggetto, pregresse e/o concomitanti patologie dell’orecchio”. Quando poi il rumore “è particolarmente violento, può bastare anche un unico evento (detonazione, ecc.) per provocare il danno”.

Senza dimenticare che la perdita dell’udito si accompagna spesso “ad acufeni (percezione di ronzii, fischi, ecc.), quasi sempre bilaterali e a carattere continuo, che in alcuni soggetti divengono col tempo l’handicap più insopportabile della malattia”.

 

A soffermarsi sull’ipoacusia e sui dati correlati alle malattie professionali e ai settori lavorativi interessati è una scheda informativa pubblicata dal Sistema di sorveglianza nazionale MalProf che, nato nel 1999 come progetto di ricerca e attualmente inserito nel Piano nazionale di prevenzione, studia proprio le relazioni tra le malattie professionali e le attività svolte dai lavoratori. E le schede pubblicate da MalProf hanno l’obiettivo di analizzare le principali patologie professionali per individuare i fattori di rischio e le misure preventive più idonee.

 

Nell’articolo affrontiamo i seguenti argomenti:



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I problemi professionali dell’udito nel contesto internazionale

Nella scheda n.1 dal titolo “Ipoacusia da rumore, un problema di salute ancora attuale sul lavoro” - a cura di A. Pizzuti, A. Papale, A. Leva, P. Nataletti, I. Pinto e G. Campo – si ricorda che gli alti livelli di rumore rappresentano “uno dei principali rischi nell’ambiente di lavoro praticamente in tutti i paesi”.

 

La scheda riporta vari dati relativi all’incidenza dell’ipoacusia in varie parti del mondo.

Ad esempio negli Stati uniti d’America, “si stima che più di 30 milioni di lavoratori siano esposti a livelli pericolosi di rumore [Usa Department of labour, 2004]”. E un ulteriore studio sui dati americani, “stimava che nel 2000 il 16% delle ipoacusie negli adulti fosse di natura professionale [Nelson et al., 2005], mentre uno studio del 2008 dell’Università della California [Dobie RA, 2008] ridimensionava al 10% questa stima”.

 

Si indica poi che poco prima degli anni 2000, “mettendo a confronto i dati europei, l’ ipoacusia da rumore rimaneva la prima causa di malattia professionale in Italia, Germania, Austria e Portogallo, la seconda causa in Svizzera, la terza causa in Danimarca, Spagna e Francia [D’Amico et al., 2002]”. E nei paesi menzionati “l’80% delle denunce di ipoacusia provenivano da quattro settori principali: industria metalmeccanica, edilizia, industria estrattiva, industria del legno, con numeri inferiori per l’industria tessile e chimica”. Mentre come indicato anche in vari nostri articoli, nell’ultimo decennio i dati europei “vedono al primo posto”, tra le malattie professionali, le patologie muscoloscheletriche.

 

Dai vari dati rilevabili sempre a livello internazionale “si osserva che le occupazioni a più alto rischio per la perdita dell’udito indotta da rumore includono quelle nel settore manifatturiero, nei trasporti, nell’industria mineraria, nell’edilizia, nell’agricoltura e nell’esercito”.

 

L’ipoacusia e il contesto italiano

Si indica che nelle statistiche assicurative dell’Inail la voce di malattia relativa agli “effetti del rumore sull’orecchio interno - ipoacusia da rumore, trauma acustico” è “una delle patologie professionali più frequentemente denunciate, tuttavia con un trend in diminuzione (si passa dai 5.354 casi denunciati nel 2011 a 4.753 casi denunciati nel 2016)”. E si ricorda che “l’accertamento medico-legale di un’ipoacusia denunciata come ‘occupazionale’ prevede la dimostrazione dell’origine professionale del deficit uditivo e della presenza di un danno di entità tale da causare l’indebolimento irreversibile dell’udito”.

 

Ricordando poi che il sistema di sorveglianza sulle malattie professionali MalProf è “basato sulle segnalazioni di sospetta malattia professionale che pervengono ai servizi di prevenzione delle Asl”, secondo i dati MalProf del periodo 2010–2014 “i settori in cui le ipoacusie sono più rappresentate sono quelli delle costruzioni con il 28,2% dei casi e la fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo con il 17,6% dei casi”.

E analizzando come si distribuiscono le ipoacusie da rumore “sempre nel quinquennio 2010 - 2014 emerge che la professione prevalente è quella dei muratori che svolgono lavorazioni con pietra, mattoni e refrattari, degli artigiani ed operai addetti nel settore costruzioni e delle altre figure dello stesso comparto.

 

Riprendiamo dalla Banca Dati MalProf e dalla scheda una rappresentazione grafica della sordità da rumore nei dati 2010 - 2014 per settori di attività economica (Ateco 1991):

 

 

Comparti professionali e valutazione dei rischi

La scheda, che vi invitiamo a visionare integralmente, si sofferma poi ampiamente sulle associazioni tra malattia e comparti, attraverso i dati disponibili del Sistema MalProf e le ricerche presenti nella letteratura scientifica sul tema.   

A questo proposito segnala che il Portale agenti fisici ( PAF) fornisce un elenco di lavorazioni con alti livelli di pericolosità da rumore e fra queste, alcune lavorazioni specifiche “rientrano nei settori di attività economica più frequentemente associati all’ ipoacusia da rumore: martellatura di strutture metalliche (lamiere, acciaio, alluminio), punzonatrici e magli (metalmeccanica), pistole sparachiodi e presse a vibro-scossa (fonderie)”.

 

In definitiva, conclude la scheda, “il settore delle costruzioni e quello della lavorazione dei prodotti in metallo mostrano un’alta numerosità dei casi e, nello stesso tempo, una specificità dell’associazione all’ipoacusia da rumore, a conferma di quanto riportato dalla letteratura scientifica che li individua quali settori di attività con numero maggiore di esposti al rischio”. E le misure di associazione tra malattia e settore mostrano valori significativi dei PRR (il PRR è calcolato come “proporzione di casi segnalati con nesso positivo, relativi alla patologia in esame in un determinato settore, rapportata alla corrispondente proporzione di casi segnalati in altri settori”) anche in altri settori “quali la carta, il legno e la produzione di metalli”.

E queste informazioni sono utili sia “per una mappatura dei rischi nei comparti lavorativi e nelle rispettive professioni”, ma anche “per la programmazione dell’attività di vigilanza da parte dei servizi di prevenzione delle Asl e come riferimento per l’attività di ricerca attiva delle malattie professionali”. Si segnala poi la necessità di approfondimenti “non solo nei comparti industriali noti in letteratura, ma anche in settori del terziario, oltre al commercio che riporta un PRR significativo, come i trasporti, la scuola e la musica, in cui è opportuno valutare le possibili esposizioni”.

 

Si ricorda, infine, che per supportare la valutazione del rischio rumore l’Inail e il Coordinamento tecnico delle regioni hanno sviluppato il Portale agenti fisici (PAF) che contiene “informazioni, procedure guidate, banche dati e calcolatori online riguardanti gli agenti di rischio fisici rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni ottiche e atmosfere iperbariche”. E si indica che i dati sugli agenti di esposizione “potrebbero fornire anche informazioni sulla possibile sinergia tra esposizione al rumore e sostanze ototossiche in ambiente lavorativo”. Infatti in vari studi questa sinergia “viene considerata come un ‘rischio emergente’ e viene messa in evidenza nello stesso d.lgs. 81/2008, dove all’art. 190 relativo alla valutazione del rischio rumore, al comma d) è riportato che devono essere presi in considerazione tutti gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori derivanti da interazioni fra rumore e sostanze ototossiche connesse con l’attività svolta […]”.

 

In conclusione, si auspica anche l’integrazione delle informazioni sull’ipoacusia da rumore “con i dati specifici relativi agli agenti di esposizione”. Si segnala, a questo proposito, che è in corso in Italia un progetto su malattie e rischi emergenti sul lavoro finalizzato alla raccolta di dati sulle esposizioni in ambito lavorativo.

 

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Sistema di sorveglianza delle malattie professionali, “ Ipoacusia da rumore, un problema di salute ancora attuale sul lavoro”, Scheda n. 1, a cura di A. Pizzuti, A. Papale, A. Leva, P. Nataletti e G. Campo (Inail - Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale), I. Pinto (Azienda Usl Toscana Sud-Est Siena - Laboratorio di Sanità pubblica), edizione 2019 (formato PDF, 287 kB).



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Rispondi Autore: Luca P.21/06/2019 (16:07:50)
interessante, mi domando però come mai nel 2019 stiamo qui a fare dei ragionamenti basandoci su dati del 2016; a mio avviso su questi elementi ci dovrebbe essere da parte degli enti pubblici una rendicontazione quasi in tempo reale dei dati

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