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Il monitoraggio del Decreto 81

Il monitoraggio del Decreto 81
Redazione
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 Dati e statistiche
19/12/2019: Il riepilogo del convegno di sulla presentazione del Rapporto AiFOS 2019, interamente dedicato al Monitoraggio del D.Lgs. 81/2008.

All’interno della suggestiva cornice romana della Sala del Parlamentino del CNEL, nel corso della mattinata del 4 dicembre 2019 ha avuto luogo la presentazione del Rapporto AiFOS 2019, interamente dedicato al Monitoraggio del D.Lgs. 81\2008.


Prima dell’apertura dei lavori, è stato però dedicato un significativo momento al ricordo dell’Ing. Giuseppe Piegari, alla cui famiglia è stata consegnata una targa simbolica da parte del Presidente di AiFOS, Rocco Vitale. Momento, questo, adornato dalle emozionate parole di amici, prima ancora che colleghi, quali il Gen. Leonardo Alestra, Direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, Lorenzo Fantini, Direttore dei “Quaderni della Sicurezza” di AiFOS, e Marco Masi, Presidente del Comitato Scientifico di AiFOS.


Si è quindi entrati nel vivo del convegno, coordinato dal Segretario Generale di AiFOS Francesco Naviglio, che ha dato immediatamente la parola al Presidente Rocco Vitale, il quale ha incentrato le proprie parole sul fatto che un monitoraggio del Decreto 81 quale quello in analisi mancasse addirittura dal 2003, quando era stato dato luogo ad una analisi dei risultati ottenuti dalla Legge 626\94, al decennale della sua emanazione. Sono stati quindi illustrati dal Presidente i metodi applicati nel corso della realizzazione del monitoraggio stesso, sottolineando taluni aspetti emersi: un filo conduttore tra l’analisi del 2003 e quella appena realizzata, ad esempio, riguarda l’altissima percentuale (45,3% del totale) di aziende aventi, in Italia, meno di nove dipendenti, il che le rende assai meno soggette a quanto disposto in materia prevenzionistica dal Decreto.


Ha quindi preso la parola l’On. Cesare Damiano, già Ministro del Lavoro, il quale ha posto l’accento sulla necessità di un cambio di approccio nei riguardi della prevenzione: l’attuale sistema capitalistico “predatorio” non potrà infatti mai lasciare spazio alla tutela della sicurezza dei lavoratori, vista esclusivamente come un costo. Uno dei risultati ottenuti dal Decreto 81, di cui Damiano è uno dei padri, è stata la sospensione di oltre 5000 aziende inadempienti, delle quali soltanto la metà sono state poi riaperte poiché conformatesi alla normativa vigente. Bisogna però continuare, ad esempio, a combattere il sistema del massimo ribasso, malgrado un cambio di filosofia abbia portato, negli anni, ad allontanarsi dai criteri stessi alla base del Decreto stesso. Servirebbe dunque una nuova fase di regolazione, non certo volta ad aumentare la burocrazia, quanto piuttosto a garantire i lavoratori, in un periodo in cui le morti sul lavoro aumentano colpevolmente. Attuare il sistema di qualificazione delle imprese, in conclusione, già previsto all’interno dello stesso Decreto, potrebbe rappresentare un importante passo in avanti in tal senso.

  

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La parola è quindi passata all’Ing. Ester Rotoli, Direttore Centrale della Prevenzione dell’Inail, che ha parlato del Decreto 81 come di un testo ancora assolutamente valido e attuale, ma da applicare in maniera totale. Nel guardare alla cultura della prevenzione in un’ottica organizzativa, Inail dovrà dunque giocare un ruolo tecnico, sulla scia delle strategie nazionali ed europee. L’Ing. Rotoli ha quindi analizzato quanto realizzato dall’Istituto in termini di attuazione del Decreto, tanto in termini di supporto alle imprese, quanto a livello di partecipazione istituzionale, passando per la messa a disposizione di dati statistici accessibili a tutti e per il Focal Point europeo. Infine, sono stati evidenziati i tre pilastri di quello che dovrà rappresentare il futuro prossimo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro: rafforzare in primis il sistema istituzionale, costruendo una sempre più radicata cultura della prevenzione e garantendo una migliore qualità della vita e del lavoro.


Si è quindi entrati maggiormente nel merito di quanto prodotto attraverso le parole di Marco Masi, che, in quanto Presidente del Comitato Scientifico di AiFOS, ha incentrato sugli appalti e sul lavoro in edilizia le proprie parole. Essendo questo infatti il comparto con maggiori criticità, si è in primis ricordato come la legge delega che ha anticipato il Decreto 81 fosse incentrata proprio sulla materia degli appalti e dei cantieri, analizzando poi i principali strumenti messi a disposizione degli attori della prevenzione, come il Piano di Sicurezza e Coordinamento o il Fascicolo tecnico. È stato quindi dato un resoconto di quanto emerso da un questionario coinvolgente i coordinatori per la sicurezza, che hanno ad esempio richiesto una formazione ben più bilanciata e “per moduli”, in grado di soddisfare le esigenze di ogni settore professionale. Tra le proposte emerse per un miglioramento dell’attuale sistema, con riferimento ancora circoscritto all’edilizia, sarebbe certamente importante un coordinamento centralizzato delle figure addette al controllo dei cantieri, oltre ad una certificazione della presenza dei lavoratori tramite sistemi simili a quelli normalmente utilizzati negli uffici.


Analisi per certi versi simile quella illustrata da Ernesto Ramistella, Medico competente coordinatore dell’area MC Co.Si.P.S., che ha messo in luce i risultati di un questionario avente riguardato la sola figura dei medici competenti (305 rispondenti), dal quale sono emerse diverse criticità: il 41% dei rispondenti ha infatti sostenuto di aver firmato un DVR presentatogli già compilato, mentre un’altra importante percentuale ha detto chiaramente di non avere la possibilità di visitare regolarmente gli ambienti di lavoro. È emerso un rapporto piuttosto costante con figure quali quella del RLS o RSPP, nonostante la mole di aziende seguite sia più che importante (si parla infatti di oltre 100 aziende seguite da un’elevata percentuale dei rispondenti).


L’Avv. Maria Giovannone, Responsabile dell’Ufficio Salute e Sicurezza di ANMIL, ha potuto invece descrivere le attività dell’Associazione, evidenziando in primo luogo come il monitoraggio delle conseguenze dell’insicurezza sia pane quotidiano di ANMIL, avendo quest’ultima rapporti diretti e costanti con vittime di infortuni sul lavoro. Da un punto di vista più prettamente giuridico, il monitoraggio svolto dall’Associazione è poi ricollegabile al Rapporto sulla Salute e Sicurezza nei posti di lavoro, la cui terza edizione verrà pubblicata e presentata nel gennaio prossimo, mediante cui l’Ufficio Salute e Sicurezza dà vita ad un reportage dei principali interventi istituzionali e scientifici, normativi e giurisprudenziali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, tanto di stampo nazionale quanto internazionale. E proprio questo deve essere, in generale, l’approccio futuro del monitoraggio, che non dovrà dunque limitarsi al solo territorio italiano, ma allargarsi su sfera europea e globale, prevedendo un’analisi anche dell’organizzazione stessa del lavoro, andando a studiare tutti i nuovi tipi di rapporti lavorativi previsti dall’evoluzione delle possibilità.


Cinzia Frascheri, Responsabile nazionale salute e sicurezza sul lavoro Cisl, ha voluto invece rimarcare come non si possa più parlare di una mancata cultura della sicurezza sul lavoro come di un alibi, quanto piuttosto come di una colpa grave, dovuta ad inadempienza. I numerosi dati messi a disposizione dalle più svariate istituzioni non concedono infatti possibilità di ignoranza: è necessario saper analizzare e far uso dei suddetti dati, tramite i quali utilizzare poi gli strumenti già a disposizione. Esempio di questo, rimanendo in ambito di appalti ed edilizia, è il DUVRI, strumento potenzialmente essenziale, ma che viene spesso redatto in forma superficiale ed incompleta, rendendosi così inutile. Fondamentale sarà anche un’analisi del fenomeno del cosiddetto caporalato “urbano”, vale a dire quel tipo di caporalato che, senza percepire più il bisogno di nascondersi, non riguarda più la sola agricoltura, ma una ben più ampia serie di settori professionali cittadini.


Silvana Roseto, Segretaria Nazionale Confederale UIL con delega alla sicurezza sul lavoro, ha scelto di dedicare il focus del proprio intervento a tre pilastri: conoscenza, consapevolezza e collaborazione. La cultura va infatti intesa come un progressivo ingresso della sicurezza nella quotidianità professionale delle aziende, e per questo è e sarà sempre più necessaria una strategia nazionale volta a rivedere la formazione, in primis di RLS e lavoratori. Fondamentale sarebbe inoltre introdurre la figura del RLSA, dove la A fa riferimento all’ambiente lavorativo: tutto questo, in virtù di una revisione del Decreto 81 in base ai nuovi ed attuali modelli organizzativi del lavoro.


Infine, a chiudere l’evento sono state le parole dell’Avv. Lorenzo Fantini, Direttore dei “Quaderni della Sicurezza” di AiFOS, il quale ha nuovamente evidenziato come lavorare sulla prevenzione significhi agire nell’ombra.

 

Fonte: ANMIL



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