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Il rapporto tra infortuni lavorativi e consumo di alcol: i dati

Redazione
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 Industria alimentare
02/09/2010: Statistiche e stime sul rapporto tra assunzione di alcolici e infortuni sul lavoro. Gli effetti del consumo di alcol in Italia e in Europa, i dati sui consumatori, i settori lavorativi a rischio e le conseguenze del consumo nei luoghi di lavoro.
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Riprendiamo a parlare di problemi alcol–correlati, anche in relazione alla campagna di sensibilizzazione, promossa dal nostro giornale, “Basta alcol a pausa pranzo”.
Lo facciamo attraverso la presentazione degli atti del convegno “Alcol e lavoro. Analisi della situazione attuale e proposte per una normativa migliore” che si è tenuto il 14 giugno 2010 a Firenze, organizzato dall’Azienda Sanitaria di Firenze in collaborazione con la Regione Toscana e il Coordinamento tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro.
 
 
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Recentemente abbiamo presentato interventi relativi alla sorveglianza sanitaria, alla normativa vigente in materia di problemi alcol–correlati e a riflessioni sulla necessità, a livello lavorativo, di affrontare non solo l’abuso ma anche il consumo di bevande alcoliche.

Tuttavia per affrontare il problema spinoso del consumo di alcol e della sua capacità di influenzare notevolmente i rischi lavorativi, è necessario raccogliere dalla letteratura alcuni dati numerici e statistici.
È quello che fa Antonella Ciani Passeri (CeRIMP -Regione Toscana), nel suo intervento “Statistiche e stime su rapporto tra assunzione di alcolici e infortuni sul lavoro”.

Riguardo al rapporto tra alcol e salute, la relatrice ricorda che in Europa (secondo i dati dell’OMS) l’alcol è:
- “terza causa di mortalità prematura, dopo l’ipertensione e il consumo di tabacco;
- principale causa di cirrosi epatica nonché di 60 malattie e condizioni patologiche, incluso il cancro”.
Mentre in Italia il consumo di alcol:
- provoca “30-35.000 decessi l’anno”;
- è la prima causa di morte tra i giovani per incidenti stradali: alcune “stime di mortalità per incidenti alcol-correlate (ISS): 26,25 % della mortalità maschile e 11,37 % di quella femminile”;
- provoca “oltre 100.000 ricoveri attribuibili all’alcol” e circa “60.000 alcol-dipendenti”.

Ma parliamo di lavoro. Negli ambienti lavorativi i problemi alcol–correlati provocano:
- “aumento di assenze dal lavoro (3-4 volte superiori);
- 40% dei cambiamenti del posto di lavoro con un aumentata possibilità di licenziamento;
- riduzione progressiva della capacità lavorativa” (dopo 7 anni di abuso-dipendenza perdita del 15%, dopo 11 anni perdita del 50%, dopo 14 anni perdita del 75%);
- “aumento del rischio di infortuni;
- costi sociali ed economici rilevanti”. 
Inoltre l’etanolo “interferisce sulla tossicocinetica e tossicodinamica di alcuni sostanze nocive (solventi organici, metalli, pesticidi) potenziando il danno”.

E se riguardo ai consumi annui medi pro-capite di alcol puro nella popolazione con più di 15 anni di età in Italia si è assistito negli ultimi 30 anni a una diminuzione (-33,3%), c’è stata una sensibile inversione di tendenza tra il 2001 e il 2003 (passando da 9,14 litri a 10,45 litri).
Se fortunatamente il nostro paese “si colloca nei posti più bassi della graduatoria europea per consumo pro-capite di alcol”, presenta comunque “livelli superiori a quelli raccomandati dall’OMS ai Paesi della Regione Europea per l’anno 2015”.
Sempre riguardo al consumo si può affermare che in Italia (dati Istat 2009) si assiste ad una diffusione sostanzialmente stabile del consumo negli ultimi 10 anni.
Alcuni dati sui consumatori:
 - “36 milioni e 549 mila, (il 68,5% della popolazione di 11 anni e più) 78% dei maschi e 58,4% delle femmine;
- età del primo contatto con bevande alcoliche in media 12,2 anni contro i 14,6 anni della media europea;
- 13 milioni e 592 mila persone di 11 anni e più consumano alcolici fuori pasto”.

Il documento ricorda che secondo le “Linee guida per una sana alimentazione”dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), in accordo con le raccomandazioni dell’OMS,  si può dare una definizione di un “consumo moderato”:
- “2-3 unità alcoliche al giorno durante i pasti per l’uomo;
- 1-2 unità al giorno durante i pasti per la donna; 
- 1 unità alcolica al giorno durante i pasti per gli anziani;
- astensione totale dal consumo di alcol per gli adolescenti fino a 15 anni”. 
In Italia (Istat 2009) sono circa 9 milioni le persone con comportamento a rischio (consumo giornaliero non moderato e/o binge drinking, cioè il bere ripetutamente fino ad ubriacarsi).

Torniamo al mondo lavorativo in rapporto ad alcuni settori o modalità lavorative più a rischio:
- “aumentato rischio relativo di diagnosi di alcolismo e di mortalità alcol-correlata nei lavori manuali pesanti;
- eccesso di abuso di bevande alcoliche e dipendenza da alcol in particolare nei settori delle costruzioni e dei trasporti;
- aumentato rischio di infortuni in lavoratori con problemi alcol-correlati o con consumo di alcol (conducenti di automezzi, minatori, marittimi, agricoltori)”.
In particolare nel comparto costruzioni un recente studio italiano (Mosconi G. et al, 2007)  condotto su due gruppi di edili in differenti periodi ha confermato:
- “la correlazione tra frequenza e gravità di infortuni, assenteismo e consumo medio di alcol;
- il ruolo delle malattie alcol-correlate come causa di limitazioni e inabilità sul lavoro;
- ancora comune l’assunzione di bevande alcoliche durante la pausa lavorativa, benché sia stata trovata una diminuzione del consumo medio rispetto alla decade passata”.

Un altro dato rilevante e conosciuto è che il “rischio di incorrere in incidente stradale grave o mortale aumenta in modo esponenziale con l’aumentare dell’alcolemia”.
Ricordiamo, a questo proposito, che nel 2008 le denunce all’INAIL di infortuni mortali sono state 844 di cui “335 (30%) incidenti da circolazione  e 276  (25%) in itinere “.

È difficile stimare la quota di infortuni sul lavoro correlati al consumo di alcol, ad esempio per le complessità metodologiche o per altre problematiche che vi invitiamo a visionare sul documento originale. E tra l’altro molti studi passati hanno “focalizzato l’attenzione soprattutto sul rapporto tra infortuni mortali e intossicazione acuta da alcol”, mentre “hanno trascurato il rapporto tra infortuni non mortali e consumo cronico di alcol”.
 
Hanno provato a fare alcune stime della quota di infortuni sul lavoro alcol-correlati;
- l’OMS: 10-30 %; 
- il National Instituteon Alcohol Abuseand Alcoholism e ILO: 10-16 %;
- il RAND Center For Health and Safety in the Workplace : stima 4-20% con una maggioranza intorno a 15-20%. 

L’intervento propone in conclusione una relazione fra livelli alcolemici ed incidenti non mortali, secondo i risultati di due studi condotti presso i Servizi di Pronto Soccorso nel Veneto:

- in un indagine (2005 – 2007) su 430 soggetti si è rilevata una “relazione positiva tra valori elevati di alcolemia e gravità dell’incidente (il 79% erano incidenti stradali e i rimanenti suddivisi tra domestici e occupazionali)” e una “frequenza di positività all’alcol compresi tra 23-33% in parziale accordo con la letteratura”;

- un indagine nei primi mesi del 1995 ha rilevato (alcolemia sull’aria espirata in 429 lavoratori infortunati) “una piccola quota (range 1,4-2,3%) di soggetti con alcolemia elevata (> 80/mg/100 ml) in accordo con i dati della letteratura” e “una proporzione (36,8%) di soggetti con tracce di alcol nel sangue più alta di quelle riportate in letteratura, spiegabile con il dato culturale dell’assunzione di bevande alcoliche e l’importanza vinicola dell’area geografica”.

  

Statistiche e stime su rapporto tra assunzione di alcolici e infortuni sul lavoro”, a cura di Antonella Ciani Passeri (CeRIMP -Regione Toscana), intervento al convegno “Alcol e lavoro. analisi della situazione attuale e proposte per una normativa migliore” (formato PDF, 201 kB).




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