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Innovazione industriale, sicurezza, flessibilità e smart working

Innovazione industriale, sicurezza, flessibilità e smart working
Redazione
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 Industria
22/12/2017: Un intervento si sofferma sulle novità dell’impresa italiana tra innovazione ed internazionalizzazione con particolare riferimento al tema dello smart working. I valori del futuro, la flessibilità, la diffusione e le criticità del lavoro agile.
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OttoUno - D.Lgs. 81/2008
Formazione e informazione generale dei lavoratori sulla sicurezza e salute sul lavoro
 

Padova, 22 Dic – È evidente che con gli scenari aperti dalla cosiddetta “ Industria 4.0”, con l’avvento di una nuova rivoluzione industriale resa possibile dalla diffusione di nuove tecnologie e dalla possibilità d’interconnettere tutte le risorse produttive di un’azienda, il mondo industriale sta attraversando una profonda trasformazione. Una trasformazione che, per mantenere gli standard di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori richiesti dalla normativa, deve essere compresa e interpretata anche da uno degli attori della sicurezza aziendale, il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).

 

E proprio per facilitare la consapevolezza delle caratteristiche e le criticità di Industria 4.0, lo Spisal dell’ AULSS 6 Euganea, in collaborazione con l’Università di Padova, ha promosso un progetto di ricerca per valutare, a 20 anni dall’istituzione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, le attività e il ruolo degli RLS, importante collegamento tra datore di lavoro e lavoratori. E tale studio è stato poi presentato nel convegno “Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ai tempi dell’industria 4.0 Quale ruolo? Riflessioni e proposte”, che, organizzato il 27 novembre 2017 a Padova, ha permesso di mettere a fuoco ruoli, compiti, funzioni e responsabilità dei RLS sia in funzione del contenuto del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.), che delle novità, a livello di evoluzione industriale, che devono essere conosciute da questa importante figura del sistema di prevenzione aziendale.

 

Proprio per segnalare alcuni aspetti innovativi del mondo industriale raccontati nel convegno, presentiamo brevemente un intervento dal titolo “L’impresa italiana tra innovazione ed internazionalizzazione. Potenzialità e criticità dei nuovi modelli organizzativi”, a cura dell’avv. Rosita Zucaro (Dottore di ricerca in Diritto del Lavoro, Università Ca’ Foscari, Venezia)

 

La relatrice si sofferma sul contesto economico ricordando in particolare, due parole chiave:

- internazionalizzazione;

- innovazione

 

L’internazionalizzazione è “il fenomeno inerente l’espansione dell’impresa al di fuori del mercato nazionale” e “può avvenire attraverso tre direttrici:

- “l’espansione mercantile;

- gli investimenti diretti esteri;

- forme intermedie”.

E secondo alcuni dati tratti dal “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” (ISTAT, 2017):

- “si è registrata l’intensificazione dell’internazionalizzazione commerciale e di quella produttiva che, tra il 2008 e il 2014, ha visto il numero di addetti delle controllate estere delle multinazionali italiane della manifattura aumentare di 110mila unità (+14,5%), arrivando a quasi 860mila;

- debole invece nell’export dei servizi”. 

 

Invece l’innovazione si riferisce alla “realizzazione di prodotti (beni o servizi), processi, strategie di marketing e strategie organizzative nuove o significativamente migliorate rispetto a pratiche consolidate (OECD, Oslo Manual: Guidelines for Collecting and Interpreting Innovation Data, III edizione, Parigi, novembre 2005)”.

 

E questi sono i valori “con cui si confronterà sempre più il futuro del lavoro:

- Persona al centro;

- Competenze;

- Flessibilità”. 

 

In particolare la relatrice segnala che la flessibilità in ambito lavorativo è un “fenomeno che ha interessato sia il rapporto di lavoro, ivi comprese le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa (ad esempio lo smart working), sia le diverse tipologie contrattuali”.

 

E riguardo al cosiddetto “ lavoro agile”, una modalità di svolgimento dell’attività lavorativa saltuariamente effettuata al di fuori dei locali dell’impresa e con l’uso di tecnologie informatiche in remoto, la relazione si sofferma sulle definizioni e sull’attività dell’ Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano e ricorda le prime sperimentazioni a livello di contrattazione.

Si sottolinea poi la diffusione del lavoro agile secondo alcuni dati dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano (2016):

- “305.000 lavoratori sono smart worker, ossia il 8% dei lavoratori subordinati (in crescita del 40% rispetto al 2013; in Europa sono il 17% i lavoratori interessati);

- 36% delle grandi imprese ha avviato progetti strutturati di smart working (nel 2014 era l’8%);

- ma solo il 7% delle PMI ha adottato lo smart working (dato fermo al 5% dal 2015) e 5% della PA;

- 13% adotta formule smart ma non strutturate”.  

 

A livello normativo si sottolinea poi che in Italia è stato approvato in Commissione al Senato il 3 novembre 2016 (assegnato alla Camera il 9 novembre 2016) il “D.D.L. S. n. 2233 del 28 gennaio 2016 Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi di lavoro subordinato”. Al quale è stato poi “annesso il D.D.L. S. n. 2229 del 3 febbraio 2016 Adattamento negoziale delle modalità di lavoro agile nella quarta rivoluzione industriale”.

E infine il 10 maggio 2017 il D.D.L. 2233-B è stato approvato definitivamente, ed è divenuto la legge n. 81 del 22 maggio 2017 recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

 

La relazione si sofferma anche sulle criticità, sugli eventuali rischi per i lavoratori e le lavoratrici in attività di smart working:

- “eccessivo prolungamento degli orari di lavoro;

- confini più sfumati tra la sfera privata e quella lavorativa;

- isolamento dai colleghi;

- problemi fisici derivanti dall’utilizzo di strumenti elettronici”.

 

E si indica, in conclusione e con riferimento anche al documento “Working anythime, anywhere: the effects on the world of work” (ILO, Eurofond) che alcuni dati evidenziano “come negli Stati Uniti il 78% delle ore di lavoro in più tra il 2007 e il 2014 siano da attribuire al lavoro svolto da casa. E tra coloro che lavorano per più di 60 ore a settimana si riscontrano altissime percentuali di smart worker. Dall’altra parte in Francia l’84% dei telelavoratori ha dichiarato di avere maggiore libertà nella gestione del proprio orario di lavoro e l’88% esprime soddisfazione per un migliore bilanciamento tra vita privata e professionale”.

 

 

RTM

 

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

L’impresa italiana tra innovazione ed internazionalizzazione. Potenzialità e criticità dei nuovi modelli organizzativi”, a cura dell’avv. Rosita Zucaro (Dottore di ricerca in Diritto del Lavoro, Università Ca’ Foscari, Venezia), intervento al convegno “Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ai tempi dell’industria 4.0 Quale ruolo? Riflessioni e proposte” (formato PDF, 2.72 MB).

 

Scarica la normativa di riferimento:

Legge 22 maggio 2017, n. 81 - Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.



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