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Cassazione: confermate le condanne per il crollo al Liceo Darwin

Cassazione: confermate le condanne per il crollo al Liceo Darwin
05/02/2015: La sentenza della Corte di Cassazione relativa al crollo del 2008 nel Liceo Darwin di Rivoli conferma le condanne del 2013 relative ai funzionari della Provincia di Torino e agli insegnanti che hanno ricoperto i ruoli di RSPP.
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È il 22 novembre 2008 e in un’aula del Liceo “Darwin” di Rivoli il crollo di un controsoffitto provoca non solo la morte dello studente di 17 anni Vito Scafidi, ma anche il ferimento di altre diciassette persone. Uno di questi, Andrea Macrì, compagno di classe di Vito, rimane paralizzato.
Negli anni successivi a quella vicenda e alle sue conseguenze processuali, più volte nel nostro giornale si è parlato di scuola, sia in relazione alla rilevanza del tema della sicurezza degli edifici scolastici – sottolineata anche dall’ormai ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano -  sia al tema della responsabilità dei dipendenti delle scuole che ricoprono l'incarico di responsabili del servizio di prevenzione e protezione.
Fino alla Sentenza del 3 febbraio 2015 della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione che, come vedremo, conferma le condanne emesse dalla Corte d'Appello di Torino il 28 ottobre 2013 relative a tre funzionari della Provincia di Torino e a tre insegnanti che hanno ricoperto i ruoli di RSPP nella scuola.
 

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Cerchiamo di dare qualche elemento per comprendere come si è arrivati a questa sentenza definitiva della Suprema Corte.
 
Dopo l’incidente il sostituto procuratore Raffaele Guariniello - coordinatore del pool di magistrati della Procura di Torino specializzato nei problemi relativi alla sicurezza sul lavoro – apre un’inchiesta per omicidio e disastro colposo.
Inchiesta che tuttavia porta -  nel processo di primo grado con sentenza del 15 luglio 2011 –  alla sola condanna a 4 anni di un funzionario della Provincia di Torino, Michele Del Mastro, che negli anni '80 aveva diretto i lavori di ristrutturazione della scuola. Gli altri sei imputati al processo - tra cui tre delle cinque persone che a partire dal 2000 si erano succeduti nel ruolo di RSPP – sono assolti.
 
Passano altri due anni e si arriva alla sentenza di secondo grado del 28 ottobre 2013. Una sentenza che ribalta il giudizio precedente.
 
La Terza sezione della Corte d’Appello di Torino giudica colpevoli tutti gli imputati, tranne un addetto ai sopralluoghi che è considerato privo delle competenze tecniche necessarie.
Alla condanna di Michele Del Mastro si aggiunge dunque la condanna dei suoi successori (tutti architetti) per mancata preventiva valutazione dei rischi. Secondo la Corte d’Appello i tre imputati avevano le competenze idonee per effettuare un controllo e verificare e prevenire eventuali rischi di crolli.
Vengono condannati anche i tre responsabili del servizio di prevenzione e protezione nell’Istituto “Darwin”. E a questo proposito i magistrati spiegano che “se di fronte al tempo di un quarto di secolo qui trascorso, dal 1984 al 2008, si fosse verificato lo stato di quel controsoffitto conoscibile, ispezionabile e monitorabile con il sovrastante vano tecnico, si sarebbero potute evidenziare, valutare e fronteggiare le sue gravi anomalie”. Gli imputati “ne ignoravano l'esistenza: e ciò che non si conosce è, e non può che essere insicuro, e continuare a esserlo”.
 
Con il ricorso in Cassazione si arriva poi all’atto finale, alla sentenza del 3 febbraio 2015 della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione, presieduta da Gaetanino Zecca.
 
In risposta alla richiesta del procuratore generale di “rigettare i ricorsi degli imputati”, la Corte di Cassazione conferma la condanna dei funzionari della Provincia di Torino responsabili per l'edilizia scolastica Michele Del Mastro (4 anni), Sergio Moro (3 anni e 4 mesi) ed Enrico Marzilli (3 anni e 4 mesi). E conferma la condanna dei tre insegnanti che avevano ricoperto il ruolo di RSPP al liceo Darwin: Paolo Pieri (2 anni e 6 mesi), Diego Sigot (2 anni e 2 mesi), Fulvio Trucano (2 anni e 9 mesi).
 
Uno dei primi commenti entusiasti, raccolti dai media accorsi nell’aula per la sentenza, è proprio quello di Raffaele Guariniello che ritiene la sentenza “estremamente importante per il futuro. Al di là del fare giustizia, è di grande importanza perché pone un problema quanto mai drammatico, quello della sicurezza nelle scuole. Noi lo vediamo quasi ogni giorno nella nostra città e un po’ in tutto il Paese. Il problema deve essere affrontato in maniera adeguata e invece ancora oggi non lo è. Oltre al Darwin, ancora oggi ci sono molte tragedie sfiorate in scuole pubbliche e private”.
 
Tuttavia un commento più articolato non solo sul tema del crollo al Liceo di Rivoli, ma più generale sui problemi della sicurezza e delle responsabilità nelle scuole, lo possiamo ritrovare nelle risposte che il magistrato Guariniello dà nel giugno 2013 ai microfoni di PuntoSicuro: “La scuola mi sembra che sia al momento attuale un nodo di diversi problemi che toccano diverse istituzioni. (...) Il problema più denso di difficoltà è nella scuola pubblica, dove non c’è un datore di lavoro che ci guadagna, che svolge un’attività economica privata. E’ un datore di lavoro che svolge un servizio pubblico che non si può far cessare. In questo caso vengono fuori un insieme di problemi. La sicurezza della scuole è la risultante di una duplice posizione di garanzia che è quella della scuola, da una parte, ma dall’altra dell’ente proprietario della scuola. Che non è la scuola stessa, ma può essere la Provincia, il Comune e altri enti pubblici. Ora l’indicazione che ci dà la legge è molto netta: sia tu Provincia, sia tu scuola dovete valutare tutti i rischi per vedere quali sono gli interventi strutturali di manutenzione che devono essere eseguiti. Questo ognuno di propria iniziativa. Poi tu scuola, una volta che fai questa valutazione, ti liberi dagli obblighi degli interventi strutturali di manutenzione facendo una segnalazione di questa necessità all’ente proprietario. Dall’altra poi l’ente proprietario che già per conto suo deve valutare i rischi, poi deve far conto anche di questa segnalazione”. Con due avvertenze. La prima è che la Provincia, o altro ente proprietario, ha in questo momento grandi problemi di natura economica”. (...) [La seconda è che] “abbiamo una scuola e un dirigente scolastico che a sua volta è un datore di lavoro un po’ per modo di dire, perché non ha autonomi poteri decisionali di spesa. Tuttavia deve anche tener conto che se non ha questi poteri di spesa ha dei poteri che possono arrivare ad esempio all’interdizione dall’uso di determinati locali nella stessa scuola, in accordo naturalmente con le istituzioni scolastiche e le altre istituzioni pubbliche”.
 
In conclusione di questo breve articolo di presentazione della nuova sentenza, di cui si attendono le motivazioni, e con riferimento indiretto alle parole di Guariniello, proviamo infine a dare forma ad alcune domande già apparse, in modi più o meno sfumati, nei nostri articoli sul tema della sicurezza nelle scuole.
 
La prima è una domanda che cominciano a porsi alcune associazioni nel mondo della scuola, come ad esempio l'ASASI, l'Associazione delle Scuole Autonome della Sicilia: chi avrà in futuro il coraggio di assumere un incarico di responsabile della sicurezza?
 
La seconda domanda ha a che fare con i continui ritardi dei decreti attuativi del D.Lgs. 81/2008 ed è stata già posta, in un intervento ad un convegno, da Antonietta Di Martino, Dirigente Scolastico e membro dell'Osservatorio Regionale per la Sicurezza nelle Scuole dell'U.S.R. Piemonte. Se i vari incidenti che si sono succeduti nelle scuole hanno giustamente aumentato l’attenzione verso i problemi della sicurezza nella scuola, perché siamo ancora in attesa del decreto che regolamenterà l'applicazione del Testo Unico Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (art.3, comma 2) nelle istituzioni scolastiche?
 
 
 
Tiziano Menduto
 
 



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Commenti:


Rispondi Autore: Carlo colombo05/02/2015 (07:59:51)
Ma qualcuno si chiede mai se l'aver valutato il rischio può davvero evitare certe tragedie? Oppure la causa può essere ricondotta alla scelta di non investire denaro per la sicurezza e lo scrivere una valutazione diventa un mero esercizio di stile? Andando avanti di questo passo l' rspp sarà una professione cercata solo da disoccupati in cerca di lavoro per mangiare
Rispondi Autore: Alessandro Cattaneo05/02/2015 (08:43:07)
Sentenza incredibile. Potremmo accettarla se all'RSPP vengono dati poteri illimitati di spesa. Ma sappiamo tutti che così non è. In Italia andremo sempre peggio
Rispondi Autore: Harleysta05/02/2015 (08:50:10)
...non è impossibile governare l'italia ma inutile...
Rispondi Autore: davide05/02/2015 (08:53:56)
Sentenza vergognosa !!!
Mi piacerebbe sapere che titolo deve avere un RSPP per essere a conoscenza di eventuali rischi strutturali.
Forse , ma ribadisco forse un collega strutturista molto ma molto in gamba avrebbe potuto prevedere quanto accaduto.
Rispondi Autore: Franco crespi05/02/2015 (09:02:22)
Ma le associazioni di categoria, vedi AIAS, in questi casi non dovrebbero alzare la voce a tutela dei professionisti?
Rispondi Autore: Francesco Cuccuini05/02/2015 (09:16:39)
[..] chi avrà in futuro il coraggio di assumere un incarico di responsabile della sicurezza? [..]

Sicuramente non chi svolge la nomina di RSPP senza adeguate competenze e conoscenze.

Credo che si debba sempre più lasciare le nomine di RSPP
1) a chi svolge il ruolo in modo adeguato e
2) a chi si prende ogni responsabilità per 4 euro.

Diventa imperativo spostarsi verso la figura 1) o verso la figura 2)...

Ola
Francesco
Rispondi Autore: Pier Giorgio ing. Confente05/02/2015 (09:25:36)
IL compito dell'RSPP e del datore di lavoro è molto oneroso ed impegnativo.
A disgrazia avvenuta tutti sono bravi!
Vedo documenti superficiali, redatti in fotocopia ed inutili nella gestione reale della sicurezza!
La "mentalità giuridica" che purtroppo pervade anche le funzioni tecniche fa trascurare la realtà fisica che è molto stringente.
Dobbiamo tutti cambiare mentalità e legarci strettamente alla realtà fisica ed umana quando parliamo di sicurezza.
In un documento fatto bene non dovrebbero esserci citazioni giuridiche ma analisi tecnico - scientifiche!
Per esempio quanto avvenuto al darwin è stato fatto circolare dal Ministero tra gli RSPP della scuola arricchito da analisi adeguate sul piano statico?
Rispondi Autore: Andrea Molon05/02/2015 (09:37:18)
Scusate, ma perchè si continua a chiamare "responsabile della sicurezza" il RSPP? Sono due cose diverse, sarebbe il caso di smettere di fare confusione soprattutto tra addetti ai lavori. Grazie
Rispondi Autore: Paolo Bertola05/02/2015 (10:47:33)
Dopo aver letto questa sentenza, ho sempre più la certezza che il ruolo dell'RSPP sia soltanto un quello di mero parafulmine, persona da colpevolizzare a prescindere. Ma cosa dobbiamo diventare per lavorare con coscienza e con tranquillità? Un tuttologo? Una supertecnico? Un veggente? Un mago da sfera di cristallo? Sentenza assolutamente assurda!
Rispondi Autore: andrea05/02/2015 (11:05:20)
possibile che lo stato possa sempre evitare di rispettare la legge e non debba mai avere colpe?
insomma! le scuole in italia crollano ormai con una certa frequenza perchè lo stato non se ne occupa...e la colpa è degli RSPP?
Il mio consiglio a chi ha la sfortuna di dover accettare questo lavoro per vivere è di mandare con una certa frequenza delle raccomandate per segnalare problemi di sicurezza nella struttura..così almeno se crolla qualcosa non potranno dare la colpa a loro per inadempienza!
Rispondi Autore: Mario05/02/2015 (11:08:16)
vero! sono bravi tutti a dire agli altri cosa devono fare e poi a non farlo loro stessi...questa è l'Italia..
Rispondi Autore: Sara05/02/2015 (11:38:20)
Proporrei di nominare RSPP delle procure e dei tribunali gli stessi magistrati e giudici;
saranno ancora così entusiasti dopo queste sentenze?
Nella mia città i soffitti del tribunale sono crollati più volte (per fortuna senza infortuni) prima lo chiudessero definitivamente!
Rispondi Autore: Eugenio Roncelli05/02/2015 (12:02:14)
Non concordo con le osservazioni: gli obblighi per un RSPP sono chiari nella legge.
Deve avere le competenze tecniche necessarie: non deve essere uno "strutturista" e valutare direttamente il rischio legato alla "staticità", ma deve chiedere al proprietario dell'immobile opportune dichiarazioni e certificazioni e via dicendo.
Purtroppo moldi DdL, inclusi quelli "pubblici", per risparmio od anche solo per "ignoranza", nominano persone senza le competenze necessarie e queste persone accettano, per "ignoranza" della legge.
Mi chiedo dove siano gli enti che dovrebbero divulgare la conoscenza della sicurezza: SPISAL, ASL, Comitati paritetici, Sindacati etc.
Fiumi di parole nei convegni, ma nessuna concretezza.
Ed il giudice trova facile gioco nelle accuse.
Rispondi Autore: Mario05/02/2015 (12:23:00)
vero! sono bravi tutti a dire agli altri cosa devono fare e poi a non farlo loro stessi...questa è l'Italia..
Rispondi Autore: Riccardo Borghetto05/02/2015 (13:42:48)
In un Palazzo di Giustizia costruito circa 20 anni fa e al Nord, mancano del tutto i documenti, collaudo statico, CPI ecc. I magistrati per 20 anni pur lavorandoci dentro hanno dormito. Si stanno muovendo solo ora. E' vero che la sentenza è incredibile. Le gare per RSPP di scuola hanno base d'asta da ribassare di 1300-1500€/anno. Meglio lasciar perdere
Rispondi Autore: Fabrizio D'Aluisio05/02/2015 (16:36:32)
Prima di arrivare a conclusioni affrettate, aspetterei di leggere le motivazioni della sentenza. Magari il ruolo di RSPP c'entra come i cavoli a merenda.

P.S. Quoto quanti hanno affermato di mantenere, almeno tra noi tecnici, un linguaggio corretto. La figura del "responsabile della sicurezza" NON esiste.
Rispondi Autore: Piergiorgio Ricci05/02/2015 (16:48:27)
A mio parere il sistema giustizia è tutto da rivedere, cosi come la sicurezza del lavoro.
Da un lato ci sono i Magistrati, che hanno un campo d'azione e di discrezione che non scorge confini.
Dall'altro la sicurezza che è spesso assolta redigendo voluminosi trattati(POS, DVR, PEI, ecc.)prodotti automaticamente da software, senza che vengano analizzate in concreto i vari contesti ambientali in cui si svolge l'attività e senza che gli attori principali vengano a conoscenza dei contenuti, oppure volutamente non li leggono perché troppo prolissi e ripetitivi.
Un miglioramento della sicurezza potrebbe venire da controlli più capillari ed incisivi affidati a organi dello stato, con sanzioni ragionevoli, ma crescenti nei casi di reiterazione delle inadempienze.
Le condizioni di particolare diligenza, accertate e mantenute nel tempo, dovrebbero servire come certificazione, che possa avere un valore da spendere anche nei casi in cui malauguratamente si è interessati da un infortunio.
Non si migliora la sicurezza colpendo in maniera spropositata e discutibile i soggetti ritenuti responsabili di un infortunio (educazione indiretta), ma adottando una legislazione chiara intellegibile, realizzabile, la cui attuazione sia accertata da capillari controlli, per far si che non siano pochi a pagare tanto, ma molti ad essere controllati e quindi corretti, sanzionando in modo ragionevole le inadempienze rilevate (educazione diretta).
Rispondi Autore: carmelo catanoso05/02/2015 (17:37:36)
In genere, il RSPP viene condannato perché non individua i pericoli che poi portano ad un infortunio grave; non ci sono e non ci possono essere altre motivazioni sostenibili nelle condanne.

In merito al termine "garante della sicurezza", su un mio libro scritto nel 1995 dicevo:

""Sotto il profilo delle responsabilità per lesioni colpose o per omicidio colposo, nel comportamento del RSPP è possibile, in alcuni casi, ravvisare l'esistenza di una colpa, non di una qualunque, ma di una colpa rapportabile, in linea di massima, alla cosiddetta colpa professionale e ciò perchè questa figura svolge un'attività professionale di tipo consulenziale ma non operativa e, quindi, il suo comportamento va valutato secondo le norme penali che prevedono la responsabilità di chi esercita una tale attività.

La collocazione ed i compiti del RSPP richiamano ancora una volta il principio dell'intrasferibilità dell'obbligo di sicurezza e quindi alla posizione di garanzia del datore di lavoro. In caso contrario, se il responsabile del servizio dovesse assumere una posizione tale da poter decidere autonomamente la specifica politica aziendale in materia di prevenzione dei rischi, allora ci si troverebbe di fronte non più al RSPP ma al datore di lavoro".

Diciamo, quindi, che utilizzare il termine "garante" per il RSPP è quanto meno fuorviante e, di certo, non ce lo saremmo aspettato dalla Cassazione.

Comunque, da quel che risulta dalle motivazioni della sentenza d'appello (le uniche informazioni per adesso sono solo lì), i tre RSPP che si sono succeduti negli anni, non hanno identificato come fonte di pericolo la presenza di un controsoffitto nelle aule realizzato negli anni '60.
In ciascuna aula vi era visibile una botola d'accesso.

In altre parole, secondo i giudici dell'appello i tre RSPP che si sono succeduti non si sono posti il problema di andare a vedere in che condizioni fossero i controsoffitti, realizzati 50 anni prima, nonostante fossero ben visibili le botole d’accesso agli stessi.

Stesso discorso per i tecnici dell'ente proprietario della scuola.

Ora se i compiti del RSPP sono anche e soprattutto quelli di individuare i fattori di rischio e non ci sono evidenze oggettive che i tre RSPP abbiano fatto almeno la richiesta di controlli, tramite il dirigente scolastico, al dirigente responsabile dell'ente proprietario, diventa facile creare un nesso di causalità efficiente tra questa omissione e l'evento avvenuto.

Evitiamo, però, di concentrasi solo sugli effetti.
Infatti, se da una parte la pronuncia della Cassazione "sembra rendere giustizia" così come scritto dai giornali e ripetuto dal solito magistrato presenzialista (sinceramente penso ci siano dei suoi cloni in giro), dall'altra non bisogna dimenticare che limitarsi a questo, pregiudica la ricerca delle cause prime che hanno portato all'evento e anestetizza l'attenzione verso quegli interventi che agendo alla fonte del problema potrebbero risolvere situazioni che, come noto, in Italia sono comuni almeno a 2 scuole su 3.

Ad esempio, nessuno di quei soggetti con compiti istituzionali che si sono specchiati nelle telecamere quando ci ha rimesso la visita il povero ragazzino, si è posto il problema di intervenire sugli enti pubblici proprietari e sui i poteri politici locali al fine di sensibilizzarli maggiormente riguardo i processi decisionali relativi all’allocazione dei fondi disponibili dando priorità agli interventi nei plessi scolastici (Comuni e Province buttano soldi in cagate pazzesche spesso per dare il contentino agli amici del gruppo politico di potere dominante in quel momento e in quel contesto territoriale);

Altro aspetto riguarda la necessità d'intervenire sul sistema di predisposizione dei bandi per RSPP esterni (con 2000 euro/anno lordi ed una ventina di attività richieste su un comprensorio scolastico (vero Cuccuini?), non è possibile espletare correttamente e compiutamente i compiti di RSPP); per espletare i compiti del RSPP compiutamente con professionalità e diligenza ci vuole tempo; il tempo di un professionista va retribuito il giusto; i compensi attuali non sono tali; un RSPP con N scuole, con quelle parcelle, non potrà mai fare compiutamente il proprio lavoro e non facendolo, qualcosa gli sfuggirà…. ma non ne avrà sentore …. fino a quando quel pericolo da lui ignorato si concretizzerà in un evento lesivo a carico di un alunno o di un docente.

Ricordiamoci che il futuro di un popolo dipende da quanto e come s’investe sul futuro di ogni sua nuova generazione.

Lo stato vergognoso delle nostre scuole ci fa pensare che il futuro sia quantomeno difficile per i nostri figli.

E per cambiare questo stato di cose serve molto di più che i soliti magistrati onnipresenti che ci raccontano le stesse cose da 30 anni in giro per convegni e conferenze.
Rispondi Autore: Rocco Vitale05/02/2015 (19:53:45)
L'ing. Paolo Pieri, uno dei RSPP condannati è un socio di AiFOS. Lo scorso anno lo avevamo sentito in un affollato convegno svolto a Torino e tra due settimane il 27 febbraio, in un sala della Venaria Reale di Torino, si svolgerà un convegno con corsi di approfondimento sul caso della scuola Darwin. L'ing. Pieri sarà presente come relatore.
Le sentenze si rispettano però, hanno ragione gli amici che hanno scritto, cosa significa fare il RSPP nella scuola con un compenso lordo annuo di 1200 € previsto da un bando: non è forse il caso di chiedersi se il bando non sia illegittimo e quindi bloccare tutto sul nascere.
Trenta anni di discorsi e come abbiamo concluso nello scorso convegno di Torino e lo riapriremo tra qualche settimana: "un po' meno carta e più cemento".
Rispondi Autore: carmelo catanoso05/02/2015 (20:59:56)
Infatti....
Se si volesse realmente migliorare la situazione dovremmo smetterla di ricercare, con l'approccio da forno a microonde, soluzioni sbagliate a problemi veri.

Come ho già detto altre volte su Puntosicuro, Il nostro sistema prevenzionale è:
- basato sulla sanzione penale con l’obiettivo reprimere un comportamento negligente, omissivo, ecc.. che ha portato ad una situazione di pericolo o, peggio, ha causato un grave infortunio;
- centrato sulle mancanze e sugli errori degli individui e se si sbaglia, bisogna essere puniti tramite una sanzione penale.

Questo sistema, nonostante la palese inefficienza, sta in piedi perchè è comodo e sostenibile con facilità in quanto:
- nel nostro ordinamento penale, la responsabilità è personale;
- i comportamenti pericolosi sono all’origine della maggioranza degli infortuni;
- individuare uno o più colpevoli soddisfa le giuste aspettative emotive di coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nonché le esigenze della Collettività.

Il problema, però, è che:
- la ricerca di uno o più colpevoli porta a tralasciare l’analisi delle organizzazioni pubbliche o private nella loro interezza;
- la mancata analisi delle organizzazioni pubbliche o private consente di mantenere alle stesse lo “status quo”, con la struttura, le regole ed il sistema di poteri esistente al momento dell’evento;
- non si analizzano le decisioni prese ai massimi livelli e le cui conseguenze sono alla base degli stessi eventi verificatisi.

Il risultato di tutto ciò è che non si interviene alla fonte del problema e non si rimuovono le cause primarie di quanto avvenuto.

Quindi, se si pensasse che la messa in croce di tre colleghi è una valida soluzione quale esempio per risolvere i problemi delle scuole italiane .... allora siamo veramente fuori strada.
Basta aspettare ..... e la situazione si ripresenterà da qualche altra parte.
Rispondi Autore: Carlo Parducci06/02/2015 (12:14:09)
In risposta alla prima domanda di MENDUTO:
… non è una questione di coraggio, ma di serietà nell’impostazione del rapporto tra PA e professionisti.
Da una parte, internamente all’organizzazione , andrebbe individuato solo l’RLS (di buona volontà e formazione adeguata) e gli specialisti a disposizione (amore dei e a tempo perso) dovrebbero rifuggire dal ruolo di RSPP, mentre dall’altra, per lo stesso ruolo di RSPP (esterno) i bandi concepiti e indetti nel modo che sappiamo, dovrebbero andare deserti … senonché …
Rispondi Autore: Aurelio Benegiamo06/02/2015 (18:08:55)
Questa sentenza farà felici i Dirigenti Scolastici (Datori di Lavoro): se i RSPP avevano le necessarie competenze, non esiste la "culpa in eligendo?"
2) quando si segnala qualche rischio in Provincia (vedi mancanza CPI) si trincerano nell'impossibilità di intervenire per i vincoli economici dovuti al "patto di stabilità".
Rispondi Autore: Aurelio Benegiamo06/02/2015 (18:10:49)
Errata corrige
se i RSPP NON avevano le necessarie competenze, non esiste la "culpa in eligendo?"
Rispondi Autore: carmelo catanoso06/02/2015 (20:48:03)
Come RSPP devo avere le competenze tecniche per espletare compitamente l'incarico ricevuto.
Devo anche avere mezzi e tempi adeguati a svolgere compiutamente l'incarico.

Nel momento in cui io RSPP individuo un pericolo e comunico la necessità di intervenire oppure chiedo l'adozione di misure più drastiche (ad esempio, il divieto fruizione spazi, ecc.), i miei compiti si esauriscono qui.

Non spetta a me come RSPP adottare le misure di prevenzione e protezione.

Se però non segnalo e non propongo per N ragioni e poi succede quel che è successo al Darwin ....... purtroppo c'è poca da girarci intorno.
Rispondi Autore: Massimo07/02/2015 (08:47:54)
Pur non avendo tanto tempo retribuito molti di noi, seppur per semplice curiosità, nelle botole d'ispezione la testa l'avremmo messa, ma quanti RSPP avrebbero poi saputo cosa guardare?
Rispondi Autore: Nicola Olivieri07/02/2015 (09:48:03)
Ho la fortuna/sfortuna di essere un tecnico comunale impiegato all'edilizia scolastica.
1 Non vedo perchè svolgere l'incarico di RAP per 1.200 euro sia ridicolo e gestire 168 scuole di diversi ordini e grado per una cifra simile invece sia degno di grandi meraviglie per l'enorme l'auto compenso.
2 Condivido che se i magistrati rispondesse del loro operato probabilmente sarebbero più cauti nell'esprimere le loro sentenze e meno sprezzanti verso chi lavora. Per carità chi sbaglia paga, ma forse la valutazione del contesto andrebbe valutata.
3 Da quanto sopra e dalle sentenze emerge un comportamento obbligatorio, semplicemente assurdo ma l'unico in grado di tutelare chi svolge questo lavoro. Mi spiego, arrivo in una qualsiasi scuola, la faccio evacuare e solo dopo un accurato sopralluogo di 4-5 ore (anche di più in relazione al fabbricato) in cui ho avuto modo poter ispezionare tutto decido se si può consentire il rientro degli alunni in aula, diversamente scuola chiusa a tempo indeterminato. E così ogni volta che mi reco in una scuola o asilo. Risultato quasi sicura ente sempre scuola chiusa con buona pace del diritto costituzionale all'istruzione.
Alternativa? Certamente scrivere all'Amministrazione un montagna di carta con stime di intervento, e poi..... beh io l'ho segnalato ma se l'amministrazione non mi mette a disposizione i fondi.... Ah dimenticavo l'onere dell'agibilità o meno sta sulle mie spalle non quello dell'Amministrazione, quindi non sono salvo nemmeno stavolta...
Scusate lo sfogo che può essere inteso come polemica pura, ma la situazione , per come è configurata non conosce soluzione, ed è molto facile buttare la croce addosso a chi ci casca in mezzo.
Rispondi Autore: Claudio Nini07/02/2015 (11:13:05)
Lamentele....lamentele....lamentele però poi tutto rimane come prima.
Se foste CSE in caso di pericolo grave ed immediato, come potrebbe essere la carenza in sistemi di emergenza e/o di evacuazione, o lesioni strutturali, cosa fareste? Se ci sono i fondi si incarica uno specialista per la verifica, se non ci sono i fondi si chiude l'area ed, eventualmente si sospendono le attività. Se si continua l'attività lo si fa a proprio rischio e pericolo. Questo è quanto
Rispondi Autore: carmelo catanoso18/02/2015 (19:19:17)
Oggi a Pescara, all'Istituto Alberghiero De Cecco, ci siamo andati vicini a replicare quanto accaduto.
E' crollato l'intonaco e ci sono stati due feriti.
Rispondi Autore: andrea19/02/2015 (08:31:08)
se l'RSPP avesse segnalato per iscritto che lo stabile non risultava sicuro...lo stato avrebbe chiuso la scuola e cominciato gli iterventi di manutenzione necessari...ma sicuramente lo farà ora che il problema è evidente....

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