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Rilevanza e sottostima dell’asma occupazionale in Italia

Redazione
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 Medico competente
10/11/2011: Un convegno su asma e occupazione sottolinea la rilevanza della patologia asmatica nel mondo del lavoro con particolare riferimento all’asma del panificatore. I dati, la sottostima del problema, le ricerche e i principi delle linee guida lombarde.
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Roma, 10 Nov – Tra le patologie più sottostimate nel mondo delle malattie professionali dobbiamo considerare l’asma occupazionale, con particolare riferimento alla cosiddetta asma del panificatore.
 
Il convegno – organizzato dagli Ospedali Riuniti in collaborazione con l’Unione Regionale Panificatori Lombardia e la Clinica del Lavoro della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico “Mangiagalli e Regina Elena” di Milano – si poneva l’obiettivo di riportare l’attenzione sulla patologia asmatica, sull’ asma occupazionale con riferimento a prassi,  ricerche, strumenti di approfondimento scientifico e attraverso la presentazione delle linee guida regionali lombarde (Decreto n. 1083 del 27/09/2007) nel  settore della panificazione artigianale.
 

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Ricordiamo che la patologia respiratoria è tra le prime 5 cause di malattia professionale nei paesi europei e che in particolare l’asma collegata al lavoro è la più comune malattia respiratoria in ambito lavorativo. Alcune stime riportano che il 10% di tutti i casi d’asma siano riconducibili a una causa lavorativa.
E l’asma occupazionale  si identifica come un’ostruzione delle vie aeree diffusa, intermittente e reversibile, causata da un allergene specifico presente nell'ambiente di lavoro.
 
Presentiamo brevemente alcuni degli atti, rimandando i nostri lettori a futuri approfondimenti sul tema.
 
In “Asma occupazionale: una patologia sottostimata”, a cura di M. Previdi  (Centro di Allergologia Ambientale. Dipartimento di Medicina del Lavoro. Ospedale Maggiore Policlinico – Milano),  si sottolinea che  i “sensibilizzanti occupazionali sono stimati causare circa 1 su 10 casi d’asma negli adulti in età lavorativa”. E infatti “l’asma occupazionale è la malattia respiratoria correlata al lavoro più frequentemente riportata in molti paesi”.
Tanto che la British Occupational Health Research Foundation ha promosso linee-guida basate sull’evidenza mirate alla prevenzione, identificazione e gestione dell’ asma occupazionale, linee guida che raccomandano che i medici dovrebbero chiedere a tutti i pazienti adulti con nuovi, ricorrenti o peggiorati sintomi di rinite o di asma, notizie sul loro lavoro, sui materiali in uso e se i sintomi migliorano allontanandosi dal lavoro.
E se i dati relativi al ruolo in Europa dell’ asma bronchiale e delle malattie respiratorie, come causa di tecnopatie, mostrano la rilevanza di questi problemi, è in controtendenza il fatto che in Italia i casi indennizzati dall’INAIL dal 1996 al 2000 sono scesi da 90 a 9.
 
L’autore sottolinea che le cause che ostacolano l’adeguata quantificazione dell’asma occupazionale in Italia sono relative a tre aspetti:
- “il ritardato riconoscimento. Ne sono causa l’impiego di protocolli inadeguati e/o la mancanza di accuratezza applicativa degli stessi, la scarsa collaborazione dei medici di famiglia;
- i limiti della normativa e dei criteri di riconoscimento da parte dell’Ente Assicuratore che confondono l’asma lieve con l’asma in buon controllo;
- le carenze della prevenzione per carenza di progetti-obiettivo, di ricerche sul campo, di un ruolo più ampio della sola prassi medico-legale da parte del medico competente”.
In tema di prevenzione “l’attenzione va posta sul ruolo svolto dagli attori deputati ad affrontare tale problematica, in particolare gli Enti Sanitari e le Associazioni di tutela dei lavoratori che possono attivarsi sia direttamente producendo sinergie sia indirettamente favorendo la realizzazione di studi mirati nei diversi settori produttivi. Interessante al riguardo l’esperienza compiuta nel Regno Unito per prevenire l’asma del panificatore”.
Inoltre il miglioramento della prevenzione in tema di asma occupazionale richiede anche un “salto di qualità circa il ruolo che deve giocare il medico competente”.
 
In “L’esperienza bergamasca di Sorveglianza Sanitaria nel settore della panificazione” - a cura di  P. Leghissa, M. Santini, C. Bancone, G. Deleidi, G. Mosconi (U.S.C. Medicina del Lavoro Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo) e R. Valsecchi (U.S.C. Dermatologia Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo - Università degli studi di Milano Bicocca)  - si descrivono “i risultati ottenuti dall’indagine dei principali fattori di rischio presenti nel ciclo tecnologico della panificazione artigianale e semi-industriale” e si mostra la prevalenza delle patologie professionali tra gli addetti al settore nella provincia di Bergamo.
 
In particolare  le indagini ambientali “hanno evidenziato la presenza di alta polverosità da farina ed il potenziale rischio da sovraccarico biomeccanico per il rachide lombo-sacrale e gli arti superiori”.
Infatti nella popolazione in studio (252 panificatori e 176 addetti alla vendita del pane) “la sorveglianza sanitaria ha permesso di individuare un’alta prevalenza di disturbi respiratori ed osteomioarticolari, in particolare nei soggetti adibiti all’attività di produzione”.
 
Riguardo alle allergie respiratorie i dati mostrano che il 16,7% dei panificatori indagati “lamenta patologie respiratorie allergiche provocate dall’inalazione di farine di frumento, a conferma di quanto è già presente in letteratura”. E “se i quadri di rinite e di asma, infatti, sono le patologie più frequentemente diagnosticate nella popolazione studiata, l’inalazione della farina di frumento ne rappresenta la causa principale, nonostante in alcuni soggetti i test allergologici (PRICK e RAST) abbiano identificato anche altre farine. È infatti noto che il frumento, la segale e l’orzo presentano allergeni comuni e ciò potrebbe spiegare la reattività crociata presente nei test”.
 
Poiché  il convegno era anche la sede della presentazione delle linee guida regionali lombarde nel  settore della panificazione artigianale, riportiamo brevemente alcune parti del documento dal titolo “Tavola rotonda  ‘Linee Guida regionali nel settore della panificazione artigianale’”, a cura di G. Saretto, M. Salamana, L. Zerbi  (Unità Organizzativa Governo della Prevenzione, tutela sanitaria, piano sicurezza luoghi di lavoro e emergenze sanitarie - Direzione Generale Sanità - Regione Lombardia).
 
Il convegno ha integrato gli aspetti di aggiornamento sui problemi dell’asma occupazionale con quelli operativi dedicati alla presentazione delle linee guida per la prevenzione dei rischi nel comparto della panificazione artigianale in Regione Lombardia: Decreto n. 1083 del 27/09/2007 pubblicato sul BURL del 23/10/2007.
Ricordiamo brevemente che le linee guida hanno alla base il principio di “coniugare la salute dell’operatore, l’igiene degli alimenti e la qualità del pane. La qualità, la sicurezza e la salubrità della produzione non può prescindere dalla genuinità delle materie prime e dalle corrette modalità di lavorazione”.
 
In particolare nel decreto tra i rischi per gli operatori sono stati considerati:
- “rischio infortunistico, in particolare le cadute dovute al pavimento reso scivoloso dalla presenza di polvere di farina;
- movimentazione manuale dei carichi;
- rumore;
- microclima;
- movimenti ripetitivi”.
 
Atti del Convegno di Bergamo ‘Asma occupazionale. Luci ed ombre - L’asma del panificatore quale modello applicabile’ Presentazione delle linee guida regionali nel settore della panificazione artigianale”, a cura di P. Marraccini, P. Leghissa , documenti pubblicati in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXIII n°1 , gennaio/marzo 2011 (formato PDF, 1.35 MB).
 
 
 
 
Tiziano Menduto


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