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La formazione e l’integrazione dei lavoratori stranieri

Redazione
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 Lavoratori
28/02/2011: L’importanza di una formazione alla sicurezza adeguata e comprensibile per tutti. I dati sulla presenza dei lavoratori stranieri, il confronto con le diverse culture, il long life learning e la formazione alla conoscenza.
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La sicurezza nel mondo del lavoro passa necessariamente attraverso una corretta e costante comunicazione tra i diversi attori del processo lavorativo. In questo senso la presenza nei luoghi di lavoro di lavoratori di diverse nazionalità, culture, linguaggi è un elemento di cui tener conto in ogni attività di formazione che si vuole rendere efficace.
 
Questi temi sono stati affrontati da AiFOS, Associazione Italiana dei Formatori della Sicurezza sul Lavoro, in collaborazione con il Dipartimento della Prevenzione della Regione Toscana, in un convegno regionale dal titolo “Formazione, salute e sicurezza ed integrazione dei lavoratori stranieri” che si è tenuto a Pontedera (PI) il 4 febbraio 2011.
 
Il convegno, di cui AiFOS ha recentemente pubblicato alcuni interventi, è servito a sottolineare l’importanza della formazione quale processo fondamentale per prevenire infortuni e malattie professionali e favorire l’integrazione dei lavoratori stranieri nel tessuto lavorativo e sociale.


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Nella “ Lectio magistralis dell’On. Cesare Damiano” – uno degli estensori del Decreto legislativo 81/2008 e relatore al convegno – viene sottolineato che una delle chiave di volta del Testo Unico è proprio la formazione che viene definita dal decreto come un processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori e agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizione delle competenze.
 
In particolare il legislatore con questo decreto riafferma “un concetto europeo, quello del long life learning, nel senso che l'obiettivo di apprendimento, che per i corsi obbligatori e imposto dalla legge, nel nostro caso non si esaurisce nel trasferimento ai partecipanti di un set di conoscenze e di trasmissioni di capacità predefinite, ma contempla una fase di rielaborazione attiva del partecipante che deve saper e poter utilizzare queste conoscenze e queste capacità per acquisire nuove competenze, una sorta di rielaborazione personale favorita con appropriate attività formative e con processi di sviluppo organizzativo che devono procedere contestualmente al processo formativo”.
E questo perché “gli obiettivi della formazione sono il sapere, il saper fare, il saper essere; essi comportano una serie di cambiamenti nei confronti dei soggetti destinatari e nell'ambito dell'organizzazione aziendale”. La formazione deve essere considerato “un investimento da cui ricavare profitto in termini di capitale anche sociale”. Infatti “l'investimento in formazione e in sicurezza è sempre profittevole e conveniente”.
 
Tuttavia la formazione deve essere adeguata, oltre che sufficiente. E adeguata “anche rispetto alle conoscenze linguistiche e quindi comprensibile”.
 
Per ribadire l’importanza della formazione l’On. Damiano conclude il suo intervento riportando le parole del filosofo e politico Guan Zhong (VII secolo a.C.): “quando pianificate per un anno, piantate cereali. Quando pianificate per dieci anni, piantate alberi. Quando fate una pianificazione che deve durare una vita, formate ed educate le persone".
 
Sul sito di AiFOS è presente anche il resoconto dell’intervento dell’ingegnere Carlo La Ferlita, dal titolo “ Comunicare cinese a 400 anni dalla morte di Padre Matteo Ricci”.
 
Padre Matteo Ricci - gesuita, matematico, cartografo e sinologo vissuto tra il 1500 e il 1600 - è stato un “protagonista del dialogo culturale, un pioniere della mediazione, il primo occidentale a vivere consapevolmente la conoscenza che nasce dal contatto fra civiltà e valori diversi”.
È stato lui uno dei primi a comprendere che qualunque comunicazione, e dunque anche la formazione dei lavoratori, deve passare attraverso un confronto con la cultura, imprescindibile passaggio per la comprensione.
 
Nel caso della cultura cinese è necessario chiedersi se sappiamo “cosa giunge alle orecchie dei cinesi, quando parliamo con loro”… Quando li ascoltiamo dobbiamo sapere se “ci intendiamo sul significato, sul valore delle parole che stanno usando”.
 
Infine qualche dato e qualche spunto di valutazione tratta dall’“ Intervento del Prof. Rocco Vitale”, presidente di AiFOS.
 
Partendo dalla riflessione su alcune ricerche pregresse e attuali dell’associazione, il relatore riporta alcuni elementi riguardo alla presenza dei lavoratori stranieri in Italia.
Intanto la regione italiana con il maggior numero di immigrati, di lavoratori migranti è la Lombardia con 910.000 presenze regolari, al secondo posto il Lazio (423.000).
Queste le collettività più numerose in Italia:
- romena (circa 1.000.000);
- albanese (472.000);
- marocchina (433.000);
- cinese (181.000);
- ucraina (172.000).
I mestieri principali per gli uomini sono il settore edilizia (21,2%), dell’industria (19,6%) e i mestieri artigianali (8,8%). Mentre per le donne immigrate sono l’attività di domestiche a ore (16,6%), di domestiche fisse (7,5%), di assistenti domiciliari (15,9%) e di addette alla ristorazione (12,7%).
 
Dopo una rassegna sui numeri relativi agli infortuni, nell’intervento si riportano le principali cause degli infortuni tra i lavoratori stranieri:
- “maggiore rischiosità dei lavori svolti: DDD = Dirty – Dangerous - Demanding Jobs;
- maggiore presenza nelle aziende di piccola e media dimensione;
- maggiore incidenza di fattori di rischio infortunistico legati all’ organizzazione (orari prolungati, turni senza riposo, lavoro continuo ad alta concentrazione);
- problemi di comprensione linguistica;
- differenze nella percezione del rischio con differenze notevoli fra etnie;
- difficile accesso al sistemi di cura;
- condizioni di maggiore fragilità e disponibilità ad accettare mansioni più umili e pericolose;
- situazioni di vita extralavorativa di maggiore precarietà;
- vulnerabilità e ricattabilità”: il lavoratore straniero “tollera livelli di molestie morali spesso impensabili per lavoratori italiani;
- difficoltà di formazione/informazione;
- scarsa conoscenza dei diritti e in particolare quelli assicurativi;
- assenza di mediatori culturali”.
 
Uno dei primi problemi è la comprensione della lingua: se il lavoratore migrante non conosce la lingua a cosa serve l’informazione e la formazione?
Il prof. Vitale sottolinea che “spetta ai soggetti formatori attuare la formazione solo con i soggetti che possano apprendere la formazione”.
È dunque necessario un nuovo modello operativo in modo tale che prima della formazione sulla sicurezza si attivi la formazione sulla conoscenza.
Per questa tipologia di “formazione” AiFOS ha predisposto un questionario utilizzando i parametri del “Common European Framework”. Le risposte ai differenti test contenuti “consentono di elaborare un indice individuale delle conoscenze linguistiche”.
E sulla base di questi indici è possibile sviluppare la formazione e l’informazione “in base alle effettive capacità delle conoscenze della lingua”.
 
Gli interventi pubblicati:
 
 - “ Lectio magistralis dell’On. Cesare Damiano”, ex Ministro del Lavoro e tra gli estensori del Decreto legislativo 81/2008 (formato PDF, 143 kB);
- “ Comunicare cinese a 400 anni dalla morte di Padre Matteo Ricci”, intervento dell’Ing. Carlo La Ferlita (formato PDF, 1.06 MB);
- “ Intervento del Prof. Rocco Vitale”, presidente di AiFOS (formato PDF, 1.13 MB).
 
 
 
 

 


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