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Come è cambiato e come deve ancora evolversi il ruolo dell’RSPP?

Come è cambiato e come deve ancora evolversi il ruolo dell’RSPP?
27/10/2017: In riferimento ai nuovi scenari e all’evoluzione del mondo del lavoro l’RSPP deve acquisire nuove competenze in materia di salute e sicurezza. Ne parliamo con l’Ing. Stefano Bergagnin, del gruppo di lavoro Sicurezza del Consiglio Nazionale Ingegneri.
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Modena, 27 Ott – È indubbio che uno dei ruoli più importanti ed essenziali nella prevenzione di infortuni e malattie professionali nei luoghi di lavoro sia quello del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP), considerato dal Decreto legislativo 81/2008 come la persona designata dal datore di lavoro e in possesso di capacità e requisiti professionali idonei per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi. Ed è infatti grazie alle sue competenze e alla sua collaborazione con il datore di lavoro che le aziende possono organizzare e gestire in modo adeguato la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Il problema è che in questi anni la normativa in materia di tutela, il mondo del lavoro, la realtà industriale, la tecnologia e i rischi presenti sui luoghi di lavoro ha avuto sensibili cambiamenti e modifiche. E spesso le riflessioni attorno alla figura dell’RSPP più che sulle competenze necessarie, si sono incentrate sugli aspetti tecnici delle modifiche alla formazione di questi operatori, con particolare riferimento Accordo Stato/Regioni del 7 luglio 2016finalizzato alla individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi per i responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione, ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni”.

Più raramente si affronta invece l’evoluzione del ruolo dei responsabili del servizio prevenzione e protezione. Quali sono le criticità delle competenze e le specificità del ruolo dell’RSPP oggi?

 

Per rispondere a questa domanda abbiamo intervistato, durante la manifestazione “ Ambiente Lavoro Convention” (Modena, 13/14 settembre 2017),  l’Ing. Stefano Bergagnin, del gruppo di lavoro Sicurezza del Consiglio Nazionale Ingegneri ( CNI), che a Modena era relatore – con una relazione che riguardava proprio l’evoluzione del RSPP, delle competenze e dei requisiti per la sfida del cambiamento del mondo produttivo – al convegno “Il ruolo del RSPP in rapporto ai nuovi scenari di rischio”, organizzato dal CNI.

 

Quali sono le competenze che devono possedere oggi gli RSPP nei luoghi di lavoro?

In riferimento ai nuovi scenari di rischio come cambia il lavoro dell’RSPP? Cosa deve essere in grado di fare? E quali sono le difficoltà correlate alle effettive situazioni lavorative in cui si trova ad operare?

 

Non potevamo poi non chiedere comunque un’opinione in relazione all’ Accordo del 7 luglio 2016.

Quali sono le attuali criticità in ambito formativo?

L’accordo Stato/Regioni del 7 luglio viene incontro alle reali esigenze di formazione dell’RSPP, anche con riferimento ai nuovi scenari?

C’è una sufficiente attenzione del legislatore verso la qualità della formazione?

 

Le risposte dell’Ing. Bergagnin si soffermano anche sui nuovi scenari di rischio, sul tema della stabilità degli edifici, dell’ attenzione alla security, dell’evoluzione tecnologica industriale, dei modelli di gestione, e indicano che, riguardo alle novità e alle competenze necessarie, l’RSPP deve essere pronto a “cogliere le opportunità”. E questo anche se purtroppo l’RSPP “a volte è ancora visto come uno degli ‘orpelli’ legati alla sicurezza”. Bisogna invece capire “che la sicurezza è una grandissima opportunità”.

 

Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di seguire integralmente la video intervista e/o di leggerne una parziale trascrizione.

 

 

 

 

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

Qual è oggi il ruolo dell’RSPP? E cosa deve diventare, come deve cambiare l’RSPP in relazione ai nuovi scenari di rischio e all’evoluzione del mondo del lavoro?

 

Stefano Bergagnin: “Io riprendo proprio le ultime parole che lei ha detto. Cioè “come  deve diventare” l’RSPP. L’RSPP dovrebbe già essere in possesso di una serie, che sta diventando sempre più lunga, di competenze che non aveva o perlomeno che non ci si aspettava quando in Italia hanno cominciato a diffondersi, ad essere provate e poi applicate, tutte le normative della sicurezza che oggi conosciamo bene. Tant'è che anche nell'ambito del convegno io ho fatto un po' un excursus di come si sono sviluppate nel corso del tempo, proprio parallelamente al modificarsi delle normative, le competenze del RSPP.

Perché - andiamo molto indietro negli anni - quando furono recepite le prime direttive europee partivamo da un approccio di chi si occupava di sicurezza totalmente tecnicistico, come prevedevano le normative degli anni 50 (…) secondo una filosofia che conoscevamo bene, ma che citiamo tuttora, di comando e controllo. Poi c'è stato il cambiamento delle direttive europee e quindi si comincia finalmente a parlare di organizzazione della sicurezza. Ed ecco che già questo presuppone competenze diverse rispetto al passato degli esperti di sicurezza. Cioè nasce l'esigenza di confrontarsi con l’organizzazione e spesso, dato che fin dall'inizio il ruolo dell’RSPP era un ruolo di sostegno del datore di lavoro (…), in una direzione che presume (…) un coinvolgimento di più persone per la gestione e per lo sviluppo della sicurezza all’interno di qualsiasi luogo di lavoro.

 

Quindi il cambiamento parte proprio dagli anni ’90, ma è un cambiamento che per un pezzo si è trascinato l’approccio tecnicistico e soltanto successivamente – secondo me il punto di cambiamento stato il Testo Unico, il decreto 81 -  ci si è accorti che anche le tipologie di rischio stavano cambiando. Per esempio di stress lavoro correlato si è cominciato a parlare poco prima, in ambito europeo, di quello che per noi è stato l'anno cruciale del Testo Unico, il 2008 (…).  Da lì si sono allargati ulteriormente gli orizzonti del RSPP; RSPP che soprattutto inizialmente era visto come un tecnico, anche se poi la nostra normativa ci permetteva e tuttora ci permette di nominare come RSPP qualunque diplomato. Però la figura era spesso tecnica, a prescindere dal tipo di laurea o di diploma. Oggi le competenze si sono notevolmente allargate (…) soprattutto alla luce negli ultimi episodi che non riguardano soltanto la sicurezza, come la intendiamo”.

 

Se il mondo sta cambiando anche in materia di sicurezza, molti RSPP sono rimasti indietro…

 

Stefano Bergagnin:Eh sì, è cambiato completamente il ruolo. Noi abbiamo veramente oggi una situazione che ha portato l’RSPP a essere un consulente del datore di lavoro quindi della persona apicale in assoluto all’interno di un’organizzazione, di un’azienda. Ma questa competenza ormai è diventata una competenza che è sempre più gestionale e manageriale.

 

Nel mio intervento abbiamo elencato una lista di rischi veramente lunghissima, una lista di rischi sempre più lunga e che si è sviluppata proprio nel corso del tempo. È impensabile oggi immaginare un RSPP che possa essere esperto di ciascuno di questi settori. Perché andiamo dallo stress lavoro correlato ai campi elettromagnetici passando per quelli che erano gli inizi, il rischio meccanico, chimico, quelli che conoscevamo da sempre. Ed è in continua evoluzione anche la tipologia dei rischi.

 

Quindi sempre di più l’RSPP deve avere le competenze, le conoscenze - sempre più manageriali a questo punto - per gestire il cambiamento. E per gestire soprattutto approfondimenti, anche a livello documentale. Perché (…) tutta l'attività sulla sicurezza, a partire dagli anni ‘90 con le direttive europee deve essere anche in qualche modo tracciata. L’RSPP deve avere le competenze per gestire e comprendere comunque settori anche molto diversi, ma soprattutto - visto che non se ne può occupare in maniera diretta, essere un tuttologo, come si suol dire - deve saper gestire tutte queste peculiarità. Perché i rischi sono sempre più peculiari, nuovi, diversi dal passato e questo lo sappiamo. Stiamo andando in questa direzione…”.

 

Il mondo in cui gli RSPP si trovano a lavorare permette questi cambiamenti, questo approfondimento e miglioramento delle competenze? Non arrivano al CNI anche le criticità lavorative degli RSPP?

 

Stefano Bergagnin: (…) Notiamo che spesso queste criticità emergono. Ed emergono ancora di più quando facciamo dei convegni che sono aperti non soltanto agli ingegneri. In questo caso notiamo che chi non ha il supporto dell'ingegneria dietro - intesa non tanto come specializzazione ma come sistema di supporto a chiunque è specializzato nella materia (…) – ha ancora più difficoltà. E questo perché si trova in delle realtà dove la buona volontà del RSPP non viene recepita invece da chi le azioni poi le deve sviluppare, le deve mettere in pratica”. (…)

 

Parliamo, infine, di formazione. Secondo lei l’accordo Stato/Regioni del 7 luglio viene incontro alle reali esigenze di formazione dell’RSPP, anche con riferimento ai nuovi scenari? Ci sono criticità che ancora individua? O cambiamenti che auspica?

 

Stefano Bergagnin: ”È un aspetto un po' controverso. Io ho apprezzato moltissimo nella volontà del legislatore, con il nuovo accordo (…), di semplificare comunque l'argomento formazione sulla sicurezza. E di questo ne avevamo bisogno tutti, perché effettivamente il sovrapporsi di accordi Stato Regione a quella che era diciamo la base del Testo Unico e, soprattutto il sovrapporsi di accordi Stato Regione negli ultimi anni, necessitava sicuramente di un accordo che chiarisse e semplificasse alcuni aspetti.

C’è da dire, e questa è un’opinione personale (…), che però non si è centrato pienamente l'obiettivo. Perché un altro grandissimo problema dell’erogazione della formazione è la qualità di questa formazione. Noi sappiamo benissimo, ed è inutile che ce lo nascondiamo, che la formazione è anche un grandissimo business. E questo ha portato alla presenza di un mercato che è complicatissimo e che comporta mille difficoltà soprattutto per chi si prodiga per promuovere una formazione di qualità”. (…)

E quindi abbiamo questa situazione: una semplificazione che era necessaria ma che ha portato parallelamente ad una riduzione delle ore. E questo che cosa comporta? Che ovviamente se si va a individuare la qualità della sicurezza e della formazione che viene erogata sulla sicurezza, si incontreranno anche situazioni che sono non rispondenti. Ma neanche ai minimi livelli di qualità che vogliamo invece promuovere.

 

Tornando al discorso dell’RSPP - perché stiamo parlando soprattutto di formazione del RSPP - l’RSPP dovrà avere la massima attenzione proprio nello scegliere una formazione che sia altamente qualitativa e che vada in direzione delle esigenze che i cambiamenti, che stiamo vivendo, ci portano a dover gestire. Queste esigenze richiedono che l’RSPP sia preparato e possa in qualche modo gestire situazioni molto diverse tra loro.

Purtroppo sappiamo anche che, ritornando alla formazione, ci sono casi anche al limite, se non con oltre, del livello di legalità. E chiaramente un ulteriore atto normativo che chiarisca anche questi aspetti qualitativi a mio avviso è indispensabile, soprattutto in questo momento”. (…)



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Commenti:


Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti04/11/2017 (07:56:06)
Si ha perfettamente ragione. Io RSPP da 20 anni me ne accorgo,soprattutto perché sono un geometra e molti rischi sono difficili da individuare o capire se non si ha una formazione scolastica sufficiente come quella di in ingegnere.
Rispondi Autore: DONATO ERAMO04/11/2017 (17:50:12)
Ottimi spunti di Stefano BERGAGNIN anche se credo che un RSPP di una azienda di grandi dimensioni (direi aziende con più di 10.000 dipendenti) è “obbligato” ad acquisire le competenze e conoscenze necessarie “solo” per i Compiti del SPP previsti dal D.Lgs. 81, altrimenti il RSPP è solo una funzione di “copertura” verso l’esterno. Un parere invece di BERGAGNIN, facendo parte del Gruppo di Lavoro Sicurezza del Consiglio Nazionale Ingegneri ( CNI), sarebbe utile ed opportuno sulla “obbligatorietà” di un SPP “interno” per tutte le aziende di piccole, medie e grandi dimensioni e l”obbligatorietà” di un nuovo soggetto giuridico che da RSPP venga denominato “Consulente della Sicurezza sul Lavoro” (in Europa e nel resto del mondo chiamato “Occupational Safety Consultant”) non solo come cambio di nome ma per formare, ex-novo, un Consulente (tipo “Consulente del Lavoro”) con una formazione/aggiornamento ad-hoc con tutte le competenze, conoscenze ed esperienza richieste dall’attuale situazione industriale a livello italiano (comprese le Multinazionali). Grazie
Rispondi Autore: Cinieri Vincenzo04/11/2017 (19:33:07)
Non aggiunge nulla di nuovo, che l'RSPP dovesse avere avere varie competenze e collaborare con altri professionisti era insito nella sua figura, che poi è stata livellata verso il basso per l'allargamento a semplici diplomati. In merito alla formazione, anche qui bisogna dire che è sempre stato un business di pochi o molti che si sono avventurati e continuano a lucrare sulle imprese e sui lavoratori, non garantendo alcuna qualità. cordiali saluti
Rispondi Autore: giuseppe mossinelli06/11/2017 (09:37:19)
Purtroppo il livello della qualità dei corsi erogati quasi mai riesce ad essere soddisfacente, sia per esigenze organizzative e di business delle società organizzatrici, sia per impreparazione di alcuni docenti, sia per i contenuti troppo generici e la partecipazione trasversale di lavoratori di diverse estrazioni al medesimo corso, sia per la poca sensibilità e poca cultura della sicurezza presente ad oggi nel panorama del mondo del lavoro. Riformare l'Accordo Stato Regioni dovrebbe comprendere anche degli obblighi volti a non rendere il corso troppo generico, incentivando questo aspetto ed eventualmente contribuendo a finanziare le imprese più virtuose che capiscono l'importanza dell' investire in materia di sicurezza e salute sul lavoro.
Rispondi Autore: Amerigo, Antonio Sponcichetti06/11/2017 (13:00:09)
L'ing. Bergagnin fornisce, sicuramente, uno spunto interessante sulla capacità che dovrebbero avere gli RSPP. La carenza delle conoscenze necessarie che l'RSPP dovrebbe avere è da ricercarsi sicuramente nella mancanza di un istruzione specifica che formi l'RSPP o meglio, il consulente alla sicurezza, in modo completo. Non credo che la stessa facoltà di ingegneria fornisca la formazione completa a chi poi decida una carriera professionale da RSPP. Ricordo all'Ing. Bergagnin, che nel quadro delle attività professionale, probabilmente, nel tentativo di formare figure specifiche nell'ambito della sicurezza, sul territorio Italiano in ambito accademico è attivo il corso di laurea per i " TECNICI DELLA PREVENZIONE SUI LUOGHI DI LAVORO", sicuramente una figura con conoscenze specifiche nell'ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro, avvezza alla metodologia corretta per la valutazione dei rischi e ad una approfondita conoscenza dello stesso d.lgs 81/08, ma sicuramente mancante di alcune conoscenze specifiche, che per esperienza e formazione personale ho colmato con corsi privati extra universitari.
L'argomento introdotto in questa discussione apre sicuramente ad una riflessione, ovvero, a modesto parere dello scrivente, il TECNICO DELLA SICUREZZA in Italia non è stato ancora creato, perchè accademicamente non esiste una università che fornisca la formazione specifica del tecnico della sicurezza, che in realtà vedo come l' unione di più figure professionali quali, l'ingegnere, il Tecnico della Prevenzione, il sociologo, lo psicologo e l'avvocato. Basti pensare agli ambiti in cui opera un RSPP, Formazione, Tecnico e Giuridico, per capire quanto ancora c'è da fare prima di arrivare a riconoscere IL TECNICO DELLA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO.

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